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    Appennino Tosco Emiliano - Monte Prado
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giovedì 16 giugno 2005

Anello del Monte Prado dalle Case di Civago

Da Pievepelago, dove siamo alloggiati, seguiamo la strada per Piandelagotti e per Civago. Arrivati alle Case Civago (m 1046) parcheggiamo e proseguiamo sulla sterrata che porta il segnavia 605. Ci inoltriamo così nella bellissima Abetina Reale, un bosco di faggio e abete bianco che si sviluppa nella val di Dolo. Lo sfruttamento delle essenze legnose di questo esteso bosco inizia fin dalla metà del '500 con la segheria dei Duchi Estensi e continua con varie vicissitudini fino a pochi decenni fa. Alcuni esemplari arborei sono davvero enormi e ci fermiamo per ammirarne qualcuno da vicino. Superiamo un casolare e successivamente passiamo un paio di volte da una parte e dall'altra del torrente tramite ponticelli.
01-La pista che si inoltra nella val di Dolo01-La pista che si inoltra nella val di Dolo
02-Casolare in val di Dolo02-Casolare in val di Dolo
03-Attraversamento del torrente su ponticello03-Attraversamento del torrente su ponticello
04-Un magnifico esemplare di abete bianco04-Un magnifico esemplare di abete bianco
Giungiamo quindi all'antica segheria dell'Abetina Reale, ora adibita a rifugio (m 1400), dove a salutarci per primo troviamo il buon Gandalf, un cagnone dal nome fiabesco. Avanzando ancora, a poco a poco usciamo sulle aperte pendici del monte Prado, giungendo all'ampia insellatura di Lama Lite (m 1781), crocevia di direzioni. Seguendo la pista più a sinistra e deviando poi ancora nella stessa direzione arriviamo sulle sponde del lago Bargetana (segnavia 631). Il tempo che prima era incerto ora si fa nuvoloso e umido, ma sarebbe un peccato interrompere l'escursione qui al lago, visto che siamo già vicini alla cresta. Decidiamo quindi di proseguire e raggiungiamo la Sella di monte Prado (m 1920) dove incontriamo il segnavia 00 del crinale. La salita alla vetta del monte Prado (m 2054), verde come suggerisce il nome, avviene lungo un ampio pendio ricoperto da un pascolo sassoso.
05-Il rifugio Segheria dell'Abetina Reale05-Il rifugio Segheria dell'Abetina Reale
06-L'insellatura di Lama Lite e il monte Prado06-L'insellatura di Lama Lite e il monte Prado
07-Il lago Bargetana07-Il lago Bargetana
08-Vaccinieto alle pendici del monte Prado08-Vaccinieto alle pendici del monte Prado
Il tempo per ora tiene ma le nuvole ci impediscono di ammirare il panorama da quella che è a tutti gli effetti la vetta più alta della Toscana. Il sentiero prosegue lungo la cresta assecondando i rilievi successivi le cui pendici risultano interamente ricoperte da una bassa vegetazione a mirtillo. Solo una spruzzatina di piogga e poi torna il vento e il sole che fortunatamente allontana per il momento le nuvole. Giunti alla netta insellatura della Bocca di Massa a 1816 metri, Il nostro itinerario inizia la via del ritorno. Imbocchiamo così a sinistra la discesa sul 633 fino all'avvallamento di Sasso Fratto dove si abbandona il sentiero che riporterebbe a Lama Lite per scendere a destra, inizialmente lungo il rio. Facendo attenzione alle rade segnalazioni, raggiunto il fondo di una valletta si rimonta nel bosco fino a confluire nuovamente nella strada forestale già percorsa all'andata.
09-La sella del monte Prado09-La sella del monte Prado
10-In discesa dal crinale del monte Prado10-In discesa dal crinale del monte Prado
11-Il crinale nei pressi del monte Cella11-Il crinale nei pressi del monte Cella
12-Verso la Bocca di Massa12-Verso la Bocca di Massa
Commenti
  • 22/06/2020 Da qualche anno bazzico fra le Alpi Apuane e gli Appennini, quest'anno è stata la volta dell'Alto Appennino Reggiano i cui sentieri di cresta non sono molto differenti da quelli che ricadono nelle province di Modena e Parma, verdi, praterie in quota, distese di mirtilli, nessuno in giro e vento e tanto, è il ben noto vento dell'Appennino. Sei giorni con base a Civago, paese di circa 200 residenti tutti anziani, niente cani né gatti, niente bambini, un bar che è rimasto tale dagli anni 50, qualche orticello mal tenuto, due alberghi di cui uno qualche chilometro oltre il paese, addossato ad un impianto di risalita dismesso perchè oramai qui la neve sciabile è un ricordo, niente campo telefonico (salvo che in pochi punti ben precisi), niente connessione...relax fuori dal tempo fra interi boschetti di maggiociondoli. Quest'anno ho compagnia, Daniela si è fidata di me e le è parso strano che possano ancora esistere posti così con noi, uniche ospiti di un albergo che ha visto tempi migliori. Questa base logistica ci ha permesso di salire, praticamente con il minimo spostamento in auto, tutto quanto intorno, compreso il monte Cusna, che con i suoi m.2121 è la cima più alta dell'Appennino Reggiano; copiato poi di sana pianta dall'enciclopedia SN la salita al monte Prado salvo una variante con rientro al Rifugio Segheria a causa di un sentiero che ci è stato segnalato dismesso dai giovani gestori del rifugio. Bellissima l'Abetina Reale, molto scomoda la percorrenza del sentiero sassoso e con i rigagnoli, poi allo scoperto si scopre che il tempo non promette grandi panorami, passo lesto e saliamo a Lama Lite lungo il sentiero invernale per guadagnar tempo, al lago Bargetana le nuvole tengono ancora, più in alto, alla sella del Prado insiste un residuo nevaio che appena lambisce il percorso e qui l'amica fa la conoscenza del vento; lungo il crinale si procede piegate, le raffiche sono dispettose, la sosta è breve ed il giro è ancora lungo pur se senza difficoltà, dalla Bocca di Massa anzichè puntare al Rifugio San Leonardo ci dirigiamo nuovamente alla Segheria dove ritroviamo Mary, la cagnona che attende i viandanti per giocare al lancio del frisbee, un tè, una fetta di torta cioccolato e pere, suggerimenti e chiacchiere con i gestori movimentano piacevolmente l'escursione. Per evitare la scomoda pista sassosa e sdrucciolevole si chiude l'anello lungo un sentiero “che non ci va nessuno ma è segnato”, così ci disse, si è poi rivelato un comodo sentiero, un paio di piccoli guadi ed un po' di pioggia giusto quei 10' prima dell'auto
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