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    Anello del monte Lodin da casera Ramaz
    Alpi Carniche
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    Anello del monte Lodin da casera Ramaz
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I percorsi di SentieriNaturaF27

Anello del monte Lodin da casera Ramaz

Avvicinamento

Da Paularo risalire la lunga rotabile che conduce al passo del Cason di Lanza (informarsi sulla percorribilità). Oltrepassato il ponte sul Chiarsò e la successiva casera Ramaz, si lascia l’auto poco dopo (m 1084, piccolo spiazzo a sinistra presso una ancona).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dei Fiori
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
09
Dislivello
1000
Lunghezza Km
10,7
Altitudine min
1068
Altitudine max
2015
Tempi
Dati aggiornati al
2013
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  • 26/05/2016 25/05/2016 Con breve modifica abbreviamo l'anello al percorso di S/N, salendo da Cas.Ramaz sent. 457 fino alla Cas.Lodin Alta,e ci serviamo del sent.448 (traversata carnica )per portarci fino alla insellatura alla base di Cima Val di Puartis, da lì con le poche tracce visibili,la decisione di salire senza grosse difficoltà la ripida dorsale erbosa del monte,trovandoci ben presto in quota e ad intersecare il sent. Austriaco e ,dopo un tratto di panoramica cresta alla cima.Con la bella croce di legno a cornice di una visuale superba a 360°...il Monte Lodin ci "ripaga"della sfortunata escursione dell'ottobre scorso , non portata a termine per (neve).Con prudenza scendiamo verso il Passo Lodinut per poi ricollegarci a Cas.Lodin Alta,e rientrare per il sent. dell'andata...si pensava a una visita al Rif Fabiani,ma essendo chiuso ...scartiamo l'idea Mandi
  • 17/05/2016 salito oggi 17 maggio il Lodin come da descrizione dell' anello, partendo da casera Ramaz passando per Maledis alta e scendendo poi verso passo Lodinut. Ho avuto qualche problema con il sentiero quando sono arrivato ai primi prati di Maledis alta per mancanza di segnalazioni, comunque basta andare verso ovest entrando poi nella pineta. A tratti c'è ancora neve ma influente nel percorso, tranne forse nel scendere dalla cima verso il passo Lodinut, ma anche qui si può baipassarla. Bella escursione, anche se oggi faceva freddo.
  • 15/05/2016 Cima Val di Puartis: Ci svegliamo nel grigiore. La notte ci ha portati indietro di qualche settimana. L'aria si fa fredda e più saliamo, più il cielo sbuffa. Da sud, la Cima Val di Puartis acquista dignità. Non si tratta di calcar il suo giardino e godersi il panorama, ma di prenderla di petto. I prati son erti, resi scivolosi dai ciuffoni d'erba pettinati da messer Inverno. Ci voglion zampe rabbiose e garretti caldi. Spesso conviene puntare ai piccoli smottamenti di terra, per avere appoggi migliori. La via si descrive in due parole: su drets! Si mira alla muraglia sopra cui la vetta stessa s'appoggia, liscia e verticale, oggi ancora contornata dalla neve. Raggiunta l'inscalabile bastionata noto verso est una risicata cengetta utilizzata dagli ungulati. Si fa da subito scalinata e rende possibile aggirare la muraglia guadagnando il poco dislivello rimasto. Raggiungo la cima in mezzo ai fiocchi di neve. Tutto si fa surreale. Il paesaggio ovattato, il vento soffia da ogni lato. Per fortuna la cresta è foriera di pietre. Costruisco un muretto antivento per il fornello e preparo l'ennesimo caffè della giornata. A tratti il sole riesce a far filtrare un raggio uno, ad indicare alternativamente il Tersadia o la Cuestalta. Quest'ultima, di primo mattino, non pare così burbera come il giorno prima. Il pelo si fa chiaro, la luce le dona allegria, modificandone il carattere. Scendo in libertà per la cresta orientale puntando a casera Meledis alta per riunirmi col sior Mario. La trovo