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Croda del Valon Bianco (2689m), Furcia Rossa (2791m) e monte Ciaval (2912m)

14-01-2017 11.46
askatasuna askatasuna
Condivido un anello nel parco naturale di Fanes. Non una semplice passeggiata naturalistica, ma una grandiosa traversata per i suoi balconi, dal bastione fortificato della Croda del Valon Bianco passando per la ferrata Furcia Rossa e terminando sulla picca del monte Ciaval. Un anello dalle emozioni forti che purtroppo abbiamo percorso in giornate umide e con visibilità limitata ma che con cielo terso garantisce un deflagrar di cime e l'impagabile visione delle pareti occidentali delle Tofane, con quella che per me rappresenta una delle forme più perfette che si possano incontrare a zonzo per monti: la minuscola Nemesis. (03 e 04.08.2016)
Allegato: Tofane allalba.JPG
Croda del Valon Bianco (2689m), Furcia Rossa (2791m) e monte Ciaval (2912m)
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14-01-2017 11.47
askatasuna askatasuna
Difficoltà: EEA
Dislivello: 2200 metri circa
Tempo di percorrenza: 11/12 ore
Cartografia: 03 Cortina d'Ampezzo, Tabacco 1:25.000
Allegato: Verso la Croda Rossa dAmpezzo.JPG
Difficoltà: EEA <br />Dislivello: 2200 metri circa <br />Tempo di percorrenza: 11/12 ore <br />Cartografia: 03 Cortina d'Ampezzo, Tabacco 1:25.000
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14-01-2017 11.48
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Raggiunto passo Falzarego si prosegue per quello di Valparola, scendendo fino alla Capanna Alpina (1720m) ove è presente una ampio e salato parcheggio a pagamento. Imboccata la carrareccia che si farà via via più sassosa, si lascia a destra il troi 20 che porta al rifugio Scotoni, proseguendo diritti per il numero 11 diretto alla malga di Gran Fanes.
Allegato: I Pizes con a destra laguzzo monte Ciaval.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Raggiunto passo Falzarego si prosegue per quello di Valparola, scendendo fino alla Capanna Alpina (1720m) ove è presente una ampio e salato parcheggio a pagamento. Imboccata la carrareccia che si farà via via più sassosa
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14-01-2017 11.48
askatasuna askatasuna
Si procede quasi in falsopiano per poi alzarsi decisamente puntando al Col de Locia. Con il sentiero sempre molto ampio, dotato di parapetto nei tornanti più ripidi e rafforzato da scalini in legno o intagliati nella roccia. Lasciatisi alle spalle il belvedere, si perde lievemente quota, guardati a vista dal Piz dles Conturines e Taibun a ponente e dal Pizes de Ciampestrin a levante.
Allegato: Piz Taibun.JPG
Si procede quasi in falsopiano per poi alzarsi decisamente puntando al Col de Locia. Con il sentiero sempre molto ampio, dotato di parapetto nei tornanti più ripidi e rafforzato da scalini in legno o intagliati nella roccia. Lasciatisi alle spalle il belv
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14-01-2017 11.49
askatasuna askatasuna
Oltrepassato un torrentello e assecondati diversi saliscendi, sulla sinistra appare il Sass dai Bec con le sue caratteristiche striature ed al centro, più lontano, il Col Bechei. Il sentiero si fa sempre più ampio e carrareccevole, segno che s'incontrerà poco dopo il bivio con il troi 20b diretto al rifugio Scotoni e che lasceremo a destra. Sulla sinistra si lascerà invece il Tru Dolomieu che punta al Piz de Lavarela. Poco prima della graziosa malga grande di Fanes, sulla destra s'imbocca il sentiero 17 (Via della Pace), contraddistinto da un meraviglioso esemplare di pino Cembro bicefalo.
Allegato: Striage.JPG
Oltrepassato un torrentello e assecondati diversi saliscendi, sulla sinistra appare il Sass dai Bec con le sue caratteristiche striature ed al centro, più lontano, il Col Bechei. Il sentiero si fa sempre più ampio e carrareccevole, segno che s'incontrerà
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14-01-2017 11.50
askatasuna askatasuna
Si risale in moderata pendenza tra evidenti fenomeni di carsismo, seguendo la mulattiera militare. A quota 2250 circa, si lascia andare il troi 17 che punta al bivacco della Pace e che si utilizzerà per il ritorno, seguendo le indicazioni VB (ossia Valon Bianco). Raggiunti i 2400 metri d'altezza grazie a comodi tornatini, ci si presenta un altro bivio. A destra la Via della Pace (Tru dla Pesc) porta all'attacco della ferrata Furcia Rossa (FR) mentre noi proseguiamo in salita (VB-FR) fino al successivo bivio chiave (2550 metri circa). Qui il sentiero continua verso la cima più settentrionale della cresta della Furcia, quotata 2644 metri e soprattutto, come confermato dalla vecchia e cadente freccia in legno, verso il bivacco. Per la la Croda del Valon Bianco è invece necessario imboccare la cengia che diparte sulla sinistra.
Allegato: La cengia iniziale del Valon Bianco.JPG
Si risale in moderata pendenza tra evidenti fenomeni di carsismo, seguendo la mulattiera militare. A quota 2250 circa, si lascia andare il troi 17 che punta al bivacco della Pace e che si utilizzerà per il ritorno, seguendo le indicazioni VB (ossia Valon
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14-01-2017 11.50
askatasuna askatasuna
Cambiato versante appariranno i primi cavi che daranno sicurezza percorrendo le cenge e le facili cornici scavate a forza sui fianchi della montagna. La ferraglia si accompagna ad una decina di larghi ponticelli in legno ed una piccola passerella metallica sospesa nel vuoto. Ulteriori ponticelli inframmezzano il sentiero che corre poco sotto la cresta in leggera salita. Le attrezzature sono tutte in ottimo stato e la difficoltà rimane contenutissima a patto di non soffrire di vertigini. All'ennesima curva il troi bollinato invita a salire a sinistra sulle rocce, mentre di fronte a noi appare un piazzale rinforzato da un pregevole ponticello ad arco di pietra e disseminato dei lignei resti dei baraccamenti. Girato un ultimo angolo, le indicazioni per la vetta farebbero deviare a destra.
