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    Monte Castelat e Pala d'Altei dal Pian delle More
    Prealpi Bellunesi
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I percorsi di SentieriNaturaS03

Monte Castelat e Pala d'Altei dal Pian delle More

Avvicinamento

Lungo la strada che da Piancavallo scende verso Barcis, dopo poco più di 2 km, individuare la pista forestale che si stacca sulla destra, contrassegnata dal segnavia CAI n.971 (cartello, parcheggio ai bordi della strada). Qui si può giungere anche da Barcis risalendo lungamente la rotabile della val Caltea, oggetto di recenti lavori di manutenzione.

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
012
Dislivello
1000
Lunghezza Km
21,9
Altitudine min
1177
Altitudine max
1641
Tempi
Dati aggiornati al
2014
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  • 24/01/2016 Percorso effettuato il 17.01.2016 seguendo la variante per la Casera dietro al Ciastelat. Sentieri in ordine. Si rileva solo un po' di neve ghiacciata lungo la salita alla forcella di Giais, ma non servono i ramponi. La strada che da Piancavallo scende a Barcis risulta interdetta al traffico all'altezza della Casera Paronuzzi.
  • 02/07/2015 Lago di Barcis come sempre fumoso, la Val Caltea si percorre senza problemi, a Pian delle More alle 7 c'è già chi calza gli scarponi e il cagnetto annusa in giro. Alla fine della forestale si entra in un oceano di diamanti di rugiada che brillano al primo sole, le sete di messer ragno sembrano ancor più delicate. L'occhio cerca gioielli floreali: stelle alpine, nigritelle, martagoni e sul tavolato carsico rododendri. Lo scomodo cupolotto del Castelat offre dimora ad un elegante giglio martagone che sembra indicareCima Manera. A casera Giais il sole si nasconde fra vapori e foschia, cambio meta...non mi va di salire alla Pala dìAltei per la terza volta con panorama scarso. Piano B anziché proseguire per casera Rupeit continuo sul sv 986 per poi salire al Monte di Mezzo, qualche ometto qua e là per indicare la via migliorelungo la dorsale. Rientro di nuovo a casera Giais e poi la forcella per riprendere la via della mattina
  • 24/06/2015 Percorso una parte del giro il giorno 21 giugno. Da Pian delle More saliti in cima al Ciastelat (prestare attenzione sull'ultimo tratto roccioso della salita!) passando per i ruderi della casera 'dietro Ciastelat': fin qui cielo molto nuvoloso. Dalla vetta abbiamo ammirato l'avanzare veloce delle nubi, che in breve ci hanno raggiunto. Discesa per la lunga dorsale fino a forcella Giais, passando per Pala Fontana, con alternanza di nebbia, pioggia, e qualche apertura; temperatura stimata attorno ai 10°C. Dalla forcella ridiscesi all'auto. Un giro di circa 11km per un dislivello poco sopra i 600m. Paesaggio sempre vario, anche grazie alla grande variabilità meteo. Sentieri a posto e ben segnalati. Saluti. RP, WT
  • 07/04/2015 La solare giornata di Pasquetta faceva sperare in una bellissima escursione, da una settimana attendevo questo giorno. Le prime luci dell’alba mostrano i profili delle montagne, come se fossero ritagliate su cartoncino blu. Armatomi di attrezzatura (zaino e accessori) mi avvio verso Montereale, da anni non salivo su questi monti. Anche se al seguito ho carta topografica e GPS, per l’orientamento mi affido ai vecchi ricordi. Trovo posto auto davanti al piccolo osservatorio in località “Sovra la Plana", quota 692 metri. Indosso l’armatura e mi avviò verso quest’avventura. Ricevo subito un gradito bentornato dalla montagna, un paio di rapaci mi sorvola a bassa quota, riesco a fotografarli, a casa avrò poi la piacevole sorpresa di averli immortalati in bellissime pose. Nel posteggio auto alle spalle dell’osservatorio tra gli arbusti si dirama un sentiero segnato con colori giallo-blu, lo seguo, pensando che tutti i troi portano a casera Rupeit, infatti, con piacevole sorpresa, evito gli antipatici tornanti della vecchia carrareccia. In breve tempo