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    Anello di Villanova da Vedronza
    Prealpi Giulie
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    Anello di Villanova da Vedronza
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I percorsi di SentieriNaturaA22

Anello di Villanova da Vedronza

Avvicinamento

Tramite la strada statale n.356, o più direttamente, piegando a destra dalla statale n.13, Pontebbana, all’altezza di Tricesimo, si giunge a Tarcento. Dalla zona centrale del paese ci si tiene a destra oltrepassando il ponte sul Torre ed imboccando successivamente a sinistra la strada statale n.646 che risale la Alta Val Torre. La si percorre per oltre sei km fino a Vedronza lasciando l’auto sulla destra, davanti alla sede comunale (m 328, ampio spiazzo davanti all’edificio).

Descrizione

Dal parcheggio i cartelli indicatori ci guidano ad imboccare via Tuniz costeggiando il rio Malischiac lungo un rettilineo asfaltato che termina in un piazzale con rotonda. Il percorso prosegue su strada bianca in leggera salita costeggiando la sinistra orografica del torrente. In breve si perviene ad un crocevia presso un rudere dove la strada compie una marcata ansa per assecondare la confluenza del rio Lastra. Seguendo i numerosi segnavia bianchi e rossi (percorsi B e H della Alta val Torre) si supera il ponticello ed un vecchio stavolo oltre il quale il cammino si ricollega alla valletta del rio Malischiac. Il piccolo corso d’acqua ha scavato il substrato roccioso mettendo allo scoperto lastre orizzontali che conferiscono un aspetto particolare al greto. Bellissime sono anche le fioriture di crochi che a primavera invadono le radure ai bordi del rio. La mulattiera compie poi un tornante allontanandosi dall’alveo ed inoltrandosi in un boschetto di castagno e roverella . Con pendenza poco più marcata ed un paio di piccole svolte si perviene al borgo di Micottis (m 520) dove ritroviamo la strada asfaltata che sale da Lusevera. Le segnalazioni ci guidano ora lungo la scalinata di fronte che sale ad una strada più a monte (ancona con campana). Si passa quindi a fianco di una ultima abitazione oltre la quale il sentiero prende a salire con maggiore pendenza. Prima di rientrare nel bosco abbiamo l’occasione di voltarci indietro per dare uno sguardo alla dorsale del monte Postoucicco ed allo stretto intaglio di forcella Dolina . La mulattiera, ora spesso orlata da muretti a secco, traversa con andamento quasi pianeggiante un pendio boscato poi, oltrepassata una dorsale, cala dolcemente fino a toccare la strada asfaltata che unisce Micottis a Villanova.
La si imbocca a sinistra incontrando dopo poco il bivio che conduce a Monteaperta. Noi invece seguiamo le indicazioni per Villanova ed i segnavia bianco-rossi , proseguendo sull’asfalto ancora per qualche centinaio di metri. Attenzione ora ad abbandonare la strada principale per seguire a sinistra una pista sterrata che in breve esce su una radura con un casolare. E’ questo uno dei punti panoramici della escursione poiché la vista si apre sulla lunga dorsale montuosa del Gran Monte e sulle ripide pendici erbose che scendono a meridione. La strada procede con andamento lineare aggirando le pendici del monte Pouiac e raggiungendo anche le omonime case (m 635). Qui le segnalazioni ci portano ad imboccare a destra una bella mulattiera che si alza moderatamente nella boscaglia (segnavia B e M della Alta Val Torre). Più in alto si va ad affiancare un solco che sale da sinistra e con il quale ci si raccorda dopo poco arrivando ad un comodo ripiano boscato. Ancora pochi metri di salita e si arriva al punto più alto della escursione in corrispondenza della insellatura tra il monte Pouiac e il monte Lanta (m 732). I segnavia ci indicano ora di scendere nell’opposto versante dapprima lungo il solco principale (cisterna con fontana) e quindi a sinistra in diagonale. Il sentiero cala verso una piccola valletta caratterizzata da alcune belle radure dove ci si innesta su una pista terrosa a sinistra. Oltrepassato un punto di sosta con panca e tavolo si raggiunge nuovamente la strada asfaltata. Qui il percorso si sdoppia: a sinistra continua il segnavia M verso il Bernadia, mentre noi prendiamo a destra il segnavia B che ci riporterà al parcheggio. La strada asfaltata compie alcune anse poco marcate raggiungendo nuovamente la rotabile che arriva a Villanova nei pressi del punto di ingresso alle grotte.
Pochi metri a sinistra dell’incrocio si lascia l’asfalto per salire verso la parte alta del paese tramite un largo camminamento lastricato. Dopo avere incrociato ancora la strada, si sale con un ultimo tratto gradinato passando poi a fianco della chiesa. Qui la salita supplementare trova la sua giustificazione nell’ampio panorama che si apre davanti a noi. La visuale infatti si estende dal monte Cuarnan alla dorsale del monte Chiampon e dal monte Briniza alla Punta di Montemaggiore . Tra le due creste si apre il solco della val Torre cui fanno da sfondo i monti Musi. Seguendo le indicazioni ci si porta ora verso il cimitero e poi a destra lungo la strada che si abbassa. Dopo un tornante ci si innesta sulla strada a cui si sarebbe comunque arrivati volendo evitare la parte alta di Villanova. Il segnavia ci porta ad attraversare un piccolo nucleo di case dove ci si destreggia seguendo le frecce sul terreno poi si riguadagna definitivamente la strada principale. Questa scende in modo lineare fino ad una doppia curva dove si abbandona definitivamente l’asfalto per piegare a destra lungo una strada sterrata (segnalazioni). La pista asseconda un impluvio dirigendosi poi verso il monte Couc nei pressi del quale si esaurisce. L’ultimo tratto del percorso si svolge quindi su sentiero in un bel bosco di castagno dove si cala a svolte su terreno un poco scivoloso fino a trovarsi presso le case di Vedronza a pochi metri di distanza dal punto di partenza.