Allegato: Un Valon tutto tranne che bianco.JPG
Cambiato versante appariranno i primi cavi che daranno sicurezza percorrendo le cenge e le facili cornici scavate a forza sui fianchi della montagna. La ferraglia si accompagna ad una decina di larghi ponticelli in legno ed una piccola passerella metallic
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14-01-2017 11.51
askatasuna askatasuna
Proprio mentre di fronte s’apre una galleria, resti di baracche, uno spiazzo rinforzato con un piccolo ponte ad arco in pietra. Qui consiglio di abbandonare la via per la cima “ufficiale”, armarsi di frontale e penetrare nell'ampia galleria cementata che s'affaccia nel piazzale. Oltre a raggiungere le aperture che si volgono verso la val Travenanzes, essa consente l'accesso alla parte settentrionale del monte attraverso un restringimento della galleria ed una scaletta in legno invasa dai detriti. Ritornati alla luce è possibile continuare via cresta fino agli ultimi bastioni, eccezionali belvederi sulle Dolomiti di Sesto e sulla Croda Rossa d'Ampezzo. Il prezzo è qualche tratto leggermente esposto o friabile da superare, ma senza troppi patemi.
Allegato: Headquarter.JPG
Proprio mentre di fronte s’apre una galleria, resti di baracche, uno spiazzo rinforzato con un piccolo ponte ad arco in pietra. Qui consiglio di abbandonare la via per la cima “ufficiale”, armarsi di frontale e penetrare nell'ampia galleria cementata che
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14-01-2017 11.52
askatasuna askatasuna
Per raggiungere la cima snobbata in precedenza, senza ritornare nelle tenebre, si percorre l'ampia dorsale del Valon Bianco, scendendo in seguito proprio al bivio della piazzola. Ritornati al bivio chiave di cui sopra si guadagna in meno di venti minuti il bivacco Baccon-Barborka. Tra i vari resti dei baraccamenti dell'osservatorio, oltre a nicchie e monumeti vari, è possibile scorgere ancora una parte d'una cupola corazzata dell'artiglieria austriaca. Il bivacco rappresenta la tappa consigliata per riposare aspettando il tramonto e sognando l'alba. Questa prima giornata si concreta in un dislivello positivo di 1300 metri, insignificanti quelli in discesa. Il tutto si risolve in meno di cinque ore.
Allegato: Pizes de Ciampestrin.JPG
Per raggiungere la cima snobbata in precedenza, senza ritornare nelle tenebre, si percorre l'ampia dorsale del Valon Bianco, scendendo in seguito proprio al bivio della piazzola. Ritornati al bivio chiave di cui sopra si guadagna in meno di venti minuti i
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14-01-2017 11.53
askatasuna askatasuna
Il giorno successivo riprendere la via percorsa in salita fino al bivio di quota 2400, ove si svolta a sinistra per raggiungere l'attacco della via ferrata della Pace. In realtà, più che una ferrata, trattasi di una sequela di cavi, staffe e soprattutto stramaledette scalette che attrezzano i punti più delicati (a volte gratuitamente). Manca una mezz'oretta per raggiungere quello che viene considerato l'attacco ufficiale.
Allegato: Verso lattacco della ferrata.JPG
Il giorno successivo riprendere la via percorsa in salita fino al bivio di quota 2400, ove si svolta a sinistra per raggiungere l'attacco della via ferrata della Pace. In realtà, più che una ferrata, trattasi di una sequela di cavi, staffe e soprattutto s
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14-01-2017 11.53
askatasuna askatasuna
La traccia lambisce, grazie a delle cenge naturali che paion tornite, le neri pareti soffittate della Furcia Rossa, incassandosi sotto di esse. Sempre su ghiaie si raggiungono le prime corde metalliche che assicurano una breve discesa, successivamente si superano dei canalini con tratti di cavo, alternati a qualche breve scaletta.
Allegato: Cengia panoramica.JPG
La traccia lambisce, grazie a delle cenge naturali che paion tornite, le neri pareti soffittate della Furcia Rossa, incassandosi sotto di esse. Sempre su ghiaie si raggiungono le prime corde metalliche che assicurano una breve discesa, successivamente si
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14-01-2017 11.54
askatasuna askatasuna
Continuare pedissequamente la descrizione passo-passo porterebbe ad una inutile sequela di termini e ripetizioni. Mi limito a sottolineare il punto chiave dell'ascesa a cui si perviene tramite delle cengette ed un'ulteriore serie di scalette. Qui ci appare la parete verticale da superare grazie alle staffe metalliche corredate sempre dal cavo di sicurezza. La prima di esse, se affrontata direttamente, è posta decisamente in alto per persone di bassa statura. Nonostante la verticalità, la distanza ravvicinata delle staffe garantisce una comoda progressione nel superamento della placca liscia e umida. Poco oltre (cengia e camino con cavo) si raggiunge la dorsale della montagna ed il panorama s'apre.
Allegato: Staffe.JPG
Continuare pedissequamente la descrizione passo-passo porterebbe ad una inutile sequela di termini e ripetizioni. Mi limito a sottolineare il punto chiave dell'ascesa a cui si perviene tramite delle cengette ed un'ulteriore serie di scalette. Qui ci appar
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14-01-2017 11.56
askatasuna askatasuna
Porre qui attenzione ad una traccia che si volge a sinistra e permette di raggiungere la Furcia Rossa III (2791m). La picca è caratterizzata da una panchina in ferro costruita partendo dalle ruote d'una mitraglia o di un piccolo cannone. Ritrovata la traccia, si assecondano i veloci tornantini di ghiaino raggiungendo una forcelletta tra le cime III e IV. In breve ci si porta grazie ai soliti ausilii metallici sulla verticale parete attrezzata alta un centinaio di metri.
Allegato: Escaleras.JPG
Porre qui attenzione ad una traccia che si volge a sinistra e permette di raggiungere la Furcia Rossa III (2791m). La picca è caratterizzata da una panchina in ferro costruita partendo dalle ruote d'una mitraglia o di un piccolo cannone. Ritrovata la trac
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14-01-2017 11.57
askatasuna askatasuna
Una serie di scalette, scalette e ancora scalette, consente di perdere quota rapidamente ed in sicurezza. Le attrezzature continue attenuano l'esposizione. Da notare come l'incredibile camminamento militare che ha arditamente addomesticato questa parete, fu ripristinato nel 1975 da Schaumann con una serie di scalette di legno sostituite in seguito.