cavalco i morbidi colli alle pendici del monte, incrocio degli escursionisti mattinieri che presto ritroverò alla casera Rupeit. Il sentiero bollato in giallo-blu riprende le tracce di un vecchio troi, e in breve mi porta ai margini del bosco, dove si ricongiunge con il sentiero C.A.I. 988. Da qui risalgo il vecchio sentiero adombrato nel boschetto, dove una surreale porta di ferro ricorda il cancello di un vecchio confine. Guadagnando considerevolmente quota, il sentiero esce dal bosco, risalendo la solare cengia che con leggera pendenza taglia in diagonale le pendici del monte, fino a raggiungere la pittoresca la casera Rupeit e i suoi ruderi circostanti. Breve sosta, uno sguardo sul proseguimento, i monti a venire sono tutti innevati di neve sul lato nord, la temperatura è fredda, quindi sicuramente lastre di ghiaccio saranno in agguato. Ho i ramponcini al seguito, ma il freddo non mi stimola a rischiare qualche frattura. Osservo una vecchia mulattiera che dal lato destro della casera guardando a monte m’invita a percorrerla. Inizio i primi passi verso l’itinerario, omini immobili come soldatini di latta mi indicano il sentiero che risale il pendio erboso, esile è ben marcato. In breve sono su un piccolo altopiano che mi separa dal corpo principale del monte, breve sosta fotografica e proseguo seguendo gli ometti a cui rifaccio il pennacchio, supero un piccolo tratto di roccette, poi di nuovo piano e la traccia si sposta sulle pendici della Pala. Dopo pochi ometti ora il sentiero si fa più largo e malagevole, scavato tra massi, ampio più di un metro, in diagonale (lo avevo intuito) taglia con leggera pendenza il tratto scosceso, portandosi quasi in cresta. Per un breve tratto attraversa vecchi arbusti, dove un paio di lingue di neve lambiscono la traccia, poi riesce esposto al sud e leggermente esposto, superando le ultime balze erbose. Finalmente in cresta, superato un piccolo tratto di sassi, si esce dall’ultima vegetazione rinsecchita sull’ampio cupolone sommitale, dove trovo un escursionista che medita sulla bellezza dei monti circostanti! Eh sì, per un agnostico come me la tentazione è sempre forte di credere in qualcosa, quando la natura si fa palcoscenico, spettacolo, dal monte Jouf fino all’estremo massiccio del Cavallo, è un’infinita corona di monti, innevati. Riconosco gli attori principali, il Duranno, il Raut, il muro invalicabile del Resettum, spettacolo e sogno! Baciato dal sole, mi lascio incantare, e le parole, come queste che state leggendo, non riescono a descrivere tanta magnificenza. Mi riprendo a malincuore, firma sul libro di vetta posto dentro un cilindro incorporato nella croce e via a consumare con il mio fedele fido (Ringhio) un lauto pasto. Piccolo pisolino sull’erba, osservando il massiccio del Cavallo che domina il lato sud. Per la discesa stesso percorso come l’andata, evito di impelagarmi nell’innevato lato nord. Giunto a Casera Rupeit, un paio di viandanti prosegue nella mia direzione, curiosi di sapere se ero stato in vetta. Incoraggiati dal mio entusiasmo, e per evitare I nevai, risalgono il lato sud verso la cima, e così dopo di loro anche una numerosa compagnia di escursionisti. Giunta l’ora del rientro, scendo guardando di tanto la vetta del monte con la sua evidente croce, fino a rientrare nel bosco. Uscito da quest’ultimo, seguo il sentiero C.A.I. e a velocità sostenuta, dei nuvoloni stanno oscurando la giornata. Il passo frettoloso mi deconcentra, Il tratto di sentiero che sto percorrendo mi giunge nuovo, scendo fino a quota 500 fino a scorgere le case del borgo vicine, m’insospettisco; guardo la mappa sul GPS, stavo seguendo il sentiero 987 che si abbassava in località Grizzo. Risalgo quasi 200 metri di dislivello riprendendo la direzione verso l’auto. Finisco la giornata da escursionista, soddisfatto di aver scalato Monte Pala D’altei dal suo lato solare. Il vostro “Forestiero Nomade” sempre più innamorato dei monti Friulani. Malfa.
