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Circo del Sorapiss e forcella sora Cengia del Banco (2416m)

16-06-2016 13.03
askatasuna askatasuna
Condivido una facile escursione, adatta al periodo tardo-primaverile, quando la neve inizia a scendere a valle, ma (relativamente) pochi umani salgono a monte. Il silenzio è l’ingrediente principale per farsi soggiogare, entrando in punta di piedi, nel mondo parallelo del Sorapiss, con le sue incredibili navate di pietra, un lago da fiaba ed una forcella che spalanca la vista a occidente.
(7-8.06.2016)
Allegato: Lago di Sorapiss a la mañana.JPG
Circo del Sorapiss e forcella sora Cengia del Banco (2416m)
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16-06-2016 13.05
askatasuna askatasuna
Difficoltà: E

Dislivello: 900 metri

Tempo di percorrenza: 9 ore

Cartografia: 025 Cortina d’Ampezzo, Tabacco 1:25.000
Allegato: Cristallo y la sombra del Piz.JPG
Difficoltà: E <br /><br />Dislivello:  900 metri<br /><br />Tempo di percorrenza: 9 ore <br /><br />Cartografia: 025 Cortina d’Ampezzo, Tabacco 1:25.000
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16-06-2016 13.05
askatasuna askatasuna
LATO A (pragmatic side)

Raggiunto passo Tre Croci (1860m) si parcheggia nei primi posti disponibili sulla sinistra, prendendo quindi il troi 215. Caratterizzato da diversi saliscendi, è inizialmente immerso nel bosco, per poi sorprendere con una seconda parte panoramica ed esposta, anche se si mantiene sempre molto ampio. Adatto veramente a tutti e tutte, soprattutto dopo che è stato attrezzato. Diversi passamano danno sicurezza a chi soffre l’esposizione ed una miriade di griglie e grandi scale con poggiamani evitano di metter piede sulla roccia.
Allegato: Scalonononi.JPG
LATO A (pragmatic side)<br /><br />Raggiunto passo Tre Croci (1860m) si parcheggia nei primi posti disponibili sulla sinistra, prendendo quindi il troi 215. Caratterizzato da diversi saliscendi,  è inizialmente immerso nel bosco, per poi sorprendere con u
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16-06-2016 13.06
askatasuna askatasuna
Il piccolo ponticello è forse l’unica opera indispensabile, mentre le altre risultano assolutamente superflue per un sentiero mai pericoloso. In un paio d’ore si giunge al Vandelli. Dal rifugio si continua a seguire i segnavia a monte, che portano verso lo splendido laghetto del Sorapiss che viene aggirato sulla destra, con il sentiero che si fa ingombro di grosse pietre.
Allegato: Ghiacciao occidentale.JPG
Il piccolo ponticello è forse l’unica opera indispensabile, mentre le altre risultano assolutamente superflue per un sentiero mai pericoloso. In un paio d’ore si giunge al Vandelli. Dal rifugio si continua a seguire i segnavia a monte, che portano verso l
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16-06-2016 13.06
askatasuna askatasuna
Ritornato erboso, ben presto si trasformerà in un letto di ghiaie e sassi. In realtà più ci si alza, maggiore è la possibilità del fai da te. Si può anche scegliere, per esempio, di puntare alle balze erbose sotto le pareti della Ra Zesta e raggiungere i più alti pianori sommitali. Noi abbiamo trovato il sentiero ingombro di neve nella parte superiore e ci siamo divisi. Uno ha scelto l’erba, l’altro il salir per facili roccette.
Allegato: All grey.JPG
Ritornato erboso, ben presto si trasformerà in un letto di ghiaie e sassi. In realtà più ci si alza, maggiore è la possibilità del fai da te. Si può anche scegliere, per esempio, di puntare alle balze erbose sotto le pareti della Ra Zesta e raggiungere i
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16-06-2016 13.06
askatasuna askatasuna
Si divalla quindi nell’altopiano carsico, nel bel mezzo d’una spettacolare navata naturale. Si nota fin da subito, lontano sullo sfondo, un cupolotto alto solo una cinquantina di metri più della forcella a cui si punta. Lui rappresenta la meta dell’escursione. Facile da risalire, pare un’area da pic nic, con la pietra tirata a lucido. Ci si potrebbe quasi giocare a bocce. Ampio, richiede una sosta lunga per godere della navata di pietra appena percorsa e di un panorama che, inaspettatamente, s’apre dopo aver rasentato tante muraglie. Il ritorno avviene per lo stesso itinerario dell’andata.
