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    Monte Zita dalla val Zemola
    Prealpi Carniche
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    Monte Zita dalla val Zemola
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I percorsi di SentieriNaturaS11

Monte Zita dalla val Zemola

Avvicinamento

Da Barcis si risale lungo la val Cellina fino a Cimolais e quindi al passo di Sant'Osvaldo. Giunti all’altezza di Erto Nuova si piega a destra seguendo le indicazioni per la Val Zemola. La stretta rotabile sale a monte del paese per poi proseguire su fondo sterrato, dapprima intagliata a picco nel fianco della val Zemola e poi con qualche svolta fino al parcheggio in corrispondenza del divieto di transito (m 1179).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Novembre
Carta Tabacco
021
Dislivello
1000
Lunghezza Km
10,3
Altitudine min
1172
Altitudine max
2191
Tempi
Dati aggiornati al
2012
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  • 01/11/2016 30/10/2016 Con una variante alla relazione di S/N, tramite il vecchio sentiero, che parte dal primo tornante della pista forestale (ometto) la salita verso Casera Bedin di Sopra, un percorso ben marcato e segnalato da vistosi bolli gialli e da occasionali ometti.Dalla panoramica Casera,dopo aver solcato il Gè di Bedin e guidati da un seminascosto paletto sagnavia, nei mughi una ripidina traccia inerbita (visibile) per Forc. Zita,godendo già di una bella panoramica sulle Dolomiti Bellunesi, all'ombra del roccioso Mt. Palazza.Seguendo poi il percorso fino ad una forcellina da dove, finalmente si scorge la meta, l'ultima risalita poi è facilitata da "sbiaditi"bolli rossi e minuscoli ometti. Dalla cima una visuale imponente su infinite cime che elencarle tutte sarebbe impossibile, facile, solo il Mt.Duranno maestoso compagno di tutta l'escursione. La discesa verso la carrareccia, sent.381 passando per la buia galleria per un caldo brulè al Rif. Cava Buscada,in atmosfera di allegra castagnata...il rientro poi al (P)di Cas. Mela con l'emozionante sentiero dei Cavatori, uscendo sulla pista. Mandi
  • 20/10/2016 A casera Bedin, la sveglia alle quattro e mezza è amplificata dal vento e dal continuo ticchettio della pioggia. Bastan due tocchi di pollice sul cellulare e si ritorna incoscienti per un’altra oretta. Il tempo di far sfogare il cielo, di recuperare i pezzi e mettersi in moto. Io, Marcio e Michele, sembriamo tre formichine. Ognuna col suo compito preciso. Chi mette su l’acqua a bollire, chi si chiede quanto ha bevuto la sera prima, chi inizia a rassettare. In breve siamo sul sentiero. Discreto e celato dall’erba alta. Non mi ricordavo fosse a tratti così terrazzato. Sospetto che la ripidezza sia direttamente proporzionale ai bagordi. Trattasi di percezione tanninica alterata. Il Borgà è lontano e statuario, mentre lo Zita pare la Cenerentola di turno. Una timida piramide erbosa, quieta ed in disparte. Ben lontana dall’invalicabilità severa delle sue pareti occidentali. Ma la bellezza delle montagne è che rispecchiano le nostre anime. Diamanti lasciati in mano ad un tagliatore folle, rifrangono molteplici profili a seconda di dove e come decidiamo di osservarle. Nessuna di esse rivela il proprio carattere e la propria essenza. Sono schegge di una molteplicità che raramente si possono carpire in una giornata. Perché oltre al profilo, molto dipende dall’altezza da cui l’amante sospira all’amata. Così ogni viaggio si trasforma in un’ulteriore avance, in una nuova e disperata ricerca di legare le difformità, le dissonanze caratteriali, affinché finalmente compongano quel volto e quella personalità che tante volte ci han chiamato a sé. Ma conoscere e conoscerci è un’impresa che avrebbe messo a dura prova Caboto e Magellano. Così rubiamo degli spicchi di orizzonte, sempre pronti a stupirci al prossimo incontro. In cui, di certo, sia noi che lei, saremo diversi. In un autunno di quattro anni fa, una volta in cima, la mia compagna di viaggio d’allora notò due ombre sulla Palazza. Uniche forme animate prive di fogliame di tutta la giornata. Solo dopo aver consumato il desco ci è venuto un dubbio sulla loro identità, scoprendo come da mezz’ora, i dirimpettai che osservavamo erano ungulati e non bipedi! Questo ricordo la dice lunga sul carattere di queste picche, almeno quando cadon le foglie. Ma anche oggi, il temibile ferragosto, le uniche forme di vita incontrate prima del ritorno non erano umane, bensì rondonevoli o fugaci presenze ungulate. Mi chiedo come sia possibile che in un’oretta, un cielo in tutto simile al vello ovino, batuffoloso, denso ed arricciato, si sia liberato e riempito d’azzurri. Rimangono solo sprazzi di quei grumi cotonosi, che giocano con la luce. Vista la brevità della salita e la giornata restiamo per delle ore a perderci negli orizzonti. In una continua partita a ping pong tra Serva e Antelao, Pelf e Tofane, Pelmo e Duranno, Talvena e Col Nudo. Poi, lentamente, scendiamo. L’incantesimo si rompe al cospetto d’un parcheggio affollatissimo. Nell’auto accanto a me, un guidatore disteso, ascolta, a generoso volume, una stazione radio che trasmette solo musica anni sessanta.(15.08.2016)
