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    Ponza di Mezzo dai laghi di Fusine
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I percorsi di SentieriNaturaR38

Ponza di Mezzo dai laghi di Fusine

Avvicinamento

Da Tarvisio imboccare la strada che esce in direzione del valico con la Slovenia. Senza raggiungerlo, all’altezza di Fusine, prendere la deviazione a destra risalendo la strada asfaltata che porta verso i laghi. Raggiunto il Lago superiore, situato nella splendida conca di Fusine, si lascia la vettura nell’ampio parcheggio dove ha inizio il divieto di transito (m 941).

Descrizione

Seguendo le indicazioni per il rifugio Zacchi, si prosegue su carrareccia nel rado bosco fino ad un bivio presso una radura. Evidenti segnalazioni guidano sulla sinistra ad imboccare una larga mulattiera sassosa, rinforzata in più punti per evitare lo sgretolamento del fondo.Ci si innalza in diagonale oltrepassando un piccolo impluvio poi si prosegue a serpentine fino ad uscire presso il rifugio Luigi Zacchi (m 1380). Il nuovo edificio, completamente riscostruito e riaperto al pubblico nell'estate del 2008, è servito da una pista sterrata interdetta al traffico che può essere utilizzata in alternativa al sentiero. Facendo attenzione all’imbocco del sentiero per la Ponza Grande (una cinquantina di metri a valle del rifugio lungo la pista), si supera un greto caratterizzato da lisce placche rocciose ritrovando poco dopo un buon sentiero. Ci si innalza rapidamente attraversando una fascia di bassa vegetazione a mughi e piccoli faggi, dapprima lungo un greto secondario poi a fianco di un canalone. In breve il sentiero raggiunge la base delle rocce presso il dirupato sperone che scende direttamente dalla Ponza Grande. Un cavo di dimensioni assai generose attrezza una paretina alta una ventina di metri che ci permette di superare il primo zoccolo roccioso dello sperone. Il tratto successivo, ancora tra mughi e radi larici, conduce alla base di un piccolo canalino ben articolato che si risale con l’aiuto del cavo metallico. Segue una ripida diagonale, attrezzata ed in alcuni punti esposta, che si percorre rasentando la base della parete fino ad un colatoio roccioso che rappresenta forse il tratto più impegnativo della salita. Occorre infatti uscire risalendo la parete di destra, breve ma abbastanza verticale, tramite il cavo ed una serie di tacche. Oltre questo punto il sentiero riprende ancora ripido portandosi presso un ultimo dosso roccioso che si risale a brevi svolte ancora con l’aiuto del cavo metallico. Ormai a fianco del canalone che delimita lo sperone su cui siamo saliti, il sentiero rasenta ancora le rocce aggettanti di sinistra poi piega decisamente a destra (bolli rossi). Si traversa il canalone su placche lisce ed inclinate, disturbate anche dalla presenza di un fine ghiaino, guadagnando in breve il lato opposto dove riprende una buona traccia. Per ripide zolle erbose si raggiunge la base di un facile canalino che si supera con l’aiuto del cavo metallico proseguendo poi lungo una serie di placche rocciose attrezzate.
