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    Cimacuta da Forni di Sopra
    Prealpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaF18

Cimacuta da Forni di Sopra

Avvicinamento

Da Tolmezzo si risale la valle del Tagliamento lungo la statale 52 toccando alcuni dei principali centri abitati della Carnia quali Villa Santina, Ampezzo e Forni di Sotto. Giunti a Forni di Sopra si attraversa tutto il paese proseguendo poi in direzione del passo della Mauria. Dopo circa due km dalle ultime case, all’altezza della frazione di Chiandarens, prendere la deviazione a sinistra (indicazioni per il rifugio Giaf) e risalire la rotabile fino ad incontrare ancora sulla sinistra l’inizio della pista forestale con segnavia CAI n.367 (m 978, cartelli, piccolo spiazzo per il parcheggio).

Descrizione

Si scende a guadare il greto del torrente Giaf oltre il quale la pista prende a salire comodamente nel bosco di faggio e abete rosso. Dopo avere accostato le acque del rio del Lavinal si esce su un’ampia fiumana ghiaiosa che si attraversa proseguendo poi sull’opposto versante. Dopo un paio di svolte si abbandona la strada sterrata per proseguire lungo il segnavia CAI n.367. A questo punto si può scegliere se continuare lungo il greto rasentando una fascia rocciosa oppure guadare nuovamente il rio ed innalzarsi su terreno più consolidato alla destra orografica del vallone. In ogni caso ci si ritrova al di sopra dell’ultima grande briglia in cemento dove alcuni segnavia riportano in breve nel bosco alla nostra destra. Una lunga sequenza di scalini in legno ci consente di prendere rapidamente quota poi un traverso ci immette su un versante sgretolato dove il sentiero fatica a mantenersi. Ci si inerpica sulla destra sfruttando le poche balze consolidate da una rada vegetazione a mugo lungo una traccia che si è cercato di attrezzare per quanto possibile con rinforzi in legno. Facendo attenzione ad alcuni punti leggermente esposti ci si accosta ad uno sperone roccioso che incombe sul sentiero. Su queste balze detritiche fioriscono a giugno la genziana di Clusius ed il ranuncolo ibrido mentre il camedrio alpino tenta di colonizzare le ghiaie con il suo robusto apparato radicale. Osservando con attenzione ai lati del sentiero si potrà osservare anche la rara pianella della Madonna, la più grande e vistosa tra le orchidee nostrane. E' una specie non comune che vive negli arbusteti a substrato calcareo ove fiorisce tra maggio e luglio a seconda della quota. Si attraversa un ghiaione secondario oltre il quale il sentiero prende a risalire a comodi tornanti su terreno più stabile. Raggiunta la base di una parete rocciosa si guadagna una dorsale ricoperta da mughi dalla quale, con breve traverso, ci si riporta sul greto del vallone. Lo si risale ora direttamente per una buona traccia su detrito più grossolano tra splendide fioriture di rododendro nano, un arbusto strisciante che predilige rupi e ghiaioni di natura calcareo dolomitica anche se spesso scende a quote piuttosto basse. Più in alto, dove il vallone si restringe, si stacca a sinistra la traccia che conduce direttamente sulla Cimacuta e che utilizzeremo per la discesa (segnalazione su un sasso). Il nostro segnavia si immette invece in una specie di solco naturale tra i larici dove la pendenza finalmente si appiana. Si prosegue a salire lungo questo fino ad uscirne sulla destra portandosi in una amena valletta ai piedi delle Cime di Lavinal. Qui fioriscono all’inizio dell’estate la primula di Wulfen e primula tirolese, due bellissime specie abitatrici rispettivamente delle praterie calcaree e delle rupi dolomitiche. Con una ultima risalita su terreno friabile ma ben consolidato da opere di rinforzo si guadagna il panoramico passo del Lavinal (m 1972). La forcella, che può costituire già da sola la meta di una remunerativa escursione, offre una bella visuale sulla testata della Valmenon dove si scorge tra i mughi il sentiero che sale a forcella Urtisiel e sulle cime che contornano la piana di Campuros. Poco discosti i profili turriti dei Monfalconi si accavallano su piani diversi rendendo difficile l’individuazione delle vette. Di fronte a noi infine digrada una splendida conca alpina contornata dalle vette del Lavinal di Palas, della Cima Valmenon e del Crodon di Brica.
