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    Monte Musi Cima Ovest dalla Val Torre
    Prealpi Giulie
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I percorsi di SentieriNaturaR40

Monte Musi Cima Ovest dalla Val Torre

Avvicinamento

Da Tarcento si risale la Val Torre oltrepassando Vedronza e Pradielis e quindi il Ristorante alle Sorgenti dove si lascia a sinistra il bivio per Tanataviele. Oltre il doppio tornante si continua ancora per un paio di km fino a trovare sulla sinistra le indicazioni del segnavia CAI n.737 (cartello, piccolo parcheggio).

Descrizione

Dal parcheggio si imbocca la pista sterrata che attraversa le ghiaie del torrente Mea e prosegue fino ad una abitazione dove ha inizio il sentiero. Si sale lungo il greto di un canalone che poi si attraversa per rimontare ad una spalla panoramica (cartello CAI per bivacco Brollo e monte Musi. Si prende quota ripidamente a piccole svolte, tra pini e ginestre e poi lungo il solco di un canale che presenta alcuni facili salti. Dopo un'erta costa ci si affaccia sul vallone del rio Zalodra dove la pendenza concede una tregua in corrispondenza di un aereo traverso (cavo passamano). Ancora in leggera discesa si oltrepassa un punto esposto accostandosi infine alla cupa gola del rio Zalodra che si attraversa in corrispondenza di un ripiano ingombro di grandi massi. Si prosegue dall'altra parte rimontando lembi di bosco e piccole radure su un tracciato che si è fatto nuovamente ripido. Con andamento tortuoso su terreno malagevole si guadagna la base di un canale erboso lungo il quale si inizia a salire a strette svolte. Più in alto il solco si restringe e compaiono i primi mughi che ci annunciano finalmente lo sbocco del canale su una panoramica crestina. Da questo punto, dopo pochi metri di falsopiano, il sentiero riprende a salire decisamente in un boschetto di faggi per poi uscire definitivamente tra balze erbose e mughi in vista della cresta che scende dai Musi. La pendenza va man mano attenuandosi e, dopo alcune svolte, si arriva sulla costa del monte Ruscie, a pochi metri di distanza dal bivacco Brollo (m 1675). Posto in posizione particolarmente panoramica sulla pianura e sulla catena dei Musi, il bivacco dispone di stufa con fornello ben collegata all'esterno e può dare ospitalità a quattro persone in altrettanti posti letto con materassini. Ripreso il sentiero per la vetta del monte Musi, si risale il filo di una aerea crestina che ci regala finalmente un colpo d'occhio eccezionale sulla catena sommitale. I mughi ben presto si esauriscono per lasciare il posto ad una cresta erbosa punteggiata a primavera da bellissime fioriture di orecchia d'orso. Il pendio si impenna fino ad innestarsi sulle prime rocce dove ha inizio il tratto attrezzato (consigliabile il set da ferrata). Superati alcuni facili gradini rocciosi i cavi ci conducono a destra verso una rampa obliqua oltre la quale il terreno si fa più erboso. Sempre con l'aiuto del cavo e di alcuni pioli si affrontano due salti un poco più impegnativi per poi arrivare su terreno migliore nei pressi della cupola sommitale. Lasciato a destra il bivio per la traversata di cresta, si vince un ultimo gradino ed infine si guadagna la vetta ovest del monte Musi (m 1868, ometto, libro di vetta, panorama estesissimo. Per la discesa si seguirà il medesimo itinerario.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
AA - Percorso attrezzato
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
026
Dislivello
1200
Lunghezza Km
7,5
Altitudine min