Allegato: Navata.JPG
Si divalla quindi nell’altopiano carsico, nel bel mezzo d’una spettacolare navata naturale. Si nota fin da subito, lontano sullo sfondo, un cupolotto alto solo una cinquantina di metri più della forcella a cui si punta. Lui rappresenta la meta dell’escurs
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16-06-2016 13.07
askatasuna askatasuna
Note a margine:

Dislivello e durata dell’escursione sono da considerarsi approssimativi. Il primo risulta viziato dalla assenza di altimetro, dimenticato a casa. La mappa aiuta poco visti i saliscendi fino al Vandelli e quello per raggiungere la forcella finale. La durata è viziata invece dal percorso parzialmente innevato e dal nostro ritmo contemplativo. L’accesso al rifugio è meta di pellegrinaggio di centinaia di escursionisti.
Allegato: Pinguicola.JPG
Note a margine:<br /><br />Dislivello e durata dell’escursione sono da considerarsi approssimativi. Il primo risulta viziato dalla assenza di altimetro, dimenticato a casa. La mappa aiuta poco visti i saliscendi fino al Vandelli e quello per raggiungere l
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16-06-2016 13.07
askatasuna askatasuna
Per il suo affollamento consiglio caldamente la tarda primavera, periodo che da un lato garantisce un’atmosfera silente e quasi estraniante a causa dell’incombente presenza delle picche che ci abbracciano, ma dall’altro è ancora inviso alle ferrate (la Vandelli che prende avvio sopra il rifugio e passa per il bivacco Comici e la Berti che diparte dalla forcella passando per il bivacco Slataper). Mi scuso per le pessime foto ma il cielo è stato particolarmente avaro di luce.
Allegato: Trincea.JPG
 Per il suo affollamento consiglio caldamente la tarda primavera, periodo che da un lato garantisce un’atmosfera silente e quasi estraniante a causa dell’incombente presenza delle picche che ci abbracciano, ma dall’altro è ancora inviso alle ferrate (la V
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16-06-2016 13.08
askatasuna askatasuna
Punti d'appoggio:

Il rifugio Vandelli (aperto dal 20/06 al 20/09 – tel. 0435-39015) dispone di un ricovero invernale con quattro reti con materassi, qualche coperta e relativi cuscini. Il suo stato lascia molto a desiderare. Non si tratta di esser schizzinosi, ma di rispetto per un locale che nella normativa Cai deve accompagnare ogni suo rifugio gestito quand’esso sonnecchia per l’inverno. Diverse assi fissate “alla carlona”, fanno intendere come il volume del locale si sia via via ridotto per esigenze di magazzino. Magazzino che invade il ricovero stesso.
Allegato: Ponta Negra.JPG
Punti d'appoggio:<br /><br />Il rifugio Vandelli (aperto dal 20/06 al 20/09 – tel. 0435-39015) dispone di un ricovero invernale con quattro reti con materassi, qualche coperta e relativi cuscini. Il suo stato lascia molto a desiderare. Non si tratta di es
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16-06-2016 13.08
askatasuna askatasuna
Al suo interno non si trova un tavolo, bensì reti avanzate dal rifugio, troppo grandi per essere aperte nei due metri quadrati (arrotondati per eccesso) di spazio rimanente. Delle scaffalature (inutili per gli ospitati) sono abbandonate anch’esse, ospitando sacchi di cemento aperti ed altre cianfrusaglie. Uno spazio minuscolo che obbliga a prepararsi la cena all’esterno e ad un risveglio alla spicciolata. Fortuna vuole che il paesaggio che offre faccia scordare ben presto la precarietà del ricovero.
