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    Monte Veltri dalla Forca di Pani
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaR09

Monte Veltri dalla Forca di Pani

Avvicinamento

Da Enemonzo, raggiungibile attraverso la Strada Statale n.52 dopo avere oltrepassato Villa Santina, si seguono a destra le indicazioni per Colza. Dalla piccola frazione ci si innesta a sinistra sulla stretta rotabile che sale a Pani (cartello). Dopo avere percorso lungamente le ondulate pendici che racchiudono la Conca di Pani si arriva al piccolo intaglio della forca di Pani (m 1139, parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Dal passo si seguono le indicazioni del segnavia CAI n.235, miste a quelle bianco azzurre per la casera Chiarzò. Tramite queste si prende subito a salire all’interno del bosco portandosi su un piccolo ripiano sorvegliato da tre faggi secolari. Da qui si rimonta a svolte nella faggeta punteggiata da piccole macchie di abete rosso, mantenendosi poco sotto il filo di una costa. Intorno a quota 1300 il sentiero scavalca il crinale iniziando un tratto caratterizzato da qualche modesto saliscendi che consente di rifiatare e di osservare sulla destra la bella Conca di Pani con le sue praterie e i suoi numerosi stavoli. La salita riprende con modesta pendenza lungo un versante boscato molto ripido e ci porta ad intersecare un paio di impluvi nel secondo dei quali c'è anche una piccola presa d'acqua. Si risale ora un valletta umida scavalcando poi una ulteriore costa boscata oltre la quale si perde leggermente quota lungo una ampia mulattiera. Si entra in una macchia di abete rosso dove si trova anche una fonte, uscendo infine sulla piccola radura che ospita la casera Chiarzò (m 1393). Il vecchio edificio, di proprietà del Comune di Socchieve, dispone nel vano principale di focolare in pietra, tavolo e due panche mentre una scaletta porta ad un soppalco basso e disadorno. La vecchia cucina economica nella stanzetta attigua è dotata di canna fumaria collegata all’esterno ma risulta completamente arrugginita. Dalla casera si tralascia il segnavia CAI n.235a che si stacca a sinistra per ricollegarsi più avanti con il segnavia principale. Questa scorciatoia, consigliabile ai soli esperti, è più breve ma presenta alcuni punti esposti e parzialmente franati che richiedono attenzione a passo sicuro. Il nostro itinerario prosegue invece dietro la casera in discesa nel bosco, fin dove il sentiero riprende a traversare intersecando due piccoli rivoli. Raggiunto il fondo di un ampio vallone ha inizio la risalita che ci porterà alla forca del Colador senza ulteriori perdite di quota. Si rimonta la costola boscata che sdoppia il vallone salendo a comode svolte in una rada vegetazione con faggi, larici, abeti e sorbi. Un piccolo crocifisso su un masso segnala il punto di ricongiunzione con il segnavia n.235a. Ci troviamo ora oltre il limite della vegetazione arborea e la visuale può spaziare liberamente sulla cresta che chiude in alto il vallone, solcato da grandi colate ghiaiose. Il sentiero prende a salire lungo una pala erbosa con una serie di strette svolte che ci permettono di guadagnare quota in modo più semplice del previsto. In breve ci si ritrova presso uno sperone panoramico dove è stata posta una croce in metallo e dal quale si apre una bella visuale sul tratto appena percorso. Da qui il sentiero si sposta a sinistra per portarsi sotto il canalino detritico che conduce direttamente in cresta. Con una ultima serie di svolte, via via più ravvicinate, si guadagna lo stretto intaglio della forca del Colador (m 1865), punto di minore elevazione lungo l’articolato crinale che unisce il Col Gentile al monte Veltri. Sulla forcellina si trova una piccola effigie di San Luigi Gonzaga assieme ad una bomba da mortaio fissata alla roccia. Nel versante opposto l’ambiente naturale cambia radicalmente passando dalle rocce sgretolate ai pendii prativi alternati a bassi arbusteti. Facendo ora attenzione all’orientamento, si tralascia a destra la prosecuzione del segnavia CAI n.235 verso la vetta del Col Gentile ed anche il sentiero CAI n.236 che scende in diagonale verso la casera Veltri (attenzione, sentiero per esperti. particolarmente insidioso nel tratto compreso tra il costone Coronis e la quota 1067). Il nostro itinerario prevede invece la risalita della cresta che unisce la forcella al monte Veltri. Una traccia, infatti, sale verso sinistra tenendosi qualche metro sotto il filo del crinale che è qui molto sottile ed esposto sui dirupi meridionali. Destreggiandosi tra gli arbusti si esce su terreno più aperto dove è necessario fare ancora attenzione nel punto in cui si sfiora un ripido pendio erboso. Il sentiero successivamente piega a destra tra gli ontani, portandosi su facili pendii erbosi dai quali, senza percorso obbligato, si guadagna comodamente la vetta del monte Veltri (m 2003, attenzione al precipite versante est). Il panorama è molto ampio e comprende anche il fianco sud ovest del Col Gentile con le sue caratteristiche stratificazioni orizzontali alternate a spioventi erbosi. Dalla cima si può scendere per prati fino ad una insellatura da dove si può intuire la prosecuzione verso la vetta del Cret di Pil lungo l’ampio crestone erboso. Per la discesa si utilizzerà lo stesso itinerario dell’andata.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Settembre
Carta Tabacco
013
Dislivello
1000
Lunghezza Km
9,6
Altitudine min
1139
Altitudine max
2003
Tempi
Dati aggiornati al
2009
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 23/08/2020 Escursione effettuata il 20/08/2020 come da descrizione di SN.Il percorso, ben tenuto fino alla C.ra Chiarzò, è poi abbandonato a sé stesso e si cammina spesso tra l’erba alta. Fino alla Forca del Colador è un normale percorso escursionistico, mai banale, soprattutto la risalita finale su ghiaioni e sfasciumi. La salita dalla Forca del Colador alla cima è una vera avventura. Rifatto a distanza di sette anni, ho trovato il percorso completamente sommerso dalla vegetazione. La traccia passa tra erba alta, arbusti di ontano e rovi di lamponi; sono giunto in cima con le braccia tutte graffiate! Anche questa volta panorama quasi inesistente a causa di nuvole basse. Buone camminate a tutti. Bepi da Cividale.
