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    Creta dai Rusei dalla val Aupa
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaM23

Creta dai Rusei dalla val Aupa

Avvicinamento

Dalla statale n.13, Pontebbana, deviare verso Moggio proseguendo poi lungo la rotabile della val Aupa per circa 9 km fino alla deviazione per Saps che si lascia sulla sinistra. Circa 1400 m più avanti si scende a destra (cartello) lungo la pista che oltrepassa il ponte sul torrente Aupa per poi risalire ad un ripiano ghiaioso dove si lascia l'auto (m 718).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
018
Dislivello
1200
Lunghezza Km
11,2
Altitudine min
718
Altitudine max
1923
Tempi
Dati aggiornati al
2011
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  • 17/10/2016 Percorso un bellissimo anello alternativo alla proposta di SN, salendo dalla Val Alba, mercoledì 12 ottobre 2016. Tempo splendido, temperatura decisamente fresca, il termometro è poco al di sopra dello zero. Il parcheggio del Rifugio Vualt è deserto, la silenziosa Val Alba si va illuminando e prende colore man mano che il sole si alza. Anche per la necessità di scaldarci, l’andatura è sostenuta, in tre quarti d’ora siamo già al casermone di Vualt, in 2 ore e 15 sul cimotto sud con croce sopra alla casermetta. Da lassù si gode un bellissimo panorama, solo di poco inferiore a quello del vicino Chiavals. La temperatura è sempre frizzante, tira anche un filino di vento, per fortuna il freschetto è attenuato dal sole che continua a splendere senza nubi. Una breve visita alla galleria di guerra appena sotto la cima, poi si decide di scendere per il “giro lungo”, percorrendo l’Alta Via Cai Moggio che taglia tutto il fianco ovest del Chiavals, sino al bivacco Bianchi. Un velo di neve compare sul sentiero e ci suggerisce prudenza, ma senza crearci fastidi. Perdiamo circa 200 metri di quota, prima di arrivare al bivio dove si stacca la traccia che ridiscende direttamente al Casermone di Vualt e dove comincia anche la nostra risalita. Subito incontriamo un ponticello di legno un po’ rovinato (uno dei tre tronchi ha ceduto), con il cavo corrimano che penzola di sotto. Non ci sono comunque problemi, si passa con sufficiente sicurezza sui due tronchi superstiti. Una breve deviazione dal percorso ci porta sino all’intaglio di Forcella della Pecora, sorvegliata sull’altro versante da un crocifisso a ricordo della II guerra mondiale. Il sentiero CAI 430 scende, ripido e friabile, giù di lì, portando sul fondo del Vallone di Gleris, verso Frattis. Noi, invece, torniamo sui nostri passi e riprendiamo l’Alta Via e la risalita verso la forcelletta a ovest della cima del Chiavals. Oltre questa la neve scompare ed il sentiero inizia la traversata in piacevole discesa che ci porta verso il Bivacco Bianchi. Arrivati nel grande anfiteatro roccioso, prima della discesa al bivacco, ci concediamo ancora una deviazione fino a Forcella Chiavals. In lontananza un branco di una ventina di camosci pascola tranquillo sotto lo Zuc dal Bor … Ahimè, troviamo il bivacco piuttosto trascurato … avrebbe bisogno di una bella ripitturata, dentro e fuori, la pulizia non brilla, gli ultimi occupanti lo hanno lasciato piuttosto in disordine … peccato! Un’ultima goccio di the dal thermos sulle panchine fuori dal bivacco godendosi lo spettacolare panorama sulla Val Alba, e poi giù … prima il tratto più roccioso, poi la cengia con la Madonnina, e infine i piedi che corrono veloci sul morbido sottobosco della faggeta … e in breve siamo di nuovo al parcheggio, altre due auto accanto alla nostra, qualcuno che passerà la notte al Cjasut! Bellissima giornata, giro veramente splendido e assolutamente consigliabile, specie in questa stagione: ambiente solitario e molto suggestivo, grandi panorami, nessuna particolare difficoltà in condizioni normali (ovviamente in presenza di neve o ghiaccio il discorso cambia!), molto appagante e non eccessivamente impegnativo: che cosa chiedere di più? In tutto ci abbiamo messo poco meno di 5 ore (di buon passo, ma senza correre), comprese le brevi deviazioni per Forcella della Pecora e Forcella Chiavals. Mandi a tutti!