Allegato: Rifugio Vandelli.JPG
Al suo interno non si trova un tavolo, bensì reti avanzate dal rifugio, troppo grandi per essere aperte nei due metri quadrati (arrotondati per eccesso) di spazio rimanente. Delle scaffalature (inutili per gli ospitati) sono abbandonate anch’esse, ospitan
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16-06-2016 13.09
askatasuna askatasuna
LATO B (emotional side)

Il bel tempo ha deciso di rintanarsi altrove, lasciando ben chiuse tutte le finestre, più che approfittare delle sporadiche presenze del sole si va a schivar pioggia. La scelta cade quindi su di una tana facilmente raggiungibile, da cui poter valutare il da farsi a seconda delle condizioni meteo. Dopo quarant’anni il sior Mario vuole tornare a salutare il Sorapiss, a guardare dal basso il canalone Comici, quel dito che l’ha sfidato e salutare ad una ad una le Tre Sorelle. Ci fermiamo per un caffè all’albergo Cristallo. Curiosando verso la nostra meta e parlando con gli autoctoni, decidiamo di privilegiare il sentiero alto, panoramico e oramai ben spoglio, abbandonando l’idea di salire per il 217 che garantisce l’accesso al rifugio in periodo invernale.
Allegato: Piz Popena e Cristallo dallalbergo omoimo.JPG
LATO B (emotional side)<br /><br />Il bel tempo ha deciso di rintanarsi altrove, lasciando ben chiuse tutte le finestre, più che approfittare delle sporadiche presenze del sole si va a schivar pioggia. La scelta cade quindi su di una tana facilmente raggi
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16-06-2016 13.09
askatasuna askatasuna
Proseguiamo fino al passo Tre Croci. Di bianco oramai vi sono solo le nuvole, che iniziano a brulicare attorno alle vette. I primi sguardi sono tutti per il Cristallo. Le sue screpolature rossastre trovano la loro nemesi nel vicino Piz Popena, con le pareti cauterizzate dai grigiori. Il troi è caratterizzato da numerose fioriture, un paio di lavinali e dal continuo saliscendi.
Allegato: Cristallo e Piz Popena.JPG
Proseguiamo fino al passo Tre Croci. Di bianco oramai vi sono solo le nuvole, che iniziano a brulicare attorno alle vette. I primi sguardi sono tutti per il Cristallo. Le sue screpolature rossastre trovano la loro nemesi nel vicino Piz Popena, con le pare
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16-06-2016 13.10
askatasuna askatasuna
Finalmente usciamo dal bosco e il panorama s’apre. Verso nord appaiono due delle Tre Cime di Lavaredo, ma la scena è dominata, al centro, dai Cadini di Misurina, un merletto di roccia adagiato su di un ampio tappeto boscoso. Dall’altro lato, la Croda Alta di Somprade, col suo candido giaciglio che non fa intendere la tormentata natura delle Marmarole.
Allegato: Il Troi.JPG
Finalmente usciamo dal bosco e il panorama s’apre. Verso nord appaiono due delle Tre Cime di Lavaredo, ma la scena è dominata, al centro, dai Cadini di Misurina, un merletto di roccia adagiato su di un ampio tappeto boscoso. Dall’altro lato, la Croda Alta
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16-06-2016 13.11
askatasuna askatasuna
lI troi poi si popola. Non di persone, ma di un eccessivo uso di cavi, cavetti scale, griglie e chi più ne ha, più ne metta. Capisco il voler facilitare l’accesso al rifugio di famiglie e turisti ma qui si esagera. Ho scritto turisti. Anche perché la maggioranza dei viandanti incontrati in questi due giorni sul sentiero d’accesso al Vandelli, salgono con scarpe da ginnastica e mini ombrellini, di quelli che nelle grandi città appaiono dondolanti sulle braccia di una miriade di venditori che se ne escono da chissà dove alla comparsa della prima nuvolona.
Allegato: Ferramenta.JPG
lI troi poi si popola. Non di persone, ma di un eccessivo uso di cavi, cavetti scale, griglie e chi più ne ha, più ne metta. Capisco il voler facilitare l’accesso al rifugio di famiglie e turisti ma qui si esagera. Ho scritto turisti. Anche perché la magg
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16-06-2016 13.11
askatasuna askatasuna
Due escursionisti invece, han gli zaini troppo grandi per una scampagnata. Li ritroveremo al rifugio e con loro divideremo lo striminzito ricovero invernale. Almo e Riccardo son saliti dalle Marche, per una full immersion in Dolomiti (visto il meteo l’anglofonismo rasenta il sarcastico), con l’unico obbiettivo di qualche foto all’alba e al tramonto, senza picca alcuna da scalare. Ci ripariamo sotto la striminzita tettoia per pranzare al riparo dalla pioggia, poi, come fossimo formiche, iniziamo a muoverci appena le gocce cessano, alla ricerca di briciole d’orizzonte.