Si lascia ora il segnavia CAI che prosegue nel versante opposto e si traversa per verdi in direzione est calando poi senza percorso obbligato verso la base dei ghiaioni che discendono dalla dorsale della Cimacuta. Giunti in prossimità dei mughi si procede tra grossi massi sulla direzione indicata da qualche rado bollo rosso fino ad incrociare la traccia che riprende quota verso il torrione più a sinistra. Seguendo i segni si risale molto ripidamente tra grosse pietre e poi per zolle erbose guadagnando faticosamente la base delle rocce (qui si può giungere anche direttamente traversando in quota le ripide ghiaie su una debole traccia). Il sentiero si incanala ora tra due bancate rocciose portandosi alla base del pendio terminale. Dapprima su detrito instabile poi ancora su ripide zolle erbose si risale tutto il canale uscendo sulla cresta a poca distanza dalla croce di vetta. Ancora pochi metri lungo la cresta, ora molto affilata, e si raggiunge l’estremità settentrionale della Cimacuta (m 2058), autentico belvedere sulla valle e su Forni di Sopra.
Per la discesa, una volta ritornati alla base delle rocce, si cala direttamente sul segnavia CAI n. 367 seguendo radi bolli lungo il ghiaione fino a riguadagnare il bivio di cui si è già detto.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dei Fiori
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
02
Dislivello
1200
Lunghezza Km
8,1
Altitudine min
978
Altitudine max
2062
Tempi
Dati aggiornati al
2016
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  • 17/06/2018 Fatto il giro come da descrizione. Sentiero ben segnalato fino al passo lavinal con pendenza regolare che ti fa fare quota in poco tempo. Il traverso dal passo fino a incrociare il sentiero di salita alla cima si svolge sui fasciami di pietre in direzione nord per circa. 20 minuti tenendosi sempre in orrizontale fino alla vista di rari bolli rossi un po' sbiaditi per poi prendere il sentiero di salita fino alla cima .Libro di vetta poco utilizzato forse perché mancava una penna di cui io ero provvisto è lasciata per i prossimi escursionisti Bel panorama sulla conca di Farni di sotto
  • 21/08/2017 Salito oggi 21/08/2017 sulla vetta del M. Cimacuta come da relazione di SN. Il SV CAI N°367 fino al P.sso del Lavinal è in buone condizioni e risistemato di recente (credo ci sia domenica prossima una corsa). Giunto al P.sso del Lavinal ho traversato brevemente verso est, sono poi sceso a vista verso la base dei ghiaioni. Giunti in prossimità dei mughi con un po’ di caparbietà si riesce ad individuare una flebile traccia che procede tra grossi massi nella direzione indicata da qualche rado, e sbiadito, bollo rosso, fino ad incrociare la traccia che sale dalla sx e che verrà utilizzata per chiudere l’anello. Da qui si riprende decisamente quota verso il torrione più a sx. L’ultimo tratto che porta in vetta è molto ripido ed instabile, richiede passo sicuro specialmente in discesa. Ridiscesi per lo stesso tracciato della salita fino al primo bivio dove si prende a dx, ancora su esile traccia, fino a riprendere il SV CAI N°367, in prossimità di un masso (in realtà ce ne sono due a breve distanza) che presenta la scritta CIMACUTA. Chiuso l’anello superiore, il resto del rientro è del tutto tranquillo. Se fino al P.sso del Lavinal si può considerare un percorso adatto per “escursionisti”, l’anello dal P.sso del Lavinal, alla croce di vetta del Cimatuca e poi la discesa fino ad immettersi nuovamente sul SV CAI N°367 lo consiglierei solo per EE, avvezzi a muoversi su terreno instabile, molto motivati, ma, soprattutto, che non soffrano di vertigini! , Ma vale la pena farlo! Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
  • 18/07/2016 Sabato 16 luglio siamo saliti sul m. Cimacuta con partenza da Forni di Sopra come da relazione. Il sentiero è in buone condizioni tranne un tornantino a pochi minuti dopo aver incrociato a m 1165 la pista che porta al rif. Giàf in cui la pioggia ha spianato in paio di metri. Il tratto è abbastanza ripido e i soliti mughi ci hanno agevolato il passaggio. Salendo ho notato che in diversi punti del percorso il terreno era mosso e sistemato recentemente. Giunti al passo del Lavinal, dopo le doverose foto, invece che tagliare in quota come descritto in relazione, abbiamo preferito ridiscendere poco sotto il passo del Lavinal dove un facile tracciato con sbiaditi bolli rossi e qualche ometto (alcuni ne abbiamo lasciati anche noi) ci ha portato a intersecare il sentiero che sale al m. Cimacuta. L’ultimo tratto che porta in vetta dopo i ghiaioni è molto ripido e instabile, richiede passo sicuro specialmente in discesa. Dalla cima il panorama è fantastico, si vedono numerosissime cime, con modesta vanità ne abbiamo riconosciute molte fino a oggi salite. Ridiscesi per il sentiero di rientro descritto nella relazione, anche se abbastanza scontato e a tratti evidente, abbiamo costruito diversi ometti per facilitare i prossimi escursionisti che intraprenderanno questo bel percorso.