691
Altitudine max
1866
Tempi
Dati aggiornati al
2010
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  • 07/08/2016 Percorso oggi da solo il sentiero fino alla cima. Nulla da segnalare, il tratto attrezzato e a posto pero ci vorrebbe uno spezzone di cavo su un salto verso la fine del tratto attrezzato Escursionisti oggi assenti. Solo uno con cane visto dalla cima arrivare fino al bivacco e poi ridisceso . Buona camminata a tutti
  • 03/11/2015 Escursione di ieri 02/11/2015 Dalle nostre parti non si "vede", la catena del Cjampon lo copre,però era sempre lì sul groppone,dopo la Cima Est e un "sopraluogo"era il sassolino nella scarpa,e con queste giornate terse era l'occasione per salirci.Il sentiero ben segnalato e marcato,con infiniti e ripidi tornantini ben presto prende quota.Una piccola sosta al Brollo (tirato a lucido)poi per il panoramico traverso fino alla base del tratto attrezzato. Per la salita mi affido a un "cordino"che uso saltuariamente,l'imbrago per la signora,non difficile la salita ma molta attenzione pure nel gradino in prossimità dell'arrivo,dove due ometti ,sono a guardia della cima.Impossibile descrivere la bellezza che ci circonda in una giornata quasi estiva,dopo le firme sul quaderno di vetta con prudenza scendiamo per lo stesso percorso.E' una zona un pò selvaggia ma la valle dei Musi è magica e ne rimaniamo incantati....Mandi
  • 02/07/2015 Percorso ieri. Bisogna prestare attenzione ad una piccola frana a circa 20-25 minuti dall partenza che ha eroso la traccia (è solo un metro ma se si scivola giù la vedo dura risalire). Anche i cavi del traverso poco prima il rio Zalodra sono messi un po' male quindi prima di usarli bisogna accertarsi che tengano). Peraltro devo aver perso le chiavi dell'auto al bivacco Brollo. Tornero' su venerdì pomeriggio ma se per caso qualcuno le trova prima chiederi la cortesia di avvisarmi (mail: danikurt@hotmail.it) perchè sono senza doppione. Grazie e scusate l'intrusione.
  • 31/10/2014 Finalmente a tu per tu. Muso contro Musoni. Che gola di scoprire come han permesso di farci raggiungere le loro guglie d’argento! Il troi inizia accondiscendente per poi farsi finalmente riconoscere. Ogni forma di vita diviene un ardito aggrapparsi alla pietra. Piccoli pini crescono sporgenti, al contrario, come dei fermo immagine di tuffatori colti da pentimento improvviso. Altri, di grandi dimensioni, popolano le fiancate scoscese parendo affondar le radici nell’aere. L’incedere è un inerpicarsi che richiede amore incondizionato. Pui cal troi a tire, pui la fature a si fâs gjoldiment. Sono i Musoni! Che meraviglia! Fino al Brollo è tutto uno spingersi di zampe e di occhi intimoriti da una verticalità che quieta, attirando a sé. La sosta al bivacco è un lungo dimenarsi dello sguardo, fisso sulla cresta del Chiampon, altro sogno nel cassetto e soprattutto sul Gran Monte. Ne ripercorro la cresta, rivivendo le emozioni che m’ha concesso, accarezzando ogni curva, salutando con sorrisi increduli il suo sviluppo. Ancora e ancora. Il ricovero di Montemaggiore è ben coccolato dal suo anfiteatro boscoso, lo Stol, un miraggio. Son tutto un sospiro! Lo staccarsi da quei versi dondolanti è quasi una violenza. Mi sfogo nel corridoio mughesco. Poi le attrezzature. Meno banali di come le immaginavo e rese infide, più in alto, dall’impastarsi degli scarponi col terriccio. Alla prima coppia di pioli accade l’evitabile. La rotula sinistra, imperterrita, decide di provare a piegarli. Mi porto una mano alla bocca stile campeggio fantozziano