  • 08/10/2019 5 ottobre 2019. Saliti sul Monte Veltri dalla Forca di Pani come da relazione. Alla partenza la giornata è inaspettatamente serena, il bosco ha una bella luce autunnale, il fondo del sentiero piuttosto umido. Si sale tranquilli e senza problemi, prima lungamente nel bosco e poi su terreno progressivamente più aperto; il sentiero CAI 235 si presenta un po’ incerto e malagevole solo nell’ultimo tratto in salita alla Forca del Colador. Dalla Forca, la traccia che sale verso la cima è sufficientemente visibile, inizialmente si tiene in prossimità della cresta, più su piega a destra tra gli ontani e si perde nei prati sommitali, sui quali si sale liberamente a vista verso la cima. In vetta un semplice ometto e una gran bella visuale verso la cerchia dei monti di Sauris e le Dolomiti, mentre le Carniche e il vicino Col Gentile giocano a rimpiattino con le nubi. In fase di discesa, seguiamo il calpestio che ci porta lontano dalla cresta, e ci troviamo a baruffare un bel po’ con fango e ontani per riguadagnare la Forca, meglio sarebbe stato ricalcare la via della salita. Rientriamo a Casera Chiarzò per la variante del 235a, che consente di evitare una perdita di quota di un centinaio di metri. Il cartello posto al bivio con il crocifisso avverte che il sentiero è esposto e per EE. Inizialmente si scende e si attraversa un ghiaione, poi si rimonta sopra una balza rocciosa che viene attraversata tramite una cengia. L’esposizione c’è, ma non è vertiginosa, il sentiero è sempre sufficientemente largo ed agibile ed alcuni punti sono stati assicurati con cavi corrimano. Esaurito il traverso, il sentiero entra nel bosco e non presenta più alcuna criticità, riunendosi al 235 percorso all’andata esattamente a Casera Chiarzò. A parte una comitiva incontrata proprio alla partenza, alla Forca di Pani, l’escursione è stata molto solitaria, non abbiamo incrociato essere vivente in tutta la giornata … Mandi a tutti!
  • 14/06/2019 a distanza di 3 anni circa, ho ripercorso questo itinerario come da descrizione di SN. Questa volta il meteo è stato molto clemente per cui ho potuto godere di immensi panorami. Sentiero in buono stato e ben segnato. Anche il tratto finale, pur non essendo segnalato, è facile da seguire e non presenza pericoli o intoppi. Buona vita a tutti
  • 08/06/2019 Saliti oggi come da indicazioni SN, bel percorso vario, usciti dal bosco sotto la forca diversi camosci ci osservavano da lontano, il sentiero sul ghiaione un po’ si perde a causa del terreno in movimento, occhio agli ometti. Osservando attentamente i sassi è facile trovare fossili; dalla forca alla cima si cammina sulla traccia tra gli ontani per lo più in cresta, purtroppo il panorama era un po’ rovinato dalla nebbia. Mandi a duç
  • 28/09/2016 Salito ieri per la prima volta.Fino a forca colador, sentiero ottimamente segnato. poi, per la cresta, è doveroso prestare attenzione per la poco marcata traccia e un minimo di orientamento.In generale non ho riscontrato situazioni di pericolo. Fino a quota 1600 circa si resta in bosco e quindi panorami pochi e limitati. Dalla cima, non posso dire nulla perchè come sono arrivato, son stato avvolto da una nube bassa che mi ha impedito ogni panoramica. Pazienza. Tornerò. Buona vita a tutti
  • 02/11/2015 Alla forca i ricordi scolpiti di vecchi frequentatori ci riportano a cento anni fa.Un attimo di esitazione:si può andare al Col Gentile. Poi prevale il meno famoso Veltri, così la gita si ferma sulla sua cima erbosa e panoramica. Niente di nuovo da segnalare. Il comprensorio di Pani è davvero bello.
