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    Anello di forcella Lareseit da Forni di Sotto
    Prealpi Carniche
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    Anello di forcella Lareseit da Forni di Sotto
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    Anello di forcella Lareseit da Forni di Sotto
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    Anello di forcella Lareseit da Forni di Sotto
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I percorsi di SentieriNaturaB13

Anello di forcella Lareseit da Forni di Sotto

Avvicinamento

L'escursione parte dal greto del Tagliamento all'altezza di Forni di Sotto, località a cui si giunge risalendo da Tolmezzo la strada statale n.52. Dalla via principale che attraversa il paese si scende a sinistra alla frazione di Vico e quindi si prosegue lungo la stradina che conduce al greto del Tagliamento dove si lascia l'auto (m 700, piccolo parcheggio).

Descrizione

La prima difficoltà dell'escursione consiste nell'attraversare il fiume, cosa che avviene normalmente lungo il passaggio cementato se la portata d'acqua lo consente (informarsi presso la locale sezione CAI). In alternativa, utilizzando il ponte Sacrovint poco a valle, si può percorrere la pista che risale lungo il greto del Tagliamento e poi guadare il torrente Poschiadea raccordandosi all'itinerario proposto. Una volta giunti sull'altra sponda si prosegue lungo la comoda pista forestale (segnavia CAI n.364) che si inoltra in val Poschiadea rimanendo sul versante di sinistra orografica dove si sviluppa un rado bosco di pino silvestre, carpino nero, orniello e nocciolo. Lasciata a sinistra una diramazione della strada che scende verso il greto del torrente Poschiadea, si giunge al punto in cui la strada disegna un paio di tornanti. Da qui la visuale si apre sulle pendici dell'opposto versante ricoperte da un fitto bosco e solcate da alcuni impluvi rocciosi che portano alla formazione di piccole cascate. La strada entra ora nel bosco di faggio e passa alla base della radura erbosa che ospita i fienili Covardins. Ancora pochi metri e si giunge al bivio con il sentiero CAI n.364 che va imboccato sulla sinistra (cartello). Abbandonata definitivamente la pista forestale, il segnavia ci conduce ad attraversare il Rio Grande con un guado che non dovrebbe presentare problemi (a dispetto del nome si tratta infatti di un semplice ruscello). Subito dopo il sentiero raggiunge anche il greto principale del torrente Poschiadea che va attraversato utilizzando la briglia in cemento oppure, nel caso ci fosse troppa acqua, cercando un passaggio migliore poco più a monte. In questo punto è ben visibile nella forra sottostante l'azione erosiva dell'acqua che ha scavato profondamente la roccia mettendo in risalto gli strati che la compongono e formando alcune caratteristiche marmitte.
Il segnavia CAI prosegue ora nel bosco di faggio lungo la destra orografica della valle fino ad arrivare al bivio con il sentiero recentemente segnalato che sale verso forcella Col della valle. Seguendo le indicazioni (cartello) ci si tiene invece a destra, cercando di scendere verso il greto del torrente Poschiadea in corrispondenza di una zona sconvolta dall'azione dell'acqua e delle frane, a poca distanza dalla confluenza con il torrente Chiarescons. Ritrovata la traccia sull'altro versante, si inizia a risalire la valle dell'Orso di nuovo immersi nel bosco. Giunti presso il rio delle Masons, il sentiero risulta rovinato in un tratto e per accedere al letto del corso d'acqua occorre attenzione nel superamento di un breve punto esposto. Infine, con un ultimo guado, ci si porta definitivamente sulla destra orografica della valle. Il sentiero, approssimandosi al crinale di forcella Lareseit, esce gradualmente dal bosco raggiungendo l'orizzonte degli arbusti. Un recente smottamento in questo punto ha parzialmente cancellato il sentiero ma i segnavia sugli alberi indicano comunque la via corretta da seguire. Nella parte alta del vallone, rara oasi di solitudine, il faggio lascia progressivamente il posto al larice ed al mugo. Poco prima di