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    Monte Chiadin est da Forni Avoltri
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaS24

Monte Chiadin est da Forni Avoltri

Avvicinamento

Da Villa Santina si risale la Val Degano lungo la statale n.355 attraversando in successione Ovaro, Comeglians e Rigolato. Oltrepassato anche Forni Avoltri, circa 500 m dopo il ponte sul torrente Degano, si nota sulla destra l’inizio del sentiero CAI n.168 (m 950, cartello). Spazio utile per parcheggiare si trova accanto al ponte sul Degano oppure lungo la strada che corre parallela poco sotto.

Descrizione

Il sentiero inizia con un paio di svolte sul versante rivolto a sud est poi traversa in direzione di una valletta ombrosa all’interno di un bel bosco di faggio e acero di monte. Si risale il solco ingombro di sassi raggiungendo il punto in cui la valletta devia a destra. Qui un cartello indica la possibilità di salire in pochi minuti all’ancona del Cret di Navos, situata in un punto panoramico. Pochi metri dopo, il segnavia abbandona la valletta innalzandosi a stretti tornantini per andare a riprendere più in alto il tracciato della originaria mulattiera. Per un breve tratto il segnavia ne segue l’andamento comodo e largo poi, oltrepassati i resti di una capanna, il sentiero si impenna nuovamente accorciando alcuni tornanti invasi dalla vegetazione. Con un traverso a sinistra ci si porta alla base del versante meridionale della Punta Salinas in ambiente più aperto dove abeti rossi e larici si sostituiscono al bosco di latifoglie. Il sentiero prosegue con una serie di ampi tornanti che si concludono presso un costone boscato dove sono state risistemate un paio di modeste baite (m 1512). Oltre le capanne il sentiero si inerpica ripido lungo la direttrice del costone, intersecando a volte i tornanti della mulattiera originaria che rimangono sulla sinistra. Lentamente la traccia si sposta a destra iniziando ad aggirare il versante orientale della Punta Salinas con visuali sempre più aperte sui monti di Volaia e di Bordaglia. Sullo sfondo del bosco di conifere si può infatti osservare il profilo della Cima di Ombladet che in alto sembra unirsi alla cresta del monte Volaia mentre più a sinistra si intuisce la conca che ospita il lago di Bordaglia. Si guadagna così una ampia radura a quota 1696 dove il sentiero si perde un poco tra le erbe. Facendo attenzione a non imboccare il segnavia CAI n.168a che scende nel vallone del rio Avoltruzzo, si risale la dorsale orientale della Punta Salinas aggirandola poi sul boscoso versante nord. Con andamento pressoché orizzontale si raggiunge la poco marcata insellatura del Giogo del Chiadin (m 1790) dove si apre una magnifica visuale verso il gruppo Peralba, Chiadenis e Avanza. Molto interessante è anche il colpo d’occhio che mette a confronto il bianco calcare di queste montagne con le rocce scurissime che caratterizzano invece il gruppo dei Fleons, ben visibile in secondo piano.
Dalla sella ha inizio il tratto più impegnativo dell’escursione: dopo essersi accostati alle pendici sommitali del Chiadin si risale in diagonale un ripido pendio erboso intervallato da macchie di mughi sulla linea indicata da alcuni paletti. Con pendenza crescente si raggiunge uno sperone roccioso oltre il quale si prosegue con un breve traverso affacciato sul versante di Forni Avoltri. Per cengia erbosa si giunge alla base del grande catino sommitale dove il sentiero scompare definitivamente nel prato. Oltre che dal fianco del monte, la conca è racchiusa a sud anche dallo sperone di quota 2046 sul quale si intravede brillare una piccola croce. Da qui fino in vetta si dovrà fare affidamento sui paletti segnavia anche se la direzione è di fatto resa quasi obbligatoria dalla linea del frastagliato crinale orientale. Ci si inerpica faticosamente sulla destra riportandosi sul filo di cresta dove la pendenza si attenua un poco. Seguendo i paletti si passa accanto ad una insellatura affacciata sui dirupi settentrionali oltre la quale il sentiero compie una ansa per rimontare uno spallone. Rimanendo a pochi metri di distanza dal filo di cresta che si fa via via più esile, ci si accosta al cupolotto sommitale. Nei pressi della vetta si traversa con attenzione sul ripido pendio erboso del versante sud sfiorando un intaglio. Quindi con strette svolte, per balze erbose miste a qualche roccetta, si guadagna la piccola cima orientale del monte Chiadin (m 2252), collegata alla vetta occidentale da una dentellata ed accidentata cresta. In cima lo spazio è piuttosto limitato ed occorre anzi fare attenzione al precipizio che sprofonda a settentrione ma la visuale che si apre comprende gran parte delle Alpi Carniche e ripaga ampiamente della fatica. Per il ritorno si utilizzerà il medesimo itinerario.