  • 18/06/2016 18/06/2016-Ripercorso l'anello della Cimacuta. Nulla di nuovo rispetto alla descrizione, alla deviazione il sasso con la scritta Cimacuta è ancora lì un poco sbiadito come i bolli successivi. Intercalano la ripida salita alcune pianelle della Madonna, primula wulfeniana e soldanella pusilla. Tempo molto variabile che non ci ha permesso soste; alla forcella Lavinal vento e cielo grigio. L'arrivo (col sole) alla panoramica cima è stata salutata con un boato di tuono tanto per tenerci pronti scattanti alla discesa... ma per oggi niente pioggia. Giro nel bell'ambiente delle dolomiti friulane, in cui si prende stretta conoscenza con ghiaie ripide, ricompensati dalla panoramica cima.
  • 08/11/2015 Escursione di ieri, seguita fedelmente come scheda S/N Trovando il sent.367 ben percorribile e con egregi segnavia, fino al Passo del Lavinal. Al sasso si pensava per la traccia "bassa"poi si optava per il Passo,potendo godere della visuale sulla Val Binon, una sosta in compagnia della grande croce di legno.La discesa poi tra grossi sassi verso la ghiaiosa traccia per la cima.Superlativo il panorama dominato dall'enorme croce affacciata sull'abitato di Forni di Sopra e l'orizzonte si riempie di infinite cime ....rientriamo per lo stesso percorso . Mandi
  • 19/07/2015 Percorso il 18/07/15. Nulla da aggiungere rispetto alla relazione presente su SN. Percorso quasi totalmente esposto al sole. Stupenda la vista dalla cima grazie alla bella giornata. Visti ben 3 raponzoli di roccia (artiglio del diavolo). Mandi
  • 07/07/2014 Dopo un paio di settimane di attesa finalmente rifatta domenica, giornata dal meteo perfetto per questa salita, un po’ di sole, brezzolina di forcella, qualche nuvola in salita lungo la traccia, cielo coperto sulla piccola cima e poi in discesa nuovamente sole. La situazione attuale del percorso è stata già perfettamente descritta nel commento precedente, i nevai si fanno attraversare senza oppor resistenza, anzi, in discesa con il calore, si ammorbidiscono quel tantinello da permettere al tallone di far scalino. Anche noi abbiamo dapprima pensato di risalire l’ultimo tratto traversando per ghiaie, ma dopo qualche litigio e inutile fatica, abbiamo capito che molto meglio era camminare sulla neve. Rientrati passando dal rifugio Giaf per un saluto, ci era anche balenata l’idea di risalire al passo Lavinal, raccordarci con il sentiero che sale a forcella Urtisiel seguendo un tratto del Truoi dai sclops, ma …chissà…ancora dislivello….Alla fine stessa via di salita fino al bivio per il Giaf e su ancora, gradevolissimo concerto jazz, birra e torta e rientro lungo il sentiero 346.
