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    Anello del monte Forno da Poscolle
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I percorsi di SentieriNaturaB34

Anello del monte Forno da Poscolle

Avvicinamento

Dalla statale che collega Tarvisio al valico di Fusine, all'altezza della frazione di Villabassa, imboccare la rotabile che sale alle case di Poscolle (indicazioni per il monte Forno su un vecchio cartello). Oltrepassato il piccolo nucleo di case si prosegue ancora per un tratto fino ad un evidente bivio (m 1010, parcheggio lungo la strada). Volendo abbreviare notevolmente i tempi, è possibile proseguire con l'auto lungo il percorso che verrà ora descritto fino a raggiungere il piazzale alle pendici del monte Coppa (m 1253, inizio del divieto di transito).

Descrizione

Volendo percorrere l'anello completo, dal bivio dove si è lasciata l'auto, si imbocca il ramo di sinistra iniziando a camminare in leggera discesa lungo una strada che alterna tratti asfaltati con tratti di sterrato. Ci troviamo all'interno della foresta di Tarvisio che qui risulta composta essenzialmente da abete rosso, faggio, sorbo degli uccellatori e qualche larice. Tralasciando nelle due direzioni alcune diramazioni secondarie che si staccano dalla strada principale, si raggiunge un altro crocevia a quota 1091 ove si prosegue ancora diritti. La pista si innesta ora nel vallone del rio della Chiusa percorrendo le pendici settentrionali di Cima Cavallar. Frequenti fioriture di calta palustre abbelliscono i prati umidi e le zone soggette a ruscellamento ai bordi della strada. Si giunge così al grande piazzale con bivio di cui si è detto in precedenza (m 1253, cartelli indicatori). Seguendo le segnalazioni si prosegue lungo la strada in direzione nord est, oltrepassando una vecchia costruzione militare sulla destra. Poco dopo è possibile abbandonare la rotabile per seguire il segnavia CAI n.522 che permette di accorciare la salita intersecando a più riprese il percorso principale. Si passa accanto alla insellatura boscata che separa il monte Coppa dal monte Forno dove si trova il piccolo ricovero Senza Confini, aperto e fornitissimo. Dopo un tratto dalla pendenza più marcata il bosco si dirada e, con un'ultima salita lungo la linea di confine con l'Austria, si raggiunge la vetta del monte Forno (m 1508, grande cippo, monumento alla fratellanza e complesso di tralicci). Gli impianti di risalita e le antenne qui presenti non riescono a sminuire più di tanto l'esteso panorama che si apre verso le valli austriache e slovene nonché la suggestione di ritrovarci nel punto di incontro di tre diverse etnie.
Dopo essere ritornati al bivio di quota 1253, abbiamo la possibilità di rientrare al punto di partenza utilizzando un percorso circolare. In questo caso imboccare la carrareccia di sinistra che sale leggermente in direzione sud tralasciando dopo poco le due deviazioni per il monte Coppa a sinistra. Interessante invece è seguire a destra la deviazione che porta alla Madonna della Neve, situata al margine di una bellissima radura prativa con baite (ottimo punto di sosta). Ripresa la pista ci si porta sul crinale orientale di Cima Cavallar dove il bosco lascia spazio ad un ripiano prativo con fienile che a maggio ospita fioriture di primula maggiore, latiro invernale ed anemone. Lasciata a destra una deviazione che conduce ad alcune abitazioni si inizia a scendere lungo la carrareccia. Dopo poco si abbandona il segnavia CAI n.522 che scende sulla sinistra in direzione del valico di Fusine (vedi variante) e si prosegue diritti traversando piacevolmente lungo le boscose pendici meridionali del monte Cavallar. Riguadagnato definitivamente il versante nord, la strada inizia a perdere quota più decisamente. Raggiunge poi una piccola capanna di caccia adagiata su uno spiazzo prativo ricoperto da botton d'oro. Segue ancora un lungo tratto caratterizzato da una serie di tornanti che si esauriscono in corrispondenza di alcuni vecchi edifici militari in rovina oltre i quali ci ritroviamo esattamente al punto di partenza.

