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    Alpi Graie - Piani del Nivolet e Pian Borgnoz
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martedì 15 luglio 2014

Piani del Nivolet e Pian Borgnoz da Pont

Oggi cambiamo valle: da Epinel dove siamo alloggiati scendiamo ad Aymaville e poi, da Introd, iniziamo a risalire la Valsavarenche che va percorsa tutta fino ad arrivare a Pont. Il grande parcheggio è giustificato dal fatto che ci troviamo all’origine di diverse destinazioni, prima fra tutte il rifugio Vittorio Emanuele II, punto di partenza per la vetta del Gran Paradiso.
01-Pont, la località di partenza dell'itinerario01-Pont, la località di partenza dell'itinerario
Alcuni cartelli gialli indicano le varie direzioni tra le quali il nostro segnavia n. 3, diretto alla Croce dell’Arolley. Ai 1900 metri del parcheggio, ancora in ombra, c’è una temperatura di pochi gradi centigradi, ma il versante che andiamo a risalire è subito inondato dal sole e in breve ci troviamo già in maniche corte. Con una serie di svolte nel rado lariceto andiamo ad affiancare quasi subito il corso del torrente Nivolet che più in alto forma alcune cascate.
02-Giglio martagone all'inizio del sentiero per la Croce dell’Arolley02-Giglio martagone all'inizio del sentiero per la Croce dell’Arolley
03-Il Ciarforon dal sentiero per la Croce dell’Arolley03-Il Ciarforon dal sentiero per la Croce dell’Arolley
Ci si appressa così alle rocce dove il sentiero inizia a disegnare qualche svolta, sostenuta da grosse massicciate. Si guadagna in questo modo quota fino a arrivare al punto in cui si piega decisamente a destra per arrivare alla Croce de l’Arolley (m 2313), il pulpito panoramico che segna l’ingresso nel vallone del Nivolet. Già da qui il panorama è splendido, con il Gran Paradiso che fa da sfondo alla spartana croce in legno. Con il binocolo è possibile osservare anche il rifugio Vittorio Emanuele II e la traccia seguita dai numerosi alpinisti diretti alla vetta. Al primo bivio, pochi metri dopo la Croce, seguiamo la direzione per il vallone di Nivolet lasciando invece il sentiero di destra per il rientro. La prima quota di dislivello è ormai alle spalle e ci attende ora la bellissima passeggiata verso il grande pianoro. Piccole conche acquitrinose e modesti avvallamenti caratterizzano la parte iniziale del vallone: un ambiente di particolare bellezza, segnato da grandi placche levigate dai ghiacci ed emergenti dalla cotica erbosa.
04-Panorama all'ingresso del Plan de Nivolet04-Panorama all'ingresso del Plan de Nivolet
05-Placche rocciose nel Plan de Nivolet05-Placche rocciose nel Plan de Nivolet
E’ anche il luogo prediletto dalle marmotte i cui fischi non si fanno attendere. Si procede così, con qualche modesto saliscendi, fino ad arrivare al punto in cui la valle improvvisamente si apre e ci svela la sua incredibile estensione. Il Plan de Nivolet è un pianoro eccezionalmente largo e ricco di prati acquitrinosi originati dal lento scorrere della Dora del Nivolet. Un ambiente le cui caratteristiche, a dir poco irripetibili ed uniche, non sono state sufficienti a preservarlo dalla follia di un collegamento stradale tra il versante piemontese e quello valdostano. Il tracciato della pista, solo iniziato dal versante di Pont, venne fortunatamente abbandonato, ma non per accresciuta sensibilità ambientale quanto più banalmente per mancanza di fondi. Assieme alla strada non si potrà fare a meno di notare l’elettrodotto che passa poco più in alto e di cui ancora si attende l’interramento dei cavi. La lunga storia della strada del Nivolet (leggetela sul web) è uno degli esempi più mirabili di “valorizzazione” della montagna, una classica storia italiana, contraddittoria come poche altre, perennemente a cavallo tra l’esplosivo necessario a posare le opere e la protezione della fauna selvatica, tra l’oscurantismo ambientalistico e le prospettive economiche.
