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    Traversata delle cime Castrein dalla Val Rio del Lago
    Alpi Giulie
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    Traversata delle cime Castrein dalla Val Rio del Lago
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I percorsi di SentieriNaturaM27

Traversata delle cime Castrein dalla Val Rio del Lago

Avvicinamento

Dalla località di Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte attraverso la statale n.13 Pontebbana, scendere verso Cave del Predil per circa 3 km fino ad incrociare sulla sinistra l’inizio di una pista forestale poco prima del ponte sul rio Grantagar (indicazioni per il rifugio Corsi, sentiero CAI n.628). E’ possibile lasciare l’auto qui o proseguire lungo la pista un poco dissestata fino ad un ampio spiazzo con successivo divieto di transito (parcheggio, m 1043).

Descrizione

Si inizia a salire lungo la pista sassosa guadagnando quota con una serie di ampie svolte sulla costa boscata compresa tra il rio Grantagar ed il rio Torto. Il bosco, formato prevalentemente da abete rosso, faggio ed acero di monte, si dirada in corrispondenza dei tornanti lasciando intravedere il profilo delle vette che chiudono a sud la val Rio del Lago Intorno a quota 1300 la strada prosegue con un lungo rettilineo a pendenza più accentuata che si esaurisce sul ripiano alla base del pascolo di malga Grantagar (m 1530). Senza bisogno di raggiungere l’edificio, si lascia il segnavia principale che verrà utilizzato per il ritorno e si devia a destra seguendo le indicazioni per il rifugio Corsi, già visibile in alto. E’ questo il cosiddetto sentiero dei Tedeschi, una scorciatoia che costituisce la via più spedita per raggiungere il rifugio. Si perde impercettibilmente quota in corrispondenza di due piccoli corsi d’acqua che vanno guadati, poi il sentiero si impenna e, mantenendo una buona pendenza, riprende a salire all’interno di una bassa vegetazione. Ci si innalza lungo un costone intersecando alcuni rigagnoli e proseguendo grosso modo lungo la direttrice della teleferica, poi più in alto la pendenza si appiana ed il sentiero si affaccia sul vallone di destra. Senza necessità di scendervi si rasenta una fascia rocciosa percorrendo una breve ma esile cornice (cavo metallico). Si raggiunge poi terreno più comodo alla base di un grande zoccolo roccioso innestandosi sul segnavia CAI n.629, tramite il quale ci si sposta sulla destra risalendo per balze articolate tra i mughi. Il sentiero interseca lame rocciose, placche e qualche salto che rendono accidentato il percorso ma ben presto esce sul pianoro superiore e con un paio di svolte raggiunge il rifugio Corsi (m 1874, splendido belvedere sulle vette di confine).
Dal rifugio si imbocca l'unico sentiero che sale dietro il rifugio lasciando subito a sinistra il bivio per il passo degli Scalini . Oltrepassata anche la sorgente, il sentiero si accosta al grande zoccolo roccioso che costituisce il poderoso basamento dello Jof Fuart . Dopo aver risalito le prime balze erbose si lascia a destra il segnavia principale (CAI n.625) diretto a forcella Vallone e al bivacco Brunner e, pochi metri dopo, un secondo bivio, sempre a destra, per la forcella di Riofreddo ed il rifugio Pellarini . Tenendo dunque la sinistra (indicazioni per lo dello Jof Fuart ) il sentiero compie un'ansa accostandosi ad un colatoio roccioso sul cui fianco risale, guadagnando la base di una paretina. Una freccia rossa indica di superare l’ostacolo per proseguire lungo la salita alla via normale dello Jof Fuart , ma noi invece ignoriamo questa indicazione per scendere pochi metri sulla sinistra lungo un cengione detritico. Affiancata una parete si riprende a salire con l’ausilio di qualche sbiadito bollo arancione. Esaurita anche la rampa ci si ritrova alla base del pendio che scende dalla forcella Mosè, sovrastata dal caratteristico monolite. Su traccia più marcata si supera una zona di grandi massi ed infine a svolte si raggiunge l’intaglio (m 2271), affacciato su una gola impervia che sprofonda verso la Alta Spragna. Sulla forca si possono riconoscere i resti di un caposaldo austriaco mentre una traccia si allontana verso destra raggiungendo alcune rientranze scavate che ospitavano i baraccamenti.