chiusa e deserta, l'amico di monte si presta ad una caccia la tesoro. Lo ritroverò a casera Valbertad alta. Qui il manto si fa generoso e puntiamo alla strada che scende da Lanza. Una ruspa è intenta ad aiutar la primavera, liberando la carraia ed innalzando nevose pareti ai lati Se solo avessi una slitta! Appena rimettiam zampe sull'asfalto, il rio Sglirs ce lo fa presto dimenticare con una splendida cascata a ventaglio. Prende vita da un rivoletto, per poi liberare la sua vaporosa rabbia ingoiando le pareti terrazzate, sfogandosi, aprendosi ad abbracciar la parete! Più in basso iniziano i saluti. Una trentina i "Zalve, Tschiao e Buonciorne" che ci sorpasseranno puntando al passo. Nessuno chiede nulla, noi li lasciamo andare. Probabilmente una corriera attende la teutonica squadra ciclistica al completo in quel di Pontebba. Rivedremo solo i primi, sconsolati, a far marcia in drè. Ritornando alla piana, osservo le dorsali settentrionali delle Prealpi e mi ricordo la domanda del giorno prima. Com'è possibile che nonostante le ultime nevicate, in poche e non troppo calde giornate, la neve se ne sia andata così velocemente? Mario ne conosce a perfezione il carattere, le trasferte nelle Occidentali han creato un legame simbiotico tra quel gigante ed il candor cangiante. Conoscenza necessaria quando improvvisazione fa rima con lavine e crepacci, quando affidi la tua vita a quella materia viva e capricciosa. Mi spiega: le nevicate tardive dan vita al processo di fusione indotta. Il manto ben compatto che si sarebbe sciolto con lentezza, ha ricevuto sul groppone i nuovi fiocchi. Estranei, son come montagne di secchi riempiti d'acqua, pronti a rovesciarsi al primo sole, intaccando la compattezza della neve sottostante con effetti ben maggiori di quelli d'un temporale. Così, col suo pazziar meteorologico la primavera divora l'inverno, è tempo di rinascita!(05.05.2016)
  • 15/05/2016 Se non ti fa orrore la carrareccia di Ramaz possiamo andarci, così puoi correr per creste." Giunge così, inaspettato, l'invito di sior Mario. Mi fa sorridere immaginarmi come un cagnolone scodinzolante a cui, raggiunta la meta per la notte, si toglie il guinzaglio. Va cumò, discjamiti tas monts! Fino a Ramaz la strada è pulita. Le curve della forestale che porta a casera Lodin invece, si donano all'effimero. Con quei lavinali che prima d'andarsene, si lascian scavare. L'acqua plasma piccole grotte che si fingon abissi. Le Sassifraghe son minuscoli bouquet dalle foglie sfumate, aranciate, quasi prendessero il colore dalle venature delle rocce a cui s'aggrappano. Oggi la scelta del punto d'appoggio non manca. La prima curiosata è per casera Lodin. Con quel pavimento che trasuda storia, che si fa mosaico di memorie. Un clap tacat di che altri. Una sala ampia con possibilità di riscaldarsi. Tavolo e panche improvvisate. Di sopra quattro reti e tre materassi (tutto ben datato). Proseguiamo, quando ad un tratto le rocce si popolano. Una miriade di fiammiferi dallo stelo rosso, quasi delle candele in miniatura! La dorsale placida del Dimon si scontra con la Cuestalta, col suo nasino che s'alza, snob e affilato. Tanta la neve in quella cresta che il sogno sfuma, ricordandone il suo sgretolar cortese. Così lo sguardo cerca il monte Lodin. La casera alta pare il manto d'un Leopardo delle nevi. Con tutte le chiazze al posto giusto. Recentemente ristrutturata per funzioni agrituristiche, è ben serrata. Come lo è il vecchio edificio. Ci sarebbe il ricovero del Fabiani o lo Steinwender Hütte ma si decide per Ramaz alta. Nel mentre il "guinzaglio" si scioglie,"Vai !" mi dice. E io parto, lasciando Mario a pascolar tra i paesaggi, a nutrirsi con lo splendido profilo del Sernio. Individuo una costa ripida ed erbosa dietro la casera e la punto. Inerpicandomi, mi blocco spesso davanti alle prime