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    Monte Matajur da Mersino Alto
    Prealpi Giulie
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    Monte Matajur da Mersino Alto
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I percorsi di SentieriNaturaF39

Monte Matajur da Mersino Alto

Avvicinamento

Da Cividale si esce in direzione di Sanguarzo imboccando poi a sinistra la prosecuzione della statale n.54 verso San Pietro al Natisone. Si oltrepassano le case di Pulfero poi si devia a destra in direzione di Mersino Alto percorrendo una lunga serie di tornanti. Alcuni cartelli con le indicazioni per il Matajur e la Chiesa di San Lorenzo ci guidano nell'intreccio delle minuscole frazioni che formano Mersino Alto. Ci si ferma ad un tornante in corrispondenza del divieto di transito dove si può parcheggiare (cartello illustrativo, panca e tavolo, m 840).

Descrizione

Lasciata l'auto ci si incammina lungo la pista che in pochi minuti sale al piccolo ripiano con la chiesa di San Lorenzo (m 861). Bella la visuale che da qui si apre sui versanti orientali del monte Vogu e del monte Mia, ricoperti da un fitto bosco. Con un deciso cambio di direzione ci si innesta sul sentiero CAI n.725 che sale da Stupizza e prosegue dietro alla chiesa in leggera discesa. Dopo avere sfiorato una pista forestale il sentiero attraversa macchie boscate e prati ricongiungendosi per un breve tratto con la strada asfaltata. Un cartello a sinistra ci riporta sul sentiero che si sviluppa ora all'interno di un bosco misto formato in prevalenza da roverella, castagno, carpino nero, orniello, acero campestre e pino silvestre. Nel sottobosco di inizio giugno si può osservare il latte di gallina a fiori giallastri mentre le schiarite ospitano una ricca fioritura che comprende raponzolo, verbasco ed alcune campanule precoci. Si prosegue in diagonale, quasi in falsopiano, sfiorando resti di terrazzamenti poi ci si innesta definitivamente su una ampia mulattiera che sale direttamente da Ierep. Il sentiero, ora a mpio e ben conservato, procede con modesta pendenza, supera una piccola ancona e pochi metri dopo raggiunge anche un modesto ricovero in legno eretto presso un grande faggio. Sugli affioramenti rocciosi ai lati del sentiero si possono osservare le belle fioriture bianche della sassifraga dei muri, una specie che abita le nicchie calcaree delle quote inferiori. Stiamo percorrendo il sentiero naturalistico Mersino Alto - Matajur come ci segnala un cartello piuttosto datato che assieme ad alcuni altri ci darà da qui in poi alcune indicazioni sulla flora, sulla fauna e sugli antichi insediamenti abitativi.
Si esce dal bosco in corrispondenza del ripiano che ospita la malga Tazacel (m 1122), un complesso di più edifici il primo dei quali ristrutturato ma chiuso. Una seconda abitazione è aperta ma dispone solo di panca, tavolo e camino senza tiraggio. Dalla malga il sentiero inizia a salire a svolte attraversando ancora zone boscate, frammiste a radure e affioramenti calcarei sui quali si sviluppano piccoli giardini rocciosi. Si guadagna la base di un ampio pendio prativo che il sentiero aggira con una larga ansa percorrendo le ultime macchie di bosco ravvivate dalle fioriture del sorbo montano e del maggiociondolo. Si sfiorano i resti della malga Zacel affacciandosi poi al margine di una bella conca che il sentiero contorna sulla destra attraversando praterie punteggiate dalle fioriture del giglio martagone, del botton d'oro e dell'anemone a fiori di narciso. Con breve risalita si raggiunge quindi il rifugio Marsinska Planina (m 1401), situato su un panoramico ripiano lungo la spalla occidentale del monte Matajur.
