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    Anello delle Rondini dalla Valbruna
    Alpi Giulie
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I percorsi di SentieriNaturaF35

Anello delle Rondini dalla Valbruna

Avvicinamento

Valbruna è raggiungibile percorrendo verso nord la statale 13 Pontebbana oppure utilizzando l'autostrada A23 fino all’uscita poco dopo l’ultimo casello. Senza entrare nel centro abitato si prosegue lungo la strada che sale in Val Saisera fino al bivio sulla sinistra per il rifugio Pellarini ed il monte Lussari . Lasciare a sinistra la prima deviazione e continuare ancora per qualche centinaio di metri fino al divieto di transito (m 860, ampio parcheggio).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dei Fiori
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Luglio
Carta Tabacco
019
Dislivello
1100
Lunghezza Km
14,5
Altitudine min
858
Altitudine max
1767
Tempi
Dati aggiornati al
2012
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  • 15/07/2019 Ci sarebbe quel sopralluogo da fare, ti va? Ritornata quindi sotto le ali delle Rondini dopo qualche anno mentre per il compare di montagna è una prima, e già si parte male perchè la macchina, oramai avezza a puntare Tarvisio nemmeno considera Valbruna...e si torna indietro. Al parcheggio immancabile il rituale thermos con caffè caldo e fetta di torta che solo io oso definire “sana”, farina di farro e riso integrali, poco zucchero muscovado, qualche cucchiaio di olio ed acqua, un pochetto di marmellata, qualche seme e voilà...poi via, segnavia 616 secondo la relazione affrettando il passo per evitare la pioggia pomeridiana prevista, ma vedrai che cadrà la prima goccia quando noi saremo in auto dice il compare. Poco prima di arrivare al rifugio Pellarini facciamo una breve deviazone per vedere la cascata (indicazioni), traccia ripulita, si sente l'acqua ma la caduta principale della cascata è oscurata da qualche albero caduto, comunque in un quarto d'ora si va e si torna. Rifugio aperto, nessuno in vista e procediamo senza smettere di alzare gli occhi all'imponente Nabois Grande ed al piramidale Fuart e quasi senza accorgerci quadagnamo quota, passo calmo su brecciolino, al lato destro del sentiero, nei pressi della forcella, un nevaio in lento scioglimento e poi compaiono i cavi, nuovissimi e la staffa, nuovissima, qualche metro ancora ed ecco il magnifico anfiteatro della Carnizza di Riofreddo a cui fanno da corona imponenti pareti; un po' di ripasso con la carta, si reintegrano i liquidi e poi si scende puntando a destra, io ricordavo un filo di ferro, una corda ed invece spuntano i cavi, nuovissimi anche questi, tutta una serie che mi da tranquillità, la corda è stata sostituita con un bel rotolo di cavo, il gradino roccioso devo scenderlo da seduta, deve essersi accorciata la gamba. Cerco con gli occhi il cartello indicante la prosecuzione del sentiero 627, adesso è nascosto e ben incastrato in un piccolo anfratto, poi tutto diventa più semplice, ometti e segnavia, un camoscio non sembra infastidito dai nostri passi, fra i larici e i massi poco colore, spiccano le campanule di Zois e la felce di Villars mentre qualche nuvola diventa grigia; zigzagando lungo la Carnizza non manchiamo di andare a visitare il rifugio Carnizza di Riofreddo, carino e pulito, frequentato, riconosco più di qualche firma. Ripresa la discesa e data un'occhiata al breve tratto franato optiamo di tralasciare la bretella 615 il che ci costringerà a un aggravio di dislivello allungando di forse un'oretta il giro, arrivando a Sella Prasnig vento fresco scende dal Cacciatore. Dopo esserci districati con le erbe alte all'attacco del sentiero 617 si procede su buon sentiero, solo un paio di scavalcamenti, ci soffermiamo ridacchiando per una scritta sul fienile che si lambisce e che si lascia a destra, e viene anche il momento della pioggia, purtroppo puntuale come non mai, vestiti, copriti, metti via, qualche impluvio ora bagnato rallenta, neanche un anfratto dove sostare, quasi non riconosciamo il bivio con 616, la pioggia nel bosco, i colori bronzati...Poi la tranquilla pista mentre il sole si riprende il posto in cielo permettendoci di arrivare al'auto asciutti e poi c'è ancora una fetta di quella famosa torta....