  • 11/02/2015 Prolungo la gita alla casera Rupeit aggirando il versante ovest della Pala d'Altei.La vista dell'anfiteatro soprastante è meravigliosa.Sembra un paesaggio d'alta quota.Si prosegue a ridosso di ghiaioni imponenti in un ambiente un tempo adibito a pascolo.A sinistra si prosegue per casera Giais,mentre la mia risalita punta dritto a un canalino roccioso,che conduce a una sella ampia,da cui la visuale si apre sulla lunga dorsale che dal Cavallo si estende verso la val Cellina.Tutta inondata di luce,bianca scintillante,colpisce per la sua ampiezza.La salita alla Pala si svolge su sentiero innevato e ghiacciato.Proseguo senza ramponi,con cautela,fino alla cima,dove il colpo d'occhio lascia momentaneamente senza fiato.Una sensazione da provare,impossibile da decrivere.
  • 04/12/2014 L’inizio del troi testimonia l’incessante diluvio autunnale che ha aperto, come liquido profeta, il mare di foglie. Al centro un candido serpeggiar di ghiaie e pietrisco lavato dalle piogge, ai lati il fogliame ammassato dalla foga dell’acqua. Il bosco è splendido, spoglio, è un continuo gioco di contrasti. Forcella Giais è un uscio fra due mondi. Non è una questione semplicemente paesaggistica. I cromatismi si schiariscono di colpo, spariscono le foglie a vantaggio di prati aurei, intervallati da pietre ove il muschio non s’avventura. Il cielo, stanco di lacrimare, lascia il posto alla fumate che inghiotte per tutta la giornata ogni cima. Andandosene, cede i suoi gioielli in custodia ai sottili rami dei faiârs, a mò di perle. I vecchi passacavi di ferro si sono trasformati in anelli con stille diamantate come ornamento. Una per ognuno. I fusti dei faggi qui trasfigurano, abbassandosi e contorcendosi come lignee spirali lanciate verso il cielo. Da soli, in piena battuta di vento, trasformano una resistenza indomita agli elementi in forme danzanti. Il troi, addobbato da nuovi segnavia, accompagna docilmente al Pala Fontana. Il paesaggio, grigio come l’orribile ripetitore, si replica sul Cjastelat, inutile puntare oltre. Imboccata la discesa s’entra di colpo in un’altra faggeta. Sobbalzo. Ogni comunità alberosa esprime la propria personalità, il suo accordarsi con gli elementi e i mondi con cui si compenetra. Davanti mi si para una muraglia fitta che si staglia da un tappeto bordeaux con dei fusti bui che solo ad una certa altezza si riempion della luce dei licheni. Paion occhi. Una miriade di sguardi immobili, irreali, quasi innaturali. Come stelle appiccicate sopra un cielo del color della pece. Molti tronchi sembrano proboscidi all’incontrario, partendo in orizzontale per poi darsi lo slancio e risalir verso la luce. Scendendo un albero è troncato a metà. Lo squarcio si trasforma in dipinto. Gialli, rossi e arancioni concorrono nella sottile frenesia pittorica, compenetrandosi e seguendo le nervature. L’altra metà invece è dominata dai rossi, sanguina. La casera, lussuosa e curata, dispone d’illuminazione. Anche la stalla è attrezzata con brandine e materassi per ospitare gruppi più numerosi. L’ultima faggeta si camuffa da noccioleto. Esili, i fusti son spesso riuniti in mazzetti disegnando aiuole circolari. Lo stupore non ha limite. La risalita è dominata dall’ocra, mentre le pietre si veston di licheni rosa, qualche poligala è in fiore. La piana è un mare in cui si specchiano le nubi più alte. Tra le due coperte un sottile strato di cielo. Ultimo regalo è un camoscio, dal manto nero. Fugge goffo, con difficoltà, lanciando avanti le zampe sperando che il pesante fardello dell’inverno lo segua. Giornata strana, che invita a concentrarsi sui dettagli, celando un infinito per palesarne un altro fatto di meravigliose minuzie che fan innamorar del grigiore e di questo folle autunno.(02.12.2014)