Allegato: Grand Misurina Hotel.JPG
Due escursionisti invece, han gli zaini troppo grandi per una scampagnata. Li ritroveremo al rifugio e con loro divideremo lo striminzito ricovero invernale. Almo e Riccardo son saliti dalle Marche, per una full immersion in Dolomiti (visto il meteo l’ang
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16-06-2016 13.12
askatasuna askatasuna
Fin da subito mi attira l’isolata Torre dei Scarperi, che s’inalbera da quelle ghiaie, minuscola e lontana. Sotto di lei, incorniciato da una moquette, resa verde acceso dai raggi che trapassano i rimasugli di vapore acqueo, s’erge un enorme palazzo giallastro, a guardia del lago di Misurina. A metà tra quei villoni svizzeri che circondano il lago di Lucerna ed il Grand Budapest Hotel di Wes Anderson (capolavoro cromaticamente orgiastico e votato al surreale del regista statunitense). La nuvolaglia oggi è in vena di tenerezza e s’apre agli azzurri, contornandoli con una forma di cuore! Trattengo a stento un “ooooooo” interiore.
Allegato: Zoc.JPG
Fin da subito mi attira l’isolata Torre dei Scarperi, che s’inalbera da quelle ghiaie, minuscola e lontana. Sotto di lei, incorniciato da una moquette, resa verde acceso dai raggi che trapassano i rimasugli di vapore acqueo, s’erge un enorme palazzo giall
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16-06-2016 13.12
askatasuna askatasuna
Poi mi volto e non mi schiodo più, ipnotizzato dai cerchi concentrici della Ra Zesta. Più che un monte un çoc, un ceppo. Le sue striature, fuggono alla noiosa orizzontalità, impennandosi dolcemente, tanto da render ovvio come più che di un monte si tratti di un frammento d’albero. Fossilizzato dai millenni. Non di un geologo s’avrebbe bisogno per la sua datazione, ma di un botanico, capace di leggere le linee del tempo attraverso quegli anelli sottili, interrotti da schegge acuminate. M’attira così tanto che snobbo il Dito di Dio, nome altisonante per una forma che ricorda maggiormente il pennino d’una stilografica. In seguito raggiungo il lago.
Allegato: Sorapiss Lake.JPG
Poi mi volto e non mi schiodo più, ipnotizzato dai cerchi concentrici della Ra Zesta. Più che un monte un çoc, un ceppo. Le sue striature, fuggono alla noiosa orizzontalità, impennandosi dolcemente, tanto da render ovvio come più che di un monte si tratti
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16-06-2016 13.13
askatasuna askatasuna
Una pozza d’azzurro pastello. Per ora spenta e quieta, che si donerà alla cangianza solo la mattina dopo. Il cielo si quieta e parto con Mario in direzione delle Tre Sorelle. La missione è trovare un pendio innevato, abbastanza rabbioso ma privo di rocciame, per prendere le prime lezioni di arresto con la piccozza. Vela e no savè doprala al’è dome un strissinasi daûr une arme improprie. Nella risalita dei nevai ci ferma un boato. Una cascata di neve scende a lungo dalle pareti verticali d’una delle tre fanciulle. Vaporosa, chiama con sé, nel suo tuffo, più fiocchi possibile. Pare schizzare spuma ovunque!
Allegato: Entre Valbona y las Hermanas.JPG
Una pozza d’azzurro pastello. Per ora spenta e quieta, che si donerà alla cangianza solo la mattina dopo. Il cielo si quieta e parto con Mario in direzione delle Tre Sorelle. La missione è trovare un pendio innevato, abbastanza rabbioso ma privo di roccia
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16-06-2016 13.14
askatasuna askatasuna
Il mio compagno di bivacco rivede quel circo di roccia che tanto bramava. Poche, striminzite parole, fanno intendere quanto ne sia affascinato. Complice un cielo bigio, io invece provo una strana sensazione. Un miscuglio tra riverenza e timore, davanti a quella muraglia, tanto imponente e resa ancor più scura dall’assenza di luce, che quasi t’opprime. Le pareti aggettanti son percorse da rivoli di lacrime nerastre che paion colarti sui piedi.
