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    Jof di Miezegnot dalla sella di Somdogna
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    Jof di Miezegnot dalla sella di Somdogna
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    Jof di Miezegnot dalla sella di Somdogna
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I percorsi di SentieriNaturaM32

Jof di Miezegnot dalla sella di Somdogna

Avvicinamento

Risalendo la strada statale n.13, Pontebbana, all’altezza di Dogna si prende a destra la deviazione che entra nel paese. Attraversato il ponte sul Fella si imbocca la lunga e tortuosa rotabile che taglia il versante di destra orografica fino alla sua conclusione in corrispondenza della ampia sella di Somdogna (m 1397, comodo parcheggio).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
019
Dislivello
700
Lunghezza Km
6,2
Altitudine min
1397
Altitudine max
2087
Tempi
Dati aggiornati al
2016
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  • 27/11/2016 27-11-2016 Salita allo Jôf di Miezegnot con partenza dalla Val Saisera passando per il rifugio Grego.Nebbia e nuvole basse ma arrivato al bivacco Btg. Gemona il cielo si è schiarito e dalla cima mi si è offerto un panorama stupendo.
  • 10/11/2016 Nostra meta è il contrafforte austro-ungarico dello Schwarzenberg che chiude a levante la muraglia della val Dogna, salendo da Valbruna. Per fortuna, la strada è in parte bypassata dal sentiero che s’impenna nel bosco. La pendenza, complice l’altezza dei fusti, crea dei fantastici giochi di luce. Il sole penetra a stento tra le chiome, lasciando in ombra il fogliame in terra, accarezzando delicatamente le sorelle ancora attaccate ai rami, sfogandosi invece sui tronchi, che si fan quasi biancastri. Un primo slargo ci permette di curiosare il piccolo Jôf, per poi lasciarci spaziare sulle Carniche orientali una volta raggiunta la malga. Dallo Scinauz è tutto un rincorrersi di forme morbide che contrastano in tutto e per tutto con la dorsale che ci attende. Il ricovero è in buone condizioni, con i suoi due posti letto corredati di materassi in gommapiuma ed una fonte che sprigiona acqua fresca ad una pressione a dir poco rabbiosa. Cappella Zita è un gioiellino, per dimensioni e fattura. Minuta, forse come il foglio di carta su cui la disegnò il capitano Kielmannsegg che la dedicò alla propria imperatrice. E pensare che il prossimo anno questa delizia architettonica, compirà il suoi primi cent’anni! In forcella si respira Montâs e, soprattutto, colori su colori! Lo Jôf di Miezegnot si staglia col suo profilo più severo. La giornata invoglierebbe a raggiungerlo ma ritorniamo sui nostri passi per seguire il vecchio sentiero di guerra, iniziando l’infinita curiosata dei resti disseminati lungo la cresta. Sulla parete della cucina sventrata, fa bella mostra un disegno del decimo battaglione della Milizia Territoriale, con quel viso fumettoso a cui manca il naso e con il collo ben strattonato dal colletto dell’uniforme. Per raggiunger la prima quota andiamo a naso, d’altronde c’è poca scelta. La riconquista definitiva di quei cocuzzoli è oramai sancito dall’assembramento ordinato del IV battaglione mughesco, con tutti gli effettivi sull’attenti. Il primo tentativo ci dividerà. Seguiti vecchi tagli tra i mughi sul versante della val Dogna, io guadagno la cresta arrampicandomi su di una piccola paretina dalla roccia stranamente buona, ma esposta e verticale. Marco invece, ritornato sui suoi passi, scova un percorso alternativo più comodo che s’infila tra i mughi, rasentando le vertiginose pareti che danno a nord. Lo Jôf di Montâs presenta una singolare nuvolona a forma di braccio, con una grande mano ad accarezzar quel testone roccioso. Da quota 1953 i resti delle postazioni si moltiplicano. Il versante rivolto all’Austria si popola di spettri. Sotto la cresta un sentierino percorre una ad una quelle tombe a cielo aperto. Esso condurrebbe facilmente alla quota principale ma, quasi al suo termine, si assottiglia e viene smangiato proprio al cospetto di un canalino detritico, a suo tempo rinforzato ed assicurato (presenza di fittoni che fuoriescono solo a sfiorarli). Schiacciato dalle ombre, pare ben più delicato di come si rivelerà. Il passaggio è comunque molto esposto ed il terreno è quello classico della val Dogna: fruçons. Con Marco optiamo per l’aggiramento del cocuzzolo sul versante solatio, baruffando con le fronde, raggiungendo il punto di maggior elevazione. Consigliatissima è la prosecuzione fino all’ultimo bastione che non oppone più ostacoli alla vista. La cima cornuta del Cacciatore pare voler annusare il