  • 22/09/2015 Fatto il Monte Zita domenica scorsa come da relazione SN, partendo però a piedi da Erto Nuova (mt 805) ed utilizzando il vecchio sentiero risistemato, transitante per le casere Bedin di Sotto (ruderi, mt 1562) e Bedin di Sopra, sia in salita che in discesa. Questo bel sentiero nel bosco, anche se ripido, segnalato con ometti e bolli gialli sugli alberi, in alternativa alla carrareccia, consente di accorciare di un bel po' il percorso. Da segnalare che il tratto sul greto del Gè de Bedin mt 1350 ca (trovato asciutto, ometti) è un po' eroso, si passa tuttavia senza difficoltà. Dalla casera Bedin di Sopra, 1711 mt, con il sentiero 381 verso ovest, si trovano due paletti, il secondo con segnavia bianco-rosso s'intravede nell'erba ed indica l'inizio della traccia, in alcuni tratti ripidissima e un po' inerbita, che porta alla Forcella de Zita,1958 mt. Da qui la traccia che prosegue verso la cima risulta inizialmente evidente, ma poi sotto l'antecima si perde, viene logico salire direttamente e ripidamente verso l'antecima, dalla quale si può anche scendere per traccia alquanto scomoda e un po' esposta (protetta da mughi) verso una forcelletta per poi salire senza via obbligata in cima. Io, una volta riletta con più attenzione la relazione di Ivo, ho preferito andarmi a cercare la traccia che aggira l'antecima da sotto, una volta individuata la salita risulta molto più facile, si compie un traverso in erba, si passa sotto un grosso masso affiorante ed infine con un ultimo strappo ripido (bolli rossi sbiaditi, ometto, nastri verdi sui mughi) si raggiunge la panoramica vetta. La discesa anche se ripida è risultata facile, visto che la traccia dall'alto si vede bene, sempre che il terreno sia asciutto come domenica, altrimenti si rischia veramente di cadere e farsi male. Per questo motivo e per la difficoltà di individuare la traccia sopracitata, valuterei il tratto di percorso da Pian de Tamaria sent 391 alla forcella e da quest'ultima alla cima per escursionisti esperti. Nel mio caso ho trovato l'escursione impegnativa, sicuramente anche per il dolore alle ginocchia, usurate da tante gite fatte in questa splendida estate. Ulteriori info: la casera Ferrera è monticata da tre anni (capre e vacche) e vi si può acquistare per gli amanti dei prodotti di malga formaggio e caciotta di capra, misto, ricotta e salame. Domenica si svolgeva anche una gara di corsa in montagna da Erto al rifugio Maniago, inoltre diversi escursionisti in zona (altri tre in cima oltre a noi due) e ciclisti lungo la Val Zemola in questa ultima domenica di fine estate.
  • 13/06/2015 Salito a Maggio. sentiero pulito e praticabile fino in forcella. Dalla forcella alla cima piegare a dx salendo sul versante Val Zemola. L'anello in cima è di difficile individuazione. Salita nel complesso facile e di grande soddisfazione dal punto di vista del panorama che regala dalla vetta
  • 08/06/2014 Tentativo a vuoto fatto di raggiungere la cima. Subito alla partenza non si riesce ad attraversare i mughi per salire alla forcella causa slavine che hanno abbattuto ramaglie e mughi. Non si passa. Bisogna chiedere se ci sono possibilità di aggirare i mughi a Casera Mela o Buscada.
  • 20/05/2013 Salito il 18/05/13 Purtroppo abitando abbastanza lontano, il tragitto in macchina è stato piuttosto lungo, e con poco tempo a disposizione siamo riusciti solo a raggiungere l'antecima più che la cime vera e propria. Era una giornata a momenti nuvolosa, e il paesaggio non era eccezionale. Prima di andar via, il Duranno per fortuna si è liberato dalle nuvole che lo avvolgevano per un paio di minuti. Nonostante questa assenza di panorama ci sono stati un paio di passaggi molto belli: affascinante il paesaggio della salita a forcella Zita e spassosissima la discesa da Casera Bedin di Sopra fatta di corsa a massima velocità. Nel corso della giornata abbiamo visto diversi animali: un falco da venti metri di distanza e un gruppo di quattro cervi.
  • 28/11/2011 Salve, scusa del disturbo ma anche io son caduta e rotti legamenti della caviglia. Quanto tempo ti hanno diagnosticato? A me40 giorni stampelle e tutore...e poi forse si inomincia a pensarealla fisioterapia...auguri
  • 22/11/2011 fatta il 13-11-2011; bella passeggiata, magnifico panorama dalla vetta! la parte finale del percorso (s. 391) fino a f.lla Zita e poi verso la vetta, si svolge non su di un vero e proprio sentiero, ma seguendo una traccia su terreno che può risultare scivoloso...anche molto scivoloso...a me è costata la caviglia...Non vedo l'ora di togliere il gesso, riabilitarmi e rifarla. mandi
  • 20/11/2010 Ottimo panorama.Come si raggiunge tale località'?
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  • la cima del Monte Zita
    01/11/2016 la cima del Monte Zita
  • presso Forc. Zita
    01/11/2016 presso Forc. Zita
  • Casera Bedin di Sopra
    01/11/2016 Casera Bedin di Sopra
  • La traccia un po' inerbita, sentiero 391, che sale a Forcell ...
    22/09/2015 La traccia un po' inerbita, sentiero 391, che sale a Forcell ...
  • Forcella de Zita dalla cresta del Monte Zita
    22/09/2015 Forcella de Zita dalla cresta del Monte Zita
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