Pochi metri oltre il rifugio si è ad un importante crocevia: da destra provengono infatti sia il sentiero CAI n.749 che sale dal passo di Glevizza sia il sentiero che giunge dal rifugio Pelizzo e che utilizzeremo per il rientro. Una terza direzione sale direttamente verso la vetta del monte Matajur passando per il rifugio Dom Na Matajure mentre noi proseguiamo a sinistra lungo il segnavia CAI n.725, dilungandoci ancora un poco tra vecchi edifici e splendide fioriture primaverili. La mulattiera taglia quasi in falsopiano le pendici del monte passando accanto ad alcune costruzione presso le quali è stata intelligentemente ripristinata una pozza di alpeggio. Il sentiero raggiunge infine una ampia insellatura non distante dalla poco marcata vetta del Visoka Glava, dove la direzione si orienta bruscamente a destra. Ci attende ora l'unico tratto un poco più articolato della escursione. Grossi massi affioranti costringono infatti il sentiero a destreggiarsi con qualche passo un poco più ripido. Ci siamo alzati sensibilmente rispetto al punto di partenza e vi è così la possibilità di osservare specie legate ad orizzonti più elevati quali la rodiola , la sassifraga incrostata e la bonarota gialla. Ancora pochi metri e si esce sul grande ripiano sommitale dove ci attende il panorama più esteso delle valli del Natisone (m 1641). Sulla vetta si trova anche la cappella del Redentore, ora di dimensioni contenute ma in origine, agli inizi del 1900, alta una ventina di metri.
Dalla chiesetta vi sono diverse possibilità per chiudere l'anello: la scelta più diretta è quella di scendere verso il rifugio Dom Na Matajure oppure imboccare, un poco più a sinistra, il sentiero che digrada verso il rifugio Pelizzo. Noi invece vi consigliamo di allungare ancora un poco l'escursione prendendo la direzione per Masseris e Cepletischis (segnavia CAI n.736). Si cala quindi su balze erbose presso la linea di confine con la Slovenia in un ambiente che vede aumentare progressivamente la presenza di arbusti. Il sentiero raggiunge anche la poco marcata vetta del monte Glava (m 1519) caratterizzata dalla presenza di lame rocciose calcaree. Lasciata a sinistra la discesa per il versante sloveno si piega a destra affiancando una estesa zona di calcari affioranti profondamente solcati. Poco più in basso si tralascia la prosecuzione del segnavia CAI n.736 per imboccare a destra una larga mulattiera che taglia praticamente in quota le pendici sud est del Matajur. Lungo questo traverso fiorisce numeroso il giaggiolo susinario mentre più avanti, presso una parete rocciosa, possiamo riconoscere anche la vulneraria alpina e il millefoglio del Clavena. In breve si confluisce nel sentiero che scende a sinistra verso il rifugio Pelizzo. Da qui non resta che completare l'aggiramento del monte seguendo la direzione per Mersino. Con qualche modesto saliscendi il sentiero conduce al rifugio Marsinska Planina dove si riprenderà il sentiero percorso all'andata.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dei Fiori
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
041
Dislivello
900
Lunghezza Km
13,8
Altitudine min
840
Altitudine max
1641
Tempi
Dati aggiornati al
2014
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 10/02/2017 salito ieri sulla cima del Matajur, bora e freddo, benedetta la chiesetta in cima. Io sono partito da meta strada fra Jerep e passo Glevizza q.950 circa (vedi gps). Il sentiero non è segnalato ma abbastanza evidente, che si congiunge poi al sentiero 725 presso le malghe a q. 1122. Naturalmente partito senza cjaspe, e seguendo fedelmente il sent. 725 sino in cima, ho faticato non poco. Dalla cima sono sceso per il sent. 749 sino a passo Glevizza, quindi per asfalto sino all'auto. Per il sent. 725 si cammina bene sino a q. 1300, poi avere le cjaspe è meglio, la discesa x il 749 invece, più battuto bisogna stare attenti alle scivolate x il ghiaccio.
  • 10/07/2016 Percorso oggi in una bella giornata di sole. Svariate fioriture lungo l'itinerario, tra le quali spicca il giglio martagone. In vetta, per la festa del dono, si celebra la Santa Messa. Parecchio movimento al Pelizzo. Il sentiero 749, nel tratto tra il rifugio Marsinska Planina e il Passo di Glevizza, è segnalato come inagibile; intrapresolo con la convinzione di tornare sui miei passi, sono riuscito a percorrerlo senza problemi. Dalle frenate sul selciato sembra che le bici in quel tratto ci passino eccome... Quindi attenzione. Mandi.
