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    Fontanone Barman dalla Val Resia
    Prealpi Giulie
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I percorsi di SentieriNaturaA29

Fontanone Barman dalla Val Resia

Avvicinamento

Percorrendo la strada statale n.13 Pontebbana, poco prima di attraversare Resiutta, si devia a destra in direzione della val Resia. Oltrepassato il ponte sul torrente Resia si piega a destra iniziando a risalire la valle. Tralasciando le diramazioni per Borgo Povici e più avanti per San Giorgio si percorre la strada per circa 7 km imboccando poi a destra la deviazione per sella Carnizza . Poco meno di un km oltre le case di Borgo Lischiazze un ampio spiazzo presso la strada ci consente di parcheggiare comodamente (m 583, segnavia CAI, ancona votiva).

Descrizione

Si imbocca la pista forestale che si diparte dal parcheggio proseguendo lungo questa fino ad incontrare e superare sulla destra l’inizio del segnavia CAI n.703 che utilizzeremo al ritorno. Ci troviamo ora all’interno di un bosco di faggio disseminato di grossi massi dove nella tarda primavera si possono osservare le vistose infiorescenze della barba di capra . Circa 140 m oltre questa prima deviazione ne troviamo una seconda, meno evidente, che ci condurrà poi a visitare la parte alta del Fontanone Barman. Per ora proseguiamo diritti fin dove la pista si estingue per poi divenire mulattiera sassosa andando progressivamente ad innestarsi nel vallone del rio Barman. Dopo un punto attrezzato si giunge in vista del grande salto della cascata a cui ci si può accostare fin dove l’acqua lo consente. Un cordolo cementato si innalza aereo sulla destra ma non è per nulla raccomandabile seguirlo in quanto risulta subito scivoloso ed esposto. Piuttosto, volendo avvicinarsi il più possibile alla base delle cascate, è meglio guadare ed aggirare un grande macigno proseguendo poi lungo il greto ora più agevole.
Dopo essere tornati sui propri passi si imbocca la prima deviazione che incontriamo, ora sulla sinistra, facendo attenzione ai segnavia CAI sui tronchi degli alberi. La traccia è inizialmente poco marcata e percorre un ripiano boscato portandosi in breve alla base di un pendio ricoperto dalla faggeta. Qui il sentiero inizia a salire con decisione compiendo alcune strette svolte. A differenza di prima ora il percorso è più evidente anche perché oggetto di recente manutenzione. Più in alto il sentiero si orienta a destra in diagonale per evitare una fascia rocciosa affiorante formata da rocce profondamente scanalate. Con una larga ansa si completa l’aggiramento raggiungendo un punto dove la pendenza si appiana. Grandi massi disseminati nel bosco conferiscono all’ambiente un aspetto particolare, ed è proprio su uno di questi che dobbiamo ricercare la freccia che ci segnala a sinistra la deviazione per la parte alta del Fontanone Barman (m 898).
Trovata l’indicazione, non evidentissima, si tralascia la prosecuzione del sentiero per deviare a sinistra percorrendo un tratto in falsopiano. Dopo essere scesi qualche metro ad intersecare il greto di un rio asciutto ci si tiene a sinistra seguendo le segnalazioni ora più evidenti. In questo modo si arriva alla sommità di un pendio boscato dove il sentiero inizia a perdere quota sensibilmente. Si scende a larghe anse all’interno di una luminosa faggeta punteggiata dalla fioritura dell’erba lucciola che ricopre numerosa il sottobosco. In breve il rumore del rio Barman ci annuncia che siamo prossimi ad arrivare sull’orlo del dirupo che sprofonda nel vallone sottostante. In diagonale si piega a destra uscendo su una zona dove il sentiero stenta a mantenersi a causa degli schianti e della natura friabile del terreno. Seguendo la traccia e qualche segnavia si cala fino alle rocce del greto poco a valle del punto dove il Fontanone sgorga da una caverna. Questo impluvio sospeso è un luogo di bellezza quasi primordiale e ci si sofferma con una certa soggezione ad osservare la parte alta del greto che si impenna fino a diventare liscia parete striata dal carsismo. A questo punto vi è la possibilità di scendere lungo il greto destreggiandosi tra le grandi pietre che lo formano fino ad affacciarsi, con la massima attenzione, sull’orlo del grande salto sottostante. Rispetto a quanto vedevamo dal basso ora ci troviamo esattamente sul punto dove ha origine la cascata più alta.
