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    Anello del Cuel dai Pez da Bagni di Lusnizza
    Alpi Giulie
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    Anello del Cuel dai Pez da Bagni di Lusnizza
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    Anello del Cuel dai Pez da Bagni di Lusnizza
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I percorsi di SentieriNaturaS37

Anello del Cuel dai Pez da Bagni di Lusnizza

Avvicinamento

Da Pontebba si prosegue in direzione di Tarvisio fino alla deviazione a destra per la frazione di Bagni di Lusnizza, formata da due piccoli borghi. Evitato il primo, si imbocca il secondo ingresso passando davanti all’Hotel all’Orso. Seguendo ora le indicazioni per il Museo della Foresta, si oltrepassa il sottopassaggio della autostrada tenendosi poi a sinistra. Dopo circa 300 m si noteranno a destra le indicazioni dei segnavia CAI n.603-604 (m 700, parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Settembre
Carta Tabacco
018
Dislivello
1300
Lunghezza Km
12,5
Altitudine min
700
Altitudine max
1943
Tempi
Dati aggiornati al
2016
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  • 20/09/2020 Raggiunta la cima del Due Pizzi salendo da Bagni di Lusnizza ed aggiornando così il mio personale “testamento montano” inaugurato ieri. Il sentiero 604 soffre di trascuratezza, calpestio non sempre ben visibile, ramaglie, qualche tronco ed ortiche, tante; tutto però non scoraggia due cercatori di funghi che vengono pure da fuori regione, il sentiero migliora e si fa più comodo avvicinandosi a casera Granuda, aperta. Il sentiero 604 prosegue brevemente lungo la pista per poi inoltrarsi nel bosco, il terreno viscido e le roccette umide consigliano un'andatura prudente, si incontra qualche breve tratto particolarmente eroso dove l'aiuto dei mughi risulta molto gradito; l'attraversamento del ghiaione è prudenzialmente attento ma senza patemi. Tocca destreggiarsi in uno stretto corridoio di mughi per giungere al bivio (cartello rotto a terra) con il sentiero che, in salita a sinistra, zigzagando conduce in vetta; le bandierine svolazzano, due ragazzi seduti osservano il versante della Val Dogna. Breve sosta, è da poco suonato mezzogiorno, discesa per la stessa via di salita fino alla malga e poi, per evitare il ripido bosco scivoloso, utilizzata la pista che lungamente scende esaurendosi fra Bagni di Lusnizza e Malborghetto, per rientrare all'auto seguita la traccia del metanodotto, lunga e scomoda.Raggiunta la cima del Due Pizzi salendo da Bagni di Lusnizza ed aggiornando così il mio personale “testamento montano” inaugurato ieri. Il sentiero 604 soffre di trascuratezza, calpestio non sempre ben visibile, ramaglie, qualche tronco ed ortiche, tante; tutto però non scoraggia due cercatori di funghi che vengono pure da fuori regione, il sentiero migliora e si fa più comodo avvicinandosi a casera Granuda, aperta. Il sentiero 604 prosegue brevemente lungo la pista per poi inoltrarsi nel bosco, il terreno viscido e le roccette umide consigliano un'andatura prudente, si incontra qualche breve tratto particolarmente eroso dove l'aiuto dei mughi risulta molto gradito; l'attraversamento del ghiaione è prudenzialmente attento ma senza patemi. Tocca destreggiarsi in uno stretto corridoio di mughi per giungere al bivio (cartello rotto a terra) con il sentiero che, in salita a sinistra, zigzagando conduce in vetta; le bandierine svolazzano, due ragazzi seduti osservano il versante della Val Dogna. Breve sosta, è da poco suonato mezzogiorno, discesa per la stessa via di salita fino alla malga e poi, per evitare il ripido bosco scivoloso, utilizzata la pista che lungamente scende esaurendosi fra Bagni di Lusnizza e Malborghetto, per rientrare all'auto seguita la traccia del