  • 03/07/2014 Escursione effettuata oggi secondo il percorso descritto in SN F18 che si conferma, come sempre, ineccepibile. Il tragitto non presenta difficoltà particolari salvo quel paio di punti in cui la franosità del terreno richiede un po' di maggior attenzione. A questo si aggiunga che in tre tratti sopra i 1600mt resiste ancora qualche lingua di neve che non comporta però problemi di percorribilità essendo solo superficialmente un po' cedevole e quindi consente di procedere facilmente senza ausili oltre ai soliti bastoncini. Al Passo del Lavinâl gran bella vista sulle cime circostanti, sulle innumerevoli frastagliature sovrapposte dei Monfalconi, etc. Scendendo lungo la traccia per poi risalire il canalino della Cimacuta, il catino sottostante si presenta ancora discretamente innevato per cui ho tagliato in quota ma, considerati i numerosi attraversamenti in contropendenza di diversi ghiaioni più o meno ampi, credo che sarebbe stato preferibile scendere sulla facile neve fino a veder sbucare e imboccare la traccia che porta in vetta. Il canalino si presenta libero. In cima il panorama è veramente bello e vasto. La giornata serena, con una gradevole brezzolina, ha reso il tutto ancora più godibile: in sintesi, si andava dalle Giulie ad est fino alle Tre Cime di Lavaredo a NW e chi più ne ha più ne metta. Anche l'aspetto botanico alquanto interessante con moltissime specie tra cui alcune che considero di eccezionale bellezza. In definitiva una giornata e un percorso assolutamente appagante al prezzo di un po' di fatica in particolare nel canalino terminale verso la "Somaguda", come la chiamano nel fornese. Buone camminate.
  • 07/06/2013 Salito oggi;parte bassa sentiero 367 rovinato a tratti dall'acqua, poi ancora un po' di neve poco prima da dove si stacca il sentiero piu' diretto per la cima. Da li' in su' senza problemi fino in cima. Scendendo poi al passo Lavinal ancora molta neve (comunque portante); noi abbiamo proseguito in direzione casera Valmenon abbassandoci fino circa quota 1800 e da li' preso il sentiero 361 "Troi dai sclops" molto panoramico per che porta a forcella Urtisiel (1990mt). Poco prima della forcella preso una traccia sulla destra( bolli rossi) e salito anche cima Urtisiel est (2119mt)molto panoramica. Una volta ridiscesi alla forcella, giu' a Giaf ed infine alla macchina.Anello consigliato a buoni camminatori che ripaga ampiamente la fatica con panorami stupendi e continui cambi di vedute, in quanto la semplice salita e discesa dal Cimacuta non rende bene l'idea della bellezza della zona. Mandi e buone camminate.
  • 12/07/2012 Fatto il 9 luglio 2012. Poco da aggiungere a quello scritto sulla descrizione di Ivo. Solamente mi chiedo se non sia meglio salire per la "diretta" in cima e quindi traversare lungo il ghiaione verso il passo del Lavinal, quindi dal passo scendere verso casera Valmenon e per forcella Urtisiel scendere poi al rifugio Giaf. Sarebbe così possibile compiere un bel giro ad anello che completerebbe la già bella salita alla cima. Avevamo una mezza idea di fare così ma evitando la diretta pensando che la traccia dal passo fosse più semplice. Intendiamoci non c'è niente di difficile ma il ghiaione da attraversare e il centinaio di metri che si perdono per traversarlo ci ha, al ritorno dalla cima, sconsigliato di continuare nel nostro progetto iniziale anche perchè il tempo non era granchè.Segnalo la presenza di un certo numero di raponzoli di roccia sulle rocce a circa 1400-1500 metri di quota. Comunque un bel itinerario che permette di raggiungere una delle poche cime accessibili a dei "semplici" camminatori del gruppo dei Monfalconi.
  • 29/06/2011 Aggiungo al commento precedente che la cima, a giudicare dal libro di vetta) è discretamente frequentata.Loredana
  • 29/06/2011 Inserisco il primo commento relativo a qs. escursione odierna. La descrizione del sito è perfetta, compreso il numero infinito di gradini; il sentiero 367 è per quanto riguarda la parte fuori dal bosco, in gran parte rovinato e di faticosa percorrenza ma il contesto in cui si svolge è impagabile, selvaggio, solo lo scroscio di qualche cascatella e del rio Lavinal; dal passo del Lavinal (grande croce in legno) si gode di un bel panorama e del profumo intenso del cneoro e dei garofanini. La salita alla Cimacuta sembra più difficile di quel che in realtà non sia, sempre presenti i bolli rossi e qualche freccia, ghiaione solo a tratti instabile, terreno un po' franato vesro la cima ma il panorama che si gode ripaga ampiamente di ogni fatica. Attenzione alla discesa, segnalata anche la direttissima. Nota importante: da quota 1500-1660 si trovano numerose pianelle della Madonna, e fra i mughi e il ghiaione alla base della Cimacuta parecchie primule tirolesi. Bel giro, merita di essere fatto. Loredana
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