Allegato: Tintarella di tramonto.JPG
 Il mio compagno di bivacco rivede quel circo di roccia che tanto bramava. Poche, striminzite parole, fanno intendere quanto ne sia affascinato. Complice un cielo bigio, io invece provo una strana sensazione. Un miscuglio tra riverenza e timore, davanti a
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16-06-2016 13.14
askatasuna askatasuna
Alla fine troviamo la nostra rampa di lancio, anche se non così verticale come desiderava il maestro. Seguo le ultime istruzioni e poi via come un bob. I primi istanti, più che a mettere in pratica le parole appena registrate, si fan pensiero. Secondi che paion minuti, in cui accelerando penso che precipitando da una ripida parete ghiacciata verrei inevitabilmente soggiogato dalla consapevolezza della fine piuttosto che pensare a frenarmi. Penso a quanto più alta sarebbe la velocità del tuffo in un vero canalone, di quelli a piombo, ghiacciati. A quanto più complicato di rivelerebbe tener prontamente alti i ramponi, a ripetere gli stessi movimenti con lo zaino.
Allegato: Ponte Nere.JPG
Alla fine troviamo la nostra rampa di lancio, anche se non così verticale come desiderava il maestro. Seguo le ultime istruzioni e poi via come un bob. I primi istanti, più che a mettere in pratica le parole appena registrate, si fan pensiero. Secondi che
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16-06-2016 13.15
askatasuna askatasuna
E mentre mi riempio la testa di paure e domande inutili, continuo a scivolare, prendendo velocità. Qualche secondo, per poi girarmi con un bel colpo di reni ed infilare comicamente quella punta. Comicamente perché la neve marcia mi trasforma in Mosè. Più che fermarmi separo le acque, continuando lentamente ad arare il pendio. Poco male. E’ il primo addestramento.
Allegato: Pozzo carsico in sezione.JPG
E mentre mi riempio la testa di paure e domande inutili, continuo a scivolare, prendendo velocità. Qualche secondo, per poi girarmi con un bel colpo di reni ed infilare comicamente quella punta. Comicamente perché la neve marcia mi trasforma in Mosè. Più
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16-06-2016 13.15
askatasuna askatasuna
Che non punta tanto alla destrezza ma ad addestrare la mente al precipitare, o meglio alla consapevolezza del poter porvi fine. A vincere la paura per passare all’azione. I movimenti si ripetono più volte, fino alla fine della discesa. Tragicomica, certo, ma è pur sempre un inizio. Ben strafondo m’accontento d’una sola corsa e puntiamo al lago. Mario sceglie come discesa il rado lariceto, io di lasciarmi andare tra le ghiaie. Fermandomi più volte ad ammirare quella pozza così irreale che pare contenere il cielo tutto.
Allegato: Dito di Dio Ra Zesta e Zimes del Ciadin del Loudo.JPG
Che non punta tanto alla destrezza ma ad addestrare la mente al precipitare, o meglio alla consapevolezza del poter porvi fine. A vincere la paura per passare all’azione. I movimenti si ripetono più volte, fino alla fine della discesa. Tragicomica, certo,
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16-06-2016 13.16
askatasuna askatasuna
La superficie del lago del Sorapiss è punteggiata da pollini giallastri, accanto alla riva divoro olfattivamente un Mezereum, per poi farmi rapire da uno scheletro ligneo, tentacolare e tormentato. Senza capo ne coda. Pare una scultura dal titolo “Flamis” a ricordare le vampe che ne han bruciato la base. Prima ancora di vedere il rifugio sentiamo il rumore delle pale. Ad ogni viaggio impressiona l’arrivo dell’elicottero, o meglio del suo carico ben slanciato, che immagini già sfracellarsi sulla porta del caseggiato, mentre il pilota alza il velivolo, buttandosi all’indietro per stabilizzarne l’oscillazione, frenarlo e calarsi. Une tirade di fren a man al milimetro!
