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    Anello del monte Jama da Raccolana
    Alpi Giulie
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    Anello del monte Jama da Raccolana
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I percorsi di SentieriNaturaA31

Anello del monte Jama da Raccolana

Avvicinamento

Risalendo dalla pianura la strada statale n.13 Pontebbana si imbocca il Canal del Ferro oltrepassando in successione Moggio e Resiutta. Giunti a Chiusaforte, poco prima di lasciare l’abitato, si devia a destra lungo il ponte sul Fella seguendo le indicazioni per Sella Nevea. Sull’altro lato della valle si incontra la frazione di Raccolana che si oltrepassa fino ai piloni dell’autostrada presso i quali si può parcheggiare (m 374).

Descrizione

Pochi metri oltre il viadotto ha inizio sulla sinistra il sentiero CAI n.644 che in forma di comoda mulattiera sale dietro una casa costeggiando le reti paramassi. Ci si inoltra subito nella pineta a pino nero guadagnando quota con alcuni tornanti tra le eriche. Un solco torrentizio dal fondo levigato viene superato con l'aiuto di un piccolo ponticello in legno poi, doppiato un costone, ci si affaccia sul versante meridionale del monte Jama dove finalmente il rumore dell'autostrada viene sostituito dal lontano mormorio del torrente Raccolana. Segue un tratto in falsopiano che conduce ad attraversare un suggestivo torrente tramite un ponticello inerbito. Esaurito il rettilineo ha inizio una ripida risalita a tornantini sul fianco dell'impluvio che abbiamo appena traversato. Facendo attenzione a qualche breve tratto esposto ci si innalza velocemente affiancando più in alto una parete stillicidiosa dove fiorisce numerosa la pinguicola alpina. Se il clima è sufficientemente umido non sarà difficile osservare anche la salamandra pezzata. Ancora una fitta serie di svolte e si giunge ad una specie di ripiano inclinato dove la pendenza si fa meno marcata e dove riemerge la originaria mulattiera. Si sale ancora a tornanti all'interno di una pineta caratterizzata dalla presenza di esemplari ad alto fusto poi la mulattiera prende a traversare verso destra. Si oltrepassa con attenzione l'impluvio del rio Agadoris ed in breve si guadagna la selletta boscosa che divide le due cime del monte Jama (m 1089).
Prima di scendere verso Patoc è senz'altro consigliabile intraprendere la breve deviazione per visitare la vetta occidentale. Si abbandona quindi momentaneamente il segnavia CAI per salire a sinistra superando alcune balze erbose in ambiente più aperto. Si rientra poi nella pineta che si mischia sempre più ad elementi di faggio e, seguendo alcuni bolli rossi, si raggiunge facilmente la vetta del monte Jama (m 1167, cippo, libro di vetta). La vegetazione che ricopre la cima non sembra lasciare molto spazio alla visuale ma seguendo un sentierino che scende verso ovest (cartello) in pochi minuti si raggiunge un panoramico quanto inaspettato pendio erboso affacciato sul fondovalle. Da qui la vista può spaziare a sinistra verso le Prealpi Giulie dove si possono riconoscere le vette dei monti Plauris, Lavara e Musi. Sulla destra orografica della valle, invece, possiamo vedere il Pisimoni, il Plananizza ed il Zuc dal Bor.
Ritornati alla forcelletta la si valica continuando a scendere nell'opposto versante. Dopo un primo tratto agevole il versante inizia a farsi ripido costringendo il sentiero a perdere quota con decisione. Dopo avere accostato una fascia rocciosa dove il sentiero è stato rinforzato con infissi in legno il percorso riprende un andamento più comodo. Si sfiora la testata del vallone del rio Slip, caratterizzata da marcate erosioni che si possono osservare affacciandosi con cautela dal ciglio del canalone. Giunti in vista delle case di Patoc si scende ancora vertiginosamente a strette e ripide serpentine nel bosco calando ad una biforcazione presso un corridoio erboso (cartello monte Jama). Qui si abbandona il sentiero CAI per piegare direttamente a sinistra in direzione delle vicine case di Patoc (m 735). Nei prati circostanti le fioriture di erica, erba trinità ed elleboro nero attraggono le prime specie di farfalle che volano nella primavera come la cedronella, la vanessa atalanta, la tecla del rovo e l'aurora.
Senza arrivare alla strada asfaltata ci si tiene sulla sinistra, al limitare delle ultime abitazioni, fino ad incontrare nei pressi di un'ancona con crocifisso la mulattiera con segnavia CAI n.620 che scende nel vallone sottostante. Oltrepassato il piccolo cimitero si rientra nella boscaglia accostandosi in breve al greto del rio Patoc. Dopo una breve interruzione presso un rio secondario si prosegue a divallare lungo la destra orografica tra muretti a secco e qualche rudere. Più in basso il sentiero si discosta dal torrente nel tratto in cui questo scorre incassato tra alte pareti. Dopo avere compiuto un'ansa per assecondare il letto ghiaioso di un rio tributario ci si avvicina nuovamente al greto principale nel punto in cui l'acqua scorre nuovamente tranquilla formando pozze ed anse. A quota 476 si passa definitivamente sull'altro versante tramite un piccolo ponte dopo il quale la mulattiera riprende a salire leggermente. Alcuni vecchi parapetti proteggono il cammino dalla discreta esposizione di questo tratto che risulta intagliato nel fianco della montagna. Usciti dal vallone si piega a sinistra continuando ancora a mezza costa in moderata salita fino ad una cappelletta. Da qui il sentiero ci porta in lenta discesa verso la chiusura dell'anello regalandoci ancora qualche bella visuale sulla piana di Chiusaforte. Prima di giungere alle case di Raccolana c'è ancora il tempo per osservare sui muretti che delimitano il sentiero la fioritura della primula odorosa e la presenza della caratteristica erba rugginina. Dopo essere scesi sulla strada asfaltata è sufficiente tenere sempre la sinistra per riportarsi esattamente al punto di partenza.