A quota 1980 circa, il sentiero si sdoppia (segnalazioni su un masso): a sinistra prosegue la traccia che conduce all’attacco della via ferrata alla Ponza Grande mentre il nostro itinerario continua sulla destra. Si traversa con attenzione tra zolle e qualche roccetta raggiungendo la base di un ripidissimo pendio erboso che la traccia risale per gradoni sulla linea indicata da alcuni paletti. Giunti quasi alla fine ci si accosta alle rocce di sinistra e faticosamente si guadagna un intaglio posto alla sommità del pendio. Dallo sperone su cui ci troviamo si ha una bella visuale sulla verticale parete della Ponza Grande dove sale la via ferrata che conduce in vetta dal versante italiano. Ha inizio ora l’ultimo tratto attrezzato che permette di superare una fascia di placche rocciose tra i mughi. Usciti definitivamente sul pendio sommitale, con qualche svolta su terreno detritico, ci si innesta sul sentiero che percorre la dorsale delle Ponze (segnavia rotondo bianco rosso). A sinistra la traccia raggiunge la forcella Planizza e per cresta attrezzata si porta sul versante nord della Ponza Grande e quindi in vetta (percorso delicato che richiede attenzione). Noi invece proseguiamo a destra traversando su terreno articolato e qualche roccetta fino a raggiungere il filo di cresta. Un breve gradino roccioso rappresenta l’ultimo ostacolo in quanto successivamente la cresta si fa larga e comoda. Seguendo i bolli, tra grossi blocchi, si perviene senza difficoltà alla cima della Ponza di Mezzo (m 2230). La dorsale prosegue ancora per un buon tratto verso sud quasi pianeggiante ed è senz’altro consigliabile continuare almeno fino dove la cresta scende verso la forca Rossa. Magnifica la visuale dalla cima che, grazie alla posizione sul confine con la Slovenia, abbraccia gran parte delle vette delle Alpi Giulie. Splendide anche le fioriture di agosto che comprendono le specie adattate a vivere sul substrato roccioso d’alta quota come la campanula di Zois, potentilla rosa, la sassifraga gialla e la sassifraga incrostata. Per il ritorno si seguirà il medesimo itinerario. Avvertenze Data la natura friabile di queste montagne è bene informarsi sempre al rifugio sullo stato delle attrezzature. Queste non sono continue, ma vanno affrontate con attenzione soprattutto durante la discesa (utile l’uso della autoassicurazione).

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
AA - Percorso attrezzato
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
019
Dislivello
1300
Lunghezza Km
8,6
Altitudine min
941
Altitudine max
2230
Tempi
Dati aggiornati al
2011
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  • 04/11/2017 4-11-2017. Approfittando delle previsioni meteo favorevoli, in particolare nelle Giulie,sono salito in solitaria alla Ponza di Mezzo seguendo l’itinerario proposto da S.N. Arrivato al Lago superiore di Fusine prima dell’alba. Con le prime luci salito allo Zacchi e quindi intrapreso il sentiero ben segnalato e attrezzato fino al bivio della forcella Planica dove,deviando a destra (freccia con scritta Tamer),si raggiunge la cresta che conduce sulla panoramica vetta.Nell’ultimo tratto trovato neve con rocce scivolose per un leggero strato di vetrato.In discesa usato prudenzialmente il kit da ferrata dato che le rocce si presentavano umide e scivolose.Buone montagne a tutti.
  • 12/10/2017 Salire per uscire dalla muffa di pianura, proposta degli “Scoiattoli dell'Inps” è: si va sulle Ponze, patti chiari però: i vecchi sulla Ponza Grande e i meno vecchi e più debolucci Ponza di Mezzo. Giornata dal clima perfetto, sole caldo, maniche corte, rifugio Zacchi chiuso, attrezzature perfette, al bivio il gruppo si divide, chi va a sinistra, un paio decidono di fermarsi lì al sole, io convinco un tentennante scoiattolo a seguirmi a destra sulla sorella minore, più a portata di mano. Qualche piccola chiazza di neve sul cocuzzolo terminale ma che non intralcia il passo, cielo quasi limpido, sul libro delle firme qualche nome noto, dalla vicina cima della Ponza Grande un richiamo ed un saluto dagli amici che iniziano a scendere lungo la via normale; ci ritroveremo per la pausa merenda poco sotto Forca Planiza per poi scendere insieme.
