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    Anello di forcella Vallone e sentiero del Centenario dalla val Rio del Lago
    Alpi Giulie
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I percorsi di SentieriNaturaM28

Anello di forcella Vallone e sentiero del Centenario dalla val Rio del Lago

Avvicinamento

Dalla località di Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte attraverso la statale n.13 Pontebbana, scendere verso Cave del Predil per poco più di 5 km fino al ponte sul canale della Trincea. (m 989, cartello CAI, parcheggio lungo la strada). Qui si può giungere anche da Tarvisio risalendo la Val Rio del Lago.

Descrizione

Dalla curva poco prima del ponte, si stacca dalla strada il segnavia CAI n.650 che prende a risalire ad ampi tornanti le pendici della Cima Pesce all'interno di una bella faggeta. Più in alto il percorso si allontana per un tratto dal canalone del rio della Trincea per intersecare un piccolo greto secondario. Nei pressi della quota 1433 ci si innesta su un sentiero più ripido che proviene da destra: si tratta del Sentiero del Re di Sassonia (CAI n.629) che collega il rifugio Corsi al ricovero Brunner traversando le impervie pendici della Cima Alta di Riobianco. Oltrepassata una piccola insellatura con ruderi e caverne di guerra, ci si inerpica sulla destra salendo tra i mughi, guadagnando quota in una vegetazione che va diradandosi lasciando finalmente intravedere l’altopiano del Canin ed il grande complesso roccioso dello Jof Fuart. Dopo aver incontrato un piccolo rio il sentiero prende a traversare oltrepassando un tratto friabile consolidato da tronchi. Il piacevole falsopiano si interrompe in corrispondenza di un marcato canalone che ha profondamente inciso il versante. Qui il sentiero cala ripidamente fino a toccare il fondo del canale e risale sull’opposto versante tramite una cengia rocciosa assicurata da un breve spezzone di cavo. Dopo aver riguadagnato quota il sentiero interseca un secondo impluvio quindi riprende a salire in diagonale raggiungendo la testata del vallone alla base dello zoccolo roccioso su cui sorge il rifugio Corsi. Lasciata a sinistra la discesa per il sentiero dei Tedeschi, ci si sposta sulla destra risalendo per balze rocciose articolate fino a riuscire sul pianoro che ospita il rifugio Corsi (m 1874, splendido belvedere sulle vette di confine).
Si prosegue a monte del rifugio lasciando subito a sinistra il bivio per il passo degli Scalini. Il sentiero compie una larga ansa verso destra e sale a raggiungere il ripiano erboso soprastante. Ad una seconda deviazione ci si mantiene ancora sulla destra lungo il segnavia principale n.625. Si scende di qualche metro per assecondare una fascia rocciosa e ci si ritrova alla base del grande ghiaione che scende da forcella Vallone. La risalita è inizialmente abbastanza agevole poi la traccia si fa sempre più esile fino a confondersi negli sfasciumi finali lungo i quali si risale faticosamente raggiungendo l’intaglio di forcella Vallone (m 2180). A questo punto chi volesse evitare le attrezzature del sentiero del Centenario può scendere direttamente lungo le ghiaie dell’opposto versante calando direttamente nel catino del bivacco CAI Gorizia. Volendo invece effettuare l’escursione completa ci si porta tramite un aereo traverso all’ingresso della galleria, ben visibile dalla forcella, dove ha inizio il Sentiero del Centenario (targa). La galleria non presenta difficoltà ma è immersa nella più completa oscurità rendendo necessaria la presenza di una torcia. Dopo un tratto iniziale su fondo di roccia umida, alcuni gradini rinforzati conducono alla prima scaletta di legno. Poi, tramite un corridoio, si accede ad una grande stanza con feritoie dove una seconda scaletta porta all’uscita dalla galleria. Qui hanno inizio le attrezzature per le quali si rende necessario l’uso di caschetto e imbragatura: una breve paretina assicurata dal cavo consente di guadagnare un cocuzzolo erboso dal quale si traversa raggiungendo la base di un canalino detritico che si risale uscendone in ultimo sulla destra. Superato un breve salto roccioso privo di cavo, si prosegue con un aereo traverso su cresta che richiede qualche attenzione. Toccato il punto più alto si procede lungo l’esile cresta delle Cime Piccole di Riobianco nel tratto forse più bello della traversata. Dopo qualche saliscendi su terreno articolato e friabile si aggira un cimotto su zolle erbose raggiungendo il ciglio di una profonda spaccatura. Una doppia serie di cavi ed una scala metallica consentono di calare sul fondo del canale. Le attrezzature proseguono poi sulla parete opposta con un tratto piuttosto verticale dove occorre fare affidamento anche sulle braccia. Il sentiero presenta poi un’ultima difficoltà costituita da una paretina attrezzata più malagevole che difficile che va discesa utilizzando anche i numerosi appigli. Ancora un breve traverso e ci si ritrova sulle roccette soprastanti la forcella Alta di Riobianco (m 2150) dove hanno termine le difficoltà e ci si può soffermare ad ammirare le fioriture di potentilla rosea e campanula di Zois.
