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    Anello di Sauris
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaU13

Anello di Sauris

Avvicinamento

Da Ampezzo risalire la valle del Lumiei in direzione di Sauris. Dopo le gallerie costeggiare la sponda del lago di Sauris fin’oltre le case di La Maina raggiungendo l’inizio di una carrareccia che si diparte sulla destra (m 997, cartello percorsi locali 2/FG, parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Si inizia a risalire lo sterrato che porta in breve allo stavolo Sbont poi, oltrepassata una costruzione in mattoni, si raggiunge il punto dove la mulattiera si esaurisce in corrispondenza di un rudere. Da qui, seguendo la direzione data dal percorso 2F (cartello), ci si innalza sul pendio soprastante trovando subito un buon sentiero (segni giallo azzurri sui tronchi). Dopo alcune svolte tra i larici si guadagna un ripiano inclinato ed aperto dove il sentiero prende a traversare poco sotto i ruderi degli stavoli Mott. Rientrati nel bosco si percorre a mezza costa un versante piuttosto ripido che potrebbe richiedere qualche attenzione se il terreno dovesse risultare ghiacciato. Dopo aver superato tramite una passerella un piccolo rio tributario il sentiero si abbassa leggermente per attraversare anche il greto principale di un torrente. Oltre il guado una breve rampa friabile richiede ancora cautela in caso di terreno gelato. Poi la mulattiera riprende a salire comodamente nel bosco di faggio e abete rosso fino ad innestarsi nel tracciato di una strada di esbosco di recente apertura. Dopo un ampio piazzale la pista prosegue a nord, verso sinistra, entrando nella pecceta del bosco Osonghen. Trascurato un primo bivio a destra per la baita Minigher (cartello), si traversa ancora raggiungendo pochi metri dopo un crocevia. A destra vi è la possibilità di scendere a Lateis o raggiungere in pochi minuti il rifugio Emblateribm la cui elica eolica si scorge poco più in alto. La nostra escursione prosegue invece a sinistra, in leggera discesa, seguendo le indicazioni per Sauris di Sotto (sentiero 2A). In breve la strada si affaccia su una ampia rientranza dovuta alla presenza di un versante particolarmente eroso e segnato da calanchi. L’assenza di vegetazione arborea ai lati della strada consente in questo tratto di osservare il grande ghiaione e le pareti settentrionali del monte Bivera sull'altro versante della valle. Ancora una rientranza della strada e si giunge ad un punto di sosta attrezzato (m 1402) dove ci viene offerta una prima possibilità di interrompere l’anello scendendo direttamente a Sauris di Sotto (cartello, sentiero 2H). Proseguendo invece diritti si oltrepassa un aperto pendio che ospita gli stavoli Raitern quindi ci si affaccia sulla zona degli impianti di risalita. Dove la strada inizia a scendere più decisamente la si lascia per deviare a destra lungo un’altra pista (cartello, sentiero 2E). Seguendo le indicazioni per Sauris di Sopra si riprende a salire con qualche svolta quindi la pista si fa nuovamente orizzontale. Con un lungo traverso tra boschi di faggio e abete rosso si raggiungono le pendici del monte Morgenlait ornate da maestosi esemplari di larice. Dopo avere oltrepassato alcuni vecchi fienili la pista scende decisamente raggiungendo la strada asfaltata poco prima di Sauris di Sopra (m 1394). Giunti al centro dell’abitato si scende a sinistra poco prima dell'hotel Bivera (cartello, sentiero 1G). Raggiunta la chiesa si perde ulteriormente quota, prima su sterrato e poi su mulattiera, fino ad uscire nei pressi del centro sportivo. Da questo si asseconda lungamente il corso del rio Sauris e, tramite il sentiero 1B, si esce presso le case più a valle di Sauris di Sotto. Per raggiungere infine il punto di partenza sarà necessario ancora circa un km e mezzo di asfalto.

