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    La Gomera - Barranco di Guarimiar
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martedì 20 gennaio 2015
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Barranco di Guarimiar da Taco

Eccoci oggi a percorrere un classico itinerario della Gomera: il barranco di Guarimiar. La zona è interessata da una fitta rete di sentieri e ci sono varie possibilità di scendere o risalire la gola. Noi scegliamo quella che ha inizio da Taco e che prevede un rientro ad anello. Arriviamo così a Playa de Santiago, nel sud dell’isola, per poi risalire la stretta rotabile asfaltata che serve i borghi più interni. Seguiamo le indicazioni per Taco fino al bivio con grande cartello dove possiamo parcheggiare. Risalita la strada fino alle ultime case di El Rumbazo, si prosegue sul bel sentiero lastricato che supera gli ultimi terrazzamenti immersi tra palmizi, euforbie e agavi. Al primo bivio ci teniamo a destra in direzione di Imada preceduti da una processione di capre che evidentemente ben conoscono la via. Il nostro sentiero asseconda ora le pieghe del barranco mentre sul fondo si notano terrazzamenti ancora coltivati.
01-Le ultime abitazione sopra El Rumbazo01-Le ultime abitazione sopra El Rumbazo
02-Vegetazione a palme all'ingresso del barranco de Guarimiar02-Vegetazione a palme all'ingresso del barranco de Guarimiar
03-Ripidi fianchi rocciosi chiudono il barranco di Guarimiar03-Ripidi fianchi rocciosi chiudono il barranco di Guarimiar
04-Lungo il sentiero che risale il barranco di Guarimiar04-Lungo il sentiero che risale il barranco di Guarimiar
Oltrepassato un aereo costone, si lascia a sinistra il bivio per Targa proseguendo ancora a mezza costa nell’intricato groviglio della vegetazione dal quale affiora, di tanto in tanto, qualche rudere abbandonato. Dopo una serie di gradini il sentiero si innesta sulla pista che raggiunge il borgo di Guarimiar. Seguendo le indicazioni si passa accanto alle ultime abitazioni per poi proseguire definitivamente sul sentiero che ora entra nella parte più spettacolare del percorso. Procedendo tra grandi tronchi di agavi e palme isolate arriviamo al livello di una canalizzazione con massicciata. Sopra di noi, il fianco del barranco è chiuso da una alta parete rocciosa che mostra i classici affioramenti colonnari ed un grande scivolo naturale. Lasciamo la canaletta che prosegue in quota attraversando un impluvio e la successiva panoramica rampa. Il sentiero corre ora altissimo ed esposto ma sempre largo e protetto da una fune. Ancora una diagonale scavata nella pietra ocra e il sentiero riprende a salire con qualche svolta portandosi su una panoramica spalla dove termina il tratto più ardito della salita.
05-Il profondo solco del barranco de Guarimiar05-Il profondo solco del barranco de Guarimiar
06-I vecchi terrazzamenti coltivati06-I vecchi terrazzamenti coltivati
07-Lungo il ripido fianco del barranco07-Lungo il ripido fianco del barranco
Da qui la vista si apre su Imada e la sua amena valle ma il vento forte che ha iniziato a soffiare ci consiglia di cercare un punto più riparato. Il borgo sembra vicino ma in realtà c’è ancora un buon tratto da percorrere tra i bellissimi terrazzamenti punteggiati dai mandorli in fiore. Si arriva così al paese nei pressi della chiesetta di Imada, punto ideale per una sosta. Dopo poco, sulla strada troviamo il cartello per Benchijigua con la prosecuzione del nostro itinerario. Si risale oltrepassando una casa abbandonata per poi assecondare alcune coste tra resti di terrazzamenti.
08-Fasce rocciose colorate segnano il percorso da seguire08-Fasce rocciose colorate segnano il percorso da seguire
09-La verticale parete che viene attraversata09-La verticale parete che viene attraversata
10-Mandorli in fiore verso Imada10-Mandorli in fiore verso Imada
Lasciato a sinistra il bivio per Pajarito, si sfiorano i ruderi di El Azadoe, presso la linea di cresta che ci separa dal barranco di Benchijigua. Nel frattempo una specie di aereosol originato dalla nebbia che scende dalle quote superiori ha formato un magnifico arcobaleno doppio che copre tutta l’estensione della valle. La discesa prosegue nel versante opposto rasentando le rocce lungo una sorta di grande banconata rocciosa. Al primo tornante lasciamo a sinistra la deviazione per Benchijigua e proseguiamo diritti in direzione di El Cabezo. Ha inizio così una lunga diagonale sul fianco del barranco, ormai ben al di sotto della linea di cresta. Sul lato opposto della valle si notano resti di canalizzazioni e la strada che sale a toccare tutte le minuscole frazioni.
11-Le abitazioni di Imada11-Le abitazioni di Imada
12-Il barranco di Guarimiar serpeggia fino alla linea della costa12-Il barranco di Guarimiar serpeggia fino alla linea della costa
13-Palmizi sopra Imada13-Palmizi sopra Imada
La vegetazione è composta soprattutto da agavi, euforbie e palme isolate che, con il loro vistoso portamento, contribuiscono a rendere esotico l'ambiente. Il sentiero segue ora una specie di fascia ocra e rossa e, con andamento regolare, scende assecondando tutte le pieghe del versante. Aggirata infine una ultima costa, ci si affaccia nuovamente sul solco del barranco di Guarimiar, poco sopra i primi gruppi di case e l’Ermita de Guarimiar. Su terreno più accidentato si scende ancora fino a toccare l’asfalto. Seguendo infine le indicazioni per El Cabezo si ritorna esattamente al punto di partenza.
14-Belvedere colorato lungo il sentiero del ritorno14-Belvedere colorato lungo il sentiero del ritorno
15-I succulenti Aeonium15-I succulenti Aeonium
16-Doppio arcobaleno sul barranco di Benchijigua 16-Doppio arcobaleno sul barranco di Benchijigua
Prima di rientrare a Valle Gran Rey dove siamo alloggiati, con l'auto raggiungiamo Playa de Santiago per una passeggiata sul piccolo lungomare e una sosta in uno dei locali dove, a sorpresa, troviamo una cameriera che parla anche italiano. Si destreggia abilmente nei vari idiomi tra caffè, patate fritte, gelati, frittura di pesce e boccaloni di birra dei vari tavolini con le tante nazionalità degli ospiti presenti.
17-La vegetazione poco sopra El Cabezon17-La vegetazione poco sopra El Cabezon
18-Il comune Cardon (Euforbia canariensis)18-Il comune Cardon (Euforbia canariensis)
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