  • 29/07/2018 Percorso oggi 29/07/2018 come da relazione di SN. Facile ed abbastanza frequentato fino al Rif. Pellarini; poi in completa solitudine (a parte un camoscio ed un serpentello). Dal Rif. Pellarini verso Sella Carnizza, dove il canalone si restringe, si risale su terreno detritico e sfasciumi instabili e richiede qualche arrampicatina su roccette, non del tutto scontate. Tutta la discesa verso il vallone della Carnizza di Riofreddo è impegnativa; nel primo tratto si cala ripidamente su sottile terreno detritico che richiede passo sicuro; uno spezzone di cavo arrugginito, ma soprattutto una corda, sono di aiuto in un paio di punti particolarmente “ostici”. Nella discesa finale lungo il SV CAI N° 615 si deve affrontare un breve tratto franato, ma gli arditi che mi hanno preceduto hanno consolidato il terreno detritico e si passa senza tanti patemi. Escursione impegnativa, mai banale, che avviene in ambienti molto vari. A mio pare lo classificherei EE. Buone camminate a tutti. Bepi da Cividale.
  • 06/06/2018 Fatto sabato 2 giugno, in senso antiorario. Abbastanza frequentato fino al Pellarini - aperto e con gestore gentile e disponibilissimo a chiacchiere e informazioni. Da quel punto solo quadrupedi: un camoscio nel vallone di Riofreddo e un paio di caprioli a bassa quota. Forcella Carnizza percorribile senza problemi, solo un po' di attenzione per il brecciolino fresco e franoso. Qualche lingua di neve che non causa difficoltà su entrambi i versanti. Deviazione verso il Bivacco Carnizza di Riofreddo, aperto, bello e in ordine. Attenzione sulla bretella che riporta sul 615, dove un tratto franato obbliga ad un paio di passi cauti. Poche gocce di pioggia intorno alla Sella Prasnig, ma per evitare il temporale in arrivo abbiamo tagliato giù per il 615 per calarci in fretta a valle. E i primi scrosci di pioggia pesante arrivano ... appena rientrati in auto!Corrado
  • 10/09/2016 Fatto oggi l'anello delle cime delle rondini, in senso antiorario. Niente di particolare da segnalare rispetto alla relazione di SN. E' stata per me la prima volta nella Carnizza di Riofreddo e sono rimasto incantato dalla bellezza del luogo. Per chiudere l'anello, da sella Prasnig ho optato per il sentiero 617, che in un punto risulta decisamente franato (ma con un po' di attenzione si passa senza problemi), fino al raccordo con il 616 e il rientro al parcheggio in val Saisera. Mauro.
  • 17/08/2015 Abbiamo percorso l'anello di Cima delle Rondini il 14/08/2015 in senso orario, per cui al bivio dei sentieri 616-617 abbiamo preso in direzione di Sella Prasnig. Il primo tratto del 617 è caratterizzato da un paio di tratti franati in corrispondenza di impluvi. E' opportuno avere passo sicuro.Dopodiché abbiamo proseguito sulla strada forestale fino al bivio con il sentiero 627-630. Imboccato questo, abbiamo incrociato un escursionista solitario che ci ha sostanzialmente sconsigliato dal procedere. Nonostante ciò e dopo aver effettivamente oltrepassato altri tratti franati, siamo arrivati alla Carnizza di Riofreddo, al bivio con il sentiero Puppis.Da qui abbiamo iniziato la risalita del Vallone di Riofreddo lungo una pietraia per poi spostarci verso destra, abbandonando la direzione della Forcella di Riofraddo e dirigendoci decisamente verso destra (Nord) per risalire ripidamente su pietraia e terreno ghiaioso verso Sella Carnizza.Questa risalita è difficoltosa con il caldo, è anche ripida, ma fattibile senza particolari problemi da escursionisti allenati. Quando ormai la sella è a portata di mano si passa un canale ghiaioso franato assicurato opportunamente da una corda fissa, tirata di recente. Il cavo metallico arrugginito presente poco oltre per “aiutare” il superamento di un salto di roccia è del tutto inutile in quanto inaffidabile.Raggiunta Sella Carnizza la discesa verso il Rifugio Pellarini richiede ancora passo sicuro, per quanto ci siano dei cavi nuovi che aiutano nella discesa. Noi avevamo una corda da escursionismo e in un paio di occasioni abbiamo ritenuto opportuno utilizzarla per dare sicurezza ai meno esperti.Nel complesso abbiamo valutato che, nelle condizioni attuali il sentiero dovrebbe essere valutato perlomeno EE ed essere sconsigliato ad escursionisti che non abbiano grande dimestichezza con terreni instabili e franosi. Dal punto di vista paesaggistico l’anello delle Rondini è una vera immersione nelle Alpi Giulie e come tale spettacolare.