raggiungere i 1700 m di quota il sentiero piega bruscamente a destra compiendo un traverso che in moderata salita ci porta a guadagnare la poco marcata forcella Lareseit (m 1755, cartello), dove non è raro sorprendere i camosci. Il passo è in realtà il punto di valico tra la val Poschiadea e la Val Settimana lungo la tormentata cresta che unisce la Cima di Podinuz alla Cima Camosci. Orograficamente, inoltre, forcella Lareseit separa il gruppo delle Caserine - Cornaget da quello del Pramaggiore. Si lascia quindi il segnavia CAI n.364 che scende nell'opposto versante, per iniziare a percorrere il primo tratto del crinale lungo il sentiero CAI n.373a. Camminando tra rododendri e mughi ci si può soffermare ad osservare il panorama che ora si apre anche verso occidente sulle vette che racchiudono la Val Settimana. Una brusca interruzione della cresta obbliga a scendere ripidamente sulla destra fino ad un intaglio. Riguadagnato uno sperone roccioso, si aggira un breve tratto franato dal quale il sentiero cala nuovamente per assecondare una costola rocciosa. Infine, tagliando un ripido pendio su una esile traccia ricavata tra baranci e gradoni erbosi, ci si innesta sul segnavia CAI n.373 (cartello). Prima di iniziare la discesa verso il Col Masons e assai consigliabile intraprendere la breve risalita a sinistra verso la Cima Camosci dove ci attende un vastissimo panorama (m 1806). Dalla vetta un crinale si allontana verso il Pramaggiore lungo la cresta delle Sarodine sulla quale possiamo riconoscere il sentiero che si dirige verso il Passo di Suola. Verso sud invece si può osservare il crinale di forcella Lareseit, appena percorso, che prosegue verso la rocciosa cupola del monte Chiarescons.
Dopo essere ritornati sui propri passi si prosegue a scendere lungo il segnavia CAI n.373 fino alla forcellina a quota 1554. Successivamente il sentiero aggira sulla destra le pendici del Col Masons rivestite da un rado bosco di faggio e larice ravvivato a primavera dalla profumatissima fioritura del fior di stecco. Si esce quindi sull'inaspettato ripiano che ospita la casera Masons (m 1553, ampio panorama). Il piccolo edificio è stato completamente ristrutturato e trasformato in accogliente bivacco con possibilità di pernottamento. Dalla casera ci si allontana in direzione nord percorrendo i prati interamente ricoperti, allo sciogliersi delle nevi, da tappeti di crochi. Il sentiero piega successivamente ad est seguendo l'andamento del crinale che ora è di nuovo ricoperto da una densa faggeta. Con andamento talora malagevole si passa alla testata del dirupato vallone del rio Clas da dove la visuale si apre verso la valle del Tagliamento. Si scende poi verso il Col Prezenai passando accanto ai ruderi di alcune vecchie costruzioni, poi ci si sposta sul versante destro raggiungendo anche ciò che resta dei fienili Poschiadea. Riguadagnato il filo della dorsale lo si abbandona definitivamente per scendere sulla sinistra lungo un versante boscato e moderatamente inclinato. Il sentiero sbuca infine sul greto del Tagliamento poco a monte del guado cementato. Non rimane che costeggiarne il corso attraversando piccole radure umide punteggiate dalle fioriture della rara primula farinosa e lo cneoro.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Bosco
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
02
Dislivello
1200
Lunghezza Km
14,2
Altitudine min
691
Altitudine max
1806
Tempi
Dati aggiornati al
2012
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  • 12/07/2015 Ho percorso oggi l'intero anello di Forcella Lareseit. In più punti i segnali del Parco delle Dolomiti Friulane sono stati divelti dai pali e giacciono a terra. Per il resto,confermo ed anzi sottolineo quanto scritto nelle avvertenze del volume "I sentieri del bosco" circa la mancanza di una adeguata marcatura del sentiero 634 nella Valle dell' Orso. D'estate l'anello è già di per sé piuttosto impegnativo sotto l'aspetto fisico, ma potrebbe anche essere un percorso E se nel primo tratto fosse segnalato come si deve. Invece in diverse parti del 634 nella Valle dell'Orso i segni sono davvero rari e si