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    Monte Dobis e Cuel Maior da Curiedi
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNatura20

Monte Dobis e Cuel Maior da Curiedi

Avvicinamento

Da Tolmezzo si attraversa il ponte sul But imboccando poi la stretta rotabile per Fusea. Dalla piccola frazione si sale ancora verso i prati di Curiedi. Il punto di partenza è situato sulla sinistra, circa 200 m prima di giungere ai prati (m 820, parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Escursione
Mese consigliato
Novembre
Carta Tabacco
013
Dislivello
400
Lunghezza Km
6,8
Altitudine min
820
Altitudine max
1034
Tempi
Dati aggiornati al
2018
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 10/10/2020 Anello fatto ieri con una bella giornata di sole. Sentieri in ordine e grandi panorami. Buona vita a tutti
  • 26/12/2019 Come un mantra: dobis cuel maior curiedi dobis cuel maior curiedi....gliel'avevo promesso e la fetta in più di panettone è l'occasione giusta per compiere finalmente questo anello di poco più di 15 km che non richiede troppo sforzo fisico ma allo stesso tempo è appagante per gli ambienti attraversati. Prendendo spunto dall'ottimo libro “Da 200 a 2000”, pubblicazione realizzata da Cai di Tolmezzo, ho assemblato due percorsi contigui, alla partenza da Caneva troviamo l'accesso sbarrato a causa dei lavori in atto per la realizzazione di paramassi, aggirato l'ostacolo si sale ripidamente fino alla bella radura di Som lis Voris; vitellini nati da poco zompettano maldestramente mentre le madri, con il muso, li allontanano dal presunto pericolo umano. Salita a tratti ancora ripida in un bosco sofferente, indicazioni impeccabili indicano la via per giungere al balcone panoramico del monte Dobis; lì già qualcuno, sul libro delle firme, sta lasciando traccia del proprio passaggio. Per raggiungere il Cuel Maior proseguiamo seguendo le faccine gialle ed i bolli rossi scendendo piuttosto ripidamente a sinistra ritrovandoci sulla sottostante stradicciola, una nuova salita ci aspetta, via vai di runners, cani festosi e camminatori diversamente imbronciati; breve sosta merenda sulla panoramica panchina con Curiedi e Cazzaso come prossime mete. A Cazzaso ci accoglie un grande presepe, intorno silenzio totale, dovrebbe essere l'ora del caffè di fine pranzo ma neanche un fil di fumo esce dai comignoli, fra riflessioni e battute arriviamo a la Maine ed in breve sulla strada asfaltata non senza aver prima discusso con il cane che si ricordava di me (ed anch'io molto bene di lui, ma mi è parso appesantito e meno attaccabrighe). Districandoci fra le viuzze di Casanova saliamo anche alla Pieve di S.Maria Oltrebut, una breve visita all'attiguo cimitero ed infine concludiamo con la discesa lungo i ripidi gradini fino alla sottostante auto dove ci aspetta il caffè ed una fetta di crostata.
  • 11/12/2019 Effettuato oggi l'anello come da relazione di SN. Pensavo di affrontare un sentiero selvaggio e invece,tutto il percorso è ottimamente segnalato con segnavia bianco/verde e diverse tabelle segnaletiche. Complimenti a chi di dovere per aver creato tutta una serie di sentieri che si affrontano con la massima tranquillità. Anche le due cime sono un vero piacere per le grandi panoramiche che offrono. Tutto ciò ha contribuito a farmi salire anche il Diverdalce, salendo da sella Duron e scendendo poi il versante sud con l'aiuto di bussola e cartina Tabacco e anche se mi sono tenuto troppo a ovest, ho ritrovando la strada che poi mi ha riportato al punto di partenza. Una bella escursione che rifarò, ma sempre in questo periodo in cui la vegetazione è spoglia. Aiuta nell'orientamento ( ovviamente riferito al diverdalce ) Buona vita a tutti
  • 19/02/2019 Anello percorso il 16 febbraio, in una bella giornata serena e con temperature decisamente primaverili, allungandolo con la salita al Monte Diverdalce che, con il suo antennone, domina dal lato nord la conca di Curiedi. Lasciata l’auto al tornante tra Cazzaso e Cazzaso Nuovo, abbiamo percorso un breve tratto in salita sull’asfalto per poi imboccare la traccia – segnalata con bolli e frecce gialle – che parte sulla sinistra poco prima del largo spiazzo per la fermata delle corriere. Arrivati a Sella Duron, siamo transitati tra gli edifici della fattoria (diversi animali, anche liberi), per poi raggiungere sul pendio innevato la dorsale del Diverdalce, che abbiamo seguito senza difficoltà sino alla panoramica cima. Ci siamo quindi calati liberamente per i prati sud, inizialmente facili ed invitanti, spostandoci decisamente verso ovest al