Dalla forcella ci si innesta sul sentiero Anita Goitan che proviene da destra e che utilizzeremo fino alla sua conclusione presso la forcella Lavinal dell'Orso. Seguendo la freccia si piega a sinistra trovando subito un gradino roccioso con cavo e pioli. Oltre questo primo ostacolo, si sale affiancando un canale detritico, poi si prosegue con buona pendenza rimontando a svolte alcuni ripidi pendii erbosi intervallati da una breve cengetta attrezzata. Laddove il terreno si fa più detritico si incontrano i resti della teleferica e l’ingresso di una caverna, collegata con le postazioni in vetta da un camminamento gradinato ancora ben conservato. Percorsa una trincea si esce finalmente sull’erboso pendio meridionale (ampia vista sulla val Rio del Lago) dove la pendenza concede una breve tregua. Prima di proseguire è consigliabile salire sulla destra, raggiungendo la cresta di una antecima dalla quale si possono apprezzare le fortificazioni della cima est da un punto di vista ottimale. Queste balze rocciose sono frequentate dagli stambecchi che non sarà difficile osservare mentre si spostano con grande perizia sulle esili cenge sospese sopra i burroni settentrionali. Ripreso il sentiero, si contorna uno spigolo raggiungendo il punto dove si stacca a destra la traccia che conduce in vetta (ometto). Con una breve risalita ci si porta ad un intaglio proseguendo poi a sinistra sul versante nord dove una ardita scalinata conduce ad un ripiano posto circa a metà del cocuzzolo sommitale. Dal ballatoio ci si può addentrare nella grande galleria che si apre sul fianco e che trafora completamente la cima. Il cunicolo presenta due grandi aperture: una rivolta verso il passo degli Scalini ed una seconda affacciata sulla cima occidentale, anch’essa sede di un presidio durante la Grande Guerra. Per salire in vetta dobbiamo superare un’ultima difficoltà costituita da un gradino roccioso non esposto che richiede l’uso delle mani poi, per tracce di camminamenti, si arriva senza altri problemi sulla Cima Castrein est (m 2502, panorama grandioso).
Dopo essere ridiscesi alla forcellina ed avere riguadagnato il sentiero Anita Goitan, si perde quota velocemente lungo un ripido pendio. Il sentiero piega poi a destra raggiungendo un costone dal quale si apre una bella visuale sulla lunga cresta del Cregnedul. Man mano che ci si abbassa la pendenza degli spioventi erbosi si fa sempre più marcata costringendo il sentiero a cercare i punti migliori per scendere. A piccole svolte si cala così alla forcella Lavinal dell'Orso forcella Lavinal dell'Orso (m 2138), stretto ed incassato intaglio che separa le Cime Castrein dalla Cima de la Puartate. Dalla forcella si piega a sinistra lungo il segnavia CAI n.626, traversando agevolmente le ghiaie di un valloncello che poi si allarga a vasto pendio erboso. Poco più sotto si incontra il segnavia CAI n.625 che dal passo degli Scalini conduce al rifugio Corsi e lo si segue a sinistra perdendo ancora quota a svolte in direzione del Campanile di Villaco. Al successivo bivio ci si tiene a destra imboccando definitivamente la via del ritorno lungo una buona mulattiera che scende a tornanti verso il pianoro di malga Grantagar (CAI n.628). Dalla casera, recentemente riammodernata, si utilizzerà poi il medesimo percorso dell'andata.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Settembre
Carta Tabacco
019
Dislivello
1400
Lunghezza Km
14,5
Altitudine min
1043
Altitudine max
2502
Tempi
Dati aggiornati al
2008
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  • 07/08/2017 7-8-2017 Traversata delle Cime Castrein partendo da Sella Nevea percorrendo il sentiero 625 fino al bivio per la Lavinal dell'Orso.Il ripido pendio erboso sopra la Lavinal ha richiesto particolare attenzione perché fradicio d'acqua. Individuata nella nebbia l'ormai consunta freccia rossa rovesciata sono salito in cima alla cima est.La fatica è stata ben ripagata perché sbucando sopra la spessa coltre di nubi mi è apparso uno spettacolo mozzafiato e indescrivibile a parole.Disceso tra le fitte brume ho raggiunto quella che,nella nebbia, sembrava la forcella Mosè e quindi il Corsi e di nuovo al Passo degli Scalini giù fino a Sella Nevea.
  • 30/08/2016 Percorso domenica 28 agosto. Giornata splendida per affrontare questo tipo di percorso, il caldo non aiuta ma l’importante in questi casi è avere sempre una buona scorta d’acqua. Partiti da sella Nevea, passo degli Scalini, lavinal dell’Orso, cima Castrein, forcella Mosè, rifugio Corsi, dove ci siamo fermati a pernottare per eseguire il giorno successivo il sentiero del Centenario e scendere attraverso la valle di Riobianco alla val Rio del Lago. Per quanto riguarda il percorso alle Cime Castrein, seguire le istruzioni magistralmente esposte da “laura.molinari”, per il resto bisogna farlo per capire l’intensità delle sensazioni che sprigiona un percorso di questo tipo.