vedono poco, per giunta su un terreno scosceso e a tratti faticoso da risalire. Si tratta quindi di un EE al 100%, poco consigliabile a chi non sa muoversi bene nel bosco; in ogni caso, nel dubbio, meglio tornare all'ultimo segno visibile e riguardarsi bene intorno, piuttosto che tentare una traccia a caso e rischiare inutilmente su un terreno che presenta diverse insidie. Nella discesa lungo il 373, sempre ben marcato, la traccia poco incisa sul terreno in faggeta ripida mette a dura prova le ginocchia in diversi tratti. Confermo quindi quanto scrivono Ivo e Sandra con il solito pacato eufemismo: "andamento talora malagevole". Ecco. Io invece adesso mi recherò a Lourdes per immergere entrambi i menischi nella fonte di Bernadette Subirù.
  • 16/06/2015 Percorso a metà maggio,quando la zona alta era appena uscita dall'inverno e la flora era in ritardo di un paio di mesi.Il guado mi ha costretto ad indossare le scarpe,che ho lasciato ben nascoste nella verzura,pronte per il rientro.Pur essendo povero d'acqua,il Tagliamento esprimeva ancora una certa forza e la corrente spingeva sui polpacci.La salita è piuttosto lunga,ma comoda.Permette di godersi il bosco e la solitudine.Da questa parte credo che non salgano in molti.Il sentiero,dopo la carrareccia,è in buono stato.Dopo l'ultimo guado,però,presso il Rio delle Masons,un franamento di circa cento metri obbliga ad un aggiramento dall'alto non difficile.E' l'unico inconveniente.Una volta giunti in cresta,il panorama è notevole,anche se,nel mio caso,regnava una discreta foschia.Dopo la salita alla Cima Camosci,però,un'improvvisa schiarita faceva emergere in lontananza,inondate di luce,le Tre Cime di Lavaredo e le montagne del Comelico.Da questo momento in poi,il tempo migliorava e la discesa,in un magnifico bosco,si svolgeva all'insegna del sereno.La casera Masons dimostra di essere piuttosto frequentata.Del resto,questo versante mi è parso più accattivante,per l'escursionista medio.Una bella meta per una scampagnata.
  • 22/05/2012 Il 15/05/2012 è stato rifatto questo anello. Una bella giornata dall'aria tersa e fredda (4 gradi alla partenza) ci fa compiere questa escursione con molta più scioltezza e sprint delle giornate afose di soli pochi giorni fa. Abbiamo attraversato senza bagnarsi il guado sul Tagliamento usando stivali di gomma lasciati poi al di là per il ritorno. Gli altri guadi non ci hanno invece dato problemi. Il sentiero è segnalato maggiormente che in passato. I segnavia sono evidentemente stati apposti da mano diversa: alcuni, recenti, hanno le dimensioni e visibilità solite; altri, alquanto radi, hanno le curiose minute dimensioni da filatelico (!). Dopo il bivio col sentiero che sale verso il monte Chiarescons e che lasciamo a sx, in corrispondenza di una zona sconvolta dall'azione dell'acqua e delle frane, a poca distanza dalla confluenza con il torrente Chiarescons, si deve cercare e trovare la traccia un poco più in alto. In generale si nota che è stato fatto un lavoro ragguardevole per la manutenzione del sentiero; anche la traccia per la cimetta Camosci è stata aperta tra i mughi e si raggiunge con facilità. Veramente un'oasi di pace e tranquillità la casera Masons, come anche tutto l'itinerario.
  • 27/05/2008 il 25/05/08 ho fatto il percoso in senso inverso a quello indicato nella scheda. Il sentiero 364 (da forcella Lareseit verso Forni) è poco segnato ed in parte fortemente eroso e danneggiaro rendendo difficoltoso il passaggio.
  • 11/08/2006 In data 08/08/06 nel percorrere questa escursione segnalo che: non c'è più la passerella sul Rio Grande vicino alla loc. Stue (si guada comunque comodamente); presso il guado con il Rio dalle Masons il sentiero è franato. Per accedere al letto del corso d'acqua fare attenzione al tratto esposto da attraversare. Infine, i segnavia sono radi e di ridotte dimensioni. Per il resto è una gran bella escursione in ambiente selvaggio e solitario.
  • 03/11/2005 In data 29/10/05 il tagliamento non era attraversabile a causa di una piena che nei giorni precedenti ha portato via il ponte.
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