per evitare di farmi sentire fino in val Resia. Due le cose, o nell’ultima operazione m’han inserito una calamita che attira le articolazioni a dolorosi incontri metallici o devo ancora imparare a mediare tra raziocinio ed emotività. M’aggrappo al cavo concentrandomi sulle pareti graffiate di grigi e verdi che sfumano verso il Cadin. Incrocio un anziano che aiutato da un bastone di legno d’altri tempi, prosegue silenzioso come un’ombra verso la cima est. Piccoli attimi. Uno sfiorarsi che odora di profondo rispetto. In cima m’accoglie ciò che non si può descrivere. Sarebbe un attentato all’immensità. Uno sfregio di parole. Non esondo per la preoccupazione. Il ginocchio pulsa e la discesa attrezzata è lì che m’aspetta. Nel mentre mi raggiungono degli alpinisti veri. Gente da Grauzaria d’inverno! Conscio dei limiti escursionistici che mai potrò superare, rimango ammirato dalle loro splendide umanità, umili ed alla mano. Si fermano pochissimo e m’accettano nel gruppo, mancherebbe di rimaner bloccato da solo appeso a un cavo, a mò di stornel! La zampa tiene botta e al bivacco posso ritornare a sciogliermi nei contorni. Le Prealpi Giulie m’han stregato, da sempre. Sarà per il carattere che rifugge l’antropizzazione, per le loro voci difformi, per i loro profili. Un parallelo svolgersi di dorsali che sfiorano il cielo ed annusano la terra dall’alto. La potenza emotiva spesso non è proporzionale alla maestosità ma si sposa al dialogo soggettivo ed interiore tra una formichina bipede e l’abbraccio incontrastabile con forme e voci impalpabili che emanano questi pietrosi frammenti di poesia. A fondovalle incontro una famiglia, sfoggiante ben tre generazioni d’amore per la natura. I saluti si fan sorrisi e le immagini altri abbracci che addolciscono il ritorno.(26.10.2014)
  • 31/08/2014 Ciao Rudy75, se eri anche tu sulla cima ovest verso le 11.20 allora ci siamo incontrati. Devo dire che sei stato più furbo di me a salire dal versante nord, evitando così la ripidezza e la calura del versante sud (ho consumato 2,5 L di acqua!), ma io avevo un vecchio conto da regolare con la ferratina della cima ovest, come puoi leggere nel mio commento di un anno fa ...
  • 31/08/2014 Salito il 30/8 alla cima ovest però da Sella Carnizza. Il tratto in cresta è ok, da evitare con terreno bagnato. Sono salito poi anche sulla cima est e sul Veliki Rop che è meno severo di quanto mi aspettassi e piuttosto intuitivo e semplice se si sfruttano le ripide balze erbose a destra (dalla selletta tra le due cime). Avvistato una decina di camosci sulle pendici settentrionali del Veliki e suppongo quindi di aver incontrato anche MauroGo sulla cima est. Scendendo ho incontrato anche 4 signore/signorine simpatiche e grintose. Alla fine il giro fatto da nord in virtù dei vari saliscendi ha più o meno lo stesso dislivello di quello dalla val Torre.
  • 30/08/2014 Fatto oggi. Questa volta sono arrivato fino in cima, risalendo senza difficoltà (avevo con me anche il set da ferrata ma non l'ho usato) il tratto attrezzato finale, il quale è nel complesso in buone condizioni, anche se si notano alcune riparazioni di fortuna ... Segnalo anche che il primo breve tratto attrezzato, là dove il sentiero si affaccia sul vallone del rio Zalodra, è danneggiato (un chiodo è fuoriuscito e il cavo è lasco) ma si può passare con un po' d'attenzione anche senza usare il cavo. Magnifico panorama oggi dalla cima ovest del Musi, il che è una rarità, considerato che la zona del Musi è una delle più piovose d'Italia! Mauro.
