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    Monte Dobis e Cuel Maior da Curiedi
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNatura20

Monte Dobis e Cuel Maior da Curiedi

Avvicinamento

Da Tolmezzo si attraversa il ponte sul But imboccando poi la stretta rotabile per Fusea. Dalla piccola frazione si sale ancora verso i prati di Curiedi. Il punto di partenza è situato sulla sinistra, circa 200 m prima di giungere ai prati (m 820, parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Escursione
Mese consigliato
Novembre
Carta Tabacco
013
Dislivello
400
Lunghezza Km
6,8
Altitudine min
820
Altitudine max
1034
Tempi
Dati aggiornati al
2009
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  • 17/01/2016 Un freddo ritorno oggi su queste cimotte, per fortuna che le gialle faccine sorridenti scaldano il cuore e il monte Dobis si raggiunge in fretta, è un autentico balcone su Tolmezzo e non solo. Per scendere alla valletta sottostante ho ignorato quei bolli rossi che scendono ripidi, sono tornata sui miei passi per circa un centinaio di metri fino a trovare alla mia sinistra i quadratoni gialli, tanti e tanti, che tagliano il versante orientale del Dobis fino alla sottostante stradina cementata che va risalita a sinistra fino alla sua fine, catena di metallo e dopo un paio di metri a destra su un albero si trova la scritta in rosso Cuel Maior, bel sentiero, ben marcato, abbondantemente segnalato in rosso che deposita sulla cima del Cuel Maior. Dopo aver girovagato fra i resti delle postazioni militari sono ridiscesa per la stessa via, fredda e ventosa come non mai.
  • 13/01/2016 Percorso in data 27/12. Partiamo da casa convinti di riuscire a sfuggire alla nebbia che imperversa dal giorno precedente, basta sorpassare Gemona e subito si apre un cielo con un sole magnifico. Lasciamo l'auto nei pressi del campo da calcio e partiamo per la nostra breve passeggiata. Saliamo il Monte Dobis senza problemi, seguendo evidenti bolli gialli sugli alberi. Ci concediamo una tazza di the caldo dal belvedere, osservando la nebbia che si insinua verso la pianura dall'alto. Suggestivo. Riprendiamo la nostra passeggiata e cominciamo ad intravedere i primi problemi. Completamente persi di vista i bolli gialli ci adattiamo a scendere attraverso il bosco, così, un po' a caso. Camminiamo sopra un tappeto di foglie di almeno 20 cm che rende tutto un po' difficile e particolarmente scivoloso. Con qualche caduta e scivolone riusciamo a tornare a fondo valle, è tardi e decidiamo così di proseguire verso l'agriturismo che intravediamo da mezzocolle attraversando un piccolo guado. Rientriamo attraverso pista forestale verso le torbiere dove soddisfatti e divertiti per i capitomboli ci godiamo di nuovo una tazza di the mentre il sole tramonta.
  • 13/10/2015 11/10/2015-Da Fusea saliti al monte Dobis; il sole fa di nuovo capolino, nel pomeriggio; la faggeta è dorata, le vette più alte sono leggermente imbiancate e la vista su Tolmezzo è strepitosa. Anche le piccole cime riescono a dare grandi soddisfazioni.
  • 22/01/2015 Succede così, quasi per caso, che a volte degli itinerari che mai penseremmo di percorrere ci lasciano un segno indelebile. Le due varianti che hanno come protagoniste le cimotte attorno a Curiedi sono brevi passeggiate che, aprendo la cartina, hanno iniziato a bisbigliare, suggerendomi di unirle in una passeggiata d’altra intensità. Salgo verso Fusea senza aver letto il commento di Loredana e rischio più volte d’esser limato da auto in caduta libera mentre purtroppo non v’è traccia alcuna di grugni grugnanti. Speravo in una prima parte selvatica e senza troppi ammiccamenti ma dall’ancona appaiono prontamente quei bolli che non mi lasceranno per quasi tutta la giornata. Giungo al belvedere del Dobis quando il sole sta sorpassando l’Amariana in altezza. Il Tiliment è un scivolar argenteo. Mentre a sud i profili son di tenebra, dal Col Gentile al Tinisa tutto si fa bagliore. Il Cuel Maior è li che mi fa l’occhiolino con le sue rocce mangiate dall’ocra. Senza tornar sui miei passi scendo per il bosco. Ripido e scivolante. O diverte o mette a disagio. Io sorrido e scelgo per dove tuffarmi. Punto al primo stavolo sulla sinistra per poi andare a curiosare la radura che ospita gli stavoli Nogladine. Sul limitar del bosco, seguendo lo steccato, una macchia bianca su di un albero indica la traccia. Non segnalata ma evidente, riporta verso le pendici meridionali del Maior. Lì, sulla destra, appare un paletto rosso e ancora bolli. Li scarto subito. Continuo puntando alle rocce che avevo visto dall’alto. Facili balconate da superar sognando una gattosa primavera. La scelta è premiata da diversi massi, intagliati od unghiati che paion portati giù dal Kanin stesso. In cima