  • 30/05/2016 30-05-2016 BUONE NOTIZIE PER IL SENTIERO 431 Visto le condizioni di questo sentiero riscontrate nella mia escursione di sabato 28-05, i franamenti lo rendono impraticabile poco prima della forcella Forchiadice, ieri pomeriggio ho mandato una mail al CAI di Moggio specificando il problema. Dopo mezz'ora ho ricevuto la risposta dal presidente, signor Bassa Michele, che mi diceva di aver avvertito il responsabile della sentieristica che lo ha assicurato che metterà dei cartelli di inagibilità del sentiero al suo inizio e alla forcella, bivio sentiero 425, e che, proprio quest'anno, è in programma la sua sistemazione tramite una ditta specializzata. Ringrazio il presidente del Cai di Moggio sig. Bassa Michele per la velocità, la sensibilità e la disponibilità dimostrate e tutti i componenti della sua sezione che con il loro lavoro ci permettono di frequentare i bellissimi sentieri della Val d'Aupa.
  • 29/05/2016 Saliti ieri per il 431, poco prima della forcella Forchiadice, alcuni vistosi franamenti, rendono molto pericoloso il passaggio, noi ce l'abbiamo fatta prendendoci i nostri rischi ma consiglio vivamente di non provarci. Onde evitare di rifare l'errore ripassando per il 431, molto meglio salire da Dordolla per il 422 o il 425, siamo scesi per il 422 allungandola di non poco, 5 Km. di asfalto solo per andare a riprendere l'auto. Non capisco perché all'inizio del sentiero non ci sia un cartello che ne spieghi le condizioni e che consigli le alternative possibili visto che mi risulta che è così già da un po di anni.
  • 07/06/2015 Salita ieri la Creta dei Rusei dalla Val Alba con il 425 partendo da mt. 1040 sotto il rif. Vualt. Percorso a posto, nessun problema, molto caldo, un pò di refrigerio nella galleria sottostante. Salite anche due quote a sud est della creta tramite traccia erbosa, una delle quali con crocetta di legno e rosario, da questa impressionante vista sulla creta appena salita. Proseguito con alta via cai Moggio verso SE salendo anche a forc. della Vacca (segnalazione con ometto e scritta su un sasso) per dare uno sguardo al percorso del Monte Chiavals che faremo presto. Attenzione sulla crestina finale alla creta, tratto breve ma comunque esposto (roccia e ghiaino instabile).
  • 23/08/2014 L’idea era di percorrere l’Alta Via dal Crostis ai Rusei con tappa al Bianchi. I dubbi sul tratto dopo forcella Fonderis han la meglio e cedo alla sicurezza di dormire in quel catino che culla i sensi, tra le carezze dei suoi verdi e l’asprezza delle rocce che lo sovrastano. La percorrerò al contrario. Alla vista del casermone sorrido. Al suo interno, ne sono certo, mi aspettano le Viperine in fiore. Infatti una piccola oasi azzurra fiorisce riparata, ripagando con i suoi splendidi colori. Salendo un capriolo mi sfreccia vicino, al rallentatore, quasi a farmi ammirare balzi ed allungamenti, mentre a Forcjettis sfioro un picchio nero che s’allontana in un volo a propulsione intervallata. La mattinata inizia ad ingrigirsi, copiando camaleonticamente le rocce della valle quando giungo sulla Creta. Gli occhi cedono alla forza di gravità e mirando al Chiavals, cadono a valle, increduli, passando in rassegna quella massicciata di guglie che va a morire nel contrasto, tra bianchissime strisce di ghiaia e verdi tenacità che s’aggrappano fino alla base di quelle pareti. Dalla forcella della Vacca un muro di roccia sembra levarsi compatto sopra gli ultimi mughi. CI provo. Arrivato a tu per tu con l’ultima parete scatta la ricerca di eventuali varchi. Inizio a rimpinarmi qua e là con lo zainone. Spostarsi è difficile per gli appigli poco stabili e la friabilità degli appoggi plantari. Due puntate mi portano sull’orlo del baratro. Invalicabili. Ritorno indietro. Ostinato riprovo sulla destra e scovo il passaggio verso l’altro strapiombante versante per poi guadagnare crestina e cima. In cima non riesco ad emettere suoni ed abbraccio l’aria. L’emozione mi scuote ma devo rimanere concentrato. Il ritorno dopo qualche passaggio, mi stranisce. Ho cambiato traiettoria, rintontino dalla monocromia minerale o dal sentimento. In realtà ho scelto, inconsciamente, una via più semplice che s’allaccia ad un ripido canalone