Variante in salita dal valico di Fusine

La salita al monte Forno può avvenire anche dai pressi del valico di Fusine con percorso più breve ma con dislivello leggermente superiore. In questo caso si prosegue oltre Villabassa parcheggiando presso l'edificio della caserma, circa 500 m prima del confine. Dietro il muretto di recinzione troviamo infatti il cartello del segnavia CAI n.522 con l'indicazione per il bivio monte Cavallar e monte Forno. Ci si incammina lungo la pista costeggiando per un breve tratto un piccolo rio che poi si attraversa superando gli ultimi casolari. La larga mulattiera attraversa alcune macchie di conifere uscendo poi su una ampia radura con stavolo. Dopo essere rientrati definitivamente nel bosco il segnavia compie una decisa ansa verso sinistra e prosegue in diagonale con andamento costante fino a raccordarsi con la pista che a destra porta al monte Forno (cartello).

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Bosco
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
019
Dislivello
600
Lunghezza Km
14,8
Altitudine min
991
Altitudine max
1508
Tempi
Dati aggiornati al
2015
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  • 24/11/2016 Per fuggire dalla pioviggine della pianura punto a nord-est, al valico di Fusine mi attende una luce lattiginosa che poi lascia occhieggiare qualche raggio; se così è, allora mi prendo tutta la giornata per rovistare intorno al monte Forno. Salita dal sentiero 522 fra erba gialla e conifere gocciolanti, intorno alla quota 1210 alla mia destra si stacca una bella mulattiera, che, così bella ed ampia, da qualche parte porterà...e porta fino allo stavolo ristrutturato dove, sulla carta Tabacco 065, termina/inizia lo sterrato che si stacca dal sentiero 21 (numerazione solo sulla carta, nessuna indicazione in loco). Ancora una bella ed ampia mulattiera a destra che sale a serpentine al monte Coppa, testimonianze di guerra, grande edificio dove termina la pista, la quota 1497 in realtà si trova nella boscaglia fra monconi e tronchi a terra, nessuna traccia di calpestio, né cippo né panorama. Ridiscesa lungo la pista princiale poco dopo mi faccio attrarre da una freccia rossa che indica a destra, il sentiero c'è e allora perchè non curiosare? Non è male e comodamente fra qualche trincea e galleria sbuca proprio al bivio della Baita Senza Confini 1, tralascio la strada per salire direttamente raccordandomi al sentiero 522 e poi la luce luminosa del monte Forno, e qui il panorama c'è, come sempre, ma oggi particolarmente gradito in quanto inaspettato. Fumosità sale sentiero sloveno, ancora un attimo e scendo, merita una visita anche la Modonna del monte Coppa, visitina che non nego nemmeno alla Madonna della Neve, annusando e fidandomi di qualche scorciatoia mi raccordo all'ultimo tratto del sentiero di partenza mentre dalla piana di Ratece sale il rumore di macchine operatrici all'opera.
  • 05/04/2016 Escursione/Ciaspolata fatta Domenica 04 Aprile. Giornata perfetta: temperatura 17°… sole, neve a volontà e i miei “Amici di cordata”. Arrivati a Tarvisio si prende la strada che porta ai Laghi di Fusine, usciti dal centro del paese e dopo aver superato le ultime case, si devia per la Forestale che porta in località Poscolle (Cartello indicativo M.te Forno). La strada che ci porta sù fino alle poche case di questa piccola oasi, è ben pulita e offre scorci sulla Val Romana. Qui, lasciata l’auto e indossate le ciaspe, si inizia a salire, salire, salire. Il sent Cai 522 per lunghi tratti è ricoperto ancora da abbondante neve e si alterna a rettilinei suggestivi immersi nel fitto bosco a tornanti che mettono alla prova le nostre gambe. Dopo aver superato alcuni resti bellici e il bivio che porterebbe alla Madoninna della Neve, si arriva a una bellissima conca dove una Casetta-Rifugio,ribattezzata dal mio gruppo “La Casetta dell’Amicizia “,crea pensieri fiabeschi. Dopo sosta ristoratrice e foto ricordo, siamo di nuovo in pista per l’utimo tiro. Si entra per qualche centinaio di metri all’interno di una stupenda abetaia e dopo un’ultima salita si arriva al culmine finale; La neve abbondante non ci svela ancora niente, siamo costretti a salire fino alla sommità finale e a quel punto i nostri occhi possono ammirare quello che questo “Piccolo M.te Forno “ci offre: Tre Stati, Tre Confini, Tre popoli amici e panorami da cartolina.