ancora un sussulto, lo sguardo s’apre e i profili si rinnovano. Il Dobis pare bestiolina pelosa, lo sguardo spazia verso il Vas e il capo bianco del Dauda per poi perdersi nel massiccio del Cucco. Ma è il gruppo del Verzegnis che si fa vicino e imponente mentre i bianchi ricami si susseguono fino alle Dolomiti friulane. Mi stacco a fatica. Uno sforzo che si ripeterà in ogni cimotta. Scendo fino ad una conca ove appaiono nuovamente i bolli, poi via per l’ampia carrareccia di foglie. La lascio solo per seguire il cartello delle torbiere. Voglia di prati. Ghiacciati e marmorei, mi separano dalla prossima tappa, il Diverdalce che promette una bella visuale dalle erbe sommitali e rappresenta l’anello di congiunzione alla dorsale del Duron-Cuar. Intanto l’ambiente mi travolge. A casera Gerin mi rapisce un piccolo branco di pecorelle con i pargoli mentre un vocioso trio canino accorre a segnalar la mia presenza. La salita finalmente diventa un piacere soggettivo. Bollinato nel versante nord, da qui il Diverdalce chiama al confronto verticale. La gentilezza termina coi primi ciuffi di Hepatica. Entro nel ripido bosco e oltrepasso un nugolìo nocciolesco che pare volermi tenere con sé. Continuo per i prati spostandomi a est e giungo alla cima. Altro panorama! I colli appena saliti son là che borbottano fra loro, poi le rocce del Cretis! Per raggiungere sella Duron il bosco è un fai da te impensabile, precipita fitto fitto, quindi seguo la via erbosa che poco dopo si popola di bolli gialli. Tutto semplice ma occhio alla prima radura: la traccia prosegue diritta mentre una pietra seminascosta più a destra sottolinea il paglierino incedere. Qualche inchino per passare le fronde e si spunta in un altro paradiso…(20.01.2015)
  • 31/07/2012 Per riprendere a camminare dopo tanto ozio e in vista della tre giorni full immersion (speriamo che non sia realmente immersion in pioggia).Conviene affrontare all’alba la stradina per Fusea, prima che qualcuno pensi di scendere a tutta birra verso Tolmezzo; la piccola bianca ancona è facilmente individuabile a sx, piccoli spiazzi per parcheggiare a dx. Scendo dall’auto, mi godo quel bel corridoio alberato da cui il sole fa cucù, dal canalone sottostante crepitio di rami spezzati, oibò, sarà un capriolo? Mi sporgo quel tanto per non rotolare e a pochi metri vedo una banda di cinghiali (una decina circa) che salgono come carrarmati, mi fiondo in macchina e aspetto di vedermi circondata da grugni grugnanti…niente,..aspetto un tempo di sicurezza, esco e dei suini non c’è più traccia salvo qualche crepitio di rami e un furioso abbaiare di un cane della casa lì appresso. Evitati i guai scendo in direzione dell’ancona, una freccia gialla a terra indica la via, da lì in poi il percorso sarà sempre abbondantemente segnalato da faccine gialle, ora sorridenti ora tristi o ghignanti, bolli gialli che si affiancano a quelli rossi oramai sbiaditi. Seguo sempre il sentiero principale, ampio e marcato nel bosco ordinato e pulito, in breve alla mia sx si apre una finestra su Tolmezzo, ancora un poco e sono in vetta presso la quale c’è anche un rudimentale tavolo in legno. La vista che si gode è magnifica, un balcone sulla pianura, verso ovest spicca la rossastra ferita del Verzegnis; per il ritorno seguo a ritroso il sentiero per qualche centinaio di metri fino a trovare (li avevo adocchiati in salita) grandi evidenti bolli quadrati gialli che scendono precipitosamente, facile seguirli anche su sentiero inesistente, si abbassano fino ad incontrare un buon sentiero che sempre segnalato di quadri gialli termina sulla strada asfaltata che sale da Curiedi. Da lì salgo dietro una casa, tante tracce, giuste, sbagliate, finchè trovo un paio di vecchi paletti di metallo che mi portano sull’ampia mulattiera, la seguo, ogni tanto c’è un bollo rosso, poi tanta erba alta, oggi, dopo la pioggia, sentiero da stivali più che da scarponi. E faccio fuori anche il Cuel Maior, scendo per la stessa via dell’andata fino al bivio delle torbiere di Curiedi (possibilità di visitare le tre torbiere in poco più di un’ora a seconda del passo, aree di sosta, cartelli esplicativi), mi mantengo a dx sulla pista che poi diventa cementata e seguendo i segni gialli mi ritrovo sulla strada asfaltata a pochissima distanza dall’auto, una famigliola fa merenda all’ombra.
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  • postazioni belliche sul Cuel Maior
    17/01/2016 postazioni belliche sul Cuel Maior
  • Cuel Maior
    17/01/2016 Cuel Maior
  • la cima del monte Dobis
    17/01/2016 la cima del monte Dobis
  • Panorama da Monte Dobis
    13/01/2016 Panorama da Monte Dobis
  • Panorama da Monte Dobis
    13/01/2016 Panorama da Monte Dobis
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