La discesa dalla forcella si svolge inizialmente su terreno malagevole e friabile mentre più in basso qualche lingua di ghiaia permette di franare più facilmente verso il bivacco CAI Gorizia. Nei tappeti erbosi che contornano il bivacco è possibile osservare ad agosto la fioritura della genziana a foglie acute, un raro endemismo delle alpi orientali. Riguadagnato il segnavia CAI n.625 ci si affaccia ben presto sull’orlo del grande vallone detritico che scende dalla conca del bivacco. Dapprima su terreno roccioso e poi per traccia sassosa si cala lungo la valle di Riobianco. Lasciata a sinistra la deviazione per la forcella di Riobianco il sentiero compie una decisa ansa verso sud perdendo quota nella fitta mugheta. In breve si rientra nel bosco scendendo con un paio di tornanti al ricovero Brunner (m 1432). Si cala ancora per un tratto a larghe anse nella faggeta, poi, attraversato il greto principale, si guadagna definitivamente la sinistra orografica. Il sentiero incontra ancora il solco di alcuni greti secondari ed una zona di placche inclinate per terminare infine sulla strada asfaltata a poca distanza dal punto di partenza.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
AA - Percorso attrezzato
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
019
Dislivello
1300
Lunghezza Km
10,3
Altitudine min
989
Altitudine max
2237
Tempi
Dati aggiornati al
2004
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  • 22/08/2018 Escursione effettuata 21/08/2018. L’intenzione era quella di fare l’anello saltando il Sentiero del Centenario, ma raggiunta Forcella Vallone la discesa verso il bivacco CAI Gorizia mi è parsa un azzardo eccessivo; la ripida discesa su terreno instabile e l’assenza di segnavia mi hanno fatto propendere per un rientro rifacendo a ritroso il percorso della salita. Partendo dalla strada di Val Rio del Lago fino al Rif. Corsi è un bel percorso escursionistico, con alcuni brevi tratti attrezzati che danno una mano a superare i passaggi più impegnativi, che non richiedono comunque l’autoassicurazione. La salita finale verso la Forcella Vallone è faticosa, ma, anche se il terreno è detritico, la pendenza non è tale da esporci al pericolo di scivolare. Anche senza completare l’anello è un percorso che merita fatto, perché, come disse J. Kugy “Per quanti monti io abbia visto niente eguaglia le GIULIE”. Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
  • 23/07/2017 23-7-2017 Percorso oggi come da relazione di SN. Giornata calda con foschia e squarci di sereno. Molto bello e visivamente appagante il tratto che percorre la cresta delle Cime piccole di Riobianco con alternanza di cenge,guglie,torri e forcelle.Attrezzature in ottimo stato. Molto comode le nuove staffe in acciaio che sostituiscono la vecchia scaletta.Lo stretto caminetto finale in discesa è meglio prenderlo dall'esterno come già suggerito da Fabrizio.La discesa dalla forcella alta di Riobianco verso il bivacco Gorizia non è segnalata .Consiglio di farla tenendosi(nella parte alta) sul lato sinistro dove c'è più roccia solida e meno sfasciumi.Nella parte finale c'è una traccia abbastanza evidente che conduce al bivacco dove sostano numerosi stambecchi.Buone montagne a tutti.