  • 31/05/2015 29/05/2015-Ripercorso il piacevole anello del monte Forno, che fa apprezzare sempre più il bellissimo bosco in cui si svolge. Tra i verdi primaverili filtrano i raggi del sole mattutino. Tre cerve attraversano di corsa la strada proprio davanti a noi. Ben curato e fornito anche il ricovero Senza Confini prima della salita vera e propria al monte Forno. Pochi metri sotto la cima una costruzione militare. La quota minore accanto al monte Forno è raggiunta da una seggiovia austriaca in funzione e questo facilita la frequentazione anche da parte di famiglie e anziane nonne che visitano la cima, come peraltro numerosi ciclisti. Il pendio nord è ricoperto da rododendri inaspettatamente già fioriti. Al ritorno merita percorrere la breve deviazione alla chiesetta della Madonna della Neve, posta in ambiente prativo tra alcuni casolari. La lunghezza della pista si fa sentire particolarmente nel tratto al ritorno, ma è compensata dal fondo comodo. Buone passegiate
  • 25/11/2014 Tento la salita dal lato austriaco. Punto di partenza Maurer. Un punto sulla carta. Una vecchia carta. Che fantastica di ponti ormai divelti e facili scorciatoie. Peregrino accettando le sue lusinghe. Poi l’incontro con la realtà, fattasi donna. Austriaca, parla un italiano fluente. Maurer è raggiungibile solo da Arnoldstein. A posteriori consiglio di partire dalle case sotto Maglern prendendo il troi 5. In caso ostinato e contrario proseguire per Arnoldstein, girare a dx dietro il Billa salendo fino al tornante che indica Greuth e piegando quindi verso dx. Prima della centrale elettrica proseguire a sin in leggera salita fino a raggiungere Maurer. L’obbiettivo era salire per il 4d (da Tabacco) e scendere per la carrareccia forestale. Lo stacco del troi in questione non è segnalato, individuato, spoglio da bandierine e con qualche schianto, mi ha convinto a lasciarlo per la discesa. La salita è da risolver con passi ritmati, proseguendo assetati di bosco. Interseco finalmente il troi nel pieno della fumate. I fusti si fan eterei. In una fitta abetaia appare il sole. Il vapore acqueo nell’aria e l’affollamento ne smorzan la forza, la luce inghiotte i tronchi in diretta collisione visiva, il resto è pura dissolvenza. Sussurri luminosi che colorano di bianco l’aere. Poi tra le conifere riappaiono i faggi. La loro ostinata presenza, il loro nutrir di foglie la terra ha un prezzo. Una crescita innaturale. Questione di luce o morte. Alla ricerca della vita che splende, svettano altissimi con sparuti rami che non san che fare e fusti esili dettati da una concorrenza spietata e senza compromessi. Intorno ai 1300 fa capolino il bianco. Sottili strati scrocchianti. Poi prende il sopravvento. Pochi centimetri ma abbastanza per anticipar il perdersi nei suoni che verranno. Nel canticchiar sordo dei passi lenti, attenti ai candidi sprofondamenti delle melodie. Verso la cima i rami si fan pesanti e il biancore aumenta. Il Mangart è celato da nuvolaglie, verso nord Dobratsch e compagnia biancante emergon da un mare di nubi denso e liscio. In discesa mi fermo spesso ad occhi chiusi. Ascolto il bosco. O meglio i tuffi del fardello che si porta addosso. A tratti pare un crepitar di fuochi, altre cadute suonano i rami come il pizzicar d’uno strumento a corde, altre ancora, semplicemente piove. Provo a individuare il fantomatico 4d. Scovo una traccia. La seguo. Esile, rovinata da rivoli e pochi schianti, si immerge presto nel fogliame. Decido a malincuore di tagliare verso valle, ricollegandomi alla forestale. A Maurer appuntamento emotivo-gastronomico con un monumentale equino da tiro e con dei vitellini curiosi e spettinati come appena usciti da una doccia. Per strada, dietro gli ultimi pennoni della val Dogna, il cielo si fa arancione. M’immagino la piana sconvolta da quelle fiamme che ardono solo nei tramonti d’inverno.(21.11.2014)