Mangart, avvolto da vapori capricciosi, ma per una volta non sono le picche ad esser protagoniste, bensì le loro vesti. E’ come se su quel massiccio, avessero adagiato una coperta per proteggerlo dall’inverno che verrà. I colori annichiliscono il santuario stesso! Pur disponendosi alle altezze a loro più consone, in certi rivali le essenze si sovrappongono, alternandosi. Solamente i faiârs non osano andare oltre il dovuto, mentre gli arancioni giocano con gli azzurri del cielo. Uno spettacolo! Al ritorno mi riaffaccio sul canalino. Marco mi prende per matto e segue la strada dell’andata, io scendo quei pochi metri che paion erti ma ad ogni passo lo sguardo fugge la bidimensionalità delle ombre ed individua gli appoggi franosi su cui poggiar le zampe. Per la discesa seguiamo la scorciatoia sul versante nord che riprende, più in basso della forcella, il troi 606. Lo Schwarzenberg dev’esser meta a sé. La sua esplorazione va ben oltre la mera variante. Necessita di tempo ed attenzioni. Ci si deve lasciar trasportare dalla memoria, procedendo a vista, scegliendo la propria strada. Certo è che sarebbe auspicabile aprire quei pochi varchi che renderebbero la traversata certa e sicura. Marco ci ha messo del suo, azionando il seghetto a braccio ogni qualvolta ci siamo separati. Evitando ogni mia comica protesta, tipo carro-armato di piazza Tien An Men, davanti ai mughi custodi. Al posto dei fischi dei camosci si udiva un zac, zac, zac. Una puntata primaverile con quel bisogno di sfogarsi tipico della rinascita della terra tutta, un paio di seghetti ed il gioco sarebbe fatto. E’ veramente un peccato che questi cocuzzoli cadano nell’oblio, vista l’incredibile valenza storica e la selvatichezza degli ambienti.(27.10.2016)
  • 13/09/2016 Jof di Miezegnot dalla sella di Somdogna. Escursione effettuata l’11-09-16.Tutto come da relazione, il breve canalino detritico poco sotto la cima richiede sempre un minimo d’attenzione.
  • 11/06/2016 10/06/2016-Saliti ieri alla cima dello Jof di Miezegnot. Volontari al lavoro presso il ricovero del villaggio di guerra (ved. messaggio Forum escursioni FVG dell'8 giugno); è necessario piede sicuro per il tratto di sentiero CAI verso la cima (purtroppo dichiarato inagibile, vedi commenti precedenti). Il peso della neve ha piegato l'armatura del rudere in cima e anche le braccia della croce in acciaio. Belle fioriture e nuvolosità molto presente; sole solo al pomeriggio, al rientro verso il parcheggio. Diversi escursionisti austriaci e italiani approfittano della "finestra" di "bel tempo"(?). Alle prossime.
  • 24/08/2015 Sentiero percorso in data 22/08/2015.Confermò la situazione precedentemente descritta. L'inagibilità del sentiero 609 è segnalata da un cartello poco prima della cima. Tuttavia è possibile fare una deviazione verso destra imboccando un sentiero poco prima del cartello che allunga la strada di circa mezz'ora. Ci sono numerose frane, ma con un minimo di attenzione è possibile superarle senza problemi. Le ultime decine di metri prima della cima sono decisamente impegnative, soprattutto per la discesa. Sarebbe necessaria una corda di sicurezza e un sentiero segnato meglio, ma è stato possibile raggiungere la cima lo stesso, facendo molta attenzione e utilizzando tutti e quattro gli arti per aiutarsi. Una volta in cima il panorama ripaga la fatica.Buona escursione.
  • 28/06/2015 Confermo a tutt'oggi la situazione descritta da Ectorus l'anno scorso, prima della cima i franamenti consentono il passaggio solo a chi ha piede sicuro e facendo molta attenzione, dopo il bivacco c'è il cartello del cai che segnala l'inagibilità del sentiero 609 per la cima stessa. Anche il sentiero 649 che, dal bivacco, va verso il Piper è segnalato come inagibile, ma non so ne dove ne perché, meglio informarsi prima di intraprendere la traversata
  • 28/08/2014 Salito oggi. Confermo quanto già indicato in altri commenti. La salita dopo il ricovero btg.Gemona è reso difficoltoso causa franamenti vari. Fondamentale prestare molta attenzione e affrontare solo se sicuri. Ci vorrebbe una fune per aiutarsi in sicurezza.Buona vita a tutti
  • 06/07/2014 05 Luglio 2014 - Escursione molto interessante, sia dal punto di vista paesaggistico con l'ampio panorama che si gode dalla vetta del Miezegnot, sia dal punto di vista storico con i resti dell'insediamento del Battaglione Gemona che fa immaginare la vita di quei soldati al comando del capitano Mazzoli! Da segnalare che il canale detritico, prima della cima, risulta difficoltoso da superare visto che il sentiero non è più visibile e bisogna avanzare aiutandosi con le mani, un cavo sarebbe utile.