Avvertenze

L'escursione proposta compie un interessante anello nella zona compresa tra Vedronza, Lusevera e Villanova utilizzando diversi tipi di terreno, dal sentiero alla strada asfaltata. Le deviazioni sono frequentissime anche se generalmente segnalate: si raccomanda pertanto di avere a disposizione la carta Tabacco della zona (026) in modo da seguire con precisione l'itinerario suggerito.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Escursione
Mese consigliato
Marzo
Carta Tabacco
026
Dislivello
500
Lunghezza Km
13,2
Altitudine min
328
Altitudine max
732
Tempi
Dati aggiornati al
2007
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 30/01/2017 Un anello inconsueto in questo freddo inverno, dove a predominare sono neve e ghiaccio al posto dei fiori. Una gita non direi proprio turistica, piuttosto una lunga passeggiata in ambiente innevato che abbiamo percorso come SN associandola alla salita del Tanarobo. A Vedronza già ci caliamo nel cuore dell'inverno con il rio Malischiac in letargo. La sterrata risulta completamente innevata e ghiacciata, impossibile percorrerla senza ramponcini, anche se qualcuno pare l'abbia fatto! Così è fino alla confluenza con il rio Lastra. Poi è tutto un metti e togli ramponcini a più riprese, poichè i tratti ghiacciati sono molti e lunghi. Nel bosco del Cèuza siamo in un campo di battaglia dopo il massacro, il tempo non ha ancora assorbito i danni del gelicidio, che qui è davvero impressionante. Nel proseguo nessun problema, nemmeno nella discesa a ridosso di Vedronza (Potcouc), dove il sentiero risulta rovinato, come già evidenziato da commenti precedenti, dal passaggio dei motociclisti e dove, per l'ultima volta, vengono in aiuto i ramponcini a salvarci nell'oscurità del bosco al tramonto da eventuali passi falsi.
  • 15/03/2014 In data 09.03.14 percorso questo itinerario. 13 km di percorso semplice su stradine bianche e tratti asfaltati, peccato per l'ultima parte di sentiero rovinato dal passaggio delle moto come evidenziato dalle precedenti relazioni.. In compenso siamo stati, quasi interamente, accompagnati dalle fioriture dei crochi. Leggendo la relazione del "libero" Askatasuna ci siamo resi conto di averlo incrociato all'inizio del sentiero dove ha sbagliato direzione e più avanti durante la discesa! Bel percorso rilassante.
  • 10/03/2014 Non riesco a staccarmi dall’acqua e scelgo un altro itinerario placido dove i piedi possano andar da soli, a far da guida ad un’io perso, senza speranza, in una primavera straboccante. In basso i crochi stan passando il testimone, escon le borrane e il viola s’appisola lentamente come tappeto tra foglie ed erba. Le prime apparizioni della Latrea riempion già la giornata. Umile parassita rosacea, sempre china quasi a scusarsi della sua ragion d’essere, prende vita solo se il suo seme si trova a un cm di distanza dalla radice ospite. Vampiresca fragilità che disarma. A Micottis l’autore della ruota mi chiede di portar con me il suo cane, io son zoppo, dice, sennò lo porterei! Libera Lazzar, ma nel lungo scambio di ricordi di emigrazione e del Pust della sera prima che ancora assonna case ed abitanti, Lazzar se n’è già bell è che andato. Dalla morosa sussurra l’artista proletario. Continuo sorridente la salita poi il Gran Monte mi mangia in un sol boccone e continua a vestirsi da sirena, alimentando desideri crestosi. Forse mi chiama troppo e a case Pouiac per ammirarlo salto il bivio continuando fino alla fine della strada. Lì la Tabacco conferma l’errore. Allora via, approfitto per vedere se il monte Zuogna regala visuali. Figuriamoci! Un tunnel curato nei noccioli si trasforma presto in nugolìo e parte il ritorno nel Borneo nocciolesco. Percorro poi vestigia di piste antiche che sfiorano pozzi d’acqua di pietra sommersi dal verde e piccole abetaie, arrivando alla sella per una traccia che trancia un roveto grande quanto non t’aspetti. Non trovo segnali, ridiscendo per una strada forestale e mi ritrovo al bivio, risalgo, il troi era a pochi metri da dov’ero. Mi rincuoro e mi riabituo al violaceo passeggiare. Indescrivibile. Vale ogni passo. A tratti il verde dell’erba sembra lui, l’innaturale presenza cromatica! L’ultima visuale sull’alta via del Chiampon fa risorgere sogni e sospiri. Nella discesa un ragazzo spunta i rovi, lo prendo come curatore del sentiero e sto per ringraziarlo come merita. Fisionomista d’eccellenza non riconosco uno dei tre escursionisti incontrati prima dell’errore pouiachesco. La discesa continua tra allucinanti solchi dei motârs, qui amanti di tutto fuorché della natura. Ben par lor che an cjatât Alberto e no me… Violacee tenerezze fan però volar via qualsiasi pensiero rabbioso e torna il sorriso. 09.03.2014