Allegato: Tofane.JPG
Una serie di scalette, scalette e ancora scalette, consente di perdere quota rapidamente ed in sicurezza. Le attrezzature continue attenuano l'esposizione. Da notare come l'incredibile camminamento militare che ha arditamente addomesticato questa parete,
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14-01-2017 11.58
askatasuna askatasuna
Una volta atterrati a quota 2650 circa, il sentiero continua tagliando fuori le cime V e VI, perdendo quota e guadagnandola poco dopo. Mezz'ora scarsa e si raggiunge il rinnovato bivacco della Pace (2760m). Mentre la vetta del monte Castello, a due passi dal bivacco, è riservata ad alpinisti esperti (passaggi di III e IV) ben più accessibile ed ugualmente panoramica si rivela la cima del monte Ciaval. Raggiunti i fianchi del monte Ciase, per un'esile cengia scavata nella parete, si prosegue verso la forcella omonima. Da qui tramite delle sgualcite ma sicure passerelle in legno, si raggiunge in breve, con un paio di tornantini, la striminzita vetta del monte Ciaval (2912m).
Allegato: Monte Ciase e Ciastel.JPG
Una volta atterrati a quota 2650 circa, il sentiero continua tagliando fuori le cime V e VI, perdendo quota e guadagnandola poco dopo. Mezz'ora scarsa e si raggiunge il rinnovato bivacco della Pace (2760m). Mentre la vetta del monte Castello, a due passi
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14-01-2017 11.59
askatasuna askatasuna
Per la discesa si ritorna al bivacco prendendo il troi 17 che ci riporta al primo bivio del sentiero che porta al Valon Bianco, indi ricalca il cammino dell'andata. Però consiglio vivamente una scorciatoia segnata da strisce gialle, oramai sbiadite che appariranno sulla sinistra, una volta passata la zona dei grandi massi erratici ed entrati nella zona prativa. Questa deviazione non merita tanto per la poca strada risparmiata, quanto per il suo inoltrarsi nell'anima più carsica e tormentata dei pianori. Segnalo inoltre una possibile variante selvaggia di discesa dal monte Ciaval per il vallone Ciampestrin, dedicata solo ad escursionisti esperti abituati a muoversi per tracce. Informazioni dettagliate su tale variante si possono trovare sulla rete. I dislivelli di questa seconda giornata sono solamante stime, dovute ai tanti saliscendi del percorso attrezzato. Non si dovrebbe giungere ai mille metri positivi mentre almeno 1600 quelli da affrontare in discesa.
Allegato: Affioramenti.JPG
Per la discesa si ritorna al bivacco prendendo il troi 17 che ci riporta al primo bivio del sentiero che porta al Valon Bianco, indi ricalca il cammino dell'andata. Però consiglio vivamente una scorciatoia segnata da strisce gialle, oramai sbiadite che ap
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14-01-2017 12.00
askatasuna askatasuna
Note a margine:
Innanzi tutto metto le mani avanti sulle indicazioni di tempo e dislivello. Se, nonostante la stima, quest'ultimo risulta abbastanza veritiero, la durata della due giorni è puramente indicativa. Dipende dalle gambe e dal carico. Bivaccando la forbice potrebbe allargarsi di una o due ore. Ovviamente il conto lievita enormemente per le soste necessarie e doverose, le esplorazioni dei resti e l'attitudine a certi terreni. Le difficoltà tecniche non sono insormontabili, le attrezzature tendono a minimizzare e banalizzare fin troppo la cavalcata della Furcia Rossa.
Allegato: La Croda de RAncona.JPG
Note a margine:<br />Innanzi tutto metto le mani avanti sulle indicazioni di tempo e dislivello. Se, nonostante la stima, quest'ultimo risulta abbastanza veritiero, la durata della due giorni è puramente indicativa. Dipende dalle gambe e dal carico. Bivac
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14-01-2017 12.01
askatasuna askatasuna
Qualche tratto più aereo o verticale potrebbe inficiare l'itinerario per i sofferenti di vertigini, ma gli escursionisti abituati a ferrate di media difficoltà non avranno problemi a percorrere questo sentiero attrezzato. Il solo Valon Bianco merita il viaggio, il tutto si risolverebbe in 6-7 orette, ma la bivaccata è quanto mai consigliata. Per gli amanti delle sfumature minerali poi, le pareti della Furcia sono uno spettacolo, senza parlare dei panorami. Un giro di cui ho assaporato l'enorme potenziale che però le foto possono testimoniare molto poco a causa dell'estate umida e sprofondante nella foschia.
Allegato: Furce.JPG
Qualche tratto più aereo o verticale potrebbe inficiare l'itinerario per i sofferenti di vertigini, ma gli escursionisti abituati a ferrate di media difficoltà non avranno problemi a percorrere questo sentiero attrezzato. Il solo Valon Bianco merita il vi
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14-01-2017 12.01
askatasuna askatasuna
Punti d'appoggio:

Il Bivacco Baccon-Barborka (2620m) è il punto d'appoggio ideale per questo giro. Un minuscolo nido d'aquila su di un balcone eccezionale con vista mozzafiato sulle Tofane. Ideale non vuol dire full-optional. Intimo, può ospitare solo 4 persone su tavolato. L'assenza dello stesso nelle nuove mappe, la mancanza d'acqua e la lontananza dal fondovalle garantiscono la solitudine anche in pieno agosto. Più che un bivacco è una veria e propria baracca di legno, simile a quelle che ospitavano i poveruomini in divisa. Spartano ed essenziale. Ma per me, neanche dirlo, è senza dubbio uno dei bivacchi più belli in cui ho dormito. Essenziale, minimalista, solitario. Non durerà ancora molti anni quindi consiglio di approfittarne.