Allegato: Subiendo a la mañana.JPG
La superficie del lago del Sorapiss è punteggiata da pollini giallastri, accanto alla riva divoro olfattivamente un Mezereum, per poi farmi rapire da uno scheletro ligneo, tentacolare e tormentato. Senza capo ne coda. Pare una scultura dal titolo “Flamis”
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16-06-2016 13.16
askatasuna askatasuna
Una decina di viaggi per portare diverso materiale, in gran parte per una ristrutturazione interna. Alla domanda se serva una mano, uno dei gestori risponde secco, no! Saranno le uniche parole scambiate in diverse ore. Senza un saluto. Senza un sorriso. Poi è tempo di veder finalmente le Tre Sorelle arrossite e gioiose, a salutar la luce del giorno. Una fiammata che dura poco e si spegne ineluttabilmente. La luce bluastra prende sempre più forza, trasformando il cielo in mare, le picche, in scogli.
Allegato: Immersioni.JPG
Una decina di viaggi per portare diverso materiale, in gran parte per una ristrutturazione interna. Alla domanda se serva una mano, uno dei gestori risponde secco, no! Saranno le uniche parole scambiate in diverse ore. Senza un saluto. Senza un sorriso. P
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19-06-2016 21.21
askatasuna askatasuna
Alle quattro e mezza le nuvole comincian a prender posto, mezz’ora dopo iniziano a pulsare di venature che non son rosa, ne rosse. E’ la linfa del giorno che nasce! Tra azzurri entusiasti quanto effimeri. Preparati i nostri gusci, saliamo verso il lago, che deforma le ghiaie e la neve del Circo del Sorapiss, amalgamandone le forme, rendendole vive.
Allegato: Mornings blood.JPG
Alle quattro e mezza le nuvole comincian a prender posto, mezz’ora dopo iniziano a pulsare di venature che non son rosa, ne rosse. E’ la linfa del giorno che nasce! Tra azzurri entusiasti quanto effimeri. Preparati i nostri gusci, saliamo verso il lago, c
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19-06-2016 21.22
askatasuna askatasuna
Poi ecco accorrere un ordinato gregge di nuvole, a pascolare il cielo. Il colore di quella pozza muta, ma non si fa mai acqua, possiede un’anima propria, come non fosse liquido, come fosse capriccio dell’irreale. Con l’Isonzo sloveno tanto vicino, sono abituato ai madreperla, a lattei azzurri, allo smeraldo pungente, ma qui la tavolozza si fa più complessa ed affascinante. Una tinta densa, clorofilla celeste che pare prender vita al mattino, specchiandosi lei nel cielo e non viceversa.
Allegato: La grande muraglia.JPG
Poi ecco accorrere un ordinato gregge di nuvole, a pascolare il cielo. Il colore di quella pozza muta, ma non si fa mai acqua, possiede un’anima propria, come non fosse liquido, come fosse capriccio dell’irreale. Con l’Isonzo sloveno tanto vicino, sono ab
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19-06-2016 21.23
askatasuna askatasuna
Il Dito di Dio, salendo, si fa organo, con guglie al posto delle canne. Le muraglie si fan pezzate, alternando chiaroscuri che passano da tinte forti a delicatezze salmonate. Il silenzio è rotto da un camoscio che ci osserva dai ripiani erbosi.
Allegato: Sotto il dito divino.JPG
Il Dito di Dio, salendo, si fa organo, con guglie al posto delle canne. Le muraglie si fan pezzate, alternando chiaroscuri che passano da tinte forti a delicatezze salmonate. Il silenzio è rotto da un camoscio che ci osserva dai ripiani erbosi.
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19-06-2016 21.23
askatasuna askatasuna
La presenza della neve, unita alla scomodità delle ghiaie, ci fa prediligere un incedere alternativo al troi. Io scelgo la roccia, Mario le zolle erbose. Ci ritroveremo sul punto più alto dell’altare, all’imbocco d’una navata impressionante. A sinistra mi mostra il ghiacciaio occidentale con il canalone Comici, incastonato in quelle cosce di pietra, semplicemente impressionante!