  • 05/07/2017 Percorso oggi 5 luglio, come da Sentieri Natura, in unica giornata. Attrezzature a posto, nessun nevai residuo, tutto ok. Peccato la giornata piuttosto calda ed umida con sviluppo di nubi e nebbie che spesso hanno nascosto il panorama. Presenza di stambecchi. Buona gita a tutti.
  • 30/08/2016 Percorso lunedì 29 agosto. Partiti dal rifugio Corsi dopo il pernottamento, forcella del Vallone, sentiero del Centenario, bivacco CAI Gorizia, ricovero Brunner, val Rio del Lago. Il sentiero del Centenario è un percorso avvincente e per la parte tecnica nulla da aggiungere alla relazione precedente.
  • 28/08/2016 Percorso effettuato ieri in una splendida giornata d'agosto senza quasi una nuvola, salita alla forcella del Vallone molto faticosa. In compenso abbiamo trovato il sentiero del Centenario in condizioni impeccabili con le attrezzature rinnovate da pochissimo in maniera egregia (posa in opera di numerose staffe in acciaio al posto della vecchia scala).Il passaggio in discesa nella stretta fessura, se preso dall'esterno è abbastanza agevole anche con lo zaino. Dopo quasi vent'anni dall'ultima volta che l'ho percorso, l'ho trovato molto più divertente. Ritengo però sia utile il set di autoassicurazione anche se nel complesso la ferrata non presenta grosse difficoltà.
  • 16/09/2015 Il bosco m’accoglie latrando. Non mi decido se cedere allo stupore o alle risa quando vedo fuggir via la femmina mentre il maschio non mi perde d’occhio. Resta nelle vicinanze, continuando ad abbaiare. Roco. E’ la stagione del coraggio! Ci tiene alle sue conquiste! Il capriolo difende il suo territorio ma soprattutto l’harem che gli dev’esser costato delle belle azzuffate. A mi sberle: va a ciriti la to di une atre bande! Più in alto diversi camosci coi piccoli. Mmmh…la giornata potrebbe fermarsi qui. Ma continua senza che il grigiore scalfisca la gioia che mi divora. Al Corsi assisto all’atterraggio di un elicottero. Rosso. Temo il peggio. Ma quando leggo sulla fiancata “Idrospurghi”, robis che o mi ribalti!. Mi sarei aspettato piuttosto quello della Bo-Frost! Continuo a salire tra l’incombenza di pareti che mi si chiudono intorno passo dopo passo. S’abbandonano le ultime lingue verdi che osano scivolare dal Montasio, per entrare in una galassia stentorea, dominata da sfumature monocromatiche, interrotta solo dalle poche screziature rosate di quei titani. La galleria poi è un'altra sorpresa. Unica ragione per non effettuare l’itinerario al contrario. L’onomatopeico Swissshh! Doh! sarebbe assicurato. Più attenzione dell’ancorar i piedi va messa nell’evitare i taglienti e arrugginiti passacavi posti sulle pareti. All’uscita, complici le velature, la cima alta di Riobianco diventa la protagonista. Il troi è spettacolare, circondato da baratri impressionanti, meno banale di come me l’aspettavo. Il punto più “impegnativo” è quello della scala metallica. Ovvero ove ERA situata la scaletta. Sostituita ora da diverse staffe (una delle quali ha già ceduto in parte) che rendon la discesa più divertente. Risalita la successiva parete ci si può rilassare. Io volevo farlo sulla cruna della Cima Alta ma dalla forcella non ho scorto i bolli rossi e soprattutto mi son lasciato intimorire dalla sua impetuosa verticalità. Uno stambecco ha annuito dalla striminzita prateria che anticipa la vetta. Pareva un naufrago, disperso nella sua isola, in mezzo al cielo sconfinato. Quindi sono ritornato sulla più alta delle Cime Piccole per saziare gli occhi. A tratti il nuvolame ha sollevato le sue falde. Prima a far vedere le sorelle Castrein, poi gli spazi a settentrione e ancora tante altre cartoline, incorniciate dai vapori. Al Gorizia, un branco di stambecchi. I piccoli scorazzano qua e là, i giovani si scornano di tanto in tanto, giusto per passare il tempo. Resto un po’ con loro fino a capire d’esser di troppo. Puntando al mio hotel sassone a cinque stelle, fisso in continuazione la Vetta Bella, meta del giorno dopo. Sarà una camminata speciale, impressa com’è nei ricordi delle pochissime cime su cui, qualche decina di anni prima, alpinisti esperti avevano trascinato il babbo. (10.09.2015)