Avvertenze

La vetta principale del monte Chiadin è la cima Ovest con i suoi 2287 m di quota. A questa si può giungere da Piani di Luzza (m 1129) oppure dal rifugio Piani del Cristo posto a 1410 m di quota lungo la strada che da Cima Sappada sale alle sorgenti del Piave. L’escursione è meno impegnativa di quella descritta per la cima Est ma richiede comunque attenzione nel tratto sommitale.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Ottobre
Carta Tabacco
01
Dislivello
1300
Lunghezza Km
8,6
Altitudine min
950
Altitudine max
2252
Tempi
Dati aggiornati al
2005
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 15/10/2018 Escursione effettuata 14/10/2018, come da relazione di SN. Tutto il tracciato è ben indicato dai SV bianco-rosso ed il sentiero in buone condizioni (erba tagliata) fino al Balo del Chiadin (m 2046; croce, campana, libro di vetta, panorama esteso). Per la cima Chiadin Est, giunti alla base del grande catino sommitale, si abbandona il sentiero che porta al Balo del Chiadin, per risalire a dx,in prossimità di un piccolo ometto con SV, senza percorso obbligato, lasciandosi guidare dai paletti e più avanti da segnavia tracciati sui massi. Gli ultimi 200 metri si affrontano senza una vera traccia, traversando per ripidissimi prati (pericoloso con terreno bagnato o in presenza di neve e ghiaccio); nel tratto finale si risale con strette e ripide svolte, per balze erbose miste a qualche roccetta, fino a guadagnare la piccola cima orientale del monte Chiadin (m 2252; piccolo ometto; vaso con un foglio per le firme, veramente poche). Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
  • 25/09/2016 Invogliati dal commento precedente (...arrivo in cima in un lampo...)Askatasuna se ti becco su di un troi di tiro il codino...) con l'amico Graziano affrontiamo lesti la salita nel bosco profumato e poco luminoso fin alle due piccole baite, sentiero ampio, marcato e sfalciato da poco, ullalà pensiamo, una pacchia....e poi da Punta Salinas il sole caldo ma non troppo, il colore del sorbo degi uccellatori, numerosi nastri ad indicare la chiarissima via...fino all'ampio catino sovrastato a destra dalle pendici del monte Chiadin, catino che sa tanto di Raut e Cadin, l'ampio sentiero prosegue dritto verso un bel cupolotto verde con croce, già arrivati? Non ci siamo, quota 1929, Balo dal Chiadin, tutt'altra cosa; ridiscesi intercettiamo a dx uno sbiadito nastro su un ramo e, naso all'insù, cerchiamo paletti e calpestii, latitanti i secondi, nascosti da mughi o a terra i primi, ma alla fine basta salire a destra lungo la cresta cercando zolle per maggiore presa dello scarpone, occhi a terra, un lento e sinuoso strisciare: una piccola vipera, finalmente, quest'anno mi mancavano, e mi mancavano anche tutte quelle secche vulparie, scricchiolanti al passaggio e poi l'ometto in cima. Cielo quasi perfettamente terso, tanta luce, tanto tanto panorama, muoversi poco su quella stretta costola di roccia pensando già alla discesa. In realtà la discesa stata più semplice di quanto io pensassi anche perchè oramai la traccia era fatta, ma Askatasuna, se ti becco su di un troi, di tiro il codino...