Avvertenze

I violenti eventi atmosferici degli ultimi anni hanno provocato qualche cedimento nel sentiero che in alcuni punti richiede ora maggiore attenzione (passamani e tronchi).

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Aprile
Carta Tabacco
018
Dislivello
800
Lunghezza Km
9,3
Altitudine min
374
Altitudine max
1167
Tempi
Dati aggiornati al
2009
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 19/04/2017 Rifatto oggi in senso orario per salvaguardare le ginocchia; niente di nuovo da segnalare, sentieri in ordine (un po' più inselvatichito il 644), assenza di zecche, oggi freddo invernale e vento, raffiche forti anche nel bosco. Per far spaziare un po' lo sguardo, dalla cima conviene scendere per pochi metri verso ovest raggiungendo un pianoro sgombro ed un piccolo ricovero. All'auto, la signora che alla mattina mi aveva raccontato che non si sa più quando seminare a causa del tempo balordo, mi ha informata che il freddo continuerà ancora, sentito al TG Regionale; scambi di parole che regalano un sorriso e lasciano il cuore contento.
  • 09/08/2016 After more than 26 years we went up to Monte Jama again today. The wooden bridge is rotten and broken, but there is an alternative crossing the ditch. Well marked. The path down vom Forca di Monte Jama is easy as well. The mentioned wooden bridge ist sill missing, but there is a good path established.In July 1990 Patoc was nearly a ghost town. Today it has got its revival.
  • 09/05/2015 Per me una scoperta, percorso che avevo sempre lasciato da parte con un: lo farò, verrà tempo. Ed il tempo è venuto, finalmente è venuto perché questa è una di quelle camminate in sé stessi e con sé stessi, silenzio e canto delle foglie a terra; velocemente diavolesca la discesa a Patoc, un incanto il vecchio porticato, i totem, la fontana.. Qualche parola con chi dissoda l'orticello per patate e fagioli, un occhio al piccolo cimitero e si discende trotterellando lungo un ottimo e bel sentiero
  • 13/04/2015 I walked this beautiful trail on 12. April 2015 - descending from Monte Jama to Patocco there is only a short passage that demands some attention, but not more than 3 m, you can make a safe bypass (there is already a well made path).
  • 23/04/2014 Rifatto oggi dopo 4 anni, il percorso si è nel frattempo un po’ degradato. Il primo ponte in legno crollato che si incontra in salita, è superabile scendendo nell’alveo del rio qualche metro a monte. Stupenda la vista che si gode dal panoramico pendio erboso poco sotto il monte Jama (punto di partenza per gli appassionati di parapendio; singolari le “bandierine di preghiera tibetane”). In discesa verso Patoc, un altro punto in cui un ponte è stato completamente “strappato”, richiede maggiore attenzione (il tratto franato non è per tutti così banale da superare). Dopo Patoc il percorso non richiede più particolari prestazioni e si può ammirare in tutta tranquillità l’opera dell’uomo che un tempo (non troppo lontano) qui “prosperava”: terrazzamenti, ponticelli, opere di protezione dall’erosione dell’acqua, una fornace per la calce …. Percorso che merita fatto! Buone camminate a tutti gli amici di S.N. (Bepi – Cividale)
  • 07/04/2014 Nessun cartello d’inagibilità e tante primule maggiori che danno il benvenuto! Che meraviglia! Il primo ponte crollato si supera facilmente ma risalendo per pochi metri l'impluvio si è circondati da una miriade di Pinguicole. Letali e candide tenerezze che sembrano prendere vita dalle rocce stesse. Poco dopo una parete rocciosa. La tocco. Dev'essere tela! Non è possibile che tanti colori diversi dipingano quella pietra dandole vita propria, facendola respirare di sfumature! Il bosco diventa sempre più bello. Mi colpisce la sua verticalità accentuata da quei tronchi sottili e slanciati che permeano il luogo con un senso d'ascesa che suggestiona a tal punto da rendere i passi leggeri, come fossero coinvolti nel tentativo di abbracciar il cielo. Qualche albero sul troi costringe a brevi deviazioni, ma in tutto l'anello quantità e disagi sono limitati. Come Euforbia, sulla radura dello Jama mi rosolo al sole seguendo il suo migrare, poi dei rumori. Una baruffa di foglie! Agitate da invisibili turbini ventosi, le secche signore se le