  • 10/03/2014 Fatto l'anello sabato 8 marzo con una giornata primaverile e 14 gradi, le indicazioni e le segnalazioni lungo il percorso sono abbastanza buone e si può fare senza perdersi. Devo dire a titolo personale che la fatica per fare i 13 e passa km non merita, per i luoghi e i panorami che offre la gita, solo dall'incrocio Monteaperta-Villanova quando ci si immette nel bosco verso forcella tra m.te Pouiac e m.te Lanta e la relativa discesa,il bosco e davvero bello. Ma in compenso siamo stati fortunati perché abbiamo camminato per tutto il giorno in mezzo a milioni e non esagero, di Crocchi bellissimi, non ho mai visto in tanti anni di montagna una fioritura del genere! Erano dappertutto....e timidi mazzetti di primule punteggiavano qua e là questo meraviglioso tappeto. Ps nota dolente.....scendendo sul sentiero tra Funtic e Vedronza ci siamo trovati davanti due moto da cross con relativi piloti che salivano come pazzi!!!!! Ritengo che non sia un fatto isolato perché il sentiero è devastato dalle ruote e in alcuni punti è così scavato che si deve camminare fuori traccia! Una vera schifezza il comportamento di questi amanti della natura motorizzati. Buone gite a tutti. Alberto e Ale
  • 02/06/2012 Meteo incerto, non è da cime, meglio un percorso tranquillo. A Vedronza parcheggio davanti al municipio, buongiorno alla signora delle pulizie; mi incammino verso via Tuniz, freccia rossa e segnavia su un palo a sx, poi la strada diventa sterrata, nell'umido avvio rumore del rio Malischiac, canto di frinquelli e ragnatele. Il sottobosco è rigoglioso, verde vivo, molte felci, la pista sembra snodarsi in un verde corridoio ombroso, al crocevia dopo il rudere faccio una variante: seguo il sentiero a dx perchè un paio di anni fa ho già raggiunto Micottis da sx: La pista forestale si snoda lungamente nel bosco, oltrepasso qualche impluvio, suonano le 9 e da una schiarita vedo il campanile di Monteaperta, subito dopo da sx ecco i rintocchi di Lusevera. Il ronzio di un boscaiolo al lavoro, numerose orchidee macchiate ed esco sulla stradasfaltata a q.ta 571 poco dopo Micottis, la salgo in salita a dx, sul guard rail qualche rassicurante segnavia, a lati belle fioriture di margherite, barba di capra, qualche fragolina. In breve oltrepasso il punto in cui si esaurisce il sentiero che proviene da Micottis, poi c'è il bivio per Villanova e da lì in poi tutto secondo manuale. A Pouiac fioriture di giglio di S.Giovanni, la mulattiera è segnalata ma all'inizio è quasi nascosta dalla vegetazione, dopo migliora, qualche schianto superabile; pigolio insistente ed incessante proveniente da un foro in alto su un tronco, il sentiero è viscido, spesso limaccioso. A Villanova scampanio delle 12, l'umido camminamento lastricato è insidiosissimo con gli scarponi appensantiti dal fango; il solito gattone grigio chiaro dietro una finestra, è sempre lì. A Funtic prendo la seconda strada dx, un segnavia a terra e qualche bollo rosso sulle case, un paio di capre legate, qualche gatto, due afoni; la strada tranquilla, segnavia frequenti, alla doppia curva imbocco lo sterrato a dx, è scivoloso, qualche rivoletto d'acqua, ed alla fine esco esattamente di fronte alla farmacia, ai lati del parcheggio. Quando il meteo non è favorevole o la stagione o il tempo materiale non consentono di andar per vette escursioni come questa permettono comunque di tenere in moto le gambe e la mente. Lungo tutto il percorso nessuno, solo silenzio e pace. Loredana
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