  • 01/10/2015 Non pizzica solo la taranta..pure il freddo! M’inerpico lesto per scaldarmi su di un troi che si presta al suo compito alla perfezione ed in breve…sono strafondo! Condannato ad un passo ancor più inclemente. Condizione dovuta all’erronea scelta d’abbigliamento che oggi si fa alleata. Arrivo in cima in un lampo. Giusto in tempo! Mi par di galleggiare! Poche le pinne minacciose che emergono dai flutti cotonosi. Un mare, di nubi. Vivo! Pian piano anche gli aguzzi predatori del cielo s’immergono. Lasciandomi solo, disteso, su di un prato striminzito. Attorniato da quel bianco che bianco non è. Non è colore. Non è sfondo. E’ alito del tutto. Potrei alzarmi e ripartire verso quella valle che non vedrei neanche con delle rètine al laser. Ma mi chiedo perché mai dovrei tornare in quel mondo sommerso che si gode il sole. Ho il mio scoglio, circondato dal nulla. E me lo godo tutto. Per ore. Immobile. Il privilegio della staticità. Dei respiri senza forma. D’uno spazio dilatato e compresso allo stesso tempo. Ha il sapore della serenità. La risposta a mille tormenti. Di nulla sento il bisogno. Tutto è superfluo, in una placenta che culla con il suo abbraccio, che ansima vapori, che si lascia oltrepassare dalle ultime carezze del sole. Senza fartelo vedere. Donando leggerezza scippando ogni immagine. Ogni dovere. Ogni appunto sulla lista dei “da farsi”. Molto dopo, con calma, mi avvio. E il ritorno in pochi passi si fa luce. Mi sono immerso nuovamente nel giorno. Rivedo quei prati che sarebbero state dune indecifrabili senza paletti e calpestii ben marcati. I fianchi scoscesi e ancora verdi. Più sotto ecco la radura di Punta Salinas e dall’altro lato, i primi tetti Poi quelle Vulparie. Ormai quasi secche. Paion divorate dal loro stesso veleno. Mettono l’anima a nudo, tingendosi di un nero profondo. Il tempo di una mela accanto alla Madonuto e si torna a correre per il bosco.(22.09.2015)
  • 19/10/2013 Fatta ieri.Niente da segnalare,se non che,presso la deviazione per il Cret di Navos,un albero tagliato,posto di traverso,sembra indicare una deviazione obbligatoria a sinistra.Il sentiero,però,prosegue normalmente.Dalle baite in poi lo spettacolo è superbo.Una salita meravigliosa fino alla cima.La bellezza del paesaggio,unita alla giornata mite e soleggiata,mi hanno regalato una giornata da ricordare.Qualche tratto ghiacciato e pochissima neve prima della cima.Ciao
  • 22/11/2012 Salito ieri 21/11/2012 e direi che rispetto alla descrizione di Ivo non c'è niente di diverso o da aggiungere. Qualche chiazza di neve qua e là ma niente di preoccupante.
  • 19/11/2011 Fatto oggi tutto il percorso fino in cima, partendo da Forni Avoltri. Anche se la giornata era bellissima, ho incontrato solo tre persone. Trovata solo qualche chiazza di neve dura qua e là. In vetta il panorama era stupendo. Merita senz'altro una visita! Mauro
  • 22/08/2011 Sono salito sul chiadin partendo da Pian del Cristo (strada sappada-sorg.piave)-sent.139 e 174-Dislivello ridotto a 877 mt.-percorso privo di particolari attenzioni che, per la sua pendenza, specialmente iniziale, si copre in h. 2,15 circa-arriva nella cima più a ovest che è quella più alta - Meraviglioso panorama.Buona vita a tutti
  • 27/06/2006 E' possibile proseguire per la cresta fino alla cima principale (prestare un po' di attenzione, stare sui verdi sotto le rocce, utile ometto in pietra indica la direzione) e poi scendere per il sentiero CAi che parte da quest'ultima. Michele
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  • Croce sul Balo dal chiadin (m 2046)
    15/10/2018 Croce sul Balo dal chiadin (m 2046)
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    15/10/2018 Ometto in cima al Chiadin Est
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    15/10/2018 SV a metà della risalita finale
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    15/10/2018 Qui si abbandona il sentiero per salire a dx
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