Allegato: Il bivacco Baccon Barborka.JPG
Punti d'appoggio:<br /><br />Il Bivacco Baccon-Barborka (2620m) è il punto d'appoggio ideale per questo giro. Un minuscolo nido d'aquila su di un balcone eccezionale con vista mozzafiato sulle Tofane. Ideale non vuol dire full-optional. Intimo, può ospita
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14-01-2017 12.02
askatasuna askatasuna
Chi cercasse un'opzione più confortevole può puntare al Bivacco della Pace (2760m) che però risulta scomodo per l'anello proposto. Rinnovato di recente e costruito solo con legname, oltre a panca e tavolo d'ordinanza, presenta una sala esageratamente ampia. Per passar la notte si può usufruire di due grandi tavolati materassati e delle numerose coperte. Può ospitare oltre una decina di persone, dipende da quanto ci si stringe. Anche qui l'acqua è necessario portarsela a spalle. mSegnalo infine la possibilità di usufruire dei servizi del rifugio gestito Utia di Gran Fanes (2102m) il cui pregio è la limitazione a soli 12 posti letto. Raggiungibile con due ore e mezza di cammino dalla Capanna Alpina, comporterebbe però una giornata riposante seguita da una maratona bella tosta.
Allegato: Il bivacco della Pace.JPG
Chi cercasse un'opzione più confortevole può puntare al Bivacco della Pace (2760m) che però risulta scomodo per l'anello proposto. Rinnovato di recente e costruito solo con legname, oltre a panca e tavolo d'ordinanza, presenta una sala esageratamente ampi
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14-01-2017 12.03
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Immagino quanto gli costi, al sior Mario, portarmi a bivaccare in Dolomiti ad inizio agosto. A lui che custodisce i gioielli del silenzio e della solitudine ancor più avaramente di me! Al passo di Valparola ci fermiamo nel rifugio (che nel ladino locale indica un ristorante-trattoria-negozio di souvenir). Qui scopro che si vendon creme a base di marmotta. Leniscono i dolori muscolari al modico prezzo di un pugno allo stomaco di prima mattina. Per fortuna la visione del Conturines si rivela un ottimo antidoto. Mi perdo nei suoi insospettabili cromatismi, nelle sue gote rosate, nelle sue verticalità rotte da quelle sporgenze, sottolineate dalle ghiaie, come fossero dei tratteggi di pallida grafite.
Allegato: Conturinesità.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Immagino quanto gli costi, al sior Mario, portarmi a bivaccare in Dolomiti ad inizio agosto. A lui che custodisce i gioielli del silenzio e della solitudine ancor più avaramente di me! Al passo di Valparola ci fermiamo n
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14-01-2017 12.04
askatasuna askatasuna
Al parcheggio della Capanna Alpina noto una sagoma triangolare, è il monte Ciaval su cui salirò l’indomani, ma ignoriamo ancora l’uno il nome dell’altro. Ad inizio agosto Fanes è un formicaio. Se possibile ancor più affollato delle strade asfaltate che la raggiungono. Prima della salita incrociamo un numero imprecisato di persone. Bikers, famigliole, scout, coppie con la tenda.
Allegato: Il Col Bechei.JPG
Al parcheggio della Capanna Alpina noto una sagoma triangolare, è il monte Ciaval su cui salirò l’indomani, ma ignoriamo ancora l’uno il nome dell’altro. Ad inizio agosto Fanes è un formicaio. Se possibile ancor più affollato delle strade asfaltate che la
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14-01-2017 12.05
askatasuna askatasuna
Un Labrador sale a fatica a causa della troppa gentilezza del padrone che lo ha fornito di una fattispecie di guanti a protezione delle zampe. Mi chiedo cosa dovrebbe indossare lui per proteggere il cagnone dalla sua persona. Poi ha il buon gusto di sfilargli quegli obbrobri ed il Labrador inizia a correre felice. Decido di camminare con lo sguardo alzato e tutto va meglio. Alle nostre spalle un tappetino verde fa da contraltare alla mole squadrata delle Pale di San Martino.
Allegato: Pizes de Ciampestrin e Furce.JPG
Un Labrador sale a fatica a causa della troppa gentilezza del padrone che lo ha fornito di una fattispecie di guanti a protezione delle zampe. Mi chiedo cosa dovrebbe indossare lui per proteggere il cagnone dalla sua persona. Poi ha il buon gusto di sfila
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14-01-2017 12.09
askatasuna askatasuna
Più saliamo, più il sole si accanisce sulle strapiombanti pareti del Piz de Conturines. Se anche quelle in ombra denotano la loro sgargianza, figurarsi quelle sommitali che sembran tutto tranne che di pietra. Quello che dalla Croda de R’Ancona pareva un mausoleo di ghiaie cineree, qui sfoga tutti i suoi ghiribizzi colorati. Sembra un’altra montagna. Basta però girarci attorno e muta completamente d’abito, o meglio, si nasconde dietro al Piz Taibun che altro non è che la farcitura a sacapoche che, a sinistra, delimita l’accesso alla conca glaciale. Spatolata e con quel ricciolo finale, splendido tocco d’un pasticcere minerale che ha passato un’eternità a sfornar forme in quest’angolo delle Alpi. Poi mi si para davanti il Sass dai Bec.
Allegato: Ancora il Sass dai Bec.JPG
Più saliamo, più il sole si accanisce sulle strapiombanti pareti del Piz de Conturines. Se anche quelle in ombra denotano la loro sgargianza, figurarsi quelle sommitali che sembran tutto tranne che di pietra. Quello che dalla Croda de R’Ancona pareva un m
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14-01-2017 12.11
askatasuna askatasuna
Sovrastato da un pan di spagna cotto al punto giusto, che la luce rende quasi dorato. Sotto quel tetto piallato a dovere, la guarnizione si fa argentea e si nota il gioco di curve, una millefoglie che ricorda il moto delle onde. I sussulti della terra han prodotto una netta discordanza di fogge e colori tra le due parti di questa torta che poggia su di un ultimo strato bigio, inframmezzato dai verdi. E’ tutto tranne che una montagna! Una lezione di geologia, una dolce in vetrina, un capriccio barocco! Sior Mario mi spiega come sia stato lo scorrimento della massa rocciosa superiore sopra quella inferiore a provocare il corrugamento-piegamento della fascia intermedia. Movimenti avvenuti in profondità nella crosta terrestre in una fase collisionale ed ora venuti alla luce per effetto dello smantellamento dell'edificio roccioso operato dall'erosione meteorica. Ma qui pare tutto frutto d’un estro vanitoso, anche il Col Bechei, con quella liscia parete verticale, la cui inclinazione è sottolineata dal verde acceso dei prati sommitali. Proscenio della cima vera e propria, votata all’arancio.