  • 31/07/2015 Partenza umida e freddina dalla Saisera, lungo la pista gli alberi si scrollan di dosso la pioggia notturna, al rifugio mi fermo volentieri per un caffè ed una fetta di torta (frolla con mandorle e nocciole su una base di marmellata..dovrò correre per due giorni dico alla ragazza..)La salita alla Carnizza è più veloce ed agevole di quanto immaginassi, sulle placche terminali un bel cavo nuovo e segnavia ben visibili. Di là il discorso cambia, guardo quei franamenti e mi dico: ma da dove si scende? Mi casca l'occhio su un segnavia più sotto, proprio sulle sabbie..tornantini e sabbie, ancora una corda su un tratto di pochi metri franato, un canalino, acque che scendono...nessuno...Con calma arrivo giù districandomi fra i massi, deviazione Puppis.. il più è fatto. E così anziché prendere il sentiero alto che costeggia le Rondini scendo a destra arrivando poi alla pista ma allungandoil percorso. Il sv 617 a sella Prasnig si indovina fra le erbe alte poi nel bosco migliora ma è un po' accidentato a causa di qualche smottamento. Nessuno in cammino in questo 31 luglio
  • 07/07/2014 Da sella,prasnig sono rientrato percorrendo il sentiero 615: non ho incontrato problemi insormontabili, ma i numerosi alberi caduti, specie nella parte finale del sentiero, rallentano un po'. Quello che bisogna tenere in considerazione se si opta per questo rientro alternativo a quello descritto, è però che vi sono un paio di punti interessati da franamenti. Io sono riuscito a passare, ma le frane non erano certo consolidate. Col tempo potrebbero mangiarsi del tutto il sentiero. A parte questo, e l'inevitabile e noiosa pista forestale un bel giro. Grande panorama.
  • 28/07/2013 Mmmh.. di rondini neanche l’ombra.. alle 9 i 30° tarpan le ali… Ma non fa niente. Non è un sentiero dei Fiori, per me oggi è dell’Uomo. Rivedrò un amico dopo mesi, rintanato a studiar erbe all’università di Imola… La sua compagna è di stanza lavorativa al Pellarini.. occasione doppiamente ghiotta. Salgo veloce, colori e ombre mi scivolano addosso, oggi il sentire si concentra in un abbraccio. Forte. Sincero. Intenso. Incontro Michele al bivio, appena sceso dal rifugio e si parte verso una strana passeggiata, fatta pure al contrario.. Ogni fiore riceve il suo nome, le mutue conoscenze si mischiano e pian piano si arriva sotto sella Carnizza. L’aria è bruciante, la salita risente dello specchiarsi del sole nelle pietre. Ma i pochi raponzoli di roccia disegnano sorrisi disidratati sui nostri volti. Il sentiero qui è scomodo ma mai pericoloso nonostante un precedente punto eroso verso sella Prasnig e il successivo sulla Carnizza. Il cavo allentato e il percorso che scende verso sinistra è stato sostituito e attrezzato (verrà finito in questi giorni) dal pellarinico cuoco e fratello di Barbara, la gestrice. Nel cammino s’incontra un toscano. Mi garba proprio. Partito a piedi da Gemona, passando il Guarda, l’altopiano del Canin e il Corsi, termina dopo cinque giorni il suo errabondar tal Friûl. L’arrivo al rifugio segna l’inizio della festa, la Hirter ringrazia la sete e contro ogni mio principio montano mi lascio andare.. Oggi celebro un incontro. Con Michele, ma anche con lo Jôf, visto da dove fa paura. Severo e impassibile s’impone coprendo l’orizzonte. La stessa luna sembra averne riguardo, mettendosi da parte a contemplare i suoi riflessi nella maestosità della pietra. Un anello, oggi, dai mille valori aggiunti e con paesaggi grandiosi, ma con un itinere poco appetibile, salvato dalla suspence che porta a sella Carnizza e dalla relativa apparizione degli amati giganti. (27.07.2013)
  • 02/08/2012 Escursione effettuata in data 01/08/2012. Panorama splendido, percorso praticamente deserto, non difficile ma molto lungo e faticoso poichè ricco di sali-scendi. Apprezzati numerosi scorci di differente fattezza naturalistica, ma purtroppo si denota la totale assenza di fauna alpina. Da apprezzare la possibilità di dissetarsi e rinfrescarsi in numerosi sgorghi acquiferi. Unico neo, il tratto in discesa da Sella Cernizza verso Rio Freddo, sicuramente male attrezzato: si segnala cavo arrugginito praticamente inservibile.
  • 02/08/2010 escursione fatta In data 1agosto 2010,dopo il rifugio pellarini il sentiero che sale a sella carnizza è stato eroso dalle piogge,si passa ma con attenzione;sul gradino roccioso dopo sella carnizza il cavo è spezzato si passa comunque facendo attenzione,escursione appagante panorama superbo!!
  • 24/06/2007 Sentiero CAI: CAI 627. Discesa da Sella Carnizza verso il Vallone di Rio Freddo. Tratto attrezzato con cavo acciaio praticamente inesistente . Un pezzo di cavo ruggine spezzato di circa un metro ancorato ad un pino mugo e tre anelli vuoti nel tratto più esposto e pericoloso del percorso ( inservibile) . erosi alcuni tratti del sentiero e attenzione ai segnavia CAI.. tecnico@de-ronch.it
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