Allegato: Canalone Comici.JPG
La presenza della neve, unita alla scomodità delle ghiaie, ci fa prediligere un incedere alternativo al troi. Io scelgo la roccia, Mario le zolle erbose. Ci ritroveremo sul punto più alto dell’altare, all’imbocco d’una navata impressionante. A sinistra mi
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19-06-2016 21.24
askatasuna askatasuna
Poco più avanti, da buon speleologo, pone la mia attenzione su quella fessura, una sezione perfetta di un pozzo carsico. E’ il primo segnale. Mi dice “Vedrai che ti ricorderà le Giulie”.
Allegato: Walls.JPG
Poco più avanti, da buon speleologo, pone la mia attenzione su quella fessura, una sezione perfetta di un pozzo carsico. E’ il primo segnale. Mi dice “Vedrai che ti ricorderà le Giulie”.
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19-06-2016 21.25
askatasuna askatasuna
La muraglia che unisce Ponta Negra alla Croda Marcora, scurita dalle ombre, è difatti contrastata dal tormentato grigiore affiorante dell’altopiano. La neve, qui, riposa ancora. Punto da solo verso forcella Sora la Cengia del Banco. Le ferrate, la Berti da questo lato e la Vandelli sopra il rifugio, non sono ancora pulite. Qualche venatura di neve potrebbe fermare di colpo la curiosità. Basterebbe un pezzo sommerso o ghiacciato.
Allegato: Puntando alla forcella.JPG
La muraglia che unisce Ponta Negra alla Croda Marcora, scurita dalle ombre, è difatti contrastata dal tormentato grigiore affiorante dell’altopiano. La neve, qui, riposa ancora. Punto da solo verso forcella Sora la Cengia del Banco. Le ferrate, la Berti d
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19-06-2016 21.25
askatasuna askatasuna
Mi accontento di raggiungere il pulpito che domina la forcella, tenendomi alto, sopra il troi sepolto dal bianco. In fondo appaiono quelle pareti chiare e meringose, che si tuffano a valle a strati e mi ricordano alcuni pezzi del sentiero attrezzato Leva.
Allegato: Puarte.JPG
Mi accontento di raggiungere il pulpito che domina la forcella, tenendomi alto, sopra il troi sepolto dal bianco. In fondo appaiono quelle pareti chiare e meringose, che si tuffano a valle a strati e mi ricordano alcuni pezzi del sentiero attrezzato Leva.
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19-06-2016 21.26
askatasuna askatasuna
L’ampio pianoro del torrioncino si raggiunge facilmente. Una parte pare fresata. Diritta e messa a bolla. Scelgo le rocce per aprire la mia caffetteria di lusso. Di fronte, la foschia non la spunta a rubarmi lo Schiara, il Civetta ed il Pelmo. Il monte Pena, trionfo dei verdi, non mi pare lui. Le Pale di San Martino son quasi nascoste dalle Rocchette, mentre la Croda da Lago s’allea al grigiore che la sfiora, celando la Marmolada.
Allegato: Civetta e Pelmo.JPG
L’ampio pianoro del torrioncino si raggiunge facilmente. Una parte pare fresata. Diritta e messa a bolla. Scelgo le rocce per aprire la mia caffetteria di lusso. Di fronte, la foschia non la spunta a rubarmi lo Schiara, il Civetta ed il Pelmo. Il monte Pe
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19-06-2016 21.26
askatasuna askatasuna
Al ritorno qualche raggio di sole rende meno tetro il muraglione, sottolineando le macchie rosate e delle striature che anche qui tendono a prendere il volo, curvandosi verso l’alto. Raggiungo Mario lasciandomi portare dai nevai sempre più marci, coi piedi che slittano in ogni direzione. Il ritorno sarà segnato da sfoghi cadenzati e brevi, qualche goccia appena, atteggiamento ben più mite del minaccioso sbuffar d’acqua d’una Carnia che ci attende rabbiosa.
Allegato: A heart in the sky.JPG
Al ritorno qualche raggio di sole rende meno tetro il muraglione, sottolineando le macchie rosate e delle striature che anche qui tendono a prendere il volo, curvandosi verso l’alto. Raggiungo Mario lasciandomi portare dai nevai sempre più marci, coi pied
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