  • 26/05/2014 25/05/2014-Da Pian delle More raggiunto il Cjastelat, via Pala Fontana, ridiscesi per la variante ora segnata CAI che passa per i ruderi della casera dietro Cjastelat. Dalla cima vediamo ancora neve sul pendio/tavolato carsico dove passa la prosecuzione del sentiero verso casera Giais. Per oggi ci accontentiamo della cima e poi dietro front, visti i tempi dilatati al massimo per le riprese video dei luoghi. Tempo primaverile mutevole, ma non è una novità. Mandi
  • 17/06/2013 Fatto il 13-06-2013. Questo è in assoluto il percorso più lungo tra quelli proposti dalla premiata ditta Tubaro – Pecile; ci vuole quindi un po’ di allenamento, tanta pazienza, O2 e H2O a sufficienza e ..pedalare. Sentiero tecnicamente semplice e adatto a chiunque, in perfette condizioni e con segnavia onnipresenti, questi ultimi necessari soprattutto per districarsi nel dedalo carsico tra la Pala Fontana e il Ciastelat/Castelat. Giusta la descrizione del percorso nonché il senso di marcia. Suggestivo il tratto compreso tra la Casera di Giais e l’omonima Forcella: si cammina sospesi nel vuoto con un vago senso di vertigine. Pensavo che quella sul Campanile di Venezia - piccioni esclusi - fosse una “boutade”; confermo, invece, che il manufatto è effettivamente alla portata di binocolo. Null’altro da segnalare, tranne la pioggia lungo il percorso di ritorno a conferma dei presagi di Virgilio (non l’accompagnatore di Dante).
  • 19/11/2011 18.11.2011E` sempre un grandissimo piacere camminare sulle nostre magnifiche montagne. Una giornata di sole aria frizzante panorami immensi, prego Dio di darmi la forza di camminare su queste amate montagne fino alla fine dei miei giorni.
  • 24/10/2011 Domenica 23 ottobre, prima escursione invernale, aria frizzante, quando parto anche le stelle stanno al coperto. Da Barcis risalgo la Val Caltea, strada stretta, lavori di manutenzione in atto, il cartello di inzio sentiero è ben visibile a sx, spazio per parcheggio 3-4 auto a dx. La ,mulattiera è ricoperta da foglie secche, umide, i segnavia bianco/rossi sono ben visibili ed accompagnati anche da quelli giallo/azzurri locali. Il bosco è silenzioso, sbuco sulla pista, a quota 1380 incontro la prima neve, asciutta, soffice, a tratti anche ghiacciata, devo prestare attenzione..Tralascio l'invitante freccia rossa a dx e proseguo dritta per circa 50 m. ed arrivo al crocevia di sentieri, seguo a dx il 985, il sole qui non è ancora giunto, incrocio una guardia forestale, poi mi sorpassa un veloce escursionista che risponde a denti stretti al mio sonoro ciao; procedo spedita fra neve e zolle d'erba, il sole va e viene, arrivo ad un bel punto di sosta nei pressi di forcella di Giais, il tavolo è a mosaico a sfondo religioso, merita attenzione. Forcella di Giaisè un intaglio dal quale si può ammirare la pianura; da sotto, dal paese Giais, arriva un suono di campane, voci lontane e l'abbaiare di un cane. Tutta la zona è interessata da carsismo di superficie e devo prestare attenzione ad eventuali insidie che la neve nasconde; salgo lungo il ripido sentierino che non sempre è visibile, aiutano provvidenziali ometti e paletti. Monte Pala Fontana, piccola croce in metallo e grande ripetitore, continuo con qualche saliscendi facendo attenzione a non sprofondare nella neve, qualcuno è già passato per cui faccio il parassita: utilizzo le sue impronte. Il percorso entra ed esce dal bosco, mi accompagna il lieve rumore della neve che cade dai rami, tutto è attutito, arrivo alla base del Castelat, un paio di ripide svolte, prudenza, e