metanodotto, lunga e scomoda.Raggiunta la cima del Due Pizzi salendo da Bagni di Lusnizza ed aggiornando così il mio personale “testamento montano” inaugurato ieri. Il sentiero 604 soffre di trascuratezza, calpestio non sempre ben visibile, ramaglie, qualche tronco ed ortiche, tante; tutto però non scoraggia due cercatori di funghi che vengono pure da fuori regione, il sentiero migliora e si fa più comodo avvicinandosi a casera Granuda, aperta. Il sentiero 604 prosegue brevemente lungo la pista per poi inoltrarsi nel bosco, il terreno viscido e le roccette umide consigliano un'andatura prudente, si incontra qualche breve tratto particolarmente eroso dove l'aiuto dei mughi risulta molto gradito; l'attraversamento del ghiaione è prudenzialmente attento ma senza patemi. Tocca destreggiarsi in uno stretto corridoio di mughi per giungere al bivio (cartello rotto a terra) con il sentiero che, in salita a sinistra, zigzagando conduce in vetta; le bandierine svolazzano, due ragazzi seduti osservano il versante della Val Dogna. Breve sosta, è da poco suonato mezzogiorno, discesa per la stessa via di salita fino alla malga e poi, per evitare il ripido bosco scivoloso, utilizzata la pista che lungamente scende esaurendosi fra Bagni di Lusnizza e Malborghetto, per rientrare all'auto seguita la traccia del metanodotto, lunga e scomoda.
  • 11/08/2020 Sabato 8 agosto, in una giornata soleggiata e molto calda, abbiamo effettuato un lungo anello in senso orario, che in parte comprende anche le escursioni descritte nelle schede dell’Anello del Cuel dai Pez e dei Due Pizzi. Lasciata l’auto in Val Dogna, in un piccolo spiazzo sul tornante del Rio Mincigos in corrispondenza dell’avvio del sentiero, abbiamo percorso senza fatica l’ombrosa e piacevolissima mulattiera di guerra (CAI 647) che sale a Forcella Cuel Tarond. Lungo la via, tappa d’obbligo al comando Brigata Valfella, al belvedere per la foto di rito e ai ruderi di Forcella Cuel Tarond. Oltre la forcella, il sentiero (ora CAI 649) sale tra i mughi e inizia a contornare la cima del Cuel dai Pez, che raggiungiamo con una deviazione di mezz’ora o poco più a/r senza difficoltà particolari, tramite una discreta traccia intagliata tra i baranci e segnalata da qualche ometto. Ritornati al bivio, riprendiamo la traversata: inizialmente il percorso si sviluppa con leggeri saliscendi su terreno abbastanza agevole, poi la via inizia a scendere sul versante nord della dorsale, dove il sentiero, pur sempre ben segnalato, presenta tratti franati e attraversamenti di piccoli ghiaioni inclinati e instabili, alternati a passaggi su forcelline. In alcuni punti sono presenti spezzoni di cavo, che però sono talvolta disancorati e penzolanti. C’è anche un passaggio sopra un rilievo della cresta, con successiva discesa esposta, ma protetta da cavo. Su terreno progressivamente più agevole si continua a perdere quota sino ai 1.675 metri circa del bivio con il sentiero CAI 604 che proviene dalla sottostante Malga Granuda. Da questo punto iniziamo una ripida e faticosa risalita, che ci porta a traversare l’ampio ghiaione sul versante nord del Gosadon e poi prosegue tra i mughi portandoci al bivio per la vetta sul pendio sommitale, proprio in prossimità dello scollinamento. Sotto il sole pomeridiano che picchia veramente duro, raggiungiamo finalmente la cima Alta dei due Pizzi dove, oltre ad ammirare il panorama, tiriamo il fiato, facciamo l’inventario delle riserve idriche rimaste e verifichiamo dall’alto il lungo percorso che ancora ci rimane. Ridiscesi al bivio, indossiamo l’imbrago, e infatti subito dopo aver aggirato lo spigolo del monte iniziano le attrezzature, prima a tratti e poi continue, lungo tutto l’aereo camminamento che taglia il versante sud dei Due Pizzi. La cengia non è un’autostrada, ma