Dopo essere risaliti al bivio si riprende la direzione originaria attraversando un tratto boscato a pendenza molto moderata . La salita riprende poi a regolari tornanti sempre all’interno della faggeta disseminata anche qui da grandi macigni. Il sentiero successivamente inizia a traversare verso destra uscendo nei pressi di una piccola radura. Si giunge così ai piedi di un enorme masso che il segnavia ci aiuta a risalire sulla sinistra. Senza difficoltà si arriva in capo al grande sasso che con la sua bella visuale costituisce il punto di sosta ideale per l’escursione (m 1039, buon panorama sul monte Cuzzer e sulle Giulie italiane).
Dopo essere ridiscesi dal masso si prosegue lungo il sentiero che ne rasenta la base iniziando progressivamente a perdere quota. Più avanti si interseca un lavinale ingombro di schianti e subito dopo il sentiero giunge alla piccola radura invasa dalle ortiche dove riusciamo ad individuare i resti di casera Planinizza (m 972), ridotti a qualche tratto di muro perimetrale invaso dalle erbe. Il sentiero rientra prontamente nel bosco e tagliando in diagonale un ripido pendio perde quota ulteriormente in direzione del solco del rio Secco. Raggiunto il greto asciutto lo si oltrepassa innestandosi a destra sul sentiero CAI n.703 che scende dalla Forchia. Dopo poche svolte il sentiero interseca nuovamente il greto nel punto in cui fioriscono numerosi gigli dorati . La discesa prosegue sulla destra orografica finché il sentiero non si riporta definitivamente sull’altro lato in corrispondenza di un grande macigno che ingombra il greto principale. Per un tratto la pineta si sostituisce al faggio poi, dopo avere intersecato un paio di impluvi, lasciamo sulla sinistra il segnavia CAI n.707 diretto a forca Tasacuzzer . Il sentiero rientra successivamente nella faggeta percorrendo un tratto particolarmente comodo e piacevole. Seguendo il segnavia si attraversa per un’ultima volta il greto raccordandosi con la pista che abbiamo percorso all'andata.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
027
Dislivello
600
Lunghezza Km
7,1
Altitudine min
583
Altitudine max
1039
Tempi
Dati aggiornati al
2007
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  • 19/06/2017 Escursione fatta il 18 giugno con il mio amico Claudio per sgranchire le nostre gambe dopo giorni di inattività montanara...La visita alla cascata e al lago che crea è molto interessante, davvero un luogo magico. La salita nel bosco ci fa faticare un bel po' e la discesa al tratto superiore della cascata l'avremmo sinceramente evitata perché forse a causa della poca acqua non c'era un gran che da vedere a parte l'affaccio sul salto di 70 metri. Ripartiti e completiamo l'anello nelle tre ore e mezza / quattro come da relazione. La discesa sul sentiero 703 è davvero molto bella in un bosco disseminato di massi e radure piene di tappeti di foglie giallo/marroni che ci hanno accolti per un riposino ristoratore. Tutta la gita siamo stati accompagnati da una brezza fresca che scendeva dalle pareti delle montagne circostanti e alleviava la calura di questi giorni. Alberto Ruan.