sorvegliato dai mughi. Utilizzandoli come corde di sicurezza, in poco giungo sul troi poco sotto la forcella. Rido. La salita sarebbe stata una passeggiata, mentre io mi ero perso a tastare pietre e spostare baricentri. Ma proprio quello cercavo! Presso l’ovina forcella, un sussulto, un richiamo. Ricordo la nebbiosa e tremolante salita dell’anno prima. Risalirla è d’obbligo. Per curiosare nella diversità delle pieghe emozionali del tempo, per spiare dentro me stesso. Lascio lo zaino al Cristo e in pochi minuti sono sulla striminzita cima. Già finito? Ma come? E le paure che dovevo affrontare? Mi rendo conto di quanto, anche per monti, incida il rapporto con noi stessi e di come, crescita ed evoluzione personale ne mutino le condizioni. Nonostante il vento, aggrappata nel muschio, scorgo una piuma. Di quelle soffici, del sottopetto. La prendo in mano riflettendo sulla mia personale muta interiore. Da qui la via al bivacco diventa silenziosa consapevolezza. Incontro un escursionista solitario, viene da Fonderis. Si passa. Il resto allora è puro abbandono, passo di fiore in fiore. Sfioro, annuso e mangio con gli occhi ogni petalo. Lentamente la luce cambia e il tramonto ricolora ogni pietra, ogni creatura, ogni cosa. I fiori assumono nuove vesti mentre diventan giacigli per farfalle ed insetti. Anch’io mi preparo lentamente alla notte, approntando il necessario per ripartire col buio, a sbirciare l’alba dal Chiavals. Poi i sogni si fan quieti, prendendo la forma delle piume. (16.08.2014)
  • 17/07/2014 Dalla Val Alba,passando per il casermone di Vualt.Il Cai 425 è perfettamente percorribile fino alla cima.Ho pulito un po' la traccia fra i mughi prima del cupolotto finale.Purtroppo manca ancora una cassetta con il libro di vetta.Ritornato a forcella Forchiadice,sono sceso a controllare il sentiero e verificare quanto scritto nel commento precedente.A quota 1580 circa,proprio quando il macereto finisce,l'acqua ha scavato un solco profondo circa un metro e mezzo,forse più,e largo due-tre,che impedisce,a prima vista la progressione.Forse si passa,ma dal mio punto di vista non era possibile valutare il fondo del solco.Ci si può calare con l'aiuto dei mughi,ma non so se la risalita è agevole.Il punto eroso è ripido e instabile e aggirarlo dal basso è complicato.Dalla forcella sono poi salito al Cjasut dal Sior e sceso lungo il sentiero delle creste delle Pale d'Arint,realizzando un anello per me inedito.La traccia è netta,bollinata e tabellata,ma molto ripida in alcuni punti.Soprattutto una rampa erbosa di circa 80 metri a quota 1500 circa.Bisogna essere cauti,ma non ci sono pericoli.Penso sia meglio fare il percorso in salita.Permette di godere meglio delle bellissime visuali che si aprono sui due versanti.Un bellissimo sentiero per amanti del genere.Da forcella Vualt sono poi sceso all'omonimo rifugio e poi nuovamente,per il bosco,al parcheggio.Fatta il 15-7
  • 08/07/2014 06/07/14 in prossimità della Forcella Forchiadice (alt.m.1550-1600) il sentiero è franato e la prosecuzione risulta difficoltosa. Noi abbiamo tentato, ma senza successo e quindi abbiamo rinunciato.
  • 08/06/2007 A parte l'inizio difficile da capire il sentiero risulta da tempo senza manutenzione. La parte che va dalla forcella Cuel Brusat alla Forchiadice e X oltre il 50% franato e a tratti risulta pericoloso e difficoltoso l'attraversamento di ghiaie instabili ed esposte.Si consiglia di ispezionare tutto l'itinerario a come minimo segnalare il sentiero per escursionisti esperti.
  • 21/06/2005 In data 19 giugno 2005 è praticamente impossibile capire dove parte l'inizio del sentiero 431,probabilmente a causa della frana dell'agosto 2003 ma soprattutto risulta impraticabile per lavori di pulizia del bosco e sottobosco.Si consiglia di chiedere info al Cai di Moggio per capire se il tratto superiore del sent. e praticabile.
  • 21/06/2005 Sentiero CAI: 431. Creta da Rusei. lavori di potatura nel sottobosco e frana del 2003. Il sentiero all'inizio è completamente coperto da rami e tronchi che ne ostacolano la percorribilità. E' consigliabile telefonare al CAI di Moggio x ulteriori info.. albertoruanfoto@msn.com
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