limitare del bosco, dove la pendenza aumenta e si intuiscono i sottostanti salti di roccia visibili anche sulla Tabacco. Raggiunta una zona interessata da un recente incendio, siamo quindi scesi senza eccessive difficoltà sino a Casera Ribules, cercando i passaggi migliori nel ripido bosco, e sboccando infine sulla strada. Abbiamo proseguito attraversando i prati e ci siamo nuovamente infilati nel bosco fino ad incontrare la nuova e precisissima sentieristica biancoverde che ci ha condotti senza difficoltà sino sulla cima del Cuel Maior (stupendo pulpito verso la vallata del Tagliamento con resti di opera militare e comoda panchina). Nella traversata dal Cuel Maior al Dobis, prima di Stavoli Nogladine, cercando di seguire il percorso originario della guida (che corre più a sud rispetto all’attuale tracciato), abbiamo malauguratamente abbandonato il segnavia, infognandoci in una vasta zona schiantata in corrispondenza di una baita isolata, e abbiamo avuto il nostro bel daffare per riportarci nella radura di Stavoli Nogladine, dove abbiamo ritrovato le segnalazioni, che non abbiamo più lasciato. Ripida ma breve la salita verso il Dobis, spettacolare la visuale che si apre improvvisamente dal belvedere verso Tolmezzo e le sue montagne. Al belvedere si trovano due crocifissi e una cassettina con il quaderno di vetta. La giornata tiepida e calma ci invita ad una ennesima, lunga sosta, in contemplazione del panorama. Discesa lungo la boscosa dorsale, sempre ben segnalata e battuta, ma anche un po’ insidiosa a causa del ghiaccio formatosi sul sentiero. Tranquillo il ritorno a Cazzaso Nuovo, sempre seguendo le segnalazioni. Bel giro, molto panoramico e non troppo impegnativo, ideale in questa stagione con poca neve. La discesa dal Diverdalce richiede però autonomia di orientamento e prudenza (in particolare, attenzione a non scivolare sull’erba secca e a non portarsi sui salti di roccia!), per il resto del tracciato se si seguono i nuovi segnavia non ci si può sbagliare! Il nostro anello ha avuto uno sviluppo di 12,4 km e 900 metri di dislivello, tempo di percorrenza 5 ore. Allego la traccia GPS. Mandi a tutti!
  • 03/12/2018 Anello fatto iericome da descrizione di SN . Alcuni schianti superabili . Piacevole incontro con la mitica Signora Bergagna. Panorami di ampio respiro nonostante le nubi grige.Buona vita a tutti.Neva e Palo
  • 25/04/2018 Approfittando della discreta giornata soleggiata, salite oggi le cimette panoramiche del M. Dobis e Cuel Maior, dove la vegetazione è ritornata ormai verdeggiante. Ottima la nuova segnaletica già menzionata da loredana e giacomino nei loro precisi commenti. Escursionisti in discesa pomeridiana dal versante meridionale del M. Vas, dove guardando la Tabacco non sembrano trovarsi sentieri segnalati.
  • 10/04/2018 Anello percorso in data 08-04-2018Facile escursione con aspetti paesaggistici molto vari e gratificanti, il piccolo pulpito in cima al monte Dobis, offre un panorama eccezionale. Tutto l’anello è perfettamente tabellato come già citato nel commento di Loredana, le condizioni del sentiero sono ottime e prive di neve. La breve e ripida discesa dalla cima del monte Dobis, merita un minimo di attenzione in presenza di terreno bagnato ma assolutamente niente di difficile o pericoloso. Incontrate sette persone sul monte Dobis.
  • 18/11/2017 Ci son tornata oggi con la voglia di sole e non di calpestare neve e ho trovata una bella sorpresa: il percorso ora è tutto ben segnalato (bianco/verde) e tabellato. E' stato da pochissimo presentato questo, con altri percorsi della zona, a Tolmezzo, volontari hanno reso nuovamente fruibili vecchi sentieri di collegamento così che esiste la possibilità di creare escursioni di varia lunghezza.Il mio giro inizia presso la piccola ancona come il manuale propone, le vecchie e simpatiche faccine gialle adesso sono nascoste dai luccicanti segni bianco/verdi che guidano senza pssibilità di errore fino al panoramico balcone del monte Dobis; da lì paletti ben visibili indicano la breve ma ripida discesa nell'opposto versante dove si incrocia anche il sentiero che sale da Fusea e Casanova e prosegue verso il Cuel Maior alla cui base un altro cartello indica la possibilità di compiere l'anello opure di rientrare a Curiedi in direzione delle torbiere. Sulla cima del Cuel Maior si gode di un bel panorama nonostante la vegetazione, permane ancora visibile un manufatto bellico, comoda discesa ad anello verso le torbiere;lungo la strada asfaltata che riporta al piccolo spiazzo del parcheggio altre nuove tabelle direzione Fusea e Cazzaso.