nemmeno esile, c’è giusto il posto dove appoggiare tranquillamente i piedi su terreno solido. Per distogliere l’attenzione dal baratro sottostante, mi concentro sul lavoro dei moschettoni, click-clack, click-clack. Una interruzione delle attrezzature per qualche metro in un punto leggermente meno esposto e due restringimenti del camminamento vanno affrontati con cautela. Un click-clack dopo l’altro arriviamo alla fine della cengia artificiale, sotto la grande finestra naturale, alla quale si sale su terreno detritico, aiutati ancora da qualche spezzone di fune metallica. Il passaggio del foro apre una nuova prospettiva, si attraversa la forcella tra le due cime e poi si sale nuovamente (tratto esposto senza cavo), per portarsi sulla cengia della cima Vildiver (qualche spezzone di cavo a protezione dei punti più esposti) che conduce ben presto all’imbocco della galleria di guerra, dove terminano le difficoltà.In breve raggiungiamo la cima Vildiver, dove finalmente possiamo rilassarci e contemplare il panorama, mentre le ombre iniziano ad allungarsi e una leggera brezzolina rende la sosta veramente piacevole. Discesa tranquilla e senza difficoltà tramite il comodo sentiero CAI 605, passando prima per il Ricovero Bernardinis e Forca di Cjanalot. Al Plan dei Spadovai ci concediamo una lunga sosta per reintegrare sia i liquidi che … i solidi (cjarsons fenomenali!!!), poi ci attende un’altra ora di discesa sulla strada asfaltata (circa 5 km) per raggiungere l’auto. Rientro al buio. Escursione eccezionalmente varia ed interessante - dove l’escursionismo si intreccia ad aspetti paesaggistici, storici e naturalistici - ma anche decisamente impegnativa, sia per lunghezza e dislivello, che dal punto di vista psicologico. L’imbrago è senz’altro consigliabile a chi è sensibile all’esposizione, il caschetto a tutti. Sviluppo 17,7 km, dislivello 1.500 m, tempo di percorrenza complessivo (soste lunghe escluse) di quasi 8 ore, così suddivise: 1.30 Forcella Cuel Tarond – 2.20 Cuel dai Pez – 4.15 Cima Alta dei Due Pizzi – 5.20 Cima Vildiver – 6.45 Plan dei Spadovai – 7.55 auto. Allego il tracciato gpx. Mandi a tutti!
  • 06/10/2019 Errata corrige. Il commento precedente era di cjargnel, non di bepi. mandi
  • 01/07/2019 Escursione di oggi 01/07/19 pensata per completare con il tratto mancante il 649 ripercorso un anno in memoria di quanti erano lì un secolo fa e non certo a divertirsi. L'inghippo nasce già nella parte bassa poco oltre il guado quando mi trovo il sentiero interdetto da molti abeti di grossa taglia schiantati. Memore di precedenti esperienze in cui avevo perso tempo e fatica per niente, ci metto un attimo a decidere il dietrofront e a optare per la salita via carrareccia. Certo non è il sentiero e costa ben più sudore in una giornata come questa e in ogni caso ognuno poi valuti in proprio se tentare il passaggio o meno. Poco sotto la Malga Granuda vado a sx e proseguo come da suggerimento del sito. Il percorso è a posto tranne un fittone fuoriuscito con relativo cavo prima di F.lla Bianca, ma si prosegue senza problemi. Per il resto, solo alla forcella presso il M.Granuda, sempre bella, si ripresenta il problema schianti e parecchi, ma si può scavalcare facilmente e proseguire. Avendo io la necessità di scendere alla Malga Granuda per riprendere la carrareccia in discesa, ho visto che l'erba a tratti molto contenuta non creava problemi a scendervi direttamente dalla F.lla. Flora: abbastanza contenuta. Diverse clematidi e camedrio, qualche rododendro e, verso la cima, molta sassifraga. Fauna: un unico capriolo che saetta via. L'ultimo lavinale scendendo da F.lla Cuel Tarond presenta un piacevole residuo di neve che mi ha rigenerato dopo l'effetto forno dei mughi nella salita finale alla cima. Mandi e buine mont a duç.
