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    Monte Sart dal Rifugio Gilberti
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I percorsi di SentieriNaturaR24

Monte Sart dal Rifugio Gilberti

Avvicinamento

Il percorso prende inizio dal rifugio Celso Gilberti (m 1850) che si trova a brevissima distanza dalla stazione di arrivo della nuova telecabina del Canin (apertura da luglio ai primi di settembre). Per giungere a Sella Nevea, luogo di partenza della funivia, si può risalire la val Raccolana da Chiusaforte oppure la val Rio del Lago da Tarvisio.

Descrizione

Poco sotto il rifugio Celso Gilberti seguendo le segnalazioni presso un trivio, si imbocca a destra il segnavia CAI n.632 che si dirige verso sella Bila Pec tra grandi macigni. Toccato il fondo di una conca ghiaiosa, il sentiero sale tra roccette e fazzoletti erbosi attraversando il giardino alpestre sede del percorso botanico. Più in alto la pendenza aumenta ed il sentiero disegna qualche tornante fino a guadagnare la sella Bila Pec dove si trovano i ruderi di una casermetta (m 2005). Da qui è possibile continuare lungo il segnavia n.632 (che utilizzeremo al rientro) ma vi è anche la interessante opportunità di variare questa prima parte del percorso utilizzando il Sentiero Geologico, realizzato di recente dal Parco delle Prealpi Giulie . Volendo quindi intraprendere questa variante, dal retro della casermetta si scende lungo un solco incassato fino ad arrivare sul fondo di un ripiano verde circondato dalle sculture carsiche. Si continua sulla direzione indicata da paletti e sassi allineati guadagnando in breve un ulteriore prato delimitato da una grande parete solcata da striature. Pochi metri davanti a questa si apre l'ingresso dell'Abisso Boegan, una delle tante cavità che fanno di questa zona la più celebre d'Europa per il carsismo e la speleologia. Il sentiero piega ora a decisamente sinistra e quindi a destra, iniziando la risalita verso la mulattiera del Canin sulla quale ci si innesta intorno ai 2000 m di quota. Con qualche modesto saliscendi si percorrono lungamente le pendici del Picco di Carnizza, caratterizzate da una alternanza di rocce, fazzoletti erbosi e ghiaie. L'ambiente, apparentemente inospitale, è sede di una flora molto interessante, composta soprattutto da specie adattate alla vita sui detriti mobili come il papavero giallo e il papavero delle Alpi Giulie. Lasciato a destra il bivio con il segnavia CAI n.645 per casera Goriuda (vedi variante) in pochi minuti si arriva alla sella Grubia ed al bivacco Marussich (m 2040), tradizionale punto di sosta dei tanti sentieri che qui convergono. Dalla sella, il segnavia CAI n.632 prosegue rimontando con qualche svolta la dorsale orientale del Picco di Grubia per poi iniziare a traversare tutto il versante settentrionale del monte. Una brevissima discesa ci conduce alla ampia ed erbosa forchia di Terrarossa (m 2137) dove inizia la parte più impegnativa del nostro itinerario. Lasciata la prosecuzione del segnavia n.632, si imbocca sulla destra una marcata traccia che sale tra le erbe guadagnando con alcune svolte il filo della cresta. Lo si segue tenendosi prevalentemente sulla sinistra e superando due brevi saltini rocciosi ed un masso che si aggira all'esterno (qualche tratto esposto). Man mano che si guadagna quota la pendenza decresce e su terreno più agevole, per zolle erbose ricche di stelle alpine e qualche roccetta, si giunge alla cima est del monte Sart (m 2321). La cima ovest, solo tre metri più alta, non sembra lontana, ma per raggiungerla dobbiamo percorrere una aerea cresta, non difficile ma particolarmente accidentata. Questa è inizialmente sottile ma poi si allarga consentendoci di camminare tra fazzoletti erbosi e roccette. Sulla direzione indicata da qualche sbiadito bollo si cercano i passaggi migliori aggirando sulla sinistra gli eventuali ostacoli. Si giunge così al punto in cui si intravede l'insellatura che precede la vetta: qui la cresta si ingombra di macigni e lame rocciose che richiedono una scelta più attenta dei passaggi (breve paretina da scendere in prossimità di una profonda fessura). Raggiunta l'ultima depressione, la cresta si allarga e si fa nuovamente erbosa e su terreno decisamente più agevole si raggiunge la cima ovest del monte Sart (mt 2324, ometto e libro di vetta, panorama estesissimo). Il rientro avviene lungo il medesimo itinerario fino all'innesto del Sentiero Geologico da dove si manterrà poi il segnavia n.632 fino al rifugio Celso Gilberti. Avvicinandosi alla sella Bila Pec, il percorso della mulattiera si fa più ardito con diversi tratti intagliati nella roccia e qualche punto franato che si supera agevolmente (possibili nevai residui fino ad estate inoltrata).