  • 17/01/2016 Un freddo ritorno oggi su queste cimotte, per fortuna che le gialle faccine sorridenti scaldano il cuore e il monte Dobis si raggiunge in fretta, è un autentico balcone su Tolmezzo e non solo. Per scendere alla valletta sottostante ho ignorato quei bolli rossi che scendono ripidi, sono tornata sui miei passi per circa un centinaio di metri fino a trovare alla mia sinistra i quadratoni gialli, tanti e tanti, che tagliano il versante orientale del Dobis fino alla sottostante stradina cementata che va risalita a sinistra fino alla sua fine, catena di metallo e dopo un paio di metri a destra su un albero si trova la scritta in rosso Cuel Maior, bel sentiero, ben marcato, abbondantemente segnalato in rosso che deposita sulla cima del Cuel Maior. Dopo aver girovagato fra i resti delle postazioni militari sono ridiscesa per la stessa via, fredda e ventosa come non mai.
  • 13/01/2016 Percorso in data 27/12. Partiamo da casa convinti di riuscire a sfuggire alla nebbia che imperversa dal giorno precedente, basta sorpassare Gemona e subito si apre un cielo con un sole magnifico. Lasciamo l'auto nei pressi del campo da calcio e partiamo per la nostra breve passeggiata. Saliamo il Monte Dobis senza problemi, seguendo evidenti bolli gialli sugli alberi. Ci concediamo una tazza di the caldo dal belvedere, osservando la nebbia che si insinua verso la pianura dall'alto. Suggestivo. Riprendiamo la nostra passeggiata e cominciamo ad intravedere i primi problemi. Completamente persi di vista i bolli gialli ci adattiamo a scendere attraverso il bosco, così, un po' a caso. Camminiamo sopra un tappeto di foglie di almeno 20 cm che rende tutto un po' difficile e particolarmente scivoloso. Con qualche caduta e scivolone riusciamo a tornare a fondo valle, è tardi e decidiamo così di proseguire verso l'agriturismo che intravediamo da mezzocolle attraversando un piccolo guado. Rientriamo attraverso pista forestale verso le torbiere dove soddisfatti e divertiti per i capitomboli ci godiamo di nuovo una tazza di the mentre il sole tramonta.
  • 13/10/2015 11/10/2015-Da Fusea saliti al monte Dobis; il sole fa di nuovo capolino, nel pomeriggio; la faggeta è dorata, le vette più alte sono leggermente imbiancate e la vista su Tolmezzo è strepitosa. Anche le piccole cime riescono a dare grandi soddisfazioni.
  • 22/01/2015 Succede così, quasi per caso, che a volte degli itinerari che mai penseremmo di percorrere ci lasciano un segno indelebile. Le due varianti che hanno come protagoniste le cimotte attorno a Curiedi sono brevi passeggiate che, aprendo la cartina, hanno iniziato a bisbigliare, suggerendomi di unirle in una passeggiata d’altra intensità. Salgo verso Fusea senza aver letto il commento di Loredana e rischio più volte d’esser limato da auto in caduta libera mentre purtroppo non v’è traccia alcuna di grugni grugnanti. Speravo in una prima parte selvatica e senza troppi ammiccamenti ma dall’ancona appaiono prontamente quei bolli che non mi lasceranno per quasi tutta la giornata. Giungo al belvedere del Dobis quando il sole sta sorpassando l’Amariana in altezza. Il Tiliment è un scivolar argenteo. Mentre a sud i profili son di tenebra, dal Col Gentile al Tinisa tutto si fa bagliore. Il Cuel Maior è li che mi fa l’occhiolino con le sue rocce mangiate dall’ocra. Senza tornar sui miei passi scendo per il bosco. Ripido e scivolante. O diverte o mette a disagio. Io sorrido e scelgo per dove tuffarmi. Punto al primo stavolo sulla sinistra per poi andare a curiosare la radura che ospita gli stavoli Nogladine. Sul limitar del bosco, seguendo lo steccato, una macchia bianca su di un albero indica la traccia. Non segnalata ma evidente, riporta verso le pendici meridionali del Maior. Lì, sulla destra, appare un paletto rosso e ancora bolli. Li scarto subito. Continuo puntando alle rocce che avevo visto dall’alto. Facili balconate da superar sognando una gattosa primavera. La scelta è premiata da diversi massi, intagliati od unghiati che paion portati giù dal Kanin stesso. In cima ancora un sussulto, lo sguardo s’apre e i profili si rinnovano. Il Dobis pare bestiolina pelosa, lo sguardo spazia verso il Vas e il capo bianco del Dauda per poi perdersi