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    Monte La Palazza dalla Val Zemola
    Prealpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaV08

Monte La Palazza dalla Val Zemola

Avvicinamento

Da Barcis si risale lungo la val Cellina fino a Cimolais e quindi al passo di Sant'Osvaldo. Giunti all’altezza di Erto Nuova si piega a destra seguendo le indicazioni per la Val Zemola. La stretta rotabile sale a monte del paese per poi proseguire su fondo sterrato fino al parcheggio in corrispondenza del divieto di transito (m 1179).

Descrizione

Tralasciata la prosecuzione della strada in direzione di casera Galvana, si imbocca la pista che, pochi metri prima del parcheggio, si innalza verso la vicina casera Mela. Dopo la marcata ansa si inizia a salire in diagonale lungo quella che era la pista di accesso alla cava del monte Buscada. Con percorso piacevole nel bosco sempre più rado si giunge al manufatto ormai arrugginito della teleferica con annessa baracca (m 1329). Qui si stacca sulla sinistra il sentiero diretto che rappresenta la via più veloce per arrivare alla cava. Frequenti bolli e frecce ci guidano con sicurezza lungo un tracciato che sale a svolte strette e regolari, tra macchie di bosco e radure invase dalle alte erbe. Raggiunta la fascia dei larici ci si mantiene sulla sinistra salendo ora con tornantini più ripidi e malagevoli. La traccia rasenta una parete rocciosa ed alcuni speroni per raccordarsi infine con la pista della cava nei pressi di una bella vasca con fonte (m 1768). Pochi metri a sinistra si trova il recente rifugio Cava Buscada con la prosecuzione del sentiero per forcella Borgà (vedi variante). Noi per ora ci teniamo a destra, salendo alla parte alta della cava, ora trasformata in una specie di museo all'aperto di archeologia industriale con il nome di Giardino di ammoniti, carrucole e nodi. Tra splendide fioriture di epilobio si arriva ad una zona aperta, sede di accumulo di grandi blocchi dove la pista, ormai inerbita, si trasforma in sentierino (bolli rossi e paletti). Mirando alla sella soprastante, si segue un tracciato tortuoso che cerca di evitare le zone fessurate e le lame rocciose. Si giunge così ad una insellatura affacciata sulla valle del Piave, intorno alla quota 1984. Da qui possiamo osservare la via di salita alla Palazza lungo il suo crinale meridionale, caratterizzato nella prima parte da una evidente fascia di arbusti. Ed infatti la traccia che inizia sulla destra si getta subito nella boscaglia di mughi. Seguendo i bolli rossi lungo un varco aperto tra i mughi si arriva ad intersecare un profondo solco. Senza seguirne il corso si rimonta invece su una placca rocciosa fessurata (cordino) oltre la quale sarà necessario fare ancora attenzione alle ramaglie e al terreno sconnesso. Siamo però quasi al termine del tratto più malagevole e finalmente un corridoio erboso ci conduce su terreno migliore nei pressi della cresta. Poco più in alto, dopo un caratteristico campo solcato, la cresta si impenna in corrispondenza di una serie di stratificazione rossastre. Qui il sentierino traversa a destra ed aggira l’ostacolo innalzandosi sul ripido pendio erboso fino a rimontare su una antecima. Si scende su terreno più agevole verso una insellatura poi la traccia piega a sinistra rasentando una parete rocciosa ed infine sale lungo un ripido pendio erboso che in basso termina bruscamente sulle verticali bastionate del versante ovest. Con attenzione, sfiorando gli strapiombi che si aprono alla nostra sinistra, si supera anche un breve canalino ghiaioso oltre il quale si è sulla vetta della Palazza (m 2210, ometto, panorama amplissimo). Per la discesa, dopo essere ritornati alla selletta erbosa a quota 1984, invece di piegare a sinistra per calare direttamente alla cava, possiamo proseguire lungo una traccia in quota (ometti) che ci conduce a traversare le pendici orientali di un primo dosso erboso. Giunti alla successiva insellatura la vista si apre sull’impressionante parete nord del monte Borgà, interrotta da caratteristiche cenge e piccoli fazzoletti verdi. In questo stesso punto, un evidente sentierino scende per verdi nel versante rivolto al Piave lungo una esile cengetta. E' la traccia che conduce in pochi minuti e con qualche passo un poco esposto al Landre dal Ledan, luogo davvero meritevole di una breve visita. Si tratta di una caratteristica grotta naturale le cui volte si aprono in una vertiginosa vista sul Valon di Buscada e sulle pareti del monte Borgà. Ritornati all'insellatura, si può scendere velocemente lungo il pendio fino a raccordarsi con la pista di servizio della cava da dove poi si utilizzerà il medesimo itinerario dell’andata.