  • 05/06/2015 Il benvenuto in val Resia si veste da Sassifraga Alpina. Pare impossibile che da quelle timide rosette di foglie basali possa esplodere un candido abbraccio di petali dalle allegre lentiggini rosse. Un fusto rigido, fatto della stessa pietra a cui s’aggrappano, punta verso il cielo. Le screziature bianche delle foglie espirano calcare, guadagnandone in eleganza. Poi i Raponzoli! Pura divinazione barocca! Simmetrica, arruffata e crestosa. Quei capolini gonfi e ricurvi pronti ad incastonare una gemma preziosa e, attorno, un coro di pistilli arricciati. Itinerari leggeri, come questo, invitano ancor più a mangiar tutto con gli occhi. Quei colori che spesso sfioriam dall’alto ci sussurrano di fermarci, di abbassarci per entrare in un’altra dimensione del sentire. Esigono che il respiro si faccia lungo, che i tempi si dilatino. Quanto ce ne vuole per carpire ogni curva, ogni sfumatura. Per dare il giusto peso ad ogni cosa. Per abituare l’animo a sorprendersi ancora, davanti al così piccolo. Al così perfetto. Il fontanone è uno scivolar di dolcezza. A metà mattinata però, sonnecchia ancora tra le ombre e cela i suoi colori. Riesco solo a sfiorare l’incredibile contrasto tra quella pozza di cielo e le mille tonalità di marrone di cui si veston i sassi subacquei e quella parete che pare intagliata. Viva. Non è una semplice comparsa, ma giaciglio verticale che accompagna i rivoli più solitari. Le gocce più pigre, quelle che scendon in disparte, senza fretta, per godersi il panorama. Il troi che porta alla parte superiore è segnalato, anche se interrotto in alcuni punti. Una muraglia pettinata dal carsismo emerge a mò di installazione. Mi fermo sull’orlo del salto. Con le zampe a penzoloni. Sotto di me, ancora l’ombra a mitigar i colori. Più che lo sbuffar vivace mi catturano i pianti di quei sassi muschiati che addobbano le pozze. Dolce alternativa per scender a valle, ipnotizzano lo sguardo col loro continuo sgocciolare, suggerendo un delicato adagio. Pare possa sentirsi solo strizzando gli occhi come fossero orecchie. Ma è pura illusione giacché il resto dell’orchestra sta suonando un agitato vibrante e spumoso. Poi risalgo a cercar ancora acqua. Sotto un grande macigno pare aver inizio tutto il can can che si svolge di sotto. L’eco è tuonante e il rivoletto che esce fa lo stesso effetto di un chihuahua che abbaia in una caverna. Una grande pietra ha un foro. Perfetto. Profondo. Una domanda senza risposta. Poi si risale e ammiro il Cuzzer da un profilo per me inedito, corteggiato dai Maggiociondoli che lo incorniciano con le loro trecce aromatiche. La passeggiata si scioglie davanti ad un faggio. La poca peluria che lo ricopre ha la forma perfetta d’un cuore.(03.06.2015)
  • 02/08/2014 Escursione effettuata oggi 2 agosto perché in questa strana estate ero sicura di non trovare il fontanone asciutto. E infatti per la molta acqua non siamo riusciti ad arrivare fin sotto la cascata e il guado non è stato facile. Nessuna difficoltà ad individuare il sentiero che porta alla parte superiore della cascata ma nella parte iniziale della discesa si viene guidati da alcuni ometti perché la traccia non è più visibile a causa dei crolli, poi sia segnali che sentiero diventano più evidenti. Nessun altro problema, sentieri perfettamente segnalati, anche se le foglie di faggio spesso nascondono la traccia il segnale Cai è sempre ben visibile.