dan di santa ragione risalendo le correnti. Il battibecco danzante continua anche nel bosco e me lo godo tutto. La discesa come sempre è lenta e coccolante. Il secondo ponte crollato è superabile con attenzione. Prima di Patoc ecco i giovani faggi, impazienti ed affamati di vita mostran già le loro nuove mise intensamente verdi, mentre i vecchi, si scaldano ancora nudi al sole, senza fretta. Splendida Patoc. La percorro via per via, casa per casa, ammirandone la cura e la tenerezza che merita ogni oasi strappata all’oblio. Un'occhiata al cimitero testimonia che i Della Mea han scelto la Raccolana. Mi viene in mente Ivan, cantastorie e cantalotte lombardo dall'umanità sconvolgente. Chissà se le sue radici risiedano proprio in questi luoghi. I Musoni fan gli himalayani e spuntan le prime orecchie d’orso mentre un rododendro mostra già un fiore, uno. Impressionante notare come l'incendio si sia fermato a pochi metri dall'ultima casa del borgo. Il ritorno mi spaventava, ma dal dolore riemerge, imperterrita, la vita. L'inferno è risalito dal profondo, bruciando terra e bassi fusti. Ma gli alti pini, pur avendo la base marchiata dalla desolazione, resistono. Le prime foglie di sparuti faggi spuntano come altre erbe, poche, sfidando un deserto di cenere. Sotto quei centimetri di terra arsa, nera come la pece, come quel buio che nega ogni esistenza, pulsa la vita. Intenzionata a risorgere con la determinazione di chi, della resistenza, ne ha fatto respiro quotidiano. Esempio che dovrebbe guidarci aldilà dei nostri insignificanti demoni personali che spesso ci avvelenano. 06.04.2014
  • 31/03/2014 Segnalazione inagibilità CAI 644Nell’ambito di questo itinerario, percorso in data 30/3/14, si segnalano le seguenti problematicità presenti lungo il CAI 644 (Raccolana-Monte Jama-Patoc):• Presenza di diversi alberi collassati in occasione delle eccezionali nevicate di Febbraio 2014• Cedimento del pontile in legno presente lungo il CAI 644 nel tratto Sella di quota 1089 – Patoc, sfondato dal peso della neve. Il passaggio è comunque aggirabile, portandosi a monte del pontile franato.
  • 17/09/2012 Anello interessante e descrizione molto particolareggiata ma, lungo il sentiero 644, il ponte poco dopa la partenza da Raccolana è impraticabile; è rimasto solo un tronco coperto da muschio. Sul sent. 644 il ponte a seguito di uno smottamento si trova a circa 30 cm. dalla montagna e i tronchi sono distanziati fra loro; bisogna fare molta attenzione sperando che il cavo in ferro tenga il peso degli escursionisti.
  • 30/05/2011 Zecche, zecche, zecche!
  • 28/03/2011 Ha ceduto il sostegno del ponticello in legno che si incontra qualche decina di minuti dopo la sella: si riesce a passare perché gli elementi che formano il piano del ponte sono tenuti insieme ed ancorati dal cavo metallico, ma serve attenzione, perché il tutto è instabile. In discesa, 20-30 min. dopo aver lasciato Patoc (sent. 620), il sentiero è completamente franato per qualche metro: c'è il cavo passamano, anche se un po' lento, dunque con cautela e braccia salde si passa (attenzione perchè il terreno dei due tronconi di sentiero fra i quali si trova la frana è MOLTO friabile e cedevole). Nel complesso, comunque, sono imprevisti superabili senza troppe difficoltà.
  • 20/03/2011 Sentiero CAI: 620. Da Patoc a Raccolana. Una trentina/quarantina di minuti dopo Patoc il sentiero è crollato per qualche metro. Agli alberi che costeggiano il sentiero è comunque assicurato un cavo metallico per passare. Serve comunque attenzione.. -
  • 18/01/2011 Sentiero CAI: 644. da Raccolana a Patoc. sta per crollare la passarella in legno lungo la discesa( illustrata su sentieri natura N°3 a pagina 145. tati51@libero.it
  • 04/04/2009 04/04/2009L'intero percorso è ben segnato. Lungo il 644, sul versante sud, un ponte che attraversa un rio è crollato, bagnandosi appena si può guadare il rio qualche metro a monte. Poco oltre, tratti del sentiero sono franati e in un paio di punti esposti si deve prestare particolare attenzione. L'inizio della discesa dalla selletta, in presenza di neve o bagnato (come oggi), è un po' rischioso perché il sentiero è particolarmente ripido e stretto.
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