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    Anello di Sot Cretis da Villanova
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaM24

Anello di Sot Cretis da Villanova

Avvicinamento

Risalendo dalla pianura la Statale 13 Pontebbana, si imbocca il Canal del Ferro oltrepassando in successione Moggio e Resiutta. Giunti al rettilineo di Chiusaforte, circa 700 m dopo il viadotto autostradale, si devia a sinistra entrando nella frazione di Villanova. Qui si risale via Volanic che conduce alla parte alta del paese fino alla piazzola dove termina la strada (parcheggio, m 406).

Descrizione

L’escursione prende avvio davanti alle ultime case (n.civici 23 e 21) poco oltre le quali ha inizio un buon sentiero che sale in diagonale nella boscaglia. Oltrepassato il greto del rio Belepeit, nel tratto compreso tra due cascate, si procede nella medesima direzione incontrando un’ancona visibile anche dal fondovalle. In breve ci si innesta a sinistra sul segnavia CAI n.425 che traversa più in alto rasentando le impervie pareti rocciose del monte Belepeit. Oltre una successiva ancona il sentiero percorre una cengia comoda ma piuttosto aerea, affacciata in basso sul dosso che ospita la fortezza di Chiusaforte (vedi nota). Doppiato uno spigolo, con una successiva risalita si guadagna il bel ripiano degli stavoli Polizza (m 745, fontana) dove lasciamo a sinistra il segnavia CAI n.425a che scende verso la gola del rio Cuestis. Il sentiero esce ora su pendici un poco più aperte, tra grandi esemplari di pino nero e radure erbose nelle quali fioriscono a primavera le eriche, il citiso rosso e lo cneoro. Lasciata a destra la deviazione non segnalata che sale verso il monte Belepeit si raggiunge la parte alta di un costone dove ha inizio un traverso nel bosco che lentamente va sfumando nella faggeta. A quota 948 si incontra il bivio principale: entrambe le direzioni conducono alla conca di Sot Cretis, quella di destra (CAI 425a) è forse un poco più diretta, ma noi ci teniamo invece a sinistra (CAI 425), calando ad incontrare il greto del rio Cuestis. Sull’altro lato i primi metri sono un poco rovinati, ma poi il tracciato, nuovamente comodo e ben marcato, prende a rimontare a larghi tornanti. Con andamento rettilineo il sentiero piega poi verso sinistra e raggiunge l'insellatura boscata posta subito a nord del Piccolo Belepeit.
Dall'intaglio si scende in diagonale nel vallone del rio Simon, puntando al ripiano sospeso di Conturate al quale si arriva con una perdita di quota di circa 200 metri (m 935). La radura ospita i ruderi di alcune stalle ed una piccola costruzione che il tempo sembra avere risparmiato. Dallo stavolo il sentiero perde leggermente quota per assecondare il profondo incavo scavato dal rio Canalotto il cui greto si attraversa senza difficoltà. Riguadagnata la quota persa si passa sopra un esteso franamento poi si traversa piacevolmente nel bosco attraversando un secondo alveo dove il sentiero risulta in più punti danneggiato. Si giunge così al trivio di quota 976, evidenziato da segnalazioni su un grande masso. Lasciato a sinistra il segnavia CAI n.424, che perde quota verso il greto del rio Simon, ci si tiene a destra salendo a svolte regolari nel bosco di faggio. L'attraversamento del versante di sinistra orografica ci porta ad intersecare diversi piccoli impluvi stillicidiosi tra i quali vi è un piccolo rio che ha formato una serie di vasche nel greto roccioso. Dopo un successivo tratto di faggio il sentiero incontra un canalone con mughi, addentrandosi in uno scenario dall'aspetto sempre più severo non tanto per le difficoltà, limitate alla ripidezza della salita, quanto piuttosto per la sensazione di solitudine e lontananza che si avverte. Ancora una costa boscata che si supera a svolte ed il sentiero esce definitivamente alla base della conca di Sot Cretis, ricoperta da una fitta boscaglia di mughi. In questo paesaggio particolare desta non poca sorpresa la vista del grande casermone di Sot Cretis le cui finestre ci appaiono in capo ad un dosso roccioso. Con un'ultima fatica, salendo lungo il sentiero liberato dagli arbusti, si aggira l'elevazione fino a guadagnare il ripiano su cui sorge l'edificio (m 1537). Il segnavia CAI n.425 prosegue ancora contornando la testata del vallone fino alla ben visibile forcella Fonderis ma per noi è giunto il momento di una meritata sosta prima di intraprendere la lunga discesa.
Imboccato il segnavia CAI n.425a che ha inizio sul lato opposto del casermone si raggiunge con qualche saliscendi lo spigolo della costa Mauron dal quale ci si affaccia nel vallone del rio Canalotto. Dopo un traverso sopra pinnacoli calcarei il sentiero inizia a scendere decisamente a svolte, portandosi poi sull'altro versante della valle. Si traversa sopra alti dirupi scendendo in diagonale fino a ritrovarsi sul filo della Costa Sgueire che più in basso scende a formare la forcella Pedot (m 1230). La traccia appare a tratti inerbita ma le recenti segnalazioni ci guidano con sicurezza a calare a sinistra nel vallone del rio Agar de lis Tais. Dopo essere passati accanto ad una grande pianta di pino nero, ad un tornante si inverte nuovamente la direzione per dilungarsi quasi in quota sul versante di destra orografica. L'incontro con il rio Agar de lis Tais è comunque rimandato di poco e dopo un tornante ci si accosta all'alveo scendendo per un tratto lungo il greto principale. Dopo avere attraversato un canale ghiaioso si rimonta sul versante opposto dove, con breve discesa, si raggiunge il bivio a quota 948 di cui si è già detto. Da qui fino a Villanova si utilizzerà il medesimo itinerario.