  • 15/05/2014 Fatta questa mattina in data 15/05/14, sentiero ben segnalato, da quota 1500ca. si trovano ancora dei nevai di modeste dimensioni. Il rifugio Brollo è in ottimo stato e il tratto del 737 che percorre la mugaia è perfettamente agibile. Il percorso attrezzato ha probabilmente risentito un po' delle nevicate abbondanti: alcuni cavi sono abbastanza laschi e in un punto un chiodo è parecchio “ballerino” (ma niente che possa impedire l'ascesa fino alla cima Est).Consiglio l'uso di caschetto per quasi tutto il sentiero perché, data la conformazione geologica dei Musi (roccia fraida per intenderci) e le pendenze del sentiero, c'è sempre il rischio concreto di un sasso sulla capoccia. Avviso, infine, che il versante nord da Sella Carnizza è ancora innevatissimo e a portata di ciaspole per chi volesse cimentarsi.Spero di aver dato info utili, auguro a tutti tante belle camminate!
  • 13/10/2013 Rifatto oggi. Veramente spettacolare, il tempo come sempre non è dei migliori, ma sui musi questo si sa. Fatta ank la ferratina/via alpinistica verso la cima est, non particolarmente difficile ma riservata ad EE abituati alla esposizione. La discesa spacca le ginocchia come sempre. Neve assente, camosci presenti. E fatela su... Mandi
  • 26/04/2013 i musi come il canin dal lato sud ad oggi rimane una delle due escursioni dove non sono arrivato in vetta , personalmente prediliggo il lato sud, sia per la bellezza che per il caldo , ritenterò da dove hai abbiamo fallito ;). ho sentito che moltisalgono dal lato nord, penso che è soggettivo , non sapevo del fuart, vado a leggere :::
  • 26/04/2013 Ciao Giuseppe, con il senno di poi mi rendo conto che ho rischiato un po' troppo e che devo ritenermi fortunato a poterlo raccontare, vista anche la disgrazia successa ieri sul gruppo del Jof Fuart ...Mi chiedo se non sia più facile salire alla cima ovest partendo dalla sella di Carnizza e facendo il tratto finale, dopo il Veliki Rop, in cresta, che la carta Tabacco segnala come tratto attrezzato. Qualcuno l'ha fatto?Mauro.
  • 26/04/2013 Abbbastanza avventuroso e ardito Mauro, e anche tenace, beh allora la prossiama andiamo insieme, anchio mi sono fermato a metà via attrezzata,per via che avevo il cagnetto con me , e ho visto che rischiavo la sua vita,l'importante è che sei dietro al pc a raccontarci la tua avventura ;)) mandi ;)
  • 26/04/2013 Ero già salito l'anno scorso sulla cima est del monte Musi e ieri ho tentato la salita della cima ovest. L'escursione era cominciata nel migliore dei modi, il cielo era terso, la temperatura ideale, c'era assenza di vento ma poco prima di arrivare al bivacco Brollo è successo il primo inconveniente, proprio sul nevaio che precede per un centinaio di metri il Brollo mi si è rotta una bacchetta di netto (comprata appena lo scorso luglio!). Arrivato al bivacco, avrei potuto accontentarmi di quanto già fatto, visto che ero già un po' stanco e che il panorama fantastico che si poteva godere da là era già un premio sufficiente, ma la considerazione che chissà quando si sarebbe ripresentata una giornata così favorevole per salire sul Musi, sia per la quasi assenza di neve che per le condizioni meteo, mi ha indotto a continuare. Sulla cresta che collega il Brollo all'inizio della ferratina, c'era un piccolo nevaio con dei mughi, sono caduto in avanti e ho sbattuto violentemente un ginocchio su una roccia. Lì per lì non sembrava niente di grave e ho insistito a continuare ma poi sulla ferratina il ginocchio ha cominciato a darmi sempre più fastidio e, arrivato circa a metà, considerato anche che non avevo con me il kit da ferrata, mi sono convinto a malincuore che era il caso di tornare indietro. La discesa lungo il sentiero 737 è stato poi un piccolo calvario, con il ginocchio sempre più dolorante ma è stata anche l'occasione per un incontro ravvicinato con tre camosci che si sono dati a corsa spericolata e alla fine, vicino all'abitazione situata all'inizio del sentiero 737 anche un simpatico asino mi è venuto incontro ragliando.Alla fine non resta che rammaricarsi di aver mancato la cima per un centinaio di metri o anche meno, ma evidentemente non era giornata ...Mauro.