  • 08/07/2014 Sottoscrivo assolutamente tutto quello che ha detto il precedente commentatore, tra l'altro mio omonimo, e cioè:1) la galleria d'attacco del sentiero del centenario é buia, ripida, scivolosa. Prima di imboccarla indossate un paio di guanti, perché vi assicuro che se poteste vi aggrappereste ai pochi appigli anche con i denti, dunque senza guanti vi rovinereste le dita2) la parete dopo le scalette metalliche va affrontata solo dopo aver ridotto al minimo l'ingombro, soprattutto verticale, dato che rimanere incastrati con zaino o bastoncini sporgenti nella posizione non certo comoda e rilassata in cui vi troverete non sarebbe proprio simpatico, anche perché il disincastrarsi richiede...l'uso di una mano, con la conseguenza che praticamente vi trovereste a sostenere buona parte del vostro peso con un braccio solo (il punto é piuttosto verticale). Per me sono stati secondi interminabili. Però ho scoperto di avere nel braccio sinistro una forza che non credevo...Dunque, ricapitolando: torcia frontale e guanti in galleria e ingombri minimi dopo le scalette metalliche.Con questi due davvero semplici accorgimenti dovrebbe andare liscia come l'olio, perché galleria senza appigli a parte (per l'altro punto onestamente non si potrebbe fare granché, né, tutto sommato, occorrerebbe), il sentiero é ottimo e l'escursione in generale, stupenda.
  • 31/10/2013 Ho avuto lo stesso problemino del commentatore precedente, anche se in un punto diverso: nel risalire la paretina subito dopo le scalette di metallo, sono rimasto "incastrato" in un punto in cui sarebbe stato meglio non avere noie. Mi sono poi accorto che la causa erano i bastoncini che sporgevano da sopra lo zaino. Attenzione a ridurre gli ingombri, quindi! Un' altra cosa che mi sembra valga la pena di sottolineare è che la galleria di accesso al sentiero del centenario è un po' ripida, con fondo bagnato e avara di appigli: non eccessivamente preoccupante, ma non è proprio il caso di scivolare.A parte queste due attenzioni, il sentiero merita senz'altro la fatica (neanche troppa, visto il crudo "1300" nella casella dei metri di dislivello)...cuore, occhi e mente ringrazieranno!
  • 06/09/2013 Prima escursione di settembre, fatta ieri, compreso il sentiero del centenario, seguendo esattamente le indicazioni di SN. Il sentiero del centenario è bello e appagante, ottimamente segnalato e con tutte le attrezzature in ordine. Ho avuto solo qualche difficoltà scendendo dall'ultima paretina attrezzata, dove ho rischiato di restare incastrato con lo zaino e per passare ho dovuto sganciarlo. Mi sono rovinato gli scarponi sugli sfasciumi e le ghiaie mobili, scendendo dalla forcella alta di Rio Bianco verso il bivacco Gorizia ... Durante tutta l'escursione ho incontrato solo due femmine di stambecco e un cucciolo mentre ho visto numerosi camosci sia lungo la salita verso forcella del Vallone che lungo il sentiero sotto il bivacco Gorizia. Ho notato anche che i gatti al rifugio Corsi sono sempre più numerosi! Mauro.
  • 01/08/2013 Percorso ieri 31/07/13 esattamente come descritto, manco dirlo alla perfezione, su SN M28. Naturalmente dimentico a casa la pila che in galleria è indispensabile considerato il percorso tortuoso. Mi ricordo di avere in auto una torcia che si carica a manovella come una dinamo e su. Giornata ottima e percorso pure. Lo conoscevo perchè fatto altre volte ma mi mancava il Centenario. L'ho trovato oltre che bello e vario, ottimamente attrezzato ove necessario. Ai piedi del canale che scende dalla Forca alta di Riobianco, bel gruppo di camosci e qualche piccolo a brucare tra le basse erbe. Se in alto c'era una piacevole brezza fresca, sotto il Biv. Gorizia tra i mughi si suda in abbondanza. Rigenerante entrare in contatto con acqua corrente freschissima nel rio sottostante. Sulle Cime Piccole panorama limpido in ogni direzione. Un unico veloce incrocio con altro solitario come me poco prima del Brunner. Tutto magnifico. Buone camminate.