  • 14/07/2014 Salito sabato 12 luglio. Ultimo tratto colador rovinato dall'abbondante neve di quest'inverno e dalle piogge di inizio estate. Nevai e slavine ancora presenti a bassa quota. Cima Veltri senza croce e libro di vetta, piena di ortiche...ottimo panorama sia su Sauris che sulla val Tagliamento. Consigliabile prolungamento lungo la linea di cresta un pò più bassa fino al Crèt di pil, davvero meritevole e selvaggia.
  • 14/09/2013 Escursione effettuata 08/09/2013. L'attacco per la cima del monte Veltri si trova esattamente sull'intaglio della forca del Colador; non ci sono inizialmente segnalazioni (ho tracciato una freccia sulla roccia ed iniziato un ometto): si deve risalire per alcuni metri a sx sulla piastra rocciosa, fino ad individuare una discreta traccia che, con tutte le dovute attenzioni richieste da un percorso non "ufficiale", in breve (20 minuti circa dalla forca) porta poco sotto la sommità del Veltri; qui si abbandona la traccia principale per risalire a sx (come da descrizione); questo tratto è fortemente sconsigliato quando non c'è buona visibilità. Tralasciata la variante 235a (che pare adatta solo per EEE), il percorso sul 235 non presenta particolari difficoltà.Buone camminate a tutti.
  • 17/09/2012 Fatto ieri, in una domenica con la nebbia che precedeva i miei passi e il venticello che li seguiva. Periferia di Enemonzo campanile obliquo orfano di chiesa, attraverso Tartinis con l’acquolina in bocca, chissà se c’è anche un luogo chiamato Brioscinis…, strada infinita per arrivare alla Forca di Pani, mucche già al pascolo. Attacco del sentiero 235 segnalato da cartello nuovo (il vecchio sentiero si trova una decina di metri prima con scritte rosse sul muretto di contenimento), salita subito ripida, profumo di bosco umido, odore di funghi; scavalco il crinale, riesco appena ad intravedere la piana di Pani, mi raggiunge un cercatore di funghi, mi suggerisce di accorciare tramite “il troi dai purcis” che parte dalla casera, facile, dice lui, niente di che (ma io ho imparato a diffidare di chi presenta ogni cosa come facile). Dopo un tratto nel bosco abbastanza buio sbuco sul pianoro di casera Chiarzò, tetto verde, a basso impatto ambientale, all’esterno segni di un recente falò e ortiche a volontà. Da lì imbocco il sv 235 tralasciando il troi dai purcis agli esperti, ampio sentiero, qualche saliscendi, segnavia evidenti e anche ripassati, tutto bene fino alla base del vallone e poi inizia la salita fino all’intaglio della forca del Colador. Il percorso adesso è all’aperto e si snoda fra erba alta, piante di lamponi (qualcuno ancora buono), qualche tronco di traverso, e la nebbia che continua salire, fredda; nessuno in giro e oggi francamente mi farebbe piacere incrociare qualcuno in questo luogo appartato e tormentato. Fra svolte e zig zag arrivo alla croce posta su uno sperone (mi è però sfuggito il crocefisso posto alla congiunzione dei due sentieri, lo vedrò, ben evidente, solo al ritorno), un traverso su una pietraia mi porta verso sinistra, in quel bigiore spicca la vivace canapa screziata e la genziana sfrangiata. Ciottolo dopo ciottolo e riportandomi verso destra, arrivo alla forca del Colador, il vento che lì soffia mi convince a salire subito a sinistra (traccia erosa) sperando che S.Luigi Gonzaga che lì veglia, vegli anche su di me. Non si può certamente parlare di sentiero, è una traccia che ora sale fra gli arbusti, anzi negli arbusti, nel primo tratto il crinale è molto sottile, poi la traccia diventa più evidente ma comunque è una continua lotta con i rami, rovi ed erba, estrema attenzione nello spostarsi verso sinistra, poi si piega a destra su terreno più sicuro ma comunque intrigato. Grande assente il panorama, peccato che si indovini appena la sagoma del Col Gentile. Ritorno per la stessa via, meno tesa perché visto che il sentiero è comunque sempre evidente, peccato la poca frequentazione perché potrebbe essere una interessante alternativa per la salita al Col Gentile evitando la noiosissima pista da Mione. La discesa verso Colza avviene sotto un beffardo sole, davanti a una casetta un colorato giardino ed una macchia di girasoli a testa in giù, splendide surfinie ai balconi, bella la piccola vecchia chiesetta con la torre campanaria bifora.
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