  • 03/08/2016 02/08/2016 Sarà un pò per variare e per "limare"un pò di dislivello che apporto una variante a S/N,partendo dall'Alt. del Montasio per l'esc alle Cime Castrein. Una bella mattinata serena....con il silenzio interrotto solo dai strdii di numerose marmotte,nel lungo traverso per il Passo degli Scalini,una famigliola di stambecchi pascolava invece nei ripidi prati soprastanti il Passo Lavinal del Orso.Poi sù con cautela,dove l'erba e il terreno bagnato nelle strette e inclinate svolte,erano una reale insidia, fino alla base delle roccette....ma regalando panorami mozzafiato.Non difficile individuare sul masso la deviazione dove salire,anche se l'indicazione è rivolta verso il basso, (MAH!!!) accorta ma non difficile la salita per la cima, con i gradini "lavati"dalla pioggia serale,lasciando sempre un pò di ghiaino insidioso. Con un ovattato silenzio i magici attimi in cima circondato da montagne stupende...rendendo superfluo ogni commento, con un percorso articolato la discesa verso Forc. Mosè, una sosta al Rif. Corsi, poi il rientro all' Altopiano. Mandi
  • 30/08/2015 Percorso giovedì 27 agosto. Clima ideale, giornata serena e soleggiata, ma non troppo calda. Siamo partiti e rientrati a Sella Nevea, anche noi abbiamo deciso di compiere l’anello nel senso contrario a quello proposto da SN, sia perché dal Passo degli Scalini il Lavinal dell’Orso per la salita è decisamente più a portata di mano, sia perché la discesa alla Forcella Mosè è più sicura. Il sentiero è tranquillo sino al Lavinal dell’Orso, poi sale per prati estremamente ripidi, che devono risultare poco simpatici in discesa, specie in caso di umidità. I segnavia sono piuttosto rari e sbiaditi e la traccia è strettina, qua e là c’è qualche smottamento e bisogna indovinare il prosieguo del sentiero (sempre mirando in alto). Non ci sono comunque problemi di orientamento, almeno col bel tempo. Bisogna invece prestare molta attenzione a individuare la deviazione per la cima, segnalata da una freccia rossa molto sbiadita su di un masso e da un piccolo ometto poco più in alto (allego foto). Grazie alle precise dritte della gentilissima Loredana, che condivido con voi, non abbiamo avuto difficoltà ad individuare il punto: si trova a quota 2.450 metri circa, poche decine di metri prima dell’unico cavo corrimano presente sulla salita; se – salendo dal Lavinal dell’Orso - arrivate al cavo, bisogna tornare indietro! Da quel punto si sale su roccette un po’ liberamente mirando alla sovrastante forcelletta, dietro la quale inizia la scalinata in cemento che porta al piano della grotta. Come già rilevato nelle relazioni precedenti, la scalinata è molto esposta, ma per fortuna abbastanza larga, prudenza e concentrazione in discesa! La paretina sulla destra dell’ingresso della grotta presenta un solo passaggio un po’ ostico (il salto iniziale), superato il quale resta un brevissimo tratto di roccette facili per arrivare alla vetta con la piccola croce di filo spinato. Panorama superlativo, particolarmente impressionante la vicina piramide dello Jof Fuart. La discesa verso la Forcella Mosè è più breve ed avviene su un terreno decisamente più roccioso e su sentiero più evidente di quello di salita. Un paio di cavi metallici (non strettamente necessari, a mio avviso) aiutano a superare qualche punto leggermente esposto, il salto finale di qualche metro che conduce a Forcella Mosè è invece attrezzato con qualche fittone metallico e un cavo. Dalla forcella al Rifugio Corsi, che ci attende in fondo al vallone, il sentiero è abbastanza facile, solo in qualche punto è necessario l’aiuto delle mani per superare qualche piccolo tratto roccioso. Dal Corsi la via del ritorno è ancora lunga, ci attendono ancora circa 200 metri di saliscendi e risalita per il Passo degli Scalini, e poi giù in picchiata fino a Sella Nevea con il sole del pomeriggio che illumina la parte orientale della catena del Canin. Escursione spettacolare, con dislivello impegnativo (1600 m in totale), da affrontare solo se ben allenati e con tempo stabile. Noi ci abbiamo messo 7 ore e 45 per compiere tutto l’anello da Sella Nevea (piccole soste incluse), di cui 3.45 ore per salire, 4 per la discesa.