Allegato: Sacapoche.JPG
Sovrastato da un pan di spagna cotto al punto giusto, che la luce rende quasi dorato. Sotto quel tetto piallato a dovere, la guarnizione si fa argentea e si nota il gioco di curve, una millefoglie che ricorda il moto delle onde. I sussulti della terra han
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14-01-2017 12.12
askatasuna askatasuna
Prima del rifugio di Gran Fanes svoltiamo a destra, uscendo di colpo da un sentiero che è un pellegrinaggio continuo, un doppio binario affollato, da cui pochi paion discostarsi. La protagonista diventa ora la Furcia Rossa, più sulla destra emerge dalle ghiaie il torrione di pietra a cui è appoggiato il bivacco della Pace. Il manto d’erba del bosco inizia a mostrare la sua vera natura, tra balconate carsiche che emergono con tutte le striature d’ordinanza. Prima però mi giro ancora una volta verso il Sas dai Bec che, di lato, pare accentuare la sua follia curvilinea. Un enorme pino cembro bifido è a guardia del prossimo mondo che ci approntiamo a visitare. Ma è ora di sorprendersi nuovamente! Qui i colori chiari sono inghiottiti dal colare bituminoso che pare fuoriuscire, lentissimo, dalle fessurazioni delle pareti. Come se fosse solo questione di tempo, come se fosse ineluttabile l’inghiottirle tutte, il trasformarle in carbone.
Allegato: Il Valon Bianco e la Furcia.JPG
Prima del rifugio di Gran Fanes svoltiamo a destra, uscendo di colpo da un sentiero che è un pellegrinaggio continuo, un doppio binario affollato, da cui pochi paion discostarsi. La protagonista diventa ora la Furcia Rossa, più sulla destra emerge dalle g
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14-01-2017 12.13
askatasuna askatasuna
In breve raggiungo la meta del giorno oramai scomparsa dalle carte topografiche. Una tana che resisterà ancora per poco, al limite settentrionale della Furcia Rossa: il bivacco Baccon-Barborka. Non si tratta di una dedica a due alpinisti, ma a due uomini legati alle montagne e che su queste si sono dovuti affrontare. Il capitano Emmanuel Barborka si trovò a combattere per l’impero e cadde in val Travenanzes, toponimo con cui viene indicato quella specie di canyon che separa la cresta della Furcia dalle Tofane. I colpi che lo raggiunsero, partirono dalla torre Nemesis, ove gli alpini riuscirono ad issare delle mitragliatrici.
Allegato: La val Travenanzes.JPG
In breve raggiungo la meta del giorno oramai scomparsa dalle carte topografiche. Una tana che resisterà ancora per poco, al limite settentrionale della Furcia Rossa: il bivacco Baccon-Barborka. Non si tratta di una dedica a due alpinisti, ma a due uomini
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14-01-2017 12.14
askatasuna askatasuna
Molto rispettato come uomo e combattente, i suoi resti furono recuperati per ordine del comandante avversario della 96° compagnia Carlo Rossi che gli fece tributare gli onori militari. Augusto Baccon, nato da una famiglia della val di Susa, fu uno dei capitani della divisione Fenestrelle e nella sua carriera passò dalla Somalia alle Dolomiti. Con i suoi alpini stabilì un presidio permanente ad oltre 2550 metri sulla parete nordovest della Tofana di Mezzo, per poi cadere ferito e prigioniero, tre settimane dopo la morte di Barborka.
Allegato: Pareti furciose.JPG
Molto rispettato come uomo e combattente, i suoi resti furono recuperati per ordine del comandante avversario della 96° compagnia Carlo Rossi che gli fece tributare gli onori militari. Augusto Baccon, nato da una famiglia della val di Susa, fu uno dei cap
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14-01-2017 12.16
askatasuna askatasuna
Questa minuscola e spartana capanna va ben oltre la retorica a doppio taglio del macello e della pace. Unisce due uomini prima che due combattenti. Testimonia la dissennatezza bellica che decise a tavolino chi doveva sparare a chi. Non è un sacrario di patrie delimitate dalle matite dei potenti, ma un altare di umanità. Che unisce fratelli obbligati da cinici schernitori di carne umana, a dar un valore più alto alla propria vita che a quella altrui, basandosi sul colore d’un uniforme rattrappita dal gelo e sfregiata dal filo spinato. In attesa del mio compagno di viaggio esploro i resti delle postazioni, quelle minuscole nicchie di legno che ancor oggi paion contenere preghiere antimilitariste. Poi mi abbandono alle Tofane.
Allegato: Nemesis.JPG
Questa minuscola e spartana capanna va ben oltre la retorica a doppio taglio del macello e della pace. Unisce due uomini prima che due combattenti. Testimonia la dissennatezza bellica che decise a tavolino chi doveva sparare a chi. Non è un sacrario di pa
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14-01-2017 12.17
askatasuna askatasuna
Osservando quella di Rozes, appare chiaro ove gli egizi trovarono ispirazione per le tombe dei loro re. Ma è la piccola Nemesis a catturare tutta la mia attenzione. Le sue sfumature paion ricavate da accettate, accanimenti tesi a render nuda l’anima del fusto da cui trasse origine. La sua forma è l’inequivocabile risultato del tornir eterno. Il mandrino è stato fatto girare pazientemente per i primi tre cilindri, per poi impazzire, con il carrello e l’utensile che han visto accelerare la loro corsa verso la torretta, divorando il materiale fino a creare quel conoide perfetto. Intagliato nel dettaglio. Con ancora tutta la segatura grigiastra appollaiata sulle sue cornici! Dopo tanta bizzarria di fogge, ecco la perfezione assoluta! Disarmante fin al più piccolo dettaglio. Innaturale nella sua geometricità. Inconcepibile per i miei occhi sbarrati! Ruba inevitabilmente la scena alle sorelle maggiori, vendicandosi della loro grandezza attraverso l’estasi delle forme!