06-I meandri della Dora del Nivolet06-I meandri della Dora del Nivolet
07-Fioriture di ranuncolo bianco nella piana del Nivolet07-Fioriture di ranuncolo bianco nella piana del Nivolet
08-La Grivola dalla piana del Nivolet08-La Grivola dalla piana del Nivolet
09-Un simpatico abitante della piana del Nivolet09-Un simpatico abitante della piana del Nivolet
10-I vecchi edifici del Grand Collet10-I vecchi edifici del Grand Collet
Ma torniamo alla nostra escursione che ora si affaccia sui meandri del torrente dai quali spuntano le fioriture dei ranuncoli bianchi. Il sentiero prosegue contornando sulla sinistra il grande pianoro fino a passare accanto alle vecchie costruzioni del Grand Collet (m 2409) presso le quali pascolano diversi bovini di colore scuro. Tralasciato il segnavia 2A per il Grand Collet, il nostro itinerario si avvicina all’alpeggio abbandonato del Nivolet (m 2407) dove si trova il grosso della mandria. Poco oltre, il segnavia attraversa il torrente principale e questo è anche il punto che segna la nostra inversione di direzione poiché qui lasciamo il segnavia n.3 che prosegue verso i laghi e i rifugi per raggiungere liberamente una pista inerbita. Con un paio di svolte questa si raccorda con la famosa strada del Nivolet che ora seguiremo a destra in falsopiano per un buon tratto.
11-Bovini al pascolo nella piana del Nivolet11-Bovini al pascolo nella piana del Nivolet
12-Affioramenti rocciosi colorati lungo la pista del Nivolet12-Affioramenti rocciosi colorati lungo la pista del Nivolet
13-I meandri della Dora del Nivolet visti dalla pista13-I meandri della Dora del Nivolet visti dalla pista
14-Banconate rocciose affioranti sul sentiero per Pian Borgnoz14-Banconate rocciose affioranti sul sentiero per Pian Borgnoz
Il nuovo punto di vista regala naturalmente una panoramica eccezionale sul Nivolet che ora possiamo apprezzare nella sua completezza mentre più lontano riappare la maestosa mole del Gran Paradiso. Facendo attenzione al punto dove il segnavia n.9 si stacca dalla pista, ci si alza sulla sinistra in diagonale raggiungendo una zona caratterizzata da grandi affioramenti di rocce stratificate. Ben presto si arriva a sfiorare il casotto del Parco presso il quale alcune guardie sono al lavoro con i binocoli. Qui si lascia il segnavia principale per salire ancora a sinistra raggiungendo l’alpeggio di Plan Borgnoz (m 2672) che segna l’ingresso nel vallone che porta lo stesso nome. Un piccolo specchio d’acqua nel quale si riflettono i ghiacciai richiede una sosta fotografica come anche il bellissimo vallone che si può visitare liberamente seguendo il corso del torrente che lo solca.
15-Casolare a Pian Borgnoz15-Casolare a Pian Borgnoz
16-Il lago a Pian Borgnoz16-Il lago a Pian Borgnoz
17-Genziane a Plan Borgnoz17-Genziane a Plan Borgnoz
Dovrebbe essere anche il luogo ideale per riprendere camosci e stambecchi ma i primi si trovano molto in alto sui nevai mentre dei secondi nessuna traccia. Poco male, ci dedichiamo allora alla bellissima flora che abita questi luoghi estremi: viole, genziane, ranuncoli glaciali e tappeti di sassifraga a foglie opposte. La guardia che incontriamo presso il lago ci dice che solo poche ore prima pascolava da quelle parti un gruppo di stambecchi: pazienza, sarà un buon motivo per ritornare.
18-Camoscio alla testata del Pian Borgnoz18-Camoscio alla testata del Pian Borgnoz
19-Il Gran Paradiso dal Pian Borgnoz19-Il Gran Paradiso dal Pian Borgnoz
20-Il torrente che solca il Pian Borgnoz20-Il torrente che solca il Pian Borgnoz
21-Il lago a Pian Borgnoz e il Gran Paradiso21-Il lago a Pian Borgnoz e il Gran Paradiso
Per il rientro, tornati poco sotto il casotto, proseguiamo sul segnavia n.9 verso sinistra ed infine, al successivo bivio, prendiamo a destra il sentiero 3A. Dapprima con discesa moderata, poi più decisa, il sentiero cala verso la Dora del Nivolet. Salutiamo alcuni operai che stanno lavorando alla manutenzione del percorso e scendiamo a intersecare nuovamente la strada del Nivolet. Raggiunto quindi il fondovalle, tramite il ponte sul torrente si riguadagna la destra orografica e con essa la Croce dell’Arolley.
21-La Croce dell’Arolley21-La Croce dell’Arolley
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