Pulsatille. Si stan appena aprendo, tra la neve. La pelliccia è preponderante. La sfioro con le dita, poi col naso. E' incredibile quanto sia simile al sottopelo di certi volatili, paion piccoli pulcini! Poi i primi cespi di Primule minime. Solo un paio sono schiuse, il diametro è inferiore al mezzo centimetro. Una meraviglia! Tutto d'un tratto mi sento Gulliver! Poi l'ascesa si ferma, scoprendo d'esser giunto sull'antecima ovest. Ma alternative non ve n'erano. Rocciose balconate ed un marcio lavinale avrebbero reso ben più impegnativa la salita. In caso di neve ramponabile invece, il ripido nevaio tra le due cime è la via da prediligere. Le nuvole mimano ciò che vedono ed anche il cielo si fa pezzato. E profondo. La vista abbraccia ogni cosa, nonostante la luce attenuata. Il Montâs pare un tizzone di carbone, solcato da canaloni di cera. A separarmi dal Lodin, la cresta innevata. Il troi è sommerso. Una lama sprofondante, a cui preferisco spesso i ripidi verdi meridionali. Finalmente la vetta, ove il sipario s'alza verso le cime di Lanza e le mie braccia s'allargano a dismisura. Verso le Prealpi il cielo trasfigura. Una miriade di manine sfocate esce dalle nuvole, puntando verso il basso, come volesse rapir la terra! In lontananza piove a dirotto e da qui è uno spettacolo d'ombre e riverberi, mentre Zermula e Sernio vengono inondati a turno dal sole. Scendendo, noto il mansueto collare che raggiunge Cima Val di Puartis, in netto contrasto con le sue pareti meridionali. Quelle che m'aspettano domani. Ma è ora di lasciarsi andare nella neve, tra le fughe dei caprioli e i fischi delle prime, smunte marmotte. Ci caliamo verso casera Ramaz alta. La famiglia di ghiri che tanto bramavo di rivedere ha lasciato posto ai topi, che paion dormire nella stanza con le reti. Aspettiamo pazienti che il Sernio prenda fuoco, poi tutto si fa tana.(04.05.2016)
  • 24/10/2015 Con la fresca mattinata,02 gradi positivi oggi a Casera Ramaz,il nostro programma prevede l'escursione al Mt.Lodin, con la variante a S/N saliamo per il Sent.457 che troviamo pure ingombro da grossi tronchi(boscaioli) fino al panoramico ripiano, con meravigliosa cornice della Cuestalta imbiancata. Dal passo Lodinut poi con prudenza,fino alla base del primo "cimotto",dove la mancanza dei ramponcini ci ha fatto desistere per la cima...(troppa neve sul sentiero).Dalla linea di confine, la vista ci ripaga della salita, in una giornata autunnale stupenda dove i colori del bosco la fanno da padroni. Scendiamo per la carrareccia Sent.454, non prima di una visita al Rif.Fabiani(in veste invernale) per poi rientrare alla Cas.Ramaz.Peccato...non ci mancava tanto....(100 Mt.circa) sarà un buon motivo per ritornarci. Mandi
  • 12/07/2015 Salito il Lodin ieri in compagnia col 457 da casera Ramaz. Casera Ramaz Alta immersa nella vegetazione pare un quadro impressionista. I problemi iniziano fuori dal bosco, poiché anche se il paesaggio verde e fiorito è spettacolare, ci si rende subito conto che i sent. sono poco evidenti - erba alta- pur essendo ben segnalati. Evitiamo i sent 448b e 448 dato l'inerbimento, mentre proseguiamo col 457 più evidente alla volta del P.so Lodinut. Dalla cima verso l'Austria si vedono ben tre malghe monticate con bestie al pascolo, vien voglia di raggiungerle per provare formaggi sconosciuti, ma il tempo è tiranno e i sentieri inerbiti richiedono maggiore attenzione onde evitare spiacevoli slogature. Scendiamo con il 425 nei pressi del Lodintorl, rinunciamo a salire la Cima Val di Puartis (sent. inerbito) per innestarci intuitivamente al poco evidente e inerbito 448. Invece di raggiungere casera Lodin Alta per poi ricongiungersi al 457, taglio lungo un invitante costone erboso fino ad un paletto ben visibile del 457. Avvistati scoiattolo e rospo e un avventuroso ciclista inghiottito dall'erba.