  • 29/07/2013 Mi era stato detto che meglio non farlo in solitaria, e poi una donna…Percorso oggi questo sentiero della memoria escludendo il centenario, l’umidità delle caverne non avrebbe aiutato le giunture cigolanti e non mi sento a mio agio nelle vesti di un’arvicola. S’inizia con la poesia di un bosco ingentilito da ciclamini e saporite fragoline, si continua con cascatelle e pozze limpidissime che distraggono l’occhio dal cavo che aiuta a superare i due tratti erosi e friabili. Poco oltre l’incontro con il re di Sassonia a sinistra un muretto sul quale spiccano alcuni anelli arrugginiti che evidentemente servivano per la sosta degli animali. La salita al Corsi è divertimento puro, un piacere destreggiarsi fra sassi con l’aiuto di qualche cavo qua e là, arrivare il forcella è decisamente più semplice e meno faticoso di quanto a prima vista potrebbe sembrare: lassù, su ghiaie…e invece ci si arrangia su qualche rara zolla erbosa, su qualche traccia più consolidata, qualche segnavia, ma tanto la meta è ben visibile.. e poi il puntino rosso del bivacco, ignorato il centenario per cui discesa su ghiaie con mooolta prudenza. Attorno al bivacco alcune lingue di neve su cui si aggirano placidi camosci con prole, mi fissano e secondo me si giocano tutto puntando sul numero delle mie cadute, spiacente per loro, rimasta in piedi. Gli passo vicino e non scappano, sono camosci di mondo…Lunga discesa su sentiero sasso-ghiaioso, fastidiosetta ma è il giusto prezzo da pagare per questo bellissimo giro, poesia la capanna Brunner, acqua fresca e giochi d’acqua, cascate e pignatte lungo il rio Bianco, candidi i massi. Raponzolo di roccia, solo, piccolo, alla fine delle lastre inclinate all’ingresso del bosco, mi stupisco e….per fortuna i camosci non mi vedono…
  • 25/07/2013 Ci sono stato il 22 luglio. Percorso della memoria ma anche della rupe e pure dell’acqua. Ricorda vagamente l’anello di Forcella del Leone. Descrizione e direzione, come al solito, ineccepibili. A parer mio farlo al contrario sarebbe meno appagante e più faticoso. Senza la variante per il Centenario, il percorso non presenta difficoltà tecniche, fatto salvo il tratto di discesa, da Forcella Vallone al bivacco Cai Gorizia, che - ad occhio - va affrontato solo con un po’ più di cautela. Tutto il percorso, ed in particolare il tratto del Centenario, è ottimamente segnalato e mantenuto come pure le attrezzature. Almeno due punti del Centenario, evidenziati anche su SN, non sono proprio banali e vanno affrontati con cautela. Consigliato sicuramente l’uso del kit da ferrata e della torcia, quest’ultima per evitare di scornificarsi in galleria. L’unico tratto non segnalato è quello in discesa, dalla Forcella Alta di Rio Bianco al bivacco: si cala comunque in libera alla “viva l’A e pò bon”, puntando al cofanetto rosso e tenendosi, preferibilmente, distanti dalla parete di roccia a destra dall’alto della quale gli stambecchi mirano per lo strike. Numerosi i quadrupedi, completamente assenti i bipedi e Corsi assediato dai gatti. Re di Sassonia ancora vietato al transito da entrambi gli accessi. Voto al percorso: tre stelline e rimandato a settembre per il ripasso.
  • 16/06/2013 Giro stupendo merita.
  • 03/03/2008 Sentiero CAI: sent. del Centenario. da forc. del Vallone a forc. Alta di Rio Bianco. cavo spezzato. Il 13.10.2007 risultava spezzato il tratto di cavo che aiuta nel traverso esposto dopo la risalita dell'intaglio a cui si accede tramite una lunga scala,per chi proviene dal rif.Corsi.Per chi gia pratico di roccia si può arrampicare dal fondo dell'intaglio ma per il semplice escursionista la cosa può risultare problematica se non assicurato con spezzone di corda.. nadia.montanara@yahoo.it
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