Il Forte di Chiusaforte

Ideale complemento alla escursione descritta è la breve visita al forte corazzato di Chiusaforte. Una strada sterrata, circa 1200 m prima di Villanova, si innalza a tornanti sopra la vecchia ferrovia, raggiungendo l'ingresso del complesso fortificato principale.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
018
Dislivello
1400
Lunghezza Km
18,2
Altitudine min
406
Altitudine max
1540
Tempi
Dati aggiornati al
2014
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  • 15/05/2016 Inizio a camminare con foga tra le prime Platanthere, voglio togliermi di dosso l'eco dell'autostrada. Quasi subito però son frenato da manovre militari in pompa magna. Impressionanti le forze messe in campo. Centinaia di ninja in tuta verde, oblunghi e minuscoli, si calano con un filo di seta dai rami degli alberi. La foto viene sfocata e non riesco a determinarne la specie. Una miriade di bruchi Geometridae, al segnale prestabilito, dan via all'assalto! Non so se l'intenzione sia quella di scendere o se, tramite l'effetto pendolo aiutati dal vento, abbian intenzione di cambiare ristorante. Certi punti del sentiero paiono addobbi natalizi. Proseguire un'odissea. I bastoncini usati a mò di Mr. Magoo liberano i metri successivi. Nonostante ciò, parecchie decine di loro s'aggrappano agli indumenti. Abbandonano le arti marziali per divenir geometri, misurando col loro buffo incedere, ogni parte del corpo. Paion sarti intenti a prender il girovita. Per poi alzarsi a curiosare e gridare al collega "Hai finito col girocollo?". Il primo tratto è un tripudio di Citiso rosso. La dorsale del Plauris si stiracchia al sole, bella pallida di neve. Il Lavara mostra il suo lato salvadi che m'aspetta, per seguirne l'ascesa lato nordest, segnalatami da una relazione d'annata del sior Mario. Poi l'oasi di Polizza, Con quel corridoio di noccioli in foglia e gli Epimedi che ricordo bene. Pochi metri che paion potati ad hoc. Pure organic love! Di lassai il cûr! E finalmente tutto tace, o meglio, il paesaggio si lascia trasfigurare dalle sue voci che nulla han d'umano. Il Pisimoni aspetta i suoi primi penitenti, rigoglioso. Un'ampia boccata agli stavoli Conturate per poi immergermi ancora nell'apnea del bosco. Le candide vasche rabboccano la borraccia. Poi la neve, poca, che ben si sposa a far da mantello a quelle pareti. Aggettanti, soggioganti. Ispeziono il casermone con quelle scale escheriane che non portano oramai a null'altro che non sia cielo. I rimasugli dell'umano si fan metafora. Scarto l'idea di puntare alla forcella di Sot Cretis (o rio Molino). La neve è scivolosa. Sotto il vecchio cartello Cai qualcuno ha scritto "non si passa!". Poi il tratto più bello dell'escursione. Che implica l'attraversamento di delicati accumuli oggi sicuramente scomparsi. Un saliscendi arioso che obbliga a voltarsi ogni due passi. Sospirando. Incrocio un camoscio che fugge a valle, saltando tra i pinnacoli, con quelle zampe che diventan una, strette come da un paio di bolas argentine, per aggrapparsi agli striminziti spuntoni che conosce a memoria. Non fugge. Vola! Un battito d'ali lo adagia al successivo appoggio. Mi fissa. Prende coraggio, con calma, e aleggia ancora verso valle. Il tratto franato indicato da Loredana è breve ma sempre più esile. Ci vuole passo sicuro finché non si recuperi nuovamente il troi a suon di picca. Sotto quota 1200 la traccia pare perdersi tra le ginestre che la invadono per qualche metro, ma la prosecuzione va proprio in quella direzione. I petali del Latte di Gallina si sono aperti al sole. Gli stavoli Polizza rinnovano la carezza dell'anima, ultimo sospiro al cospetto di Jama e Jovet per poi correr a valle.(08.05.2016)