Variante in discesa per il CAI n. 381(E)

Dalla fonte presso la cava è possibile ampliare sensibilmente l’escursione utilizzando il sentiero per forcella Borgà. Raggiunto quindi il rifugio Cava Buscada, si prosegue oltre lungo il segnavia CAI n.381, che ben presto inizia a traversare un prato inclinato e sospeso sopra alti dirupi. Lasciata a destra la deviazione per forcella Borgà (CAI n.392), il sentiero progressivamente abbandona le praterie per entrare nuovamente nella boscaglia di larici e mughi . Si rimonta ad uno spallone roccioso oltre il quale si riprende a scendere, affacciandosi ora sul versante del Vajont. Intorno a quota 1600 si lascia a destra il sentiero che sale in vetta al Borgà per proseguire in una rada vegetazione tra macchie di faggio e praterie sassose invase dalle ginestre. Raggiunto anche il bosco di pino e orniello in breve si è ad un quadrivio: tralasciata la discesa verso Erto si piega a sinistra lungo il Truoi dal Sciarbon (Sentiero del Carbone). Con piacevole traverso si vanno ad intersecare pendici boscate piuttosto inclinate fino a giungere al punto in cui il sentiero scende sulla strada asfaltata. Volendo evitare la perdita di quota si può invece proseguire diritti, tra radure aride punteggiate dal semprevivo maggiore, superando una placca malagevole ed inclinata oltre la quale il sentiero esce sulla strada asfaltata presso il capitello di Costa. Non rimane che salire al parcheggio percorrendo la rotabile intagliata a picco nel fianco della val Zemola.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Vento
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
021
Dislivello
1100
Lunghezza Km
9,7
Altitudine min
1172
Altitudine max
2210
Tempi
Dati aggiornati al
2013
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  • 03/09/2015 Gli asinelli si svegliano con calma. Uno di loro, appena mi vede, si stiracchia disteso su di un fianco. Trattengo il desiderio di tuffarmi ad abbracciarlo. Non credo apprezzerebbe. Su di un grande masso, una replica bell’e buona della Creta di Aip, una marmotta s’alza a declamar la nostra presenza con il Col Nudo a far da sfondo. Le praterie sommitali son popolate pure da un piccolo battaglione ovino che si sposta lentamente stretto stretto come se ogni pauroso peluche fosse incatenato all’altro. Il giorno illumina le impressionanti bastionate del Borgà, che paion tagliate con l’accetta. E’ incredibile come le cime occidentali della val Zemola si presentino da perfetti gemelli bifronti. Un lato, inclinato e dolcemente erboso, l’altro, strapiombante ed intimidatorio. Oltre le fessurazioni si giunge ad un arco formato da un larice. O meglio, da uno dei due figli di quelle radici. La sua lunga vita s’e scontrata con la rabbia incontenibile del cielo. Un fulmine ne ha modificato per sempre l’aspetto. Prostratosi a terra, il larice ha mutato profilo e personalità, adattandosi alla nuova postura. Per una volta però, la forza distruttrice s’è trasformata in creatrice. Quel fusto non ha ceduto alla scarica. Forse per le sue ragguardevoli dimensioni. Parte di esso è divenuta culla, s’è fatta madre. Altre forme di vita vegetali han trovato nutrimento da quel corpo possente. Dalla corteccia smangiata, sopra un tappeto d’aghi, spuntan erbe e piccole piante, alternate da carezze muschiate. Non vivono a scapito del larice stesso ma ne condividono l’essenza. Al di sotto, parte di quel tronco, ancora viva, continua a far scorrer la linfa per sfamare i suoi rami, protesi oltre quella ferita cicatrizzata. Diverse esistenze si compenetrano, intersecandosi in un unico abbraccio. Quel fulmine non ha creato un arco, ma una porta. Un microcosmo di metafore intrecciate come quelle radici. Giungiamo sulla Palazza