cis ono: grande croce, libro di vetta, icona della Madonna e grande panorama che oggi è penalizzato da un po' di foschia. Dopo la sosta ridiscendo e scendo a sx verso casera Giais, il bosco è ripido, foglie e neve sono un mix pericoloso, fortunatamente stanno salendo due persone per cui anche qui utilizzo le loro orme; ci scambiamo qualche raccomandazione e via..Passo accanto ad una vecchia fontana oramai asciutta, il sentierino stretto passa fra roccette e mughi carichi di neve, li urto e la neve mi piomba addosso. Arrivo a casera Giais, rinuncio a proseguire verso pala d'Altei, il buio mi troverebbe ancora sulla via del ritorno, attacco quindi il sentiero 988 che taglia la dorsale del monte Pala Fontana, sotto di me la pianura, ampia; incontro qualche lingua di ghiaia ed eccomi di nuovo, come la mattina, a forcella di Giais e da lì ripercorro in senso inverso il sentiero fino al parcheggio.Escursione piacevole, resa suggestiva dall'ambiente innevato.Loredana
  • 11/10/2011 Percorso molto panoramico e piacevole; segnalazioni recentemente ricollocate (segnavia e cartelli) rendono impossibile ogni problema d'orientamento. In una giornata tersa, com'è stata quella del 9 ottobre, un binocolo standard consente di vedere ben al di là del mare, incredibilmente fino al campanile di piazza s. Marco, a Venezia. Non ci volevo credere, ma è vero!
  • 01/04/2010 in data 29-3-2010 sono salito da grizzo a casera rupeit x il sentiero 987 scoprendo con piacere che sono stati segnalati dei sentieri locali con segnavia giallo azzurri. ho seguito questi sentieri fino all'osservatorio da li fino alla casera passando x sella forador. sentieri piacevoli e che permettono di accorciare il percorso ..
  • 21/10/2007 In data 20/10/07 abbiamo percorso il sentiero 788/987A bellissimo percorso.arrivati a casera rupeit c'erano le pecore ad accoglierci.avviati verso Pala d'Altéit abbiamo potuto aprezzare le sculture di sassi sui segnavia del sentiero.Ma mi sapete dire se Hanno uno scopo O sono delle opere d'arte?
  • 21/10/2007 In data 20/10/2007 Abbiamo effetuato l'anello di pala d'altei partendo da grizzo per sentiero 987.Il primo tratto fino a località pàlis è piacevole al bivio con sentiero 988 si consiglia altamente di prendere quet'ultimo e di lasciare sulla destra il 987.Infatti il sentiero 987 da località palis diventa un seniero brutissimo e mal segnato al limite da percorrere di ritorno da pala d'altei.
  • 26/05/2007 Ho raggiunto la cima del Castelat oggi 26/05/07 partendo da Giais (per sent. 986) e proseguendo dopo casera Giais. Itinerario lungo e faticoso ripagato da un pochino di bel tempo in cima. Dislivello in salita 1400 mt. circa. Tempo totale 5 ore e mezza abbondanti. Un nuovo sentiero appena sopra Giais consente di evitare la noiosa (e caldissima) sassaia iniziale. Le traversate su terreno (molta roccia) carsico mi ha piacevolmente sorpreso. La cima è senz'altro consigliabile. Tutto faticoso ma molto bello.Flavio.
  • 30/06/2006 Sentiero CAI: 971. Monte Castelat e Pala d'Altei dal Pian delle More. mancanza segnalazioni. Il sentiero si perde nel bosco alla fine della carrareccia. Totalmente privo di segnali, il bosco è molto fitto e non da punti di riferimento.. lor74cas
  • 21/06/2006 In data 17/06/06 abbiamo tentato di effettuare il giro descritto, ma il sentiero 971 alla fine della carrareccia scompare, ci sono diverse tracce, ma nessun segno CAI il bosco è molto chiuso impedendo l'uso della bussola. Dopo più di due ore di tentativi siamo tornati indietro incorciando per l'ultimo tratto la strada asfaltata che da Barcis sale a Piancavallo.
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