  • 29/04/2014 la situazione del Fontanone domenica 27 aprile non è ancora buona. Nella parte inferiore del Fontanone è impossibile guadare per la presenza di una grandissima slavina dall'altra parte del Rio e per la grande quantità d'acqua. Sono salito un tratto lungo il cordolo di cemento fin dove possibile ma la cascata è in parte nascosta ancora dalla grande presenza di neve. Per andare a visitare la cascata nella parte superiore il segnale sul grande masso è stato in parte cancellato dalla vernice grigia ma abbiamo costruito un grosso ometto, alla fine, guadato il rio secco abbiamo proseguito solo per un breve tratto per la presenza di grandi slavine e schianti provenienti dai Musi che hanno nascosto il sentiero. Ripreso il segnavia in direzione della C.ra Plananizza, sempre attraversando slavine siamo arrivati al grande masso di quota 1039 indicato nella relazione per fare una sosta. Da lì in avanti è stato impossibile ritrovare il sentiero ancora una volta per la presenza di una grossa slavina. Abbiamo proseguito comunque attraversandola per immergerci nel bosco senza sentiero. Proseguendo nel bosco piuttosto ripido mancando in pieno la casera ( guardando a casa con calma le curve di livello, probabilmente ci siamo tenuti troppo alti,in ogni caso si doveva incontrare prima o poi il 703 in discesa da la Forchia)e ritrovandoci sopra un dirupo con il 703 che passava sotto al di la di un rio. Risalito il filo del dirupo con non poca attenzione abbiamo trovato un passaggio per scendere e attraversare. Alla fine raggiunto il sentiero è stato facilissimo bersi una birra da mezzo a Resiutta :-)! Per visitare il Fontanone è meglio aspettare, forse un mese, forse di più.....
  • 21/07/2013 Bellissimo il fontanone ma attenzione al sasso dove dovreste svoltare per il fontanone, è molto labile e se lo mancate perdersi nella faggeta è quasi automatico.Ad ogni modo passeggiare nella faggeta è quasi magico quasi "elfico".
  • 06/05/2013 Fatto in data 05/05/2013. Escursione simpatica, la stagione purtroppo e` ancora indietro e la parte alta del fontanone e` ancora sepolta dalla neve. Veramente molta acqua nel torrente, sconsigliabile guadare il torrente a valle del fontanone.
  • 02/05/2013 Fatto ieri, bella escursione. Il fontanone è carico di acqua e quindi molto bello da fotografare.Il percorso è ben segnalato anche da ometti. Quando vi dirigete alla parte alta del fontanone, una volta guadato il torrente privo di acqua, svoltate subito a sinistra. L'avvicinamento alla discesa che vi porta al fontanone non è facilmente praticabile in quanto molti alberi sono caduti probabilmente per valanghe. Il tratto che precede il salto è ancora coperto di neve. Per il resto tutto molto semplice. Il bosco è bellissimo con colori stupendi. Unica pecca una zecchetta da eliminare in serata ma si sa la Val Resia ne è piena.
  • 08/07/2012 La freccia che segnala la deviazione per la parte alta del Fontanone del Barman è molto sbiadita. Per fugare dubbi sulla correttezza della direzione da prendere ci si può aiutare orientandosi verso un albero su cui è posto un segnale rettangolare bianco. Mano a mano che si procede il percorso è ben segnalato. Arrivati al greto del rio la camminata è sbarrata da alcuni alberi sradicati per cui diventa difficile seguirne la prosecuzione. Qualche volenteroso ha provveduto facendo delle piccole pile di sassi per indicare la direzione corretta della quale si ha ancora più certezza dopo aver attraversato il greto: rientrati nel bosco le tracce da seguire per arrivare all’origine della cascata sono evidenti. Altro punto in cui serve prestare attenzione è, come da relazione, il passaggio dal bosco al greto che porta all’inizio della cascata: la vegetazione tra cui diverse rigogliose piante di ortiche, rende difficoltoso capire dove si mettono i piedi. Ritornati al bivio si prosegue seguendo i frequenti e ben marcati segnali su sassi e alberi (sentiero indicato col numero 762 fino all’intersezione con il numero 703). Abbondanza di zanzare in questa stagione.
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  • Vista del fontanone dal basso. Purtroppo in questo periodo ( ...
    06/05/2013 Vista del fontanone dal basso. Purtroppo in questo periodo ( ...
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    06/05/2013 Panorama dalla cima del masso a meta` percorso.
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