  • 27/06/2015 Salito ieri ma percorso in senso orario.Tutto bene fino alla cima del Lodin. Percorso ben segnalato e senza alcun problema. Dopo una certa quota si cammina all'aperto e il panorama è bellissimo. Difficoltà ho avuto dopo di lodin,scendendo verso il lodintorl, nel trovare l'aggancio con il sent.448. Sofferenza nel tratto meledis alta-meledis bassa. Ora è segnato (sul posto ) come sent.449a. Ma mi chiedo a cosa serve numerarlo se poi non si fa manutenzione. Diversi tratti sono invasi da erba molto alta e sopratutto da piante di ortiche folte e alte un metro. I segnali sono sbiaditi e mal posizionati.Ne sono uscito con mani e braccia orticate. Era meglio lasciarlo come traccia di sentiero. Almeno, me la sarei presa con me stesso per la scelta fatta. Ma da un sentiero CAI numerato, mi aspetto altro. La prossima volta opterò per la discasa al lodintorl, puntando poi a sx, verso passo lodin o adirittura al zollnerseee per rientrare dal passo pecol di chiaula. In ogni caso la salita e la sosta alla cima del lodin, sono da favola.Buona vita a tutti
  • 02/08/2014 We went the trail on August, 2. Starting at the road follow the signs. Cross the fence. In the nettls and the high grass you can find to wooden markers. From the upper marker turn slightly to the right (not very much), then you will find a marker at a tree. From there it is easy with respect to orientation, however, today there were severeal longer parts with high nettles and prickles. We removed them with a wooden stick, but it still burns in the evening.Everything else is excellent to find and to walk. Several marmots were very close to the trail. The way from Casera Lodin alta to Casera Ramaz bassa was not as complicated since at least two motorbikes (!) had gone up and removed nettles etc.
  • 27/06/2014 Effettuato la settimana scorsa. L'attacco iniziale sino al bosco è effettivamente difficile da seguire tra le altissime erbe (ma guardando con attenzione vi sono i segnavia). La mulattiera che conduce a C.ra Meledis alta è un po' rovinata nel tratto iniziale e presenta un impluvio franoso da attraversare con attenzione. Nei pascoli abbandonati prima di casera Meledis il sentiero si perde ma la direzione è intuitiva. Dopo la casera il tratto di Traversata carnica è evidentemente poco frequentato, comunque sempre semplice da seguire. Intuitivo il raccordo col sentiero austriaco che sale al M.Lodin. Scesi dalla cima e prima della leggera risalita, si è invitati a raggiungere per prati la C.ra Lodin alta senza allungare per il passo Lodinut. Sconsiglio la scorciatoia in quanto i prati sono veramente ripidi e disagevoli soprattutto in prossimità della casera. Dalla casera in poi il tracciato non presenta alcuna difficoltà, particolare e suggestiva C.ra Ramaz alta con la radura ormai completamente invasa da rovi e arbusti.Nel complesso un anello godibile e piacevole con ampi panorami soprattutto sulla valle del Gail, dove svetta il Reisskofel. Meno corto di quanto possa sembrare visto il dislivello non eccessivo.
  • 23/06/2013 Mattinata tersa..non me l’aspettavo, scarto la forra e salgo verso passo di Lanza. Per iniziare senza troppe ricerche opto per la tattica di Loredana. Arrivo a casera Ramaz alta, ci entro e di colpo un guizzo. Non so se lo spavento più grande l’abbia avuto quella pallottola pelosa o io. Rimaniamo ad osservarci nella penombra, poi il tenero musetto del ghiro rientra nella tana. Mi fermo a sentire i passi della famigliola e dopo mille sorrisi riprendo la strada. Più in alto fischi e fuggi-fuggi generale, ma due marmotte meno timorose aspettano che arrivi a qualche metro prima di rotolare per i prati. Gli anemoni hanno perso il tenero candore trasformandosi in simpatici ometti spettinati che il venticello rende quasi vivi. Il paesaggio dalla cima è ampio, da un lato dolce, dall’altro fiero. Sono stranamente solo. Se ne va anche il sole..lo rivedrò all’auto. Al ritorno perso tra i fiori manco il primo bivio, mi trasformo in escursionista fai-da-te tagliando il monte per riprendere il 448 facendomi tutti i saliscendi dei costoni. In uno di questi, sotto una caverna creata dall’ultima neve, crescono in penombra le farferuggini, quasi senza luce e con tutti gli steli bianchissimi. Vista la deviazione scelgo la ritirata verso il sentiero celtico. Il 448B si rivela un piccolo calvario: la vegetazione alta, i piedi con appoggio precario, piccole scivolate, traccia inesistente…poi finalmente qualche paletto. E di nuovo il marmottio. Ritorno dai ghiri. Mi chiudo in casera e aspetto. Frsssch.. Frsssccchh… Dopo un quarto d’ora amicizia è fatta! Due ghiri escono e senza timore mi fissano ad altezza occhi a due metri di distanza per poi muoversi in libertà. Trattenendo a stento l’emozione, resto a lungo con loro, coccolandomi con ogni espressione ed ogni movimento ghiresco. Inevitabilmente, il ritorno si trasforma in una carezza, rendendo ogni passo più leggero (23.06.2013)