  • 14/08/2015 Saliti da Sella Nevea, passo degli scalini, Lavinal dell'Orso, Anita Goitan, forcella Mosè, rifugio Corsi e di nuovo Passo degli Scalini, un gran bel giro. Anch'io come Mauro, confermo che è il percorso in assoluto piu bello che io abbia mai fatto, e a dirla tutta, mi ero fatta un po' condizionare e fuorviare sulla reale difficoltà del tracciato. Certamente da percorrere con la dovuta attenzione, come sempre, individuato subito l'ometto e la freccia, la scalinata è ampia e con gli scarponi abbiamo spinto via un po' di ghiaino che comunque mi è parso ben battuto , la paretina da risalire quasi gradonata, cima di bellezza ineguagliabile, da fare e rifare in silenzio,nel rispetto che quel luogo chiede,
  • 12/08/2015 Fatta ieri in compagnia la traversata delle Cime Castrein, al contrario rispetto alla relazione SN, partendo da Sella Nevea, salendo alla Cima Castrein Est e percorrendo il Goitan da ovest ad est. Il sent. dalle Castrein a Forc. Lavinal dell'Orso è molto stretto, esposto sopra scivoli erbosi, per cui siamo scesi alla Forc. Mosè con sent. più largo e ben tracciato, benché percorribile sempre con la massima attenzione. Difficoltà: la scaletta esposta tagliata nella roccia e il salto roccioso da scalare a dx della galleria. Trovata più impegnativa la scala, in discesa soprattutto, perché vedere l'incurvatura iniziale coperta di ghiaino mi preoccupava. Concentrazione al massimo per trovare il modo migliore per scendere...vietato guardare il vuoto! Gran bel giro (9 ore di camminata soste escluse) grande soddisfazione, ma non credo di tornare ancora su questa supercima!
  • 09/08/2015 Fatta il 7/08 passando poi sotto il jof fuart e scendendo al corsi. Vista e tempo meravigliosi. Pranzato in cima nei pressi della grande caverna. Confermo sia la 'sfacchinata' sotto descritta sia l'enorme soddisfazione. In serata qche birretta al Corsi per celebrare propriamente la giornata.
  • 01/08/2013 Fatta ieri, partendo dal parcheggio vicino alla caserma della Guardia di Finanza di Sella Nevea e passando per il passo degli scalini. Dal passo degli scalini mi sono diretto verso il Lavinal dell'orso (viste molte femmine di stambecco con i loro cuccioli) e poi ho fatto il tratto dell' Anita Goitan che porta fino alle Cime Castrein. Ho mancato al primo passaggio il famigerato ometto che indica la deviazione per la cima est, per cui ho dovuto tornare indietro per ritrovarlo. Dall'ometto ci si arrampica per qualche decina di metri, senza un percorso evidente, e si arriva all'attacco della scalinata, molto esposta, che porta all'ingresso della grande caverna. A destra dell'ingresso, c'è la paretina di circa 3 metri, non esposta (I o II grado) che occorre scalare aiutandosi con le mani. Infine una serie di ometti guidano alla cima con la piccola croce di filo spinato. La vista dalla cima è semplicemente fantastica, tutto il gruppo del Canin, dal Sart al Rombon, il Montasio, la piramide perfetta del Jof Fuart, il Mangart, il Triglav ... l'occhio non sa dove posarsi, confuso da tanta bellezza ... e se non bastasse, ci sono anche gli stambecchi ad attirare l'attenzione con le loro acrobazie a sfida della forza di gravità. Lasciata la vetta, sono sceso verso la forcella Mosè e da lì al rifugio Corsi, dove una simpatica gatta rossa e il suo cucciolo accolgono i visitatori, numerosi anche ieri. Lasciato il rifugio, passaggio obbligato sotto l'ago di Villaco e la parete delle gocce per le ultime foto di rito e poi ritorno al passo degli scalini e lenta discesa fino a Sella Nevea. Sono tornato all'auto, dopo quasi 9 ore di camminata effettiva, "zombiezzato" (per dirla alla Crozza, quando imita Maroni) ma anche estremamente soddisfatto, è stato forse il più bel giro che ho fatto finora nella mia esperienza escursionistica. Mauro.
  • 30/07/2012 io ho fatto il contrario e cioè prima lavinal dell'orso e poi forcella mosè e discesa al rif. corsi.così si evita di fare il tratto finale dell' a. goitan in discesa che non è il massimo.bellissimo giro
  • 13/09/2007 La descrizione iniziale relativa al sentiero 628 è inesatta poichè ora, da dove è possibile lasciare l'auto, si diparte solamente una strada con fondo in gran parte di magrone di cemento di discreta pendenza ad uso e consumo del pascolo di Malga Grantagar e di quanti, pur essendoci il divieto, la percorrono con i fuoristrada per raggiungere la malga ed eventualmente il Rifugio Corsi. Non esistono sentieri alternativi che evitino la strada o che permettano di tagliare almeno i numerosi tornanti. In ultima analisi se siete veri alpinisti ed amanti della montagna non utilizzate il sentiero 628 per salire o discendere dal Rifugio Corsi.
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