  • 16/09/2012 Pervenuto ieri sulla cima ovest. Sentiero in perfette condizioni con segnavia ripassati ovunque. Facile sul piano tecnico, un pò meno su quello fisico visto che spiana sono per alcuni brevissimi istanti. Tratto attrezzato semplice e ben tenuto ma, per maggiore sicurezza, meglio usare il kit da ferrata. Panorama dalla cima: in una giornata tersa come quella di ieri si può avere tutto, ma proprio tutto, a portata di occhio
  • 08/10/2011 Luglio 2006...Grosso e poi Del Piero....di quel mondiale, se non erro, ricordo solo il calcio di Grosso. Gli occhi del mondo puntati sulla sua azione e poi, il sospiro di sollievo.....goal!! Mi sembra di rivivere quella corsa nel racconto di Graziano. Dai dai Graziiano che ce la fai, non farti fregare. Un andirivieni di salite e discese, argute, avrebbe detto Battisti, con laa voglia di cogliere ogni particolare ,dettaglio, profumo! Io, comoda, ad aspettare tue meravigliose fotografie....
  • 06/10/2011 Fatta ieri 05.10.2011,anch'io ho visto i tre stambecchi, sui massi poco sotto la Madonnina.
  • 04/10/2011 Cima Est.Mi trovo in difficoltà nel preparare quella che sarà la mia 85a escursione del 2011, ho anche poco tempo a disposizione, devo scegliere una meta vicina:Musi. Ho raggiunto solo qualche settimana fa la cima est, anche oggi è una bella giornata e si può fare.Percorro la strada che porta ad Uccea, da un intaglio sale un bagliore rosa-arancio, è l'alba che sale, io sono un'inguaribile romantica, discretamente attenta alle infinite sfacettature della natura, mi fermo, una serie di scatti per fermare quell'istante, poi in un minuto scoppia il giorno. Penso che quando non avrò più la forzadi salire mi resterà comunque un archivio fotografico, assolutamente senza alcuna pretesa di tecnica, ma sarà un enorme bagaglio di ricordi e di emozioni da rivivere.Penso che oggi lungo il percorso non ci sarà niente di diverso dall'ultima volta, e invece no, non è così: l'autunno sta arrivando con il suo tripudio di colori, le foglie mosse dalla brezza cadono con un suono che sembra il lieve gorgoglio di una fontanella, il lento scorrere di un piccolo rio. Le felci sono già arruginite. All'uscita dal primo cavo, davanti a me, un camoscio lecca il sale della roccia umida, scarta a destra, entra fra i mughi; più in alto i fischi di tre stambecchi, sarà la famigliola dell'altra volta? Giungo in vetta, da sotto l'omino sbuca qualcosa di giallo. Mi viene un groppo un gola, ricordo di aver detto:"oggi sono stata sui Musi, bella cima, peccato che manchi il libro di vetta.." Oggi il libro di vetta c'è, protetto dall'involucro giallo di una videocassetta, non è certo il libro di vetta istituzionale, non ce ne vorrà la locale sezione Cai! A giudicare dal numero delle firme apposte in poco tempo è sicuramente una cima amata.Loredana
  • 04/10/2011 CIMA EST DEL MONTE MUSI DA SELLA CARNIZZA. Mumble, mumble, mumble! Giornata settembrina di alta pressione da immolare sull’altare dell’artrosi. Ufficialmente non dovrei sforzare il ginocchio; in pratica, dei consigli dell’ortopedico, non me ne frega un bel bip. D’altronde il destino di tirar sani le cuoia mi pare un’idiozia. Immancabile rapida consultazione del Devoto Oli escursionistico di Sandra e Ivo (otto volumi otto). Questo no, questo ni, questo già fatto, l’altro troppo duro, quell’altro troppo facile e quell’altro ancora…no di sicuro….chissà quanti plantigradi. Ah, ecco! L’indice, come la bussola, viene calamitato dall’escursione numero 40, pagina 181, dell’ottavo volume “I sentieri della Rupe” - copertina grigio roccia – editrice co.el - prezzo modico - iva assolta dall’editore. Ci sta pure l’alternativa da Sella Carnizza per le mozzarelle tenaci come me. Leggo rapidamente; breve e facile