  • 22/09/2014 Monte Forno “giro lungo” in una bella calda giornata che contraddice le previsioni meteo. Partenza dal lago Inferiore di Fusine e salita a La porticina, discesa in territorio sloveno su tracce ghiaiose (ometti) e poi per bosco e mulattiera arrivo alla bella piana di Ratece, disturbando paciose mucche al pascolo si sale mirando al Monte Forno fino ad incontrare il bivio sentiero lungo o breve. Il sentiero corto è ripido ma i tornanti mitigano la fatica, in cima ampio panorama se pur qualche nuvola si addensa, discesa in territorio austriaco per pista e poi sentiero fino al Wunzerpass dove sarebbe opportuno avere lasciato un secondo automezzo. Giro soddisfacente per la varietà di ambienti attraversati, solitari e selvaggi, grazie a Huberta e Alessio che ce li hanno fatti conoscere.
  • 15/02/2014 In viaggio mantenere il controllo è dura, gli occhi si giran da soli verso quel muro bianco che inizia dove finisce il mare. La strada per Poscolle è stretta e ben pulita solo fino a metà, poi meglio mantrizzarsi (non scende nessuno, non scende nessuno..) Seguo a piedi la strada del paese fino all’ultima casa ove sorprendo Becky, cagnona 14enne un po’ sorda e Bepi, vecchio poscollese che mi indica la via. Torno indietro e individuo il cammino sommerso dal bianco. La neve è tanta, ma proprio tanta! Sembra leggera e farinosa, ma in realtà possiede vita propria e non vuole lasciarmi andare. Si compatta e si aggrappa alle ciaspole. Staccarla è inutile. Ritorna ancor più invadente. Ma chi se ne accorge! I pensieri svaniscono ad ogni sguardo. Il bosco sembra sospeso nel tempo. Dolce, silente, multiforme, immobile. I pini sembran fatti per cullar la neve..ma i fajârs... Ognuno così unico e differente nella propria poetica forma, nell’indossar l’inverno. Arcuati dal peso, a volte sono talmente pieni di neve che i rami sembran nervature di candide foglie. Nei pochi tratti ove filtra il sole mi fermo e chiudo gli occhi. Ascolto ogni rumore aspettando sorridente che la neve cada dagli alberi e il bosco si anima. Alcuni fiocchi si fan gocce e sembra che piova lontano, altri a gruppi scendono correndo e generando rumori differenti che fan pensar a fughe di merli o all’agitarsi di qualche animale. A volte blocchi più compatti precipitano su dei rami secchi e si fan musica, altre ancora si tuffano direttamente “poffando” allegramente al suolo. Preziose queste soste. Arrivo al bivio a quota 1253 incredulo. Sono esausto. La cima del Forno è improponibile. Viro verso la Madonna della Neve sprofondando fin oltre le ghette. I muscoli delle cosce sono tirati come corde di violino. Un piccolo stavolo emerge a stento dalla coltre di neve montata. Una breve sosta per decidere il da farsi. Abdico anche l’anello e ritorno seguendo le mie orme il che non evita la cementificazione nevosa delle ciaspe. Poi via, a condividere la mia torta con Bepi e sua moglie di Dreznica, chiacchierando in un caleidoscopico alternarsi di lingue, scambiandoci ricette di dolci, ascoltando riflessioni che san di terra e coccolando la dolce Becky.(14.02.2014)
  • 30/09/2010 Escursione odierna, confermo che è decisamente più piacevole salire dal valico di Fusine in quanto sentiero e poi poca carrareccia fino in cima ed è possibile utilizzare le numerose scorciatoie, sempre ben segnalate. Il panorama è ampio nonostante la modesta altitudine. L'escursione è semplice e bella anche in autunno per i colori oro dei pascoli. Loredana
  • 14/06/2009 consigliamo per questo itinerario la partenza dalla ex caserma GdF presso il confine di Fusine prendendo il sentiero in mezzo ai boschi n° 522.
  • 16/04/2007 salita piacevole soprattutto in tarda primavera per la bellissima fioritura. Meglio la mulattiera, anche se più lunga, rispetto al sentiero. Panorama favoloso dalla cima.Discesa: non male fino a cima Ruter, poi d'accordo, monotona e nascosta.Rimane sempre una piacevole camminata, proponibile ad inizio stagione come test di allenamento.
  • 16/04/2007 discesa monotona nascosta fra gli alberi che in parecchie occasioni erano tagliati o sradicati dal peso della neve e lasciati li . In compenso in cima c e un panorama favoloso sui tre confini
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