  • 02/01/2016 Un gradito ritorno,sul "jolly"Matajur in una giornata quasi invernale,stavolta da Mersino Alto saliti con il piacevole sent 725 fino al Rif.Matajur ...poi con un ultimo "strappetto" sù alla graziosa Chiesetta.La cima affollata da numerosi escursionisti sferzata da un fresco borino, che non distoglie di gustare la meravigliosa panoramica verso la Slovenia. Del sole latitante si intravede solo la sagoma fra le spesse nubi..e dopo una sosta ,il rientro per lo stesso percorso. Mandi
  • 22/10/2015 Salita oggi, giornata con tanta luce e temperatura buona considerando la zona piuttosto “fresca”. Di notte la brina ha creato merletti ed irrigidito gli ultimi crochi, i ciclamini sembrano più vivi, si scaldano al sole che filtra dai rami, la mulattiera risuona di foglie calpestate, qualche uccello che vola via, e nient'altro. Il bosco ha oramai fagocitato i resti di una vecchia teleferica, eppure è un bosco luminoso, che si fa attraversare docilmente e poi ecco lo spazio aperto. E' un susseguirsi di piccole costruzioni, alcune in rovina, altre recuperate e poi le capre, parecchie, bicolori e curiose, prima fanno finta di scappare ma si rigirano subito, ferme, osservano mentre passo loro accanto. Alla rosa dei venti, quella piccola, lungo il sentiero, si alza appunto un venticello che fa accelerare il passo per arrivare in fretta al riparo della chiesetta. A sud la foschia permane mentre gli altri tre punti cardinali mostrano tutte le loro cime vicine e lontane. Una firma e poi discesa alla Dom na Matajure per ricollegarmi in breve al sentiero di salita
  • 19/05/2015 Saliti il 17/05/2015 percorrendo il sentiero 725: escursione priva di difficoltà, itinerario adatto a tutti e assai frequentato, molto panoramica la mulattiera che dal rifugio Marsiska Planina conduce fino alla vetta. Il vento che ci ha “accolti” ha reso la sosta molto breve e per chiudere l’anello abbiamo scelto il segnavia 749.
  • 19/05/2014 17/05/2014-Ripercorsa l'escursione al Matajur da Mersino; il tempo, incerto alla partenza, ci ha regalato la solita nuvola sommitale... Tante fioriture alle quote basse; dalle malghe in poi la stagione è invece ancora indietro. Tanti escursionisti come sempre, sia italiani che sloveni; un gruppo di motociclisti nella zona della pozza di alpeggio; mountain bike sulla cresta. Visto il tempo abbiamo evitato di scendere al rifugio Pelizzo. Come curiosità: salendo, circa un quarto d'ora dopo la malga Tazacel, fare attenzione quando si attraversa una zona disseminata da grossi massi. In corrispondenza di un piccolo crocifisso su un faggio sulla sinistra del sentiero (il crocifisso di 20-30 cm circa si mimetizza in quanto è color grigio-tronco-di-faggio), si può divagare a sinistra qualche decina di metri per osservare l'ingresso di una cavità (n. 227 catasto grotte regionale, m 1235) dalla quale siamo separati da un inaspettato e profondo e stretto canyon, meritevole esso stesso di una visita, naturalmente con la dovuta attenzione. Buone passeggiate
  • 09/04/2012 Fatto oggi: andata diretta verso la cima per il sentiero 736 e ritorno dal 725. Un po' di "pattinaggio" sul fango del sentiero.. Una bella escursione non impegnativa
  • 26/03/2012 Nuovamente al Matajur il 22 marzo. E' il piacere di raggiungere una cima in una bella giornata assolata degna di altra stagione; partenza come sempre da Masseris sentiero 736a (la prossima volta prometto di allungare un po' partendo da Cepletischis). Il percorso si snoda fra le prime fioriture di primule e crocus, sentiero solitario, li avori di esbosco continuano, allo scoperto l'erba è secca e gialla, poca neve sulle cime circostanti. Neve assente lungo tutto il percorso salvo che nella piccola conca di una vecchia costruzione; peccato che la velatura non consenta di godere del panorama.Loredana
  • 18/01/2012 Sono partito da Mersino alto (segn. 725), per poi scendere, dalla cima, al rifugio Pelizzo e dunque ricongiugermi al sentiero percorso all'andata, presso il ricovero Marsinska pianina: il dislivello totale è di circa 900m. La pendenza è sempre moderata e piacevole; solo il breve tratto della salita alla cima da nord-ovest fa sudare un po' di più, mantenendosi però entro ampi limiti di facilitàNel complesso è un'escursione veramente piacevole, anche in ambiente innevato (fino ad un certo punto, però...) e senz'altro consigliabile. I segnavia sono pochini (più che sufficienti invece le segnalazioni con destinazioni e tempi), ma i sentieri sono sempre ben marcati e l'orientamento non è mai un problema.L'unica pecca è che i punti d'appoggio, salvo il Pelizzo nel periodo estivo, sono chiusi. Per usufruire del rifugio marsinska pianina (non gestito) bisognerebbe infatti inoltrare richiesta alla sottosezione Cai "val Natisone" (!)
