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    Monte Castello dalla Val Silisia
    Prealpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaS14

Monte Castello dalla Val Silisia

Avvicinamento

Dalla strada statale n.552 della val Tramontina, giunti all’altezza di ponte Racli, si devia a sinistra in direzione di Chievolis seguendo successivamente le indicazioni per Selva. Superata la diga si percorre poi lungamente la sterrata che costeggia dapprima le sponde del lago di Selva e quindi il greto del torrente Silisia fino alla sua conclusione presso Le Tronconere (m 592, parcheggio lungo la strada, informarsi sulla percorribilità).

Descrizione

Il punto di partenza dell’escursione si trova subito dopo il ponte sul torrente Silisia ed è indicato da un cartello con il segnavia CAI n.975 per forcella Navalesc. La Val Andreana, che dovremo risalire interamente, si trova davanti a noi verso sud, ma il sentiero prende invece ad allontanarsi verso ovest per attraversare il greto di un rio secondario. Dopo il guado ci si innalza a strette svolte per poi riportarsi a sinistra verso la base della Val Andreana presso una vecchia stalla diroccata. Dopo un breve tratto pianeggiante il sentiero prende quota mantenendosi inizialmente a fianco del greto principale. Più in alto si entra in un bosco di faggio disseminato di grandi macigni proseguendo poi a salire lungo una specie di solco fin dove la valle si restringe. La salita si mantiene decisa nel bosco sulla sinistra orografica fino ad una piccola schiarita dove per la prima volta riusciamo a gettare lo sguardo verso le bastionate rocciose che sorreggono il monte Castello. La traccia sale per un tratto a fianco del greto principale poi lo attraversa mantenendosi ancora nella boscaglia. Progressivamente si esce su terreno più aperto, attraversando quella caratteristica zona di transizione tra la faggeta e l’orizzonte degli arbusti. I segnavia ci guidano ora verso la base di una parete rocciosa incombente che si rasenta per un breve tratto fin dove il sentiero si porta nuovamente a destra. Con pendenza meno marcata si sale ancora tra macchie di bosco e radure inselvatichite uscendo infine sul limitare del grande pascolo di Navalesc. Dapprima sul lato sinistro e quindi definitivamente sulla destra del solco principale, con una larga ansa si guadagna il piccolo intaglio di forcella Navalesc (m 1526, statuetta della Madonna).
Tralasciata la prosecuzione del segnavia CAI n.975 nell’opposto versante (vedi variante), si imbocca la evidente traccia che si stacca a sinistra (est). Superati gli ultimi lembi di bosco si inizia subito a salire con pendenza marcata, tenendosi poco a sinistra della costa occidentale del monte Castello. Questa è affacciata sui vertiginosi spioventi erbosi che caratterizzano le pendici del monte e va percorsa con attenzione aggirando alcuni piccoli risalti. Nei pressi della quota 1760 si raggiunge una piccola insellatura che consente di rifiatare prima di affrontare l’ultima parte della salita. La traccia si fa ora meno marcata ma la via da seguire è evidente poiché si punta ad una crestina evitando sulla sinistra un piccolo gradino roccioso. Riguadagnata la linea del crinale la salita continua sempre decisa su questa costa erbosa punteggiata dai mughi che si fa via via meno pendente. Una piccola croce sorretta da un ometto ci segnala che siamo finalmente sulla vetta del monte Castello (m 1923, panorama amplissimo). Bellissimo il colpo d’occhio sulla cresta est che prosegue verso la vetta del monte Randelino per poi piegare a sud verso il monte Raut. Merita senz’altro una visita anche la vicina antecima sud che si può raggiungere facilmente lungo il crinale, facendo attenzione al baratro che si apre alla nostra sinistra. Da questo spallone erboso, infatti, la visuale abbraccia anche il paese di Andreis e i dirupi del monte Ciavac racchiusi tra i solchi dei torrenti Ledron e Susaibes. Per il ritorno si seguirà lo stesso itinerario.

Variante in discesa verso Andreis (EE)