quando la luce fa già brillare le rosee sculture di ponente. Ogni spicchio di quelle muraglie, ogni guglia, ogni vetta, ogni torre si alza sulle punte dei piedi per farsi ammirare. La foschia s’è presa il suo giorno di vacanza. Il panorama mozza il fiato e annichilisce ogni tentativo descrittivo. Sulle risicate terrazze sottostanti due femmine di stambecco ed un cucciolo. Una si gratta la schiena con foga, utilizzando l’unico corno a sua disposizione. Chissà se la perdita è stata generata da uno scontro o dal prurito stesso! Al ritorno, poco distante dal troi, la nevicata d’Epilobi s’intensifica. I fiocchi più ispirati si sono aggrappati su di una grande ragnatela. Una circonferenza perfetta. Fatta di piume. Candida. Al suo interno un altro cerchio. Le maglie meno fitte l’han lasciato spoglio, riempito solo dell’ombra delle rocce. Al centro, il tessitore si trasforma in pupilla arancione. Senza rendersi conto che quella brezza l’ha trasformato, a suo malgrado, in installazione artistica e che il suo lavoro notturno si manifesta ad occhi d’umani certo, ma anche a potenziali prede che eviteranno l’abbraccio mortale di quel cuscino. Prima di scendere al rifugio sconfiniamo nel Landre senza emettere suoni, avvolti dalla sua atmosfera che tocca corde ataviche. Si percepiscon presenze pur essendo esso deserto. Poco sotto, altre stambecche con prole al seguito. Il lungo ritorno segue il Trui dal Scjarbon. Via di trasporto, non di carbonaie. Un lungo traverso tra boschi e pietraie manutenuto con estrema cura, ove ogni passo, come riflesso di pozzanghera, rimanda alla passata viandanza che lo contraddistinse.(29.08.2015)
  • 05/07/2015 Escursione effettuata sabato 4 luglio 2015I prati totalmente ricoperti di fiori distraggono la pesante sensazione di caldo opprimente che ci accompagna fino in cima. L’erba molto alta nasconde spesso qualche sasso o qualche buca fino a circa metà salita, richiede un minimo d’attenzione onde non procurarsi qualche spiacevole slogatura. Grandioso panorama dalla cima, il Duranno Re delle Dolomiti Friulane, sembra osservarci. Il sentiero che da quota 1984 porta al bivio per la grotta del Landre dal Ledan, il primo tratto è segnalato da radi ometti, poi l’erba molto alta ricopre gran parte del tracciato comunque, basta mirare alla poco distante sella erbosa. Il bivio del sentiero che porta alla grotta è a quota 1880 circa del crinale che scende alla Forcella Borgà. Il sentiero che porta alla grotta, anche se semplice, richiede cautela per il fondo umido ancora a tardo pomeriggio. Peccato che questa bella variante non sia in alcun modo segnalato sia in loco sia sulla Tabacco (almeno quella in mio possesso) Nonostante gran parte del percorso sia ricoperto da folto erbaggio, nessuno di noi è stato scelto come dimora temporanea per zecche!Per chi fosse interessato, sulla parete della cima Palazza, a destra della gola ghiaiosa che porta in vetta, si trova una palestra di roccia già splittata. Guardando da sotto, alcune vie sembrano dure ma, gli split sono molto vicini.
  • 09/09/2013 07/09/2013-Risaliti sulla Palazza. Dal Piazzale presso la cava un cartello e bolli rossi ci guidano su sentierino alla cima. Il sentiero è stato dedicato a Renzo Corona e tracciato un paio di anni fa. Quindi ora non c'è alcun problema di orientamento. Sempre impressionanti le pareti strapiombanti verso la Val del Piave. Il nuovo accogliente rifugio Cava Buscada trova posto presso la vecchia baracca dei cavatori. Un loquace simpatico ospite veneto ha così commentato il suo andar per monti sul confine regionale: "quando non voglio vedere gente in giro, vado a camminare qui da voi in Friuli..."Mandi a tutti
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