  • 18/11/2018 Raggiunta ieri 17/11/18 la vetta del Cuel dai Pez percorrendo prima il sentiero Btg Gemona partendo dalla val Dogna, nei pressi di Micigos attraverso una traccia, non segnata ma evidente, salendo nel bosco ( fare attenzione ai numerosi tratti esposti )e raggiungendo in circa 1 ora e 3/4 la stradina boschiva subito sotto la Casera Bieliga da dove proseguendo in salita si diparte il sentiero nr.649 " battaglione alpini Gemona" (cartello segnaletico). In poco meno di due ore attraverso il sentiero ottimamente attrezzato nei punti più esposti abbiamo raggiunto la forcella Cuel Tarond. Dalla forcella continuando sul sentiero in 1 ora si raggiunge la vetta del Cuel dei Pez (fare attenzione al bivio per la cima segnalato solamente a sinistra da ometti di pietra !!). Il sentiero per la cima è evidente ma non segnalato e con alcuni tratti ripidi ed esposti. Per la discesa siamo ritornati in forcella e ridiscesi per il bellissimo e tranquillo sentiero nr.647 concludendo l'anello.
  • 10/12/2016 Saliti al Cuel dei Pez il 4/12 dalla val Dogna, con il sentiero CAI 647. I sentieri fino alla deviazione per il Cuel dei Pez sono in ottimo stato. La deviazione dal sentiero CAI 649 che raggiunge la cima del monte è indicata da bolli sbiaditi, presenta alcuni tratti franati, e in alcuni punti si deve lottare con i mughi. Per la salita fino alla cima abbiamo impiegato circa 2h45m, escludendo le soste (circa 1 ora) per la visita dei resti degli edifici militari presenti sia lungo la salita sul sentiero CAI 647 che nei pressi di forcella Cuel Tarond.
  • 29/09/2016 Rivisitata la cima del Cuel dai Pez dal versante di malga Granuda. Proseguono i lavori di manutenzione e di risistemazione del Sentiero Battaglione Gemona, zappettature e grosso lavoro di taglio mughi. Qualche modifica di passaggio in canali erosi. Nel complesso non cambia la difficoltà descritta in relazione. Non c'è nessuno in giro, ma si avverte palpabile la presenza di quanti ci lavorano; i tagli sono ancora freschi.(27 settembre)
  • 14/10/2015 Finalmente i colori si son decisi a lasciar la terra per arrampicarsi sui rami! La val Canale è percorsa dai soliti arcobaleni di fuoco che ardono ancora a macchia di leopardo. Visto il commento precedente decido di percorrere l’anello al contrario. Poco dopo l’imbocco del troi fuggono due camosci. Il fagotto che si portano dietro ha dimensioni notevoli, paiono in due a correre su quelle quattro zampette! I tratti erosi da questo lato, vuoi in quanto già calcati, per l’esposizione non eccessiva o la possibilità d’aggiramento, non mi sono sembrati problematici. Oltrepassando un rivolo asciutto noto degli splendidi massi composti da sassi aranciati, tenuti insieme da venature che paion di porcellana. Poi altre pietre ancora si lanciano in abbinamenti inaspettati, ove il verde marino si macchia d’un rossastro luccicante! A nord appaiono, con le loro testoline ormai bionde, tutte le altre rotondità che fan scemar le Carniche a levante. Alla forcella i colori precipitano in val Dogna, o meglio è l’ondata cromatica stessa che mi raggiunge, prendendo lo slancio dal rosso intenso dei faggi posti alle pendici per schiumare tutt’attorno a me, nei gialli dei larici. Presso entrambe le forcelle i segnavia del dismesso 649 sono in bella mostra. Senza avvertenza alcuna. Prima di