  • 18/09/2011 Saliti oggi, per la vai breve dal Pelizzo, con un tempo da lupi. Immersi nelle nubi, sferzati dalla pioggia giungiamo in cima dove si appalesa la chiesetta celata dalla nebbia. Rapida discesa alla Dom na Matajur dove troviamo confortevole accoglienza da parte di tre signorine (gentilissime, cordiali) che svolgevano il loro turno di un giorno, come volontarie, di gestione del rifugio. Che belle persone! La sosta, ristorata da un ottimo caffè, ci consente di evitare un’improvvisa grandinata. Appena il tempo lo consente scendiamo lesti.Il sentiero è evidentissimo, ottimamente segnato; anche in condizioni non ideali (eufemismo!) come oggi è impossibile perdersi. E la visita ai due rifugi è doverosa.Buona montagna a tutti.P.S.: Ma stà a cjase, mai?
  • 15/09/2011 Oggi sono salita al Matajur, cima di confine. Mi piace il percorso da Masseris piuttosto che da Jerep, è suggestivo. Parcheggio a lato della piccola chiesa e un corteo di mucche avanza ciondolando. Risalgo la strada verso l'attacco del sent.736a fea due case, splendidi gradini di lastre di roccia, in primavera si cammina sui fiori, oggi dov'è finito il solito dalmata scatenato? Risalgo verso il bosco, attenzione al vecchio cavo d'acciaio che corre a terra; c'è vento, foschia ma da qualche apertura del sentiero riesco ad intravedere la pianura velata. Nel bosco fioriture di pochi pallidi crocus autunnali, margherite sofferenti, aconito nappello, lungo il sentiero suono di campanacci, qualche mucca ossuta che pascola. Per un buon tratto ai lati del sentiero sono ammassate ramaglie, segno di un antico esbosco, radi segnavia, pochi ometti, qualche ramo con un fiocco chiaro. Cammino fra filari di nocciolo e muretti a secco, vecchi confini di quando la zona era prativa e prima che il bosco prendesse il sopravvento. Arrivo al bivio con il 736, prendo la scorciatoia dirimpetto, seguo poi la carrareccia per un centinaio di metri a salgo a sinistra in un bel bosco in cui mi destreggio fra gli affioramenti carsici. Profumo di di foglie umide, di legno, resina, un ronzio lontano di un boscaiolo al lavoro. Su un pianoro parecchi cirsi lanosi ormai sfioriti, qualche ape è comunque al lavoro, il vento da Est spinge in alto una fitta nebbia, contrasto cromatico fra il bianco del calcare ed il rosso del sorbo degli uccellatori. Finalmente qualche sprazzo di sole, la nebbia dirada e si dissolve, intravedo la mia meta lassù. Davanti ad una vecchia costruzione una macchia di colore: il giallo del tagete che riempie una vecchia carriola in metallo. Il sentiero si inerpica fra le roccette, corre fra i cippi di confine: ci sono, e c'è anche il sole. Uno sguardo a 360°, mi siedo su un cippo, chiudo gli occhi per meglio catturare la magia del luogo.Loredana
  • 01/09/2008 consiglio vivamente la percorrenza da sinistra a destra (partendo dal Rifugio Pelizzo)
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