  • 03/09/2015 Ponza… Non quella piccola..le altre tre. Oggi mantengo una ferratevole promessa ad una camoscia d’acqua salata. Dal rifugio il sentiero finalmente si fa erto, ma il ritmo è spezzato dal continuo voltarsi. Il sole s’alza. Le pendici verticali ed erbose del Travnik sono inondate da una luce che splendida. E’ il respiro del mattino che va colto con lo sguardo, momento per momento, prima che il giorno lo rapisca. La forma della Veunza, una mano di roccia, aperta verso il cielo, da l’impressione di voler accoglier la luna per farla riposare fino al tramonto. Il primo cavo è tozzo e sinuoso, gli manca solo una lingua biforcuta. Alzandoci, il primo a darci il buongiorno è lo Jôf di Montâs. Poi il digradare delle Carniche che scemano verso il Capin di Levante. Ci guidan dei bolli che paion fatti durante una battuta di Softair. Le pareti acquerellate che scendono dalla Ponza grande s’accendono. Tutt’altra emozione mi desta il seguire l’incipit della ferrata. Classica reazione da timore verticale: Ceeee? Poi, come sempre, ad ogni passo tutto diventa mansueto e si scioglie nel divertimento. Pur avendo l’imbrago, non sfiorerò neanche il cavo. Le rocce salde che incidono i polpastrelli fan penetrare “la mont” sottopelle. In vetta rido da solo. Una delle reazioni che funge da “troppo pieno” dell’anima. Quando ciò che hai attorno, quello che senti dentro, è troppo smisurato per elaborarlo, per dargli una forma e contenerlo, per farlo tuo senza che imploda. La discesa è cauta. Son pendii da affrontare con lucidità e accortezza. Sulla Cresta del drago, i vecchi pali di ferro paion girasoli al tramonto. Tutti ad osservar la valle. Il piccolo tratto dell’Alta Via 7 verso il Sestier è stato propedeutico, tanto che quei pochi metri li oltrepasso tra sorpresa e delusione. Al di là il troi scende, ma evidentemente oggi son posseduto dal mio segno zodiacale e proseguiam salendo la piccola cimetta che ci si para davanti. Anche la sua breve discesa risulta fattibilissima, basta saggiar ove posar le zampe. Poi arriva la seconda delle sorelle, che raggiungo belando e saltando di masso in masso. Son giornate da scodinzolìo puro! La maggiore da questo punto si mostra in tutta la sua beltà, anche se lo sguardo è attirato dalle Giulie slovene. Una serie di palizzate impenetrabili si ergono a difesa del Triglav. La prima muraglia lascia poi spazio al gruppo della Škrlatica e poi il Prisojnik e poi... lei. L’ultima delle sorelle. Neanche aperto il panino chiedo già alla sventurata che mi accompagna se se la sente di andare a curiosare..di dietro. I bolli sbiadiscono ma il cammino non lascia adito a dubbi. Il punto più “critico” è la prima risalita. Arcuata, esposta e cosparsa di briciole di pietra. Dei cavi arrugginiti dei tempi dei tempi non sono d’aiuto. Ma basta un po’ d’attenzione (soprattutto al ripercorrerla in discesa) e si è al sicuro. Da lì o si taglia per la cresta (asì fue a la vuelta) o si seguon le tracce che salgono in diagonale. Alla fine, altri belati e scatto scodinzolate d’occase! Ognuna delle tre Ponze ha il suo fascino e mette in risalto ciò che ci circonda con profili e sfumature differenti. Cambiando i protagonisti degli sguardi. Ma forse la Cenerentola lasciata maggiormente in disparte, quella di dietro, appunto, ci fa il dono più impressionante. Dalle sue spalle la parete striata, liscia e strapiombante della Veunza mozza il fiato, sbarra lo sguardo e sgretola le parole. La discesa a valle è velocizzata da cavi e pendenza e, dopo tanta accortezza, termina con una corsa nel bosco. La parure ponzesca così composta conta nove ore di passi oculati (escluse le soste sparpagliate qua e là) mentre il dislivello si aggira sui 1600 metri.(01.09.2015)