  • 18/05/2015 Anello percorso ieri con partenza dalla strada per Roveredo (m. 346, sent. 425/A); sono salito coma da relazione lungo il 425 e sceso per il 425/A; i sentieri sono in buone condizioni, con qualche franetta e qualche albero caduto, che non danno particolari problemi; il pericolo principale è rappresentato dalle zecche, nel tratto in salita dal letto del rio Cuestis, dove il sentiero è particolarmente invaso dall'erba (a casa ho dovuto farmene togliere più di 20!); in discesa, dopo forc. Pedot avevo intenzione di proseguire con il sent. 427 e poi con il "nuovo" 426 per il Plananizza ed il Belepeit ma mi è sfuggito il bivio (forse per mia disattenzione ma stranamente nella relazione di S.N. il bivio con il 427 non viene citato); mi sono così trovato sul greto del rio Agar de lis Tais, che bisogna seguire per un bel tratto (non ho visto segni ma qualche ometto, i segni ricompaiono più in basso, quando la traccia riprende sul versante opposto a sinistra); per finire, mi sento di consigliare la percorrenza dell'anello in senso inverso: il 425 è comunque anch'esso piuttosto ripido nel tratto dopo il bivio con il 424 e (soprattutto)salendo lungo il 425/A la Fortezza Bastiani appare in lontananza come un miraggio una volta aggirato lo spigolo della Costa Mauron! Ciao a tutti!
  • 09/06/2014 Sot Cretis: ovvero into the wild. Bellissimo percorso, impegnativo per lunghezza, il dislivello si fa sentire solamente nel tratto finale quando il casermone si è già mostrato e pare che sia dietro l’angolo, invece ci sono ancora un paio di pallini da sputare fra i mughi. L’avvio è un po’ strano, si deve passare davanti al pianerottolo di due abitazioni private, probabilmente, per non disturbare gli abitanti, ci dev’essere qualche altra traccia che inizia da più in basso. Inizialmente sentiero non segnato ma evidente fra erba alta, oltre diventa sv 425, sempre segnato e ben percorribile, ovviamente ci sono dei tratti un poco rovinati, da farsi con più attenzione, almeno per me che sono molto, ma molto prudente. Dopo aver ammirato Conturate, si deve tornare sui propri passi per una decina di metri per riguadagnare il sentiero e scendere comodamente verso il rio Canalotto, il bosco è un bramato rifugio dalla calura, ieri c’era solo una piccola residua slavina da attraversare poco prima del casermone. Ambiente solitario e incantato, vale ogni fatica; la discesa per il 425a presenta un breve tratto di sentiero franato, qualche metro, sabbia infida; un miraggio il rio Agar da li stais, acqua fresca, riempite borracce e camel bags, avevamo sudato l’impossibile e centellinato l’acqua proprio per non trovarci al secco. Si attraversa il rio immediatamente dopo il tratto sabbioso, gli ometti non mancano e sono ben visibili, da lì il percorso è quasi tutto nel bosco, a tratti la traccia si perde ma i segnavia sono sempre visibili. Lungo il traverso sopra Chiusaforte una sorpresa: un grande ciuffo di raponzoli di roccia sul ghiaino a terra, ma come? Stamattina non c’erano..ma guarda che meraviglia… e poi scopriamo che una roccia si è staccata dalla parete strappandoli e facendoli scivolare a terra, radice al vento. Erano splendidi, grandi…peccato
  • 23/05/2014 22/05/2014-Sot Cretis ovvero: fuori dal mondo. Il tempo si è rimesso al bello e allora si è ripercorso l'itinerario ad anello. Acqua sorgiva (con rubinetto!) presso la seconda ancona votiva prima degli stavoli Polizza e acqua anche agli stavoli (serve al ritorno...) dove il rumore dell'autostrada cessa definitivamente per lasciarci ore e ore di silenzio boschivo e di rumoreggiare di acqua dei torrenti. Per essere lungo, è lungo. Ma carichi entrambi di motivazione(e Ivo anche di materiale tecnico) l'abbiamo ripercorso con buon passo; nessun incontro in tutto il dì. Sempre emozionante il casermone così appartato. Ottimo il lavoro dei volontari che hanno ripulito schianti e tolto mughi. Grazie.
  • 11/06/2012 Buon giorno, il 10/06/12 ho raggiunto il ricovero con il sentiero 425A senza problemi: percorso solitario che mi è piaciuto molto e il ricovero ancora di più. Nell'ultima parte, c'è una folta vegetazione che nel dicembre2011, complice anche un pò di neve, non mi ha permesso di arrivarci con il sentiero 425. Molto bello anche quest'ultimo sentiero almeno fino al bivio dell'alta via
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