al punto giusto. Ideale per “l’estate che sta finendo e per un altro anno che se ne va..su”. Partenza al buio e arrivo a Sella Carnizza alle prime luci dell’alba, dopo aver percorso una strada interminabile. Parcheggio all’ombra, in un bel spiazzo lungo la strada, esattamente davanti ad un furgone Volkswagen, tipo quello dei figli dei fiori, con tanto di simbolo della pace. Se ne esce un ragazzo, un po’ più giovane di me, di sicuro un figlio dei figli dei fiori. Ha i tratti somatici teutonici e allora lo saluto scandendo un bel guten tag. Azzeccato, è tedesco, e contraccambia cortesemente. Grazie al cielo l’8 settembre è lontano. Io sono pronto, mentre lui è ancora intento a far colazione. Parto. Da subito il sentiero si rivela per come sarà fino alla fine: semplice, costante e segnalato perfettamente. E’ uno di quei percorsi dove ti puoi permettere di staccare la spina, il tom tom (leggasi tabacco) e pure il cervello (adempimento superfluo nel mio caso). Ideale per bambini, anziani e coppie in crisi, alla ricerca di alternative alla quotidianità della vita coniugale. Supero in breve il bosco e la fascia di rocce ricoperta dai mughi. Il cavo passamano fa bella mostra di se senza dimostrare alcuna utilità pratica. Passo quindi una valle detritica e, in breve, arrivo ad un dedalo di rocce e macigni che si attraversano in tutta tranquillità, grazie ai numerosi bolli bianchi e rossi. Sono nella parte più bella dell’escursione e il colpo d’occhio sulla distesa di rocce ti lascia senza fiato. Questa mi pare l’essenza dei Musi. Proseguo sul sentiero che, pian piano, si inerpica fino alla forcella a sud del Veliki Rop, probabilmente il tratto più impegnativo dell’intera escursione. Mi giro e mi accorgo che, in lontananza, c’è qualcuno che sta salendo. E’ il tedesco. Viene su veloce come un camoscio o qualche altro cornuto del genere. Col cavolo che l’ueber alles mi supera!! Non tergiverso e proseguo di buona lena. Inizia l’erta finale. Niente di particolare ma rallento la marcia e il tedesco rintuzza il distacco. Mi fermo e mi giro a dare un’occhiata. Ha recuperato, ma ho ancora un po’ di vantaggio. Proseguo. Continuo a ripetermi mentalmente: stadio Azteca - Città del Messico - Italia Germania 4 a 3: Boninsegna, Burgnich, Riva e piattone di Rivera. Che figura ci farei ad essere superato con un passato così glorioso? Vado avanti dando il meglio di me stesso. Mi giro: ma che fa? Vola? Arrivo in testa sulla forcella e lui è ancora un po’ indietro: è fatta ormai. Sento la vittoria in tasca. Seguo i segnavia ancora per un po’ e me ne vado dritto. Alla fine scorgo gli ometti: campioni del mondo, campioni del mondo, sono arrivato in cima......o forse no? Non mi pare la meta finale. Troppo dimessa e sotto tono. Sfilo dal marsupio l’estratto del Devoto Oli. Porca zozza. La vetta è quella che vedo alla mia sinistra e Sandra e Ivo l’avevano pure scritto che dalla forcella sarei dovuto andare da quella parte. Mi giro, torno sui miei passi e mi incammino verso l’autentica cima est del Monte Musi. Ma il tedesco volante…..è già arrivato. Sconfitto e amareggiato non mi resta che tendere la mano all’avversario per l’onore delle armi. E’ una persona simpatica ed originale ed iniziamo a dialogare in inglese. Viene da Garmisch, è un appassionato delle montagne friulane e, con il furgone, se la sta girando in lungo e largo. Digerisco velocemente la sconfitta così come le barrette energetiche e la cioccolata che mi sono portato appresso. Le lame affilate dei musi sembrano voler tagliare il cielo. Rimango incantato. Il tedesco nel frattempo scende dopo avermi salutato. E allora mi sovviene un altro ricordo: Italia Germania, Berlino, luglio 2006…….Grosso e poi Del Piero.. Ciappa. Ciao da Graziano.