Variante lungo la dorsale del monte Ruche

Una seconda possibilità, più interessante ma decisamente più impegnativa, prevede di scendere a La Maina lungo la dorsale del monte Ruche (sentiero 1A, segnavia CAI 217). In questo caso da Sauris di Sopra si seguono le indicazioni per i sentieri del monte Ruche. Si taglia su asfalto il boscoso versante nord del monte fino all’agriturismo oltre il quale riprende la pista che in breve esce sulle aperte radure del monte Cavallo di Sauris (m 1424) dove lo sguardo può finalmente spaziare sulle vette che chiudono a sud il lago. Seguendo le indicazioni per La Maina si prosegue lungo la dorsale ancora ampia ignorando alcune deviazioni. Dopo essere rientrati nel bosco la pendenza si fa più marcata mentre la direzione, comunque obbligata, viene evidenziata da alcuni sbiaditi segnavia giallo azzurri. Inaspettatamente il crinale si fa sempre più affilato ed esposto su entrambi i versanti tanto che si rende necessario scendere ripidamente sulla sinistra per evitare un tratto impraticabile. Ancora una leggera contropendenza ed alcuni traversi sui due lati, delicati in caso di neve o ghiaccio, e si raggiunge terreno un poco più agevole. Arrivati quasi sopra il lago, la dorsale piega decisamente verso destra ed ha inizio l’ultimo tratto di ripida discesa. Seguendo i radi bolli si esce finalmente su una ampia mulattiera che ci riconduce senza ulteriori problemi alla strada asfaltata poco a monte del parcheggio.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Dicembre
Carta Tabacco
02
Dislivello
600
Lunghezza Km
13,1
Altitudine min
997
Altitudine max
1447
Tempi
Dati aggiornati al
2006
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 02/05/2018 Percorso il 01/05/18. Tutto come da descrizione, non ci sono particolari difficoltà, solo la discesa dal monte Cavallo è un pò ripida ma basta porre attenzione a dove si mettono i piedi. Piacevole escursione per iniziare a sgranchirsi le gambe dopo l'inverno.Mandi
  • 19/02/2016 La strada che porta a Sauris denota un risveglio canuto. Brizzolata e scivolosa, ma per fortuna deserta. Tutto sonnecchia, tranne il cielo che implode d'azzurri. Subito un sospiro va a quel catino tra il Bivera e lo Zauf. A quel litigio cromatico tra clap e nêf. Partiamo dal secondo cartello del troi del Gruagno, passando per gli stavoli Sbont. Al raccordarsi con esso la prima sorpresa: un'ombrellifera rinsecchita che mi sfida in altezza! Poi solo bosco. La neve inizia ad aumentare ma i piedi affondano comodi, un primo strato soffice è seguito da una croccantezza che non t'aspetti. Una dozzina di centimetri che non richiede l'uso delle ciaspe che, per me, rimangono solo un mezzo non certo un fine. Troppo rumorose e scomode per esserlo. Il troi si districa in un bosco sospeso. Tutto pare immobile. Le gemme dei faiârs spuntano appena dagli esili rami su cui la notte ha ricamato un vestito che sta stretto. I pini più alti iniziano a scrollarsi di dosso il peso. E così sarà. Tutto il giorno. Una danza postuma. Falische ghiacciate che si tuffano tornando acqua, brillando come comete grazie ad un sole prepotente. Su alcuni faggi la neve non s'è adagiata solo sopra, ma pure intorno. Così quegli intirizziti braccini diventan nervature di strani alberi color latte. Sulla carrareccia incontriamo un giovane cervo, faceva l'anello al contrario! Lo vediamo fuggir nel bosco, in salita, sbuffando di fatica. Poi ritorna anche un Bivera da cartolina e la carrareccia mostra la scia delle motoslitte. Sulla strada del Ruke incrociamo diversi turisti per poi riperderci in una fiabesca solitudine. La discesa del monte Cavallo a tratti pare una pista di biglie. Ti viene da rotolare e correre anche quando si fa esile! Breve, troppo breve il nuotar con gli occhi in quel bosco. Le nevicate si fan veli di seta. Qualche foglia galleggia mostrandosi tutta, altre, immerse ed opache, si fan ombre. I fusti degli alberi salgon esili e spogli come fossero fiammiferi, per poi riempirsi di braccia, spingendosi l'un l'altro. Il biancore sottolinea ogni fuga di ramaglia! Un bosco come tanti, ma che porterò con me a lungo. Non tanto per le diverse palle di neve con cui mi ha bersagliato in piena nuca, nascondendo il ramo e fischiettando come nulla fosse, ma perché ha ridisegnato il sorriso sul volto di chi m'accompagnava. Sussurrandole il proprio inno alla vita e lasciando liberi quegli occhi di scintillare, affamati nuovamente di quel nutrimento per l'anima che ci circonda. Nota tecnica: la discesa del monte Cavallo in presenza di neve necessita di un minimo di esperienza in ambienti innevati, striminzita e ripida è invisa alle ciaspe. Con forte innevamento è poco consigliabile, fatta in salita poi, risulterebbe faticosa e non sempre di facile individuazione.(13.02.2016)