  • 02/10/2013 Percorso ai prinmi di settembre. Al bivacco (ben tenuto, c'è anche il fornello a gas) si arriva comodamente, il terreno dell'ultimo tratto per arrivare alla cima è invece molto friabile, in alcune parti quasi sabbioso, e un po' esposto: si raccomanda cautela.Da segnalare la spiacevole avventura al ritorno. Rimasti senza batteria i gestori della malga/agriturismo alla richiesta di farci ripartire con i cavi hanno risposto dicendo "E se rimango fermo io?". Da notare che si trattava di un pick up diesel 2.5 di cilindrata... e non si sono neanche offerti di aiutarci a spingere.Abbiamo fatto da soli (un uomo, una donna e un ragazzino), sotto la pioggia, con i nostri due cani - fradici - che ci guardavano perplessi.
  • 15/09/2013 Percorso oggi con mio padre. Meteo incerto che però ha retto fino alla fine. Inizia a venire freddo!!Salita dal parcheggio in sella Somdogna al Bivacco Gemona in 1 ora e 10 con andatura tranquilla a fronte delle due ore preventivate dal cartello. Sentiero molto ben tracciato e agevole.Quando si incontrano i tronchetti di legna (che un cartello invita i volenterosi di aiutare a portare al bivacco) si è già ampiamente oltre la metà della salita, quindi poco peso in più nello zaino è una cosa fattibile.Segnalo copertura telefonica TIM molto altalenante, non una certezza!Il bivacco è splendido e tenuto perfettamente (5 posti letto).Segnalo che il sentiero 649 che parte dal bivacco e va a ovest verso il monte Piper è segnato come inagibile.Siamo partiti per la vetta dello Jof di Miezegnot alle ore 11.25 e alle 12.00 l'abbiamo raggiunta. Qui il sentiero è segnato leggermente meno e soprattutto diventa meno agevole per non esperti.Per il rientro siamo scesi dal versante opposto (in discesa ancora meno agevole) e soprattutto non molto ben segnato.Volevamo tagliare subito sotto lo Jof di Miezegnot rientrando verso il Gemona, ma non abbiamo notato il bivio che punta a nord-est (variante alla cresta dello Schwarzenberg) unico nostro punto di riferimento sulla cartina, e quindi abbiamo proseguito troppo finendo sul costone del Peceit. Quando ci siamo accorti di essere scesi troppo bassi siamo tornati un po' sui nostri passi riguadagnando quota per riagganciarci al sentiero che rientra quasi pianeggiante al Gemona. Come segnalato da altro utente questo sentiero è franato in 3 punti, ma lo si riesce comunque a percorrere con estrema facilità superano questi punti franati poco sopra o poco sotto.Dopo il pranzo in Bivacco e una spazzata al pavimentorientro all'auto in 45 minuti circa.Il giro bello, peccato solo per le poche indicazioni di sentiero sulla dorsale sud-orientale dello Jof di Miezegnot, dove non ho trovato riscontri tra cartina e realtà!Buona strada a tutti.
  • 21/06/2013 Salito ieri: è stata la prima vetta della mia vita! Un'emozione unica, speciale e sicuramente indimenticabile! Il panorama era magnifico, anche se c'era un po' di foschia che ovattava le cime un po' più distanti... Sono salita e scesa dal canalino franoso in quanto la porzione di versante appena sotto la cima era franata in due punti per la presenza di due canali di scolo e la traccia che lo attraversa tra il Costone Peceit e il Ricovero Gemona risultava interrotta in questi due punti: essendo una delle prime escursioni, e per di più da sola, non mi sono fidata... Forse troppa prudenza, ma è stato ugualmente meraviglioso! Segnalo però che nel libro di vetta è esaurito lo spazio per le firme: se qualcuno ha un'agenda, sarebbe bello se potesse sostituirlo così che anche chi salirà prossimamente possa apporre la sua firma di ricordo... (Ne approfitto anche per chiedere, in questi casi il libro va consegnato alla sezione cai che ha in gestione il sentiero, giusto?) Grazie per le preziose informazioni che i gestori e gli utenti raccolgono in questo sito e buone camminate a tutti!
  • 19/08/2012 Fatto oggi con salita lungo il canalino franoso e discesa lungo il versante sudorientale. Niente di nuovo da segnalare rispetto ai commenti precedenti se non che la cima è stata tutta ben concimata dalle pecore (ne ho visto un gregge assai numeroso stazionante intorno al rifugio batt. Gemona), tanto che non cè neanche lo spazio dove appoggiare lo zaino senza lordarlo! Comunque la vista fantastica (oggi non c'era neanche una nuvoletta!) su Montasio e Jof Fuart ripaga di tutto. Mauro.