  • 17/06/2013 15/06/2013-Ripercorso l'anello del monte Lodin. Tutto si svolge su prati ricchi e verdissimi, fioriti di anemoni come non mai. In cima la frequentazione è soprattutto di austriaci (vedi anche libro di vetta), alcuni dei quali sulla cresta suonano la tromba e i flauti. Da segnalare la presenza del cartello CAI che dalla strada presso casera Meledis bassa ci avvia sui prati soprastanti ad imboccare la traccia che poi è marcata. I segnavia dipinti di recente scompaiono improvvisamente quando si esce alla base del pascolo di casera Meledis alta, da qui sotto non ancora visibile. Abbiamo traversato il prato alla base e poi risalito fino alla casera; in ogni caso arrivati al pascolo, in qualche modo risalirlo fino a mirare alla casera. Buone escursioni.
  • 18/06/2012 C.ra Ramaz-sv 457-P.sso Lodinut-monte Lodin-cima Val di Puartis-sv 448-448b-c.ra Ramaz.Fatto oggi questo anello, in senso inverso a quello proposto e ho evitato i dispiaceri Meledis. Da Ramaz inbocco il sent. dei Celti dapprima nel bosco e poi fra erba alta, il tracciato nei pressi di casera Ramaz alta è particolarmente pungente (che gusti strani questi Celti). Il sentiero poi si innalza , nei pressi del bivio 457-448b (vecchia fontana) il cartello della via delle malghe è a terra, grandi fischi delle sentinelle, un paio di caprioli fuggono nel bosco. In breve sono in vista di c.ra Lodin alta, lavori in corso, dal pulpito affacciato verso Ovest cartello con indicazione dei monti circostanti. Oltre la casera il sentiero in alcuni tratti è rovinato e l'erba lascia il posto alla terra rossastra, segnavia e/o paletti evidenti e ben presenti. A passo Lodinut giro a dx, il sentiero sale ripido affiancando i numerosi cippi di confine, il terreno diventa roccioso, compaiono le prime trincee, qui il rododendro ferrugineo la fa da padrone, la pulsatilla non è da meno. Ho un diverbio con una vipera su chi avesse la precedenza, gliela do vinta e giro alla larga (si fa per dire visto il sentiero...)La salita è piacevole, il caldo è mitigato dal venticello di quota, le spalle friggono, visto da sotto il lodin sembra un cono, ripido, qualche caverna e poi la scoperta della bella croce, il libro di vetta, le simpatiche panche per la sosta...e poi il panorama, particolarmente dolce, belle le conche prative sottostanti su ambo i lati. Mi metto in moto lungo il cinale, segnavia e paletti indicano a sx, discesa veloce nella valletta, al raccordo con 403-425 piego a dx su una traccia che in breve si innesta sul 448 sotto Cima Val di Puartis; al successivo bivio seguo ancora a dx il 448b che traversa lungamente fino a confluire con il sent.457 dei Celti nei pressi della fontana incontrata all'andata. E via fino a c.ra Ramaz. E' un bel giro, silenzio totale (a parte qualche fischio), bel panorama, e percorso in questo senso mi pare sia più semplice l'orientamento; per gli amanti dell'abbronzatura hot assolutamente da farsi in una torrida giornata.Loredana
  • 21/08/2011 Escursione del 20/08/2011Provenendo dalla Casera Valbertat Alta, alla Casera Meledis Alta risultavano assenti i bollini biancorossi. Questi sono stati ritrovati dopo lunghe e affannose ricerche verso la forra del Rio Malinfier.La mulattiera, larga nel 2004, a causa dell' erosione del terreno è ora ridotta spesso ad un' esile ed esposta traccia. Ma la parte peggiore appare attorno a quota m. 1300 sopra la Casera Meledis Bassa. Una frana ha totalmente distrutto dieci metri di sentiero sentiero, lasciando il vuoto sotto. Per aggirare, si è dovuti scendere nel bosco con pendenze notevoli ed immetterci nel greto del torrente (fortunatamente asciutto), scendendo con estrema cautela fino alla strada, tralasciando il sentiero segnato.Data la friabilità del terreno, questo sentiero necessita di una continua manutenzione, altrimenti è doveroso apporre dei segnali di divieto d' accesso in corrispondenza delle due casere Meledis. No, non percorretela "mulattiera" fra le casere Meledis di Sopra e di Sotto!