Potendo disporre di un secondo automezzo, si apre la possibilità di intraprendere la interessante traversata di forcella Navalesc scendendo nel versante di Andreis. In questo caso si cala lungo l’evidente sentiero sulla destra dell'incassato canale che ha origine dalla forcella stessa. Ben presto la traccia passa sul lato opposto perdendo velocemente quota tra le ripide pareti del canalone (nevai residui fino a stagione inoltrata, breve passaggio di I). Dopo circa 400 metri di dislivello il sentiero piega decisamente a destra (ovest) per traversare il cengione un poco esposto che aggira una costola rocciosa (parapetto in legno). Dopo essersi calati sul fondo del canale da cui origina il Rio de li Pàles, si prosegue a scendere lungamente a stretti e ripidi tornanti, ora vicini ora discosti dal corso d’acqua, in ambiente aspro e selvaggio. Trascurata a sinistra la deviazione per l'anello del monte Ciavac si continua lungo il sentiero 975 che adesso costeggia il torrente Ledron attraversandolo con una serie di guadi che terminano dove il greto si allarga. Infine, si piega a sinistra risalendo la strada inerbita che raggiunge una piccola sella per poi calare senza possibilità di errore al paese di Andreis.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Luglio
Carta Tabacco
028
Dislivello
1300
Lunghezza Km
9
Altitudine min
579
Altitudine max
1923
Tempi
Dati aggiornati al
2009
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 05/08/2016 Percorso seguito il 4 agosto con meteo perfetto.Dalle Tranconere alla Forcella tutto molto ben segnato sia nel piacevole bosco che nei prati in cima. Dal Navasclet il percorso ha e non tracce visibili ma è molto intuitivo..io consiglio di tenersi più in cresta possibile per trovare a tratti il sentierino. La fatica è commisurata al dislivello ma non ci sono pericoli di nessun genere né passaggi "scabrosi".Dalla Cima panorama eccezionale ... cima perfetta per i solitari..
  • 03/07/2016 Parto con la gola di ritonare a Chievolis, a salutare Gigietto e Fortunata, a sorridere a quel locale caparbio, aperto da 55 anni, che attende ogni visitatore della valle. Alle Tronconere il benvenuto si manifesta con delle fioriture di Cephalanthera Rubra, poi ci pensa quel bosco morbido e ricolmo di sassi impellicciati. Le foglie dei faiârs si stan facendo grandi, ma la luce gioca ancora con le sorelle che riposano, esauste dalla danza dello scorso autunno. Poi ecco il primo dei tanti camosci della giornata! Il pelo ben spazzolato ed indossato da poco, pare quasi aureo da quanto brilla! Il passaggio fra i maggiociondoli sa di Chinatown. Vieni scaraventato dagli effluvi ancor prima di vederli! Prima ti pataffano i recettori neuronali, poi lo sguardo perlustra vorace l’orizzonte. Ci si passa in mezzo, come fossero addobbi per una gran festa, coriandoli profumati in attesa d’esser sparsi, grappoli d’estasi. Una viperella, tutta attorcigliata su di un masso in mezzo al troi, si districa e se ne va, senza sibilare. Poi è la volta del abbraccio dei prati di casera Navalesc, ricolmi d’orchidee maculate. Un’oasi inaspettata, che nonostante l’abbandono, riesce ancora ad addolcire ogni passo. La forcella è una minuscola rampa di lancio verso Andreis. Potrei venir rapito dalle sue fattezze o dalle pareti rocciose che s’inizian a scorgere, ma è quell’orgia cromatica che m’invade! In quattro metri longitudinali conto ventiquattro fioriture differenti. Ventiquattro! Le forcelle si sa, son gli antichi usci che ci si lasciavan alle spalle per portare a valle le misere ricchezze o per risalirle con le falci o ancora per incontrare altri fantasmi con le schiene spezzate dalla fatica. Ma non v’è solo l’uomo. Son porte per ogni vivente, approdo di vite, debolezza tra le fortificazioni di madre natura. Spesso son brodi primordiali di contaminazioni arcaiche, di idiomi e passi che s’incrociano, certo, ma anche di semi. Racchiudono in sé il meglio ed il peggio dei due versanti, terreno fertile per chi non oserebbe mai spuntare dall’altra parte. A volte son barriere invisibili tra mondi incompatibili, ove ogni specie si divide il proprio areale, la culla prediletta. Qui invece, la forcje si fa luogo d’incontro, gran festa degli impollinatori, caos botanico! La salita continua, ripida e scomoda. Scelgo la cresta, evitando le fettucce che spingono in un canalone. La traccia scompare tra le erbe ben rimpolpate dalle piogge. Decisamente il periodo ideale per raggiungere il monte Castello è passato da qualche settimana. La nuvolaglia, oggi snobbata dall’Arpa, l’ha presa sul personale e divora ogni cosa. In cima solo vapori. Passo tra rocce che son amalgame, antichi resti di quel castello che ha dato il nome al monte. Resto due ore in quella nebbia. Disteso. Con gli occhi chiusi, aspettando che i rondoni mi faccian sobbalzare. Poi li osservo, sfrecciano a coppie. Una rincorsa infinita, oltre ogni velocità percepibile, poi quei cinguettii così rari, a salutar l’amore e via, di nuovo, a rincorrersi, come se dovessero cucire il cielo tutto, come se il giorno non avesse mai fine, come a provare quanto il loro cuore possa batter veloce, per poi fermarsi quell’attimo, e sussurrare la gioia, del gioco, del corteggiamento, della vita. Ad occhi chiusi, tagliando un cielo di cotone, rasentando la terra per esser più vicini allo spazio infinito! Mi ricordo di una recente “rondonevole” esperienza sulle Centenere di Marco. Dal suo racconto ho percepito la stessa potenza, lo stesso stupore. Il ritorno è segnato dal rintocco delle fughe. Ancora quei manti! Ancora quei soffi! Un ultimo sguardo lo dedico al surreale. A quelle chiome che non han potuto sfuggire all’invaso della valle. Le mangrovie di Selis però non mollano! Respirano in punta di piedi, con i pesci a fargli il solletico al posto delle formiche. Han pazienza. Prima o poi la valle ritornerà loro! (29.06.2016)
  • 29/05/2016 Percorso pochi giorni fa. Già arrivare con l'auto all'attacco è un'emozione visti i luoghi attraversati, la strada con la dovuta attenzione è comunque normalmente transitabile.Il sentiero fino alla forcella è tranquillamente percorribile, traccia talvolta labile ma molto ben segnata, vi sono alcuni piccoli nevai il cui attraversamento non presenta alcun problema.Dalla forcella alla cima non c'è una traccia ben consolidata ma la direzione è ovvia e vi sono frequenti segni rossi.
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  • Forca Navalesc (m 1526). Forcella ad ovest del Monte Castell ...
    31/08/2004 Forca Navalesc (m 1526). Forcella ad ovest del Monte Castell ...
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