  • 17/10/2011 Ci sono andato ieri e complice la giornata splendida, la cima era stracolma di gente, gran parte della quale però nn saliva dal canalino ma dalla parte opposta, cmq rispetto a 7 anni fa(l'ultima volta che ci sono salito) il sentiero è cambiato completamente e reso molto instabile.In compenso segnalo che le tracce sono state fatte nuove.
  • 27/06/2011 concordo pienamente con il commento precedente. Io l'ho fatto l'anno scorso e non mi è sembrata una salita scontata. E' da ridisegnare completamente quel passaggio. Graziano.
  • 26/06/2011 26/06/2011. Il canalino franoso è molto pericoloso, soprattutto in discesa, per via delle rocce che si sfaldano appena si toccano con caduta di massi anche di considerevoli dimensioni. Sarebbe opportuno tracciare diversamente il sentiero nella zona del canalino.
  • 05/10/2010 03/10/2010. Ribadisco la mancanza di segnaletica visibile sul canalino franoso e comunque scarsa su tutto il tracciato del sentiero 609. Una piccola modifica al tracciato del sentiero nella zona del canalino forse sarebbe opportuna. Fantastici i colori del bosco in questo periodo in tutta la valle.
  • 17/09/2010 Non sarebbe male anche rifare la segnaletica che sulla parte alta è praticamente invisibile
  • 01/09/2010 Rispetto alle precedenti segnalazioni dei colleghi escursionisti, la parte di sentiero all'altezza del canalino è sempre più franato. Ci vorrebbe quanto meno una fune o corda perchè in un paio di punti c'è molto rischio di scivolare.Per il resto è una cima meravigliosa che lascia a bocca aperta per il panorama che offre. Buona vita a tutti
  • 10/06/2008 Chi sale sulla vetta dello Jof di Miezegnot e poi discende lungo il costone Peceit, come spiegato nell'itinerario che descriviamo su questo sito, può notare come la dorsale della val Dogna prosegua ancora ad est con il Piccolo Miezegnot e la cresta dello Schwarzenberg. Proprio su queste due ultime vette si accese nel luglio del 1916 una furiosa battaglia tra le truppe italiane che cercavano la conquista della cresta e gli austriaci che tenevano saldamente le posizioni. Dopo un lungo bombardamento preparatorio i nostri sferrarono un attacco che li portò a conquistare temporaneamente alcune postazioni. La battaglia continuò fino al giorno 19 quando giunse l'ordine di ritirarsi vista l'impossibilità di tenere le posizioni conquistate. Alla fine le perdite umane furono ingenti mentre le linee del fronte erano tornate esattamente quelle di prima. Una visita su questi luoghi consente dunque di camminare ancora una volta in mezzo alla storia. Per accedere alla cresta si prosegue lungo il sentiero CAI n.607 scendendo in un canale detritico e poi rimontando alla forcelletta presso il Piccolo Miezegnot. Da qui si lascia il segnavia CAI per proseguire a destra per tracce tra mughi, roccette e resti di fortificazioni fino a raggiungere non senza difficoltà la quota 1971 dello Schwarzenberg. Un piccolo gradino roccioso, una breve baruffa con i mughi ed una crestina esposta sono le difficoltà da superare per arrivare al punto più alto. Questa deviazione può comportare dalle due alle tre ore di percorrenza ed è adatta ad escursionisti esperti vista la difficoltà nel reperire la traccia e la presenza di qualche passaggio che richiede passo sicuro.
  • 17/07/2006 15/07/06 Il sentiero che porta alla vetta è molto rovinato, molte pietre che diventano pericolose per chi si ritrova più a valle, in certi punti bisogna arrampicarsi un po' ed evitare il sentiero troppo instabile in cerca di appigli più sicuri. In un punto del traverso il sentiero è un po' franato, ma con un po' attenzione si passa ugualmente.
  • 26/07/2004 (23 luglio 2004) Il canalino franoso manifesta ampie modificazioni e incertezze del sentiero 609 dovute all'erosione pluviale e, probabilmente, ai rcenti movimenti tellurici, che rendono difficile la prosecuzione verso la cima per mancanza di appigli
  • 26/07/2004 Sentiero CAI: 609. da Ricovero Btg. Alpini Gemona. frana. Il canalino franoso in prossimità della cima dello Jof di Miezegnot manifesta ampie modificazioni e frane del sentiero 609, dovute alla naturale erosione pluviale e, probabilmente, ai recenti movimenti tellurici. Ciò rende rischiosa la prosecuzione verso la cima per mancanza di appigli (23 luglio 2004). davide@pierattoni.it
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