Variante in discesa per Casera Goriuda (EE)

Chi volesse rientrare a Sella Nevea senza utilizzare la telecabina può imboccare il sentiero CAI n.645 che si stacca sulla sinistra (nord) poco dopo il bivacco Marussich. Con percorso vario e sempre interessante, il sentiero attraversa il Foran del Mus, scendendo poi nel bosco fino a casera Goriuda (m 1404). Tenendosi ora a destra si va a raggiungere l'impervio versante nord del Pic da lis Lidriis che si attraversa tramita una serie di cengette erbose, molto esposte ma assicurate dal passamano metallico. Sfruttando abilmente alcuni passaggi naturali, ancora attrezzati con cavi e scalette in legno, si perde ulteriormente quota passando infine presso una caratteristica parete rientrata a pochi minuti dalla stazione inferiore della telecabina.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Escursione
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
027
Dislivello
800
Lunghezza Km
13,5
Altitudine min
1841
Altitudine max
2324
Tempi
Dati aggiornati al
2010
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  • 06/08/2017 Conquistato ieri il Sart, da troppo tempo in lista d'attesa. Partiamo dal Gilberti, raggiunto con la telecabina, scelta dettata dal caldo. L'afa si fa sentire comunque in salita a Sella Bila Pec con il 632, che percorriamo fino alla Forchia di Terrarossa per poi proseguire con l'Alta Via Resiana. La cima est, raggiunta facilmente e velocemente con tratto di ripida cresta, passa in secondo piano rispetto alla visione che mi si staglia con prepotente fierezza davanti agli occhi: un gigante di roccia altissimo e slanciato con sinuosa criniera! Un rapido confronto con l'esposizione, da sempre stata il mio tallone d'Achille, per rendermi conto che in realtà si cammina per saliscendi su aerea cresta relativamente larga con i precipizi a distanza di sicurezza. Il tratto centrale è per me più impegnativo, dato che obbliga a ripetuti piegamenti sulle ginocchia usurate. Lavoro a risparmio per quanto possibile, mettendoci più tempo. In ogni caso le rocce dentellate richiedono attenzione. La cima ovest è priva di libro firme, solo alcuni miseri foglietti messi insieme. Il panorama, pur essendo velato, non riesce a scalfire la soddisfazione e la gioia di trovarsi quassù per ricordare una data importante. Peccato per il mancato e sperato incontro con Luigino, che non abbiamo intercettato tra una folla di sloveni ed alcuni escursionisti italiani conosciuti durante il tragitto. Posticipiamo il rientro con la salita al Picco di Grubia da occidente e discesa dall'opposto versante. Al bivacco Marussich, ottimamente tenuto, sostiamo alla ricerca di refrigerio, fin tanto che torna il silenzio e due mamme stambecco con il loro teneri cuccioli si avvicinano. Rientriamo transitando sotto la palestra di roccia con il 632a fino al soffio gelido dell'Abisso Novelli, quindi scendiamo per la pista da sci, che seppur scomoda, mi pare la scelta migliore per le membra doloranti.