  • 13/09/2011 Era da tempo che guardavo a questa meta ma la ritenevo oltre le mie possibilità, grazie alle indicazioni del forum ho optato per la salita alla Cima Est.Partenza da sella Carnizza, ottimo parcheggio lungo un bel corridoio alberato. Sospetto che oggi non sarà una gran giornata: testa altrove e calzettoni a casa (c'è però il cambio). Imbocco subito l'ottimo sentiero, ben evidente e segnavia ripassati, salgo in un silenziosissimo bosco, neanche un fruscio. Ben presto mi trovo a camminare su affioramenti carsici, il sentiero si fa strada fra i mughi, il panorama si apre a destra verso la val Resia e i suoi paesini. Salgo fra rocce, non utilizzo i vecchi cavi passamano perchè ancoraggi fuoriusciti o "fissati" a qualche ramo di mugo, meglio lasciar perdere...Giungo alla zona dei massi e resto senza parole, un mare di calcare che mi riporta con la mente ad altre mete, è un paesaggio apocalittico. Una famigliola di stambecchi smuove a monte qualche sasso, c'è un intenso profumo di timo selvatico che il calore amplifica e la lieve brezza trasporta ovunque; le scanellature verticali dei massi mi ricordano per forma l'omaso dei bovini. Alla forcellina la vista finalmente spazia, scendo cautamente a sinistra lungo il sentiero brevemente esposto e poi finalmente sono sulla cresta erbosa, nell'aria profumo di garofano di Montpellier, un ometto sulla cima. Sotto di me a destra, spicca la macchia rossa del bivacco Brollo, la cima Ovest, a sinistra la dorsale del Guarda, davanti a me la pianura friulana fino al mare. In cielo passano parecchi grifoni, volano da Ovest a Est senza muovere le ali. Ridiscendo con prudenza, i sassi sono umidi e l'erba bagnata, su qualche roccia noto qualche pianta di orecchia d'orso, sul giallo del doronico le api sono indaffarate, più a valle qualche asclepiade, ma oramai è terminato il tempo dei fiori. Un bel percorso, che mi ha arricchiata di sensazioni, emozioni che provo solo lungo i sentieri.Loredana
  • 23/04/2011 Escursione fatta oggi 23-04-11.Bellissima! Per gli amanti delle pendenze.La ferratina non presenta nessun problema. Ho visto, come sempre in questa zona, un paio di marassi.Max.
  • 16/04/2011 Percorso il 16/04/2010 fino al Brollo e poi la ferrata fino in cima ai Musi; giornata buona con ampio panorama e numerosi aquile sopra le nostra teste
  • 21/05/2010 Percorso 19/05/2010 fino al Brollo, tempo splendido e panorama fino al mare; incredibili fioriture di orecchia d'orso e accanto alla panca del bivacco un cuscino di genziana del Tricorno! Loredana
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