Allegato: Egypt.JPG
Osservando quella di Rozes, appare chiaro ove gli egizi trovarono ispirazione per le tombe dei loro re. Ma è la piccola Nemesis a catturare tutta la mia attenzione. Le sue sfumature paion ricavate da accettate, accanimenti tesi a render nuda l’anima del f
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14-01-2017 12.18
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Tre presenze mi svegliano dall’incanto. Gli unici umani incontrati nella salita. Avevano sbagliato strada e ormai per la ferrata della Furcia Rossa non hanno più tempo. Con (mio) gran sollievo puntano alla tenda nascosta tra le conifere della valle. Nel frattempo mi raggiunge il sior Mario, il tempo di un saluto e riparto. Il meriggio volge al termine ed approfitto per correre verso la Cima del Valon Bianco. Il percorso sembra sfruttare una cengia naturale che permette di ammirare gli strapiombi che mi separano dal Col Bechei. In realtà appare subito evidente come ogni metro sia stato smangiato dal lavoro forzato. Il troi testimonia la pugna impari che ha portato alla conquista di esili cornici, alcune di esse attrezzate con cavi.
Allegato: Ponte sospeso.JPG
Tre presenze mi svegliano dall’incanto. Gli unici umani incontrati nella salita. Avevano sbagliato strada e ormai per la ferrata della Furcia Rossa non hanno più tempo. Con (mio) gran sollievo puntano alla tenda nascosta tra le conifere della valle. Nel f
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14-01-2017 12.19
askatasuna askatasuna
Una decina, i ponticelli in legno da superare. Uno, metallico, è sospeso nel vuoto. Ma come puoi chiamarlo vuoto quando è tanto debordante di colore! Quando sei nel mezzo d’una vena che sgorga tinte che paion pulsanti!. Se le pietre sommitali virano al candore, questo lato si dona all’eccesso. Non son rossi, ne aranci, i pigmenti che si compenetrano, ma ferro, sangue e zolfo! A tratti il pietrame che scende dalla cresta si tinge di rosati scuri.
Allegato: Puntando al Valon Bianco.JPG
Una decina, i ponticelli in legno da superare. Uno, metallico, è sospeso nel vuoto. Ma come puoi chiamarlo vuoto quando è tanto debordante di colore! Quando sei nel mezzo d’una vena che sgorga tinte che paion pulsanti!. Se le pietre sommitali virano al ca
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14-01-2017 12.20
askatasuna askatasuna
In una nicchia, ove resiste la sezione dello sfogo d’una cucina, i colori dei mattoni in terra paion sbiaditi rispetto alla roccia stessa! Il rinforzo o meglio, il riempimento superiore dell’interstizio che la separava dalla montagna, pare un mosaico, un collage cromatico creato ad hoc. Mentre sono semplicemente gli avanzi dell’epidermide della montagna. Ovunque resti di postazioni, canalini ingombri di legna, portata giù da una cima che doveva essere una cittadella in piena regola.
Allegato: Kitchen.JPG
In una nicchia, ove resiste la sezione dello sfogo d’una cucina, i colori dei mattoni in terra paion sbiaditi rispetto alla roccia stessa! Il rinforzo o meglio, il riempimento superiore dell’interstizio che la separava dalla montagna, pare un mosaico, un
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14-01-2017 12.21
askatasuna askatasuna
Girato l'angolo eccomi davanti al quartier generale sottolineato dai diversi resti e da un'ampia galleria. Abbandono i segnavia e mi precipito a curiosare. La galleria ha il soffitto cementato. Ciò che m’impressiona fin da subito sono i lignei binari, posti agli estremi della pavimentazione. Quando il tunnel termina longitudinalmente, si manifesta quel semicerchio ferroso in terra ed essi svelano la loro origine. Qui si trasportavano obici, non vagoni! Continuo ad esplorare le gallerie fino ad incontrare un cunicolo buio, caratterizzato da una scalinata di legno che pare non avere fine. Ascende. Ma dove? Il richiamo è irresistibile.
Allegato: Stairs.JPG
Girato l'angolo eccomi davanti al quartier generale sottolineato dai diversi resti e da un'ampia galleria. Abbandono i segnavia e mi precipito a curiosare. La galleria ha il soffitto cementato. Ciò che m’impressiona fin da subito sono i lignei binari, pos
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14-01-2017 12.23
askatasuna askatasuna
Alla fine esco in cresta, più a est della cima. Una cresta che continua, pacifica, inframezzando solo qualche facile saltello. La seguo ipnotizzato. Fino a scontrarmi con le Dolomiti di Sesto. E con la Croda Rossa d’Ampezzo. Qualche giorno prima dell’enorme frana. Le Cime di Lavaredo giocano a far le vanitose, addobbandosi con boa vaporosi, mentre la Croda de R’Ancona attrae ogni raggio di sole, svettando come pinna di squalo da un mare verde scuro.
Allegato: Monte Tae e Croda Rossa.JPG
Alla fine esco in cresta, più a est della cima. Una cresta che continua, pacifica, inframezzando solo qualche facile saltello. La seguo ipnotizzato. Fino a scontrarmi con le Dolomiti di Sesto. E con la Croda Rossa d’Ampezzo. Qualche giorno prima dell’enor
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14-01-2017 12.25
askatasuna askatasuna
Mi godo il panorama a lungo, accondiscendendo al nascondino della nuvolaglia, in perenne movimento. Poi seguo la cresta a ritroso. Pare un crine pettinato, con ancora i segni evidenti di quei denti che l’han modellata. Ai lati della cima vera e propria (2683m) basta volger lo sguardo a valle per individuare altri baraccamenti, ancora pertugi e postazioni. La discesa è un continuo voltarmi, il sole da fuoco alle ultime polveri, i vapori si vanno a nascondere, pronti a ritornare con il favore delle tenebre. Allora quei colori già forti dell’andata, ritornano prepotenti. Una cima da raccomandare, per la memoria, per gli eccessi cromatici, per un panorama sbalorditivo.
Allegato: Resti sulla strada del Valon.JPG
Mi godo il panorama a lungo, accondiscendendo al nascondino della nuvolaglia, in perenne movimento. Poi seguo la cresta a ritroso. Pare un crine pettinato, con ancora i segni evidenti di quei denti che l’han modellata. Ai lati della cima vera e propria (2
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14-01-2017 12.26
askatasuna askatasuna
Ritornato da Mario esondo nel racconto e lo convinco a recarsi, all’alba, in una delle poche cimotte dolomitiche che il suo piede non ha calcato. Il tramonto è una coperta spessa, che s’abbassa sempre di più. Come quella che ci tiriamo fin sulle spalle. Mario è abituato alle rigidità dell’inverno e, nonostante si scenda sotto i dieci gradi, lasciamo aperta la finestrella, come fossimo in una casetta vista mare della Croazia. Poi tutto si fa sogno.