  • 31/07/2017 La relazione di Sandra mi ha invogliato a salire su questo monte che non avevo mai fatto. Percorso senza grandi dislivelli ma piuttosto lungo che offre paesaggi da sogno.Se si pensa poi che ho avuto una giornata tersa, soleggiata ,con una giusta brezza frescolina.....Favoloso. La salita al picco, dalla forchia di terrarossa è facilmente individuabile grazie ad alcuni paletti e vari "omini" che accompagnano fino alla cima. Tutto molto bello e appagante.Buona vita a tutti
  • 28/07/2017 Saliti giovedì 27 luglio dal rifugio Gilberti al picco di Grubia, via forchia di Terrarossa.Da sella Bilapec si entra nel caratteristico, unico, paesaggio lunare del Canin, percorrendo la mulattiera di guerra che con piccoli saliscendi arriva al bivacco Marussich, molto curato.Davanti alla costruzione, il liscio "marciapiede" lascia vedere i tanti fossili di megalodon incorporati sui quali si cammina un po' in soggezione.Poi arrivati alla forchia di Terrarossa si risalgono 100 metri sulle praterie che prendono il posto delle rocce, fino alla cima del Picco di Grubia, devo dire molto panoramica. Nonostante il giorno feriale il luogo è molto frequentato. Le fioriture sono molto, molto avanti per il periodo. Nuvolosità alta nel primo pomeriggio ma senza pioggia. Tra Andata e Ritorno sono 14 km.
  • 20/08/2016 Sart e questa volta sperando di veder qualcosa, le premesse ci sono e si sale in funivia perchè un'ideuzza ronza nella testa di Pietro...vedremo. Passo veloce senza disdegnare chiacchere e foto, e poi eccoci al bivio, a lui, Pietro, piacerebbe tanto proseguire lungo il sentiero 632 per salire poi per quella traccetta verticale che si stacca a destra, le due donne lo dissuadono e si va per la canonica via di salita mentre qualche vapore comincia a salire dalla Val Resia creando candidi batuffoli che ruzzolano in cielo, cima est e poi cima ovest con il libro delle firme in esaurimento. Resta la voglia di scendere cercando sul terreno quei puntini rossi della carta Tabacco, ometti vanno verso destra, lui verso sinistra in diagonale ripida, le due donne lo seguono e fra una chiacchera e un brontolamento gli occhi puntano un bel sentiero, lì sotto, e sembra vicino, 200m di dislivello, con pazienza e calma gli scarponi toccano il sentiero 632, è proprio lui e si diviene più ciarlieri.Bellissima mulattiera, ancora profuma dell'erba appena tagliata, e in salita arriviamo alla ventosa forchia di Terra Rossa, e poi ancora al bivacco Marussich ; lì decidiamo di completare la scarpinata scendendo verso Casera Goriuda e poi Sentiero Sereno fino a Sella Nevea, corsa precipitosa verso le fresche radler
  • 23/07/2016 22/07/2016 Una cima non prevista, oggi...solo la scelta di salire al Rif.Gilberti e di ritornare per la terza volta al Biv. Marussich,...poi complice un buon meteo e le condizioni ambientali favorevoli, raggiunta pure la cima Ovest del Mt. Sart. Un percorso fantastico il sent. 632, con i soliti nevai da attraversare, in un ambiente severo e selvaggio...un pò lunghetto per arrivare al Bivacco,verde,ricovero adagiato su candide rocce levigate.Il proseguo poi per la prativa Forchia di Terrarossa, e la salita per la panoramica cresta, prestando attenzione a non calpestare le numerose e timide stelle alpine sul sentiero...uno spettacolo !!!!. Richiede un ultimo sforzo per la cima Ovest, raggiungibile tra rocce e verdi zolle mirando i sbiaditi triangolini arancione e qualche provvidenziale ometto,stupenda la visuale sul Montasio, poi le firme sul minuscolo blocchetto mentre sbuffi nebbiosi a intervalli oscuravano il sole....in solitudine rientriamo per lo stesso intinerario,assaporando gli ultimi scampoli di una bella escursione. Mandi
  • 20/07/2015 Fatto il 19 luglio. Salito al Gilberti con funivia. In poco più di un ora al Bivacco Marussich (al Gilberti c'è un segnavia cai che indica 3 ore, mah ....., poi al bivacco danno effettivamente 1 ora per il Gilberti). Sono poi salito solo all'antecima est in circa 40 minuti perchè, forse per il sole, non mi sentivo troppo bene. Sono poi rientrato per Casera Goriuda, raggiunta in 1 ora e 20 dal Bivacco, quindi Sella Nevea in 1 ora e 40 per il Sentiero Sereno (nome eufemistico). Nel tratto alto l'ho trovato decisamente pericoloso. Finchè ci sono i cavi si procede con una certa sicurezza, ma ci sono dei tratti ripidissimi, senza assicurazione, con terreno scivoloso e il vuoto sotto, che mi hanno decisamente colpito. Poi mano mano che si scende ci sono molte attrezzature, scalette in legno, ponticelli che consentono di procedere in sicurezza. Però un sentiero così, su roccia, sarebbe indicato EEA. La nota positiva è che tutto il percorso è stato da poco ripulito dalla vegetazione infestante.