virare per il Cuel dai Pez, due spuntoni triangolari di nuda roccia escon dalla terra. Volti striati di nero. Occhi minacciosi e aspetto tetro. Al di là, lo Jof di Montâs! In piena controluce, si veste d’ombre, riuscendo quasi a celare ogni crepa del suo profilo. Poco sotto la cima, a mò di sciarpa, un esile ma spesso banco di nubi lo taglia di netto. Con quel bianco che t’acceca, che ne esalta la nerissima punta che emerge poco sopra, facendosi scoglio. Qualche cavo a penzoloni, uno intatto ove potrebbe servire ai meno sicuri. Ancora camosci che non tengono conto della lievitazione stagionale e faticano a dileguarsi in salita. La traccia per la cima spesso è riconquistata dai mughi. Ma non si può sbagliare. Oggi il panorama è tutto lì, concentrato sulla dorsale che si percorre. Il sole gioca con i bagliori, puntandoli ad occhio di bue sul Pizzo più alto e sulle bianchissimi pareti del Gosadon. Scendendo, il troi cambia decisamente volto. I mughi si fan coraggiosi e spadroneggiano. Le attrezzature sono in buona parte inutilizzabili. L’erosione ti da l’idea di poter riuscire in breve a ridonare l’anelata solitudine alla cresta. Basta che arrivi l’inverno giusto. Le piogge affamate. Le fiancate non vedon l’ora d’esser tirate a lucido. Di lasciarsi andare. La friabilità qui non è propria della roccia ma dell’agonia d’una dorsale intera, votata ad una perenne metamorfosi. Per ora, con attenzione, è ancora fattibile (consiglio il senso proposto da SN). Ma la mia percorrenza, oggi, ha il sapore del commiato, degli “arrivederci” detti sottovoce, con gli occhi bassi. Con la triste e consapevole malinconia di chi sa che, difficilmente, ci si tornerà a sfiorare.(08.10.2015)
  • 25/09/2013 Ho percorso l'itinerario il 22/09/13. In aggiunta al precedente commento, segnalo che, a mio parere, il tratto franato sul sentiero di ritorno 647 risulta essere più impegnativo del franamento in cengia. Per chi sa muoversi su questo tipo di terreno friabile, il sentiero è percorribile, seppur con le dovute cautele.
  • 24/09/2013 Percorso effettuato il 21/09/2013 come da descrizione. Il Sent. 604 fino alla M.ga Granula è di tipo "turistico" ed è facilmente abbordabile fino al bivio col sent. 649 "Battaglione Gemona", che richiede già attenzione per raggiungere F.lla Bianca (m 1762 - notevole la vista dell'arco naturale). La traversata verso il Cuel dai Pez richiede il superamento di alcuni canali dirupati; a tratti il sentiero è completamente franato ed il proseguo è solo per i più audaci (prendendosi qualche rischio!). Anche la salita al Cuel dai Pez (nel tratto in cui si abbandona il segnavia CAI) è alquanto "avventuroso", dovendo farsi largo tra folti mughi ed attraversare dei tratti detritici (ci sono comunque sufficienti bolli rossi che indicano il percorso). Ma l'avventura non è ancora finita; anche la discesa dalla forcella Cuel Tarond, dove si prende il S.V. N° 647, riserva alcune sorprese in quanto in molti punti il sentiero è completamente franato. Ho lasciato solo alcune considerazioni, tanto per avvertire che il percorso è sempre ben segnalato (non c'è pericolo di perdersi), ma non è adattto per tutti e bisogna mettere in preventivo una lunga ed impegnativa giornata (le 7 ore e mezza ci stanno tutte). Buone camminate a tutti.
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