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    El Hierro-Camino de Jinama
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lunedì 25 gennaio 2016
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Camino de Jinama dal mirador de la Peña a Frontera

Il percorso odierno promette grandi panorami poiché si svolge inizialmente sul bordo della cresta affacciata a picco sulle coste settentrionali. Una immane frana avvenuta in tempi remoti ha dato origine a questa altissima scarpata che ora domina la valle del Golfo. Approfittiamo del servizio taxi facendoci accompagnare dalla chiesa di Nuestra Señora de de Candelaria a Frontera fino al Mirador de la Peña (740 m). L'edificio del Mirador, opera dell'architetto Cesar Manrique, è una costruzione ben inserita nel paesaggio vulcanico e dispone di un piccolo giardino botanico con annesso ristorante affacciato sulle strapiombanti pareti.
01-Vista dal Mirador de la Peña 01-Vista dal Mirador de la Peña
02-Le Roques de Salmor02-Le Roques de Salmor
Dopo una doverosa occhiata al panorama, si riprende la strada asfaltata che si lascia dopo poco per imboccare la pista che conduce a destra alla Ermita de la Peña, piccola cappelletta intonacata di bianco: ecco chiarita quella inspiegabile macchia di neve (?) che vedevo a distanza dal Mirador. Con qualche svolta recuperiamo la strada sterrata e la seguiamo fin oltre una curva presso il ciglio. Attenzione ora (vedi tracciato) a imboccare il largo sentiero che si stacca a destra e che in breve ci riporta sull'orlo del crestone. La bassa vegetazione che ci accompagna è formata da eriche e altri arbusti che lasciano spaziare la vista, ma che talora intralciano il cammino. Oggi soffia un discreto vento e bisogna fare attenzione al dirupo che corre a poca distanza: in ogni caso ci troviamo accanto al muretto di sassi che protegge il bestiame dal precipizio e qualora ci sentissimo troppo vicini al bordo sarà sufficiente scavalcare e proseguire all'interno.
03-Fioriture di cardi sulla dorsale03-Fioriture di cardi sulla dorsale
04-Giochi di nuvole sopra le recinzioni della cresta04-Giochi di nuvole sopra le recinzioni della cresta
La veduta sul Golfo è sempre straordinaria, ma sono interessanti anche le morbide ondulazioni erbose di colore verde brillante che riportano alla mente i paesaggi irlandesi. Più avanti dove l'esposizione aumenta, ci trasferiamo definitivamente nella parte interna del muretto, dove si cammina comodamente sul prato punteggiato di cardi e asfodeli. Ogni tanto si rende necessario scavalcare le recinzioni ma si procede spediti tra fioriture di aglio bianco. In uno dei tanti recinti, presso una vasca in pietra per la raccolta dell’acqua, incrociamo una coppia che percorre al contrario il nostro itinerario. Laddove i muretti da scavalcare si diradano, anche la pendenza si attenua ed è possibile divagare liberamente in cerca di qualche inquadratura interessante.
05-Lungo il crinale, a picco sul Golfo05-Lungo il crinale, a picco sul Golfo
06-I prati sulla larga dorsale06-I prati sulla larga dorsale
Siamo ormai in vista del filare di alberi che si trova presso il Mirador de Jinama: ancora un'ultima deviazione a sinistra sul punto più elevato dell'altopiano e poi non rimane che imboccare la pista che porta al belvedere e alla Ermita Virgen de la Caridad. Da qui inizia la seconda parte dell'escursione che prevede la discesa a Frontera attraverso il Camino de Jinama, un ardito sentiero che sfrutta le pieghe della parete per scendere nella valle del Golfo.
07-I primi metri del Camino de Jinama07-I primi metri del Camino de Jinama
08-L'ambiente lungo la discesa verso Nuestra Señora de Candelaria08-L'ambiente lungo la discesa verso Nuestra Señora de Candelaria
Il sentiero lastricato cala subito nel versante settentrionale dove il vento cessa immediatamente. Dopo pochi metri si incrocia una sottile lama rocciosa verticale che incombe sul sentiero, qui protetto da passamani. Alternando traversi a strette svolte, si perde velocemente quota nel fresco bosco di laurisilva. Molto più in basso si intravede la chiesa di Nuestra Señora de Candelaria, nostra meta finale. Tra tarassachi giganti ed eriche ricoperte di liceni ci si accosta ad un ampio anfiteatro racchiuso da alte pareti rocciose completamente ricoperte de vegetazione. Dopo la diagonale il sentiero riprende a scendere in maniera decisa incontrando anche alcune panoramiche schiarite.
09-Tratti boscati lungo il Camino de Jinama09-Tratti boscati lungo il Camino de Jinama
10-Radure nel bosco10-Radure nel bosco
A poca distanza uno dall’altro, a sorvegliare il sentiero, incontriamo due grandi alberi. Il secondo, in particolare, (Mocan de los Cochinos) è una pianta gigantesca con un altrettanto enorme ammasso di radici semi-affioranti. Vista la disposizione del sentiero rispetto al sole, ad ogni costa la vegetazione cambia. Un'ansa interseca il barranco de las Esquinas dove la luce quasi si spegne a causa della fittissima copertura arborea. Siamo ormai in vista delle prime case ed il sentiero si snoda ora tra i coltivi: viti soprattutto, che nell'isola vengono coltivate senza sostegni e quindi appaiono prostrate sul terreno. Al piccolo bar presso la chiesa di Nuestra Señora de Candelaria ci concediamo caffé e dolce osservando le nuvole che si addensano in alto. La chiesa è posta in una posizione particolare in cima ad una collina rossa ed è una delle cartoline di El Hierro.
11-Nuestra Señora de Candelaria11-Nuestra Señora de Candelaria
Nonostante sia gennaio, le giornate sono molto lunghe e il sole è ancora alto. Decidiamo così di scendere sulla costa a visitare il Charco Azul. Le indicazioni stradali non mancano e in breve siamo al parcheggio dal quale prende avvio il sentiero. La discesa è protetta da balaustre e ci porta in pochi minuti presso il caratteristico arco basaltico, una specie di grotta marina che incornicia l'azzurro dell'oceano. Sul fondo si è creata una piccola piscina naturale dove l'acqua è molto tranquilla. Non così si può dire del vicino tratto costiero dove le onde sono impetuose e diffondono ovunque il loro aerosol.
12-La costa settentrionale di El Hierro12-La costa settentrionale di El Hierro
13-La piscina naturale del Charco Azul13-La piscina naturale del Charco Azul
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