Allegato: Val Travenanzes dal bivacco.JPG
Ritornato da Mario esondo nel racconto e lo convinco a recarsi, all’alba, in una delle poche cimotte dolomitiche che il suo piede non ha calcato. Il tramonto è una coperta spessa, che s’abbassa sempre di più. Come quella che ci tiriamo fin sulle spalle. M
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14-01-2017 12.27
askatasuna askatasuna
L’alba è un sottile fiume di pallida lava che scorre delimitato dai neri profili di montagne che si fan scogli e da un cielo oscuro e compatto, come fosse un bosco di conifere sospeso a testa in giù, in una notte senza luna. Poi avanzano gli azzurri e le ombre si rifugiano sul fondo della val Travenanzes. Ma tutto è reso opaco dalla fitta nuvolaglia e dai vapori che ascendono ad essa, quasi impercettibili. Saluto sior Mario che segue il mio consiglio di esplorare Cima del Valon Bianco, mentre io punto alla ferrata della Furcia Rossa. Ci si rivedrà al suono immaginario dei dodici rintocchi, in val di Fanes.
Allegato: Las venas abiertas de America Latina.JPG
L’alba è un sottile fiume di pallida lava che scorre delimitato dai neri profili di montagne che si fan scogli e da un cielo oscuro e compatto, come fosse un bosco di conifere sospeso a testa in giù, in una notte senza luna. Poi avanzano gli azzurri e le
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14-01-2017 12.28
askatasuna askatasuna
Ritorno sui miei passi e scopro con sorpresa come il troi corra accostato alle pareti bituminose che ammiravo il giorno prima. Per un tratto formano una specie di cengia soffittata con le parti interne ancora colorate. Le cime di Furcia Rossa non sono unite da una cresta regolare. Fratturate, richiedono diversi saliscendi, quasi sempre accondiscesi da scalette metalliche più o meno inclinate che a fine corsa supereranno ampiamente la decina. L’attacco invece è contrassegnato da una paretina attrezzata con il cavo. Poi scalette e, all’ennesima salita, delle staffe indispensabili per superare una placca liscia, abbastanza verticale.
Allegato: La parete con le staffe.JPG
Ritorno sui miei passi e scopro con sorpresa come il troi corra accostato alle pareti bituminose che ammiravo il giorno prima. Per un tratto formano una specie di cengia soffittata con le parti interne ancora colorate. Le cime di Furcia Rossa non sono uni
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14-01-2017 12.29
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Essa porta a due passi dal cielo che, ancora per poco, mi è concesso vedere d’un azzurro acceso. I fianchi chiari delle pareti paiono pixel, tagliati con la mannaia. Strato per strato. Per liberarli dalle buie colate. Giungo immerso nella fumate sulla vetta ufficiale che però non è la più alta della cresta solo per una ventina di metri. Una consunta e piccola croce di legno, è posta accanto al singolare monumento della cima: una panchina di ferro con ai lati, come piedi, due ruote d’un piccolo cannone. Il panorama è particolarmente affascinante. Davanti a me sbuffa un mare di spuma biancastra, che si muove lento e costante, da cui emergono le Tofane, incorniciate dalle nuvole poco più in alto. Quella di Rozes se ne esce come una piramide fluttuante, traslando ogni immagine e sensazione su di un piano onirico. Ed io sogno, con il caffé bollente d’ordinanza.
Allegato: Il riposo del guerriero.JPG
Essa porta a due passi dal cielo che, ancora per poco, mi è concesso vedere d’un azzurro acceso. I fianchi chiari delle pareti paiono pixel, tagliati con la mannaia. Strato per strato. Per liberarli dalle buie colate. Giungo immerso nella fumate sulla vet
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14-01-2017 12.29
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Poi è ora di scendere, ancora di scala in scala. Va bene che son di parte e che il mio rapporto con quell’antipatica portatrice sana di pioli non è proprio idilliaco, però mi chiedo che senso ha abbia l’aver attrezzato tutti questi saliscendi in cotal forma, se ad ogni perdita e guadagno di quota le mani si devono appoggiare su dei ferri. Pare più un’ostinazione da traversata. Un addomesticamento forzato di questi enormi blocchi che han deciso di star per le loro. Il percorso segue in parte dei vecchi camminamenti ma viene il sospetto che sia stata disegnata solo per ammirare da vicino quelle splendide e titaniche tele gocciolanti, con il cielo come cornice.
Allegato: Inmò scjalutis.JPG
Poi è ora di scendere, ancora di scala in scala. Va bene che son di parte e che il mio rapporto con quell’antipatica portatrice sana di pioli non è proprio idilliaco, però mi chiedo che senso ha abbia l’aver attrezzato tutti questi saliscendi in cotal for
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14-01-2017 12.30
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Nella discesa spavento un camoscio, i cui soffi sono i primi suoni che attivano i miei padiglioni auricolari da quando ho lasciato la tana. Discesa, parola grossa. Trattasi, vista la conformazione, più che altro di descalata. Dopo le mille e una scala è necessaria un’ulteriore risalita per raggiungere il torrione a cui è adagiato il bivacco della Pace. Comodità insperata. Non a caso, la sera prima ha ospitato, anche grazie al suo facile accesso, una quindicina di escursionisti tra cui cinque bimbi.
Allegato: Bivacchi e castelli.JPG
Nella discesa spavento un camoscio, i cui soffi sono i primi suoni che attivano i miei padiglioni auricolari da quando ho lasciato la tana. Discesa, parola grossa. Trattasi, vista la conformazione, più che altro di descalata. Dopo le mille e una scala è n
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14-01-2017 12.31
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Proseguo per il monte Ciaval. Il vecchio ponticello di legno, appoggiato all’esile sentiero che degrada verso forcella Ciase, è oramai smangiato dagli elementi e attende d’esser sostituito come quelli ben più sicuri del Valon Bianco. La risicata cima è una delle poche forme che si materializzano intorno a me. In vetta mi cerco un angolino appartato, lasciando spazio a dei friulani che la sfiorano appena, per una toccata e fuga. Io resto.