  • 09/09/2013 ..e come un anno fa partenza da Sella Nevea, clima più che gradevole, tant’è che nel bosco s’inizia quasi subito l’operazione svestizione, al Gilberti arriviamo in contemporanea con le prime corse della telecabina e con addosso solo l’indispensabile. Guardiamo il cielo che è fumoso, ma di un fumoso chiaro,..dovrebbe schiarire, ci confortiamo dicendoci che il meteo ha previsto 5 ore di sole…e intanto anneghiamo gli sguardi nelle meraviglie del Foran dal Mus, dei teneri cuscinetti del cerastio di corinzia, dell’abbondante papavero giallo e dello scarso papavero delle Giulie, le campanule di Zois sono sempre lì, riunite in quella decina di metri, non prima non dopo. Avvicinandosi a sella Grubia c’è anche parecchio vento e gli sbaffi di nebbia danzano veloci, sosta al caldo bivacco e si riparte verso forchia di Terrarossa e anche lì ritroviamo la stessa situazione meteo di anno fa, anzi, foschia più densa ma questa volta si va. Mentre saliamo incrociamo in discesa due downhillers, bici in spalla e il cane ad attenderli poco sotto, pianin pianello s’arriva alla cime est con una visuale limitata al sentiero; la cima ovest sembra inarrivabile perché massima attenzione a scorgere gli ometti e i bolli/triangoli ma alla fine intravediamo l’ometto e il contenitore del libro di vetta. Un vero peccato per il mancato panorama, toccherà tornarci per la terza volta. Scendiamo verso casera Goriuda per goderci ancora quest’ambiente, al bivio 632-645 un timido stambecco sul sentiero prima ci osserva e poi fugge veloce, la casera è quasi avvolta dagli epilobi che oramai stanno sfiorendo, rientro al tramonto a Sella Nevea lungo il sentiero sereno che in discesa qualche attenzione la merita.
  • 31/08/2013 Dividiamo la cabinovia con un ragazzo dai lineamenti indiani. E’ solo. Cerca la ferrata Julia… La salita verso la sella del Bila Pec è caratterizzata dal volo di un elicottero che rifornisce di materiale degli autoctoni intenti alla manutenzione del sentiero principale. Noi invece ci tuffiamo tra le spumeggianti onde di pietra del sentiero geologico. La prima volta le emozioni sono incontenibili. Lo stupore mi pervade mano a mano che mi avvicino all’antro del abisso. Lascio le racchette di colpo, senza rendermene conto, continuando a trascinarle in quanto legate. La parete mi sembra un enorme organo di pietra teso a suonare un silenzio maestoso e frastornante.. Il sentiero, in quel anfiteatro così bianco da rendere il verde dell’erba un miraggio cromatico, cambia direzione e raggiungiamo senza fretta sella Grubia, centellinando gli sguardi ai fiori che ancora sorridono al sole. Le selvagge dorsali dei Musi, la verde muraglia del Guarda e il lungo e sinuoso Gran Monte conquistano gli occhi, anche se da quassù, perdono in parte quel timoroso e selvaggio fascino che le caratterizza dal basso. . Il Sart che pare vicino in realtà è ancora lontano. Il ginocchio inizia a cedere e le prime fitte quasi coincidono con quelle al cuore per il macabro spettacolo del recente incendio che ha devastato la valle. Il cambiamento emozionale è brusco e difficile il non lasciarsi trascinare da esso. Il lento incedere sulla schiena del Sart entusiasma gli occhi rapiti dall’indescrivibile visuale sul Montasio. La cima dopo poco il nostro arrivo viene sfiorata dalle nubi (bigione da seguendo la scala di Loredana) che creano un’atmosfera particolare per il rientro. Il ritorno alla sella ci permette di notare il meraviglioso lavoro di riparazione del 632 e di scambiare ringraziamenti, chiacchiere e biscotti con i tre autori. Poche parole e sguardi intensi sintetizzano la loro inerme esperienza di fronte all’inferno che ha devastato la loro terra. (30.08.2013)