  • 12/07/2015 Abbandonata l'iniziale idea del Nabois (anche Nabuà come ho sentito dire alla francese..) dal cilindro un po' moscio è uscita la Ponza, non piccola e non grande, di Mezzo appunto.Qualche informazione, qualche titubanza, ce la farai?...ce la farò..Sveglia mattiniera sabato, tanto mattiniera, ma al lago Superiore già qualcuno s'incammina e al bivio i gruppetti si dividono. Un'occhiata di sfuggita al rifugio Zacchi (meriterà una ben più lunga ed intensa sosta al ritorno) e subito si capisce chi comanda lì: i mughi e non solo, padroni che ho molto apprezzato particolarmente in discesa. La prima attrezzatura si supera senza pensarci (e che cavo..) le altre ugualmente anche perché sono tutte in ottimo stato. Mi ha impensierita di più l'attraversamento di quei pochi metri di placca, ma avevo un sostegno morale e per la verità anche fisico (una spintarella, una mano..e che sarà mai...pensi di stare lì tutto il giorno..), no problem la ripida salita per verdi e poi, ultimo salto roccioso e vai. Giornata ideale per una cima, gran panorama, affollato il dirimpettaio Mangart, qualcuno anche sulla sorella Ponza Grande, lì, su quella di Mezzo noi, gli unici due italiani fra molti sloveni. Proseguito a dare un'occhio fino quasi alla forca Rossa e poi prudente discesa in cui in un tratto ho preferito usare il set da ferrata.Per quanto mi riguarda percorso con difficoltà più soggettive che oggettive, già, ma io ho avuto un aiutino esterno, il solito grazie Graziano
  • 02/07/2015 Salito sulla “Ponza Grande2 per via ferrata, sceso per la normale(versante sloveno) fino al piccolo intaglio della forca Planizza. Da qui ho evitato di prendere il sentiero che si collega a quello della Ponza di mezzo. Rischiando sono sceso nel canalone sottostante, seguendo delle tracce di camoscio fino a incrociare il sentiero dell’andata pochi metri prima dell’attacco della ferrata. Ritorno come per il sentiero descritto da S.N. Da segnalare la mancanza di un cavo nel tratto della ferrata, pochi metri prima della scaletta.Buone Montagne
  • 08/09/2013 Ponza di Mezzo un anno dopo ... l'anno scorso mi era sembrata già un'impresa essere salito sulla Ponza di Mezzo, oggi, senza farmi troppe paranoie, sono salito lungo la ferrata che porta alla Ponza Grande e poi, sceso lungo la normale fino alla forca Planiza, sono salito anche sulla Ponza di Mezzo. Per fare un paragone, la ferrata della Ponza Grande mi è sembrata leggermente più impegnativa delle Crete Rosse (Creta di Aip), ma non di molto: le difficoltà più che tecniche sono psicologiche, non bisogna soffrire la notevole esposizione di alcuni tratti, naturalmente è assolutamente consigliato munirsi di set da ferrata. Anche la normale alla Ponza Grande, benché ripida e scivolosa, è realmente esposta solo nel tratto della crestina che la collega alla forca Planiza, tratto dotato comunque di cavo a cui eventualmente assicurarsi. Raggiunta la Ponza di Mezzo, ho proseguito lungo la comoda cresta fino a raggiungere la Forca Rossa, perché volevo vedere da vicino anche la Ponza di Dietro (o di Dentro?), chissà mai che non possa essere una futura meta ... poi sono tornato indietro e sono sceso lungo il sentiero che riporta al rifugio Zacchi. In buono stato tutti i tratti attrezzati, ottimi quelli della ferrata. La giornata è andata sempre più ad annuvolarsi nel corso della mattinata, senza piovere. La cima del Mangart è stata costantemente sotto le nuvole. Vista parecchia gente al rifugio Zacchi, poca invece sulle Ponze. Mauro.