  • 20/09/2009 Escursione del 19/09/2009.La mulattiera che parte dal bosco sopra i pascoli di Casera Meledis Bassa è difficile da individuare, poichè la traccia che attraverso il prato dovrebbe portare al suo inizio nell'angolo superiore destro è scomprasa a causa delle erbe alte. Fortunatamente i segni giallo rossi posti sugli alberi vengono in aiuto, ma la mulattiera non è così evidente come descritta, in alcuni punti si riduce ad una traccia, in altri è completamente inerbita, purtroppo da pungenti ortiche.Abbiamo avuto qualche difficoltà ad individuare Casera Meledis Alta a causa della nebbia ed al fatto che anche qui vi sono solo tracce di sentiero che in diversi punti scompaiono a causa della vegetazione.Dalla Casera Meledis Alta al Monte Lodin non vi sono problemi di orientamento, anche se bisogna fare molta attenzione per individuare i segnavia. Una volta scesi dalla cima presso il bivio di Passo Lodinut bisogna prendere a sinistra, ma non vi sono indicazioni per il 457 e nemmeno segnavia, ci si affida solo ad un esile traccia, ci si accorge di essere sulla strada giusta quando compaiono i pochi resti di Casera Lodinut. Si passa poi per casera Lodin e da qui senza alcun problema alla Ramaz ed a chiudere l'anello.Attenzione quindi a chi volesse percorrere questo belissimo giro, evitare giornate con scarsa visibilità, e carta sempre a portata di mano.
  • 02/07/2009 Ho fatto l'anello un paio di settimane fa e segnalo che, specialmente nella parte iniziale - bosco - i problemi di orientamente possono diventare anche significativi a causa dei numerosi crolli di alberi, degli smottamenti e dei bolli gialli/rossi poco frequenti (alcuni forse sono crollati con i relativi alberi...).Inoltre mi permetto di specificare che l'attacco del sentiero nel bosco si trova nel prato che termina "prima" della C.ra Meledis Bassa (lo stesso ampio appezzamento di terreno che trovate sopra l'ancona a cui si fa riferimento nella descrizione) e non in quello "sopra" la c.ra. Tra i 2 prati c'è un recinto per le vacche. Si sale lungo tale recinto (sul suo lato sx) e ad un certo punto si incrociano i primi bolli.Una volta entrati nel bosco il sentiero scompare completamente in un paio di punti per condurci in simpatiche attraversate di oceani di ortiche rigogliose, a volte in punti di discreta pendenza. Molto gradevole! Perdersi in bosco può essere molto divertente (alla peggio la strada è 100m più in basso), però il prurito (+caldo +sudore) lo eviterei con piacere.Per tali motivi consiglio calma e un buon occhio per individuare i bolli.Dalla c.ra meledis alta in poi i problemi di orientamento quasi scompaiono, ma consiglio comunque cautela ed attenzione.Dopo la cima del m.te Lodin ed il tratto in territorio austriaco, il rientro in Italia è indicato da un segnale (Staatgrenze, se si scrive così...). Se vedete il segnale, camminate in tale direzione anche se quando c'era io il sentiero non si vedeva.Ultima nota di attenzione per i crolli di alberi che ostruiscono il sentiero nel bosco durante la discesa di ritorno.Consiglio vivamente l'anello agli amanti dei prati, dei panorami verdi ... e delle ortiche.CiaoE
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