nel massiccio del Cucco. Ma è il gruppo del Verzegnis che si fa vicino e imponente mentre i bianchi ricami si susseguono fino alle Dolomiti friulane. Mi stacco a fatica. Uno sforzo che si ripeterà in ogni cimotta. Scendo fino ad una conca ove appaiono nuovamente i bolli, poi via per l’ampia carrareccia di foglie. La lascio solo per seguire il cartello delle torbiere. Voglia di prati. Ghiacciati e marmorei, mi separano dalla prossima tappa, il Diverdalce che promette una bella visuale dalle erbe sommitali e rappresenta l’anello di congiunzione alla dorsale del Duron-Cuar. Intanto l’ambiente mi travolge. A casera Gerin mi rapisce un piccolo branco di pecorelle con i pargoli mentre un vocioso trio canino accorre a segnalar la mia presenza. La salita finalmente diventa un piacere soggettivo. Bollinato nel versante nord, da qui il Diverdalce chiama al confronto verticale. La gentilezza termina coi primi ciuffi di Hepatica. Entro nel ripido bosco e oltrepasso un nugolìo nocciolesco che pare volermi tenere con sé. Continuo per i prati spostandomi a est e giungo alla cima. Altro panorama! I colli appena saliti son là che borbottano fra loro, poi le rocce del Cretis! Per raggiungere sella Duron il bosco è un fai da te impensabile, precipita fitto fitto, quindi seguo la via erbosa che poco dopo si popola di bolli gialli. Tutto semplice ma occhio alla prima radura: la traccia prosegue diritta mentre una pietra seminascosta più a destra sottolinea il paglierino incedere. Qualche inchino per passare le fronde e si spunta in un altro paradiso…(20.01.2015)
  • 31/07/2012 Per riprendere a camminare dopo tanto ozio e in vista della tre giorni full immersion (speriamo che non sia realmente immersion in pioggia).Conviene affrontare all’alba la stradina per Fusea, prima che qualcuno pensi di scendere a tutta birra verso Tolmezzo; la piccola bianca ancona è facilmente individuabile a sx, piccoli spiazzi per parcheggiare a dx. Scendo dall’auto, mi godo quel bel corridoio alberato da cui il sole fa cucù, dal canalone sottostante crepitio di rami spezzati, oibò, sarà un capriolo? Mi sporgo quel tanto per non rotolare e a pochi metri vedo una banda di cinghiali (una decina circa) che salgono come carrarmati, mi fiondo in macchina e aspetto di vedermi circondata da grugni grugnanti…niente,..aspetto un tempo di sicurezza, esco e dei suini non c’è più traccia salvo qualche crepitio di rami e un furioso abbaiare di un cane della casa lì appresso. Evitati i guai scendo in direzione dell’ancona, una freccia gialla a terra indica la via, da lì in poi il percorso sarà sempre abbondantemente segnalato da faccine gialle, ora sorridenti ora tristi o ghignanti, bolli gialli che si affiancano a quelli rossi oramai sbiaditi. Seguo sempre il sentiero principale, ampio e marcato nel bosco ordinato e pulito, in breve alla mia sx si apre una finestra su Tolmezzo, ancora un poco e sono in vetta presso la quale c’è anche un rudimentale tavolo in legno. La vista che si gode è magnifica, un balcone sulla pianura, verso ovest spicca la rossastra ferita del Verzegnis; per il ritorno seguo a ritroso il sentiero per qualche centinaio di metri fino a trovare (li avevo adocchiati in salita) grandi evidenti bolli quadrati gialli che scendono precipitosamente, facile seguirli anche su sentiero inesistente, si abbassano fino ad incontrare un buon sentiero che sempre segnalato di quadri gialli termina sulla strada asfaltata che sale da Curiedi. Da lì salgo dietro una casa, tante tracce, giuste, sbagliate, finchè trovo un paio di vecchi paletti di metallo che mi portano sull’ampia mulattiera, la seguo, ogni tanto c’è un bollo rosso, poi tanta erba alta, oggi, dopo la pioggia, sentiero da stivali più che da scarponi. E faccio fuori anche il Cuel Maior, scendo per la stessa via dell’andata fino al bivio delle torbiere di Curiedi (possibilità di visitare le tre torbiere in poco più di un’ora a seconda del passo, aree di sosta, cartelli esplicativi), mi mantengo a dx sulla pista che poi diventa cementata e seguendo i segni gialli mi ritrovo sulla strada asfaltata a pochissima distanza dall’auto, una famigliola fa merenda all’ombra.
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