  • 28/07/2013 Ho percorso ieri 27/07/2013 questo ottimo itinerario con impagabile premio finale costituito dal panorama assolutamente magnifico in ogni direzione. La giornata assolata con cielo limpido consentiva di apprezzare ogni angolo della visuale. Pedaggio: un caldo che col passar delle ore pareva arrostire il cervello. Per la verità avevo una mezza idea di salire prima alla Ponza Grande per la ferrata con discesa per la normale. Ben presto però mi son ricreduto allertato dalle frequenti scariche di sassi che avvertivo da quella via, dovute, mi son reso chiaramente conto, al modo alquanto disinvolto di procedere di una famigliola slovena. Ho pensato di procedere per curiosità fino alla forcella Ponza per stretta quanto articolata e facile cengetta fino ad apprezzare il tratto meravigliosamente roccioso, ora ben attrezzato, così ben descritto da Kugy. Volendo evitare incontri a rischio per quella via, stante quanto osservato in precedenza, ho provato a traversare per cresta verso la Forcella Planiza, ma l'assenza di assicurazioni in zona decisamente esposta , la roccia molto minutamente fratturata e cedevole e i ormai caldi mughi, mi hanno indotto a ritornare sulla retta via. Son quindi sceso fin sotto le rocce della cresta sommitale posta tra le due forcelle fino a un sasso con la triplice lineetta indicante il trivio. Dico questo a completamento della peraltro già chiara esposizione di SN. Alzando lo sguardo sulle rocce poco sopra, si legge chiaramente la scritta Tamar. Si arriva in un attimo lì e da lì a dx si nota su un gradone roccioso una serie di scritte molto parzialmente leggibili. Superato il dente si è in breve in Forcella Planiza e da quì facilmente alla cima della Ponza di Mezzo. Questa mia precisazione è rivolta a coloro che non leggendo al trivio alcun riferimento alla Ponza di Mezzo si trovassero nel dubbio.Un facile percorso lungo l'ampia cresta sommitale fino alla Forca Rossa e poi il tranquillo rientro con attenzione alle scivolate. Tratti attrezzati ottimi e abbondanti. Escursione da non perdere. Buone camminate.
  • 15/07/2013 Sono salito ieri alla Ponza Grande per la ferrata e poi discesa per Forcella Planiza e via normale alla Ponza di Mezzo. 8 ore soste comprese, assicurazioni in buono stato, ottimo sulla ferrata. Attenzione però perchè è un sentiero per camosci, molto scivolo e con grossa pendenza. L'erosione superficiale crea problemi in più punti. Il panorama però ripaga di tutto. Stupendo l'attraversamento in cresta tra Ponza Grande e Ponza di Mezzo. Buone gite
  • 23/09/2012 Sono salito ieri sulla Ponza di Mezzo, seguendo esattamente le indicazioni di SN. A dispetto delle previsioni meteo, la giornata, almeno fino al primo pomeriggio, è stata molto bella, anche se al mattino presto faceva decisamente freddo. Grazie anche all'inversione termica il panorama dalla cima era godibile a 360°, solo con qualche velatura in direzione delle Giulie slovene. Buono lo stato dei tratti attrezzati. Devo dire che è stata un'escursione insolita per me, abituato ad andare quasi sempre in solitaria, perché questa volta ho avuto diversi compagni occasionali. Durante la salita mi hanno accompagnato fino allo Zacchi tre sloveni di Lubiana che volevano fare la ferrata italiana al Mangart, mentre durante la discesa ho ritrovato un mio concittadino (salito sulla Ponza Grande), che non conoscevo ma che ho scoperto essere anche un frequentatore di questo sito, con cui avevo già scambiato qualche parola al parcheggio sul lago superiore e con il quale ho avuto un piacevole scambio di opinioni sulle rispettive esperienze escursionistiche e che è stato anche molto generoso di consigli e suggerimenti (grazie Ermanno in particolare per le dritte per salire sul Rombon, conto di metterle presto in pratica!). Mauro
  • 21/08/2005 Sentiero di altro tipo: Via Kugy Strugova-Veunza. Via di cresta dalla Ponza di Mezzo fino alla Cima Veunza per la Ponza di Dentro e Cima Strugova. Cavi metallici in buona parte mancanti e dove presenti fatiscenti e inutilizzabili poichè divelti.In special modo a Forca Rossa e dalla Sella Strugova verso la Cima Strugova e Veunza.. Arrivati a Sella Strugova ci siamo arresi poichè i cavi non esistono più e siamo ritornati indietro.Comunque altri tratti tra Ponza di Mezzo e la sella Strugova,passando per la Ponza Grande, sono esposti e insidiosi, privi di cavi e dove presenti veramente inaffidabili!. fantatfurlan@virgilio.it
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