Allegato: Horse mountain.JPG
Proseguo per il monte Ciaval. Il vecchio ponticello di legno, appoggiato all’esile sentiero che degrada verso forcella Ciase, è oramai smangiato dagli elementi e attende d’esser sostituito come quelli ben più sicuri del Valon Bianco. La risicata cima è un
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14-01-2017 12.32
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Immerso nelle nebbie, attendo che smettano coi loro giochi o che almeno per qualche istante, nel loro rincorrersi, mi facciano godere della vista del Pizes de Ciampestrin, che alla fine s’illumina e colora la giornata. Ad ogni istante le venature aranciate prendon sempre più forza. Una visione che soffoca ogni rimpianto. Anzi, i vapori ne sottolineano i profili, occupando tutto lo spazio “vuoto” attorno alla sua sagoma, lasciandosi trapassare a turno dal sole. Come fossimo in un teatro, ogni particolare della scenografia viene accentuato e poi attenuato con giochi di luce perfetti.
Allegato: Piza sud de Ciampestrin.JPG
Immerso nelle nebbie, attendo che smettano coi loro giochi o che almeno per qualche istante, nel loro rincorrersi, mi facciano godere della vista del Pizes de Ciampestrin, che alla fine s’illumina e colora la giornata. Ad ogni istante le venature aranciat
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14-01-2017 12.34
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La pazienza è premiata anche verso sud, con attimi scippati alle vaporosità. Emergono le cime di Fanes, con i suoi fianchi sgargianti, in pieno contrasto con quella meringa malriuscita, nata da ghiaie impalpabili e grigiastro zucchero a velo, che deborda verso ponente. Ma le lancette corrono ed io ho un appuntamento a cui non posso mancare. Mi tuffo allora in quel letto di briciole lunari che pare quasi una coperta. Uniforme, finisce con un orlo, poi gli succede un altro manto fatto di verdi, di ratatujes d’alberi e prati. Calpestando quella lana pietrificata continuo ad osservare il Pizes de Ciampestrin che qui s’allunga e pare una nave con due enormi fumaioli, ancorata placidamente in un mare cinereo.
Allegato: Le Cime di Fanes.JPG
La pazienza è premiata anche verso sud, con attimi scippati alle vaporosità. Emergono le cime di Fanes, con i suoi fianchi sgargianti, in pieno contrasto con quella meringa malriuscita, nata da ghiaie impalpabili e grigiastro zucchero a velo, che deborda
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14-01-2017 12.35
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Più in basso, enormi massi, attirano la mia attenzione. Uno in particolare è un parallelepipedo atterrato in verticale, che ospita un micromondo di erbe, fiori e pini: naufraghi senza possibilità di riscatto, persi nella loro isola sperduta ed immobile, condannati all’isolamento, ad adattarsi alla poca terra portata qui dal vento.
Allegato: Microcosmi.JPG
Più in basso, enormi massi, attirano la mia attenzione. Uno in particolare è un parallelepipedo atterrato in verticale, che ospita un micromondo di erbe, fiori e pini: naufraghi senza possibilità di riscatto, persi nella loro isola sperduta ed immobile, c
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14-01-2017 12.36
askatasuna askatasuna
Osservo per l’ultima volta il Col Bechei, ancor più colorato di ieri. Poi gli occhi cadono in basso. Seguo dei segnavia gialli e sbiaditi. Una deviazione da non perdere! Più che un sentiero è una scoperta, un deja-vu inaspettato, un solitario peregrinar tra i calcari! Ci si addentra nell’anima tormentata di Fanes. Nulla a che spartire con gli eccessi del Canin.
Allegato: Sass dai Bec.JPG
Osservo per l’ultima volta il Col Bechei, ancor più colorato di ieri. Poi gli occhi cadono in basso. Seguo dei segnavia gialli e sbiaditi. Una deviazione da non perdere! Più che un sentiero è una scoperta, un deja-vu inaspettato, un solitario peregrinar t
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14-01-2017 12.38
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Qui il candore delle pietre ed i verdi accesi delle vite che nascono negli anfratti, hanno un rapporto paritario, che rende ancor più particolare questo angolo smangiato dell’altopiano. Come se mettesse in mostra il reticolo di radici della montagna stessa. Poi affiorano balconate intere, fino a placarsi più a valle. Ritrovo le forme che ho consumato con gli occhi il giorno prima: il Piz Taibun, il Sass dai Bec e gente, tanta tanta gente, che percorre ordinata la stessa corsia biancastra che si snoda dalla Capanna Alpina al rifugio di Gran Fanes. Scorgo il gigantesco profilo di sior Mario un centinaio di metri prima. Mi parla della Cima del Valon Bianco, della sua, di alba. Mi ringrazia per avergli fatto conoscere un sentiero così particolare, un angolo che non conosceva.
Allegato: La sepentevole traccia del Valon sullo sfondo la Furcia.JPG
Qui il candore delle pietre ed i verdi accesi delle vite che nascono negli anfratti, hanno un rapporto paritario, che rende ancor più particolare questo angolo smangiato dell’altopiano. Come se mettesse in mostra il reticolo di radici della montagna stess
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14-01-2017 12.39
askatasuna askatasuna
Rido davanti ad un paradosso che pare una burla! Sorrido e mi commuovo davanti a quel colosso dalle spalle larghe, a sostenere uno zaino pieno di umiltà, d’eterno stupore. Ringrazia me dopo avermi raccontato d’ogni bivacco, d’ogni sperduta cima dolomitica, dopo avermi fatto scalare con la fantasia ogni suo ricordo cristallizzato nei ghiacciai delle Occidentali, dopo avermi raccontato delle avventure nel sottomondo, delle prime discese del abisso Boegan, dopo avermi distillato consigli preziosi e sopportato la mia presenza di bivacco in bivacco, dopo tutte le domande a bocca aperta quando per caso ho scoperto delle sue infinite e selvatiche esplorazioni su ogni guglia delle Giulie che han dato vita alla prima guida completa sul massiccio. Dopo tutto ciò, sior Mario ringrazia me. Ed io, in silenzio, ringrazio la montagna, per avermi fatto conoscere una persona da cui ho solo da imparare ed ascoltare, un uomo come oramai se ne trovan pochi. Un vagabondo dell’anima che la montagna stessa si tiene ben stretto e ancor oggi, a settant’anni, gli garantisce il passo, felice di ritrovare la sua compagnia nelle fredde notti invernali.
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