  • 06/08/2012 Seguendo le orme di Loredana, dopo esser stato anch'io sul Peralba (giovedì scorso: salita per il crestone ovest - discesa per la normale), oggi sono salito sul Sart. Ho solo preferito arrivare al Gilberti, partendo dal parcheggio di Sella Nevea, seguendo le piste da sci, perché alle 5 di mattina era ancora buio e la giornata si annunciava anche piuttosto nuvolosa. Per il resto ho seguito le indicazioni di SN e sono arrivato in vetta (la cima ovest) verso le 9.15. Purtroppo a quell'ora tutte le cime dei monti più alti, compresa quella del Sart, erano avvolte in una densa foschia. Quindi oggi niente panorama dalla vetta, ma sono contento ugualmente di essere arrivato in cima stavolta, dato che in un precedente tentativo, nell'ottobre scorso, avevo dovuto rinunciare per il ghiaccio incontrato dopo Sella Bila Pec. Per il ritorno ho fatto oggi la variante per il Foran del Muss. L'ambiente è fantastico, si è continuamente accompagnati dai fischi delle marmotte e ci si muove in mezzo a giardini fioriti. I tratti attrezzati dopo casera Goriuda non sono particolarmente impegnativi, occorre solo fare un po' più di attenzione all'attacco della prima scala di legno, disposta quasi verticalmente. Mauro.
  • 12/07/2012 Come ieri mi è stato fatto correttamente notare, la casermetta non si trova a sella Blasic bensì, chiaramente, a Sella Bila Pec (q.ta 2005).
  • 10/07/2012 Monte Sart da Sella Nevea: cronaca di una meta raggiunta...alla base.Attaccato sv 635 a Nevea alle 6.48, sto impigrendomi; la giornata promette benino nonostante previsioni meteo incerte. icordavo l'attacco del sentiero a sx presso la pista, tutto cambiato, adesso si sale a dx ed è una meraviglia questo sentiero, dislivello concentrato praticamente tutto qui, fino al Gilberti: Saliamo baldanzosi, bosco silenzioso, foglie, gradini rocciosi, un piccolo capriolo che fugge, fioriture, profumo di erba appena tagliata, verso Bila Pec qualche bellissimo esemplare di giglio martagone e più numerosi i coloratissimi carniolici. Sotto la palestra di roccia un getto di aria fredda: è l'abisso Novelli, meglio di un climatizzatore e si materializza il rif.Gilberti, sembra il gemello brutto del Vandelli, (ma qui non c'è acqua potabile) brutto non per colpa sua, poverino, gli hanno raspato via la montagna intorno per metterci una cabinovia, nuova, lucida..ma ferma. Sv 632, uno strappo ancora e arriviamo a Sella Blasic, casermetta, grotta, papavero retico, biscuitella e un mondo di rocce striate, intagliate, candide, sfumate di rosa, color terracotta, uno spettacolo..Ottima la mulattiera di guerra rinforzata in alcuni punti, in altri serve attenzione , una lingua di neve da attraversare. Sul fondo a dx qualche macchia di potentilla, ove c'è un po' d'erba crescono rigogliosi gli spilli di dama, l'achillea del Clavena, le delicate sassifraghe e gypsophile. Qulache nuvola da O, foschia veloce da Sella Prevala, vento, raffiche forti poco prima del Marussich (sosta obbligata per rabbocco zuccheri) e fino alla forchia di Terrarossa (lì la terra è proprio rossa..). Qui si fa il punto della situazione: nuvole bigie da dx, bigiette a sx, nebbia veloce da S-E e il cda decide di proseguire ancora brevemente lungo il sv 632tanto per dare un'occhiata e poi dietro front studiando la traccia che sale per cresta mentre le nubi coprono la cima e ci rimangono; decisione sofferta ma probabilmente saggia. Abbiamo così modo di gustarci pienamente il Foran dal Mus, di rigirarci verso la nostra meta rinuncata, di annusare i profumi dell'aria. Gran via vai oggi su questo sentiero. Io sono un po' lessa, per comodo do la colpa al Peralba del giorno precedente e allora rientriamo per la stessa via non potendo nemmeno contare su un meteo favorevole. Arriviamo in una Sella Nevea assolata e rumorosa di auto e moto storiche, caffè e radler meritati nonostante tutto.
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