  • 22/12/2010 Se io facessi quasto sentiero in quasto periodo dell'anno dovrei avere delle ciaspole? o dei Ramponi? non sono molto esperto a camminare d'inverno ma quaste informazioni mi serebbero utili per sapere che attrezzatura portarmi via
  • 12/06/2006 Alla persona che ha scrito il commento qui sotto se per cortesia mi può indicare un indirizzo EMail a cui scrivere per avere maggiori info.Grazie... Ivo Pecile - SentieriNatura
  • 12/06/2006 Annotazioni relative al percorso da voi segnalato “Anello di Sauris”.Ieri 11 giugno 2006, abbiamo tentato di percorrerlo. Alcune note relative il giro: la descrizione da voi segnalata è datata dicembre 2004, ma da allora qualcosa è cambiato in peggio e ve lo segnaliamo.Dopo l’attraversamento del torrente, sono praticabili circa 10 metri perchè una frana ha cancellato il sentiero ed il terreno cede continuamente sotto i piedi per cui il passaggio è impossibile. Siamo ridiscesi nel letto del torrente e risaliti tra alberi e sterpaglia, con foglie secche e terriccio umido sotto, per cui molto scivoloso, riprendendo il sentiero non senza difficoltà.Si procede bene per qualche tempo ma la “ben visibile carareccia” non si vede ed arrivati alla selletta, ci si trova in mezzo ad un bosco dove stanno tagliando alberi d’alto fusto, uno dei quali, centenario, enorme sia per la lunghezza che per il diametro del tronco, sbarra completamente il passaggio. Ci si ritrova alla nostra sinistra una frana con un dirupo di un centinaio di metri e alla nostra destra, questo ammasso di alberi abbattuti che impediscono di trovare il sentiero, un pino con un tronco già tagliato ma ancora in piedi e con la speranza che non cada proprio al nostro passaggio, vista la sua altezza e il suo appoggio su vicini alberi secchi. Districandosi e graffiandoci in mezzo a questa vera e propria giungla, a stento troviamo poi una traccia di sentiero (linee gialle e celesti ma molto sbiadite e rare). A questo punto, della succitata “ben visibile carrareccia” non si vede ancora l’ombra ma indietro ci rifiutiamo di tornare: bisogna fare in discesa, su quel terreno scivoloso, il percorso che ci porti ad attraversare il torrente. Nel costante peregrinare in mezzo al bosco, tra scivoloni, graffi, rovinose cadute e sfiorate rotture di gambe e braccia, risalendo un altro pendio, riusciamo finalmente a scorgere la carrareccia. L’intenzione era di fare tutto il giro ma dopo questa avventura, decidiamo di interrompere quella che avrebbe dovuto essere una piacevole escursione, scendendo a Sauris di sotto, non appena ci si presenta la possibilità; sul resto del percorso non possiamo quindi segnalare nulla. Speriamo sia in condizioni migliori di quanto trovato in questo primo tratto. Non siamo dei pivelli alla prima uscita, facciamo molte escursioni anche in Alto Adige dove i sentieri son ben segnalati, camminate che durano molte ore, quindi non passeggiatine da tacchi a spillo ma un sentiero in questa condizione non ci era ancora capitato pur avendo già avuto almeno altre tre simili esperienze alle spalle. Riusciamo a capire quando poi si sentono notizie di escursionisti che si perdono, che si infortunano se non ci lasciano la pelle. Noi d’ora in avanti sceglieremo di percorrere solo sentieri ben segnalati perché una tranquilla escursione non si tramuti in disgrazia.
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  • Fioritura a Sauris. Stavolo nei pressi di Sauris di sotto. . ...
    27/06/2006 Fioritura a Sauris. Stavolo nei pressi di Sauris di sotto. . ...
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