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    Monti della Laga - Macera della Morte
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domenica 22 giugno 2014

Macera della Morte da Spelonga

La Macera della Morte è il rilievo che inizia a nord la lunga dorsale dei Monti della Laga. A dispetto del nome, si tratta di una vetta prativa, raggiungibile con un percorso semplice e prevalentemente orizzontale. Da Amatrice imbocchiamo la via Salaria in direzione di Arquata del Tronto. L’antica via romana serviva da collegamento tra la capitale e l’Adriatico dove veniva prodotto il sale, ma pare venisse utilizzata anche per il trasporto del travertino estratto dalle cave presenti nel territorio.
01-Il monte Vettore01-Il monte Vettore
02-Le balze rocciose del Poggio02-Le balze rocciose del Poggio
03-Prati fioriti sotto il monte Comunitore03-Prati fioriti sotto il monte Comunitore
All’altezza di Trisungo seguiamo a destra le indicazioni per Spelonga risalendo la rotabile che porta al piccolo borgo. Senza necessità di entrarvi, imbocchiamo sulla sinistra la pista per passo Il Chino (vecchio cartello). Si tratta di una sterrata percorribile per diversi chilometri, ma è opportuno avere un veicolo non troppo basso. Il dilavamento ha segnato grossi solchi e così, intorno a quota 1300, decidiamo di fermarci e proseguire a piedi. Altre vetture salgono fino alla sbarra (sollevata) alle pendici del Poggio, mentre per noi ci sono una quarantina di minuti supplementari per arrivare allo stesso punto. Lungo la pista che si alza molto moderatamente, macchie di bosco si alternano ad ampie radure fiorite dalle quali si apre una bella visuale sul vicino Vettore ancora innevato. Oltrepassata la sbarra, si tagliano in quota le pendici rocciose del Poggio per poi alzarsi con un paio di svolte verso il monte Comunitore.
04-All'uscita dal bosco del Cugnolo04-All'uscita dal bosco del Cugnolo
05-I prati fioriti di Costa Piangrano05-I prati fioriti di Costa Piangrano
06-Sulla cresta della Macera della Morte06-Sulla cresta della Macera della Morte
Giunti ad una sorta di belvedere, aperto sopra prati sospesi e ricchi di ginestre e asfodeli, la pista cambia pendenza e con alcune strette svolte scende verso passo Il Chino (m 1581). Oltrepassata la verde insellatura si lascia a sinistra una pista sterrata per tenersi diritti sul tratturo terroso che risale il pendio. Giunti ad grande pascolo, il sentiero piega a destra per entrare nella bella faggeta del Cugnolo che si attraversa interamente con modesti saliscendi. All’uscita dal bosco ci si ritrova definitivamente sui prati che ora vanno rimontati fino a passare nei pressi del rifugio della Pedata (m 1805, cavalli e bovini al pascolo). Guadagnato finalmente il filo del crinale principale, ci si tiene lungo questo o poco sotto portandosi sui prati di Costa Piangrano. Si cammina ora in un autentico giardino tra viole, sambucine, ranuncoli, genziane e narcisi.
07-Panorama dalla Macera della Morte07-Panorama dalla Macera della Morte
08-Sulla cresta della Macera della Morte08-Sulla cresta della Macera della Morte
09-Affioramenti rocciosi sulla Macera della Morte09-Affioramenti rocciosi sulla Macera della Morte
Oltrepassata una zona segnata da grandi solchi terrosi, si può liberamente puntare verso l’antecima di quota 2055. Da questa la visuale si apre verso la vetta principale dalla quale ci separa una crestina erbosa. Il versante alla nostra sinistra si fa ora più scosceso ed è questo forse il motivo del nome inflitto al monte che a noi invece appare così verde e innocuo. In pochi minuti raggiungiamo dunque la vicina cima della Macera della Morte (m 2073) accompagnati ora da un vento più insistente che si placa solo sottocresta.
10-Genziane sulla vetta della Macera della Morte10-Genziane sulla vetta della Macera della Morte
11-Nella faggeta del Cugnolo11-Nella faggeta del Cugnolo
12-Fioriture col Vettore sullo sfondo12-Fioriture col Vettore sullo sfondo
Dalla cima scendiamo a vista lungo i prati verso la visibile insellatura del Termine (m 2022) dove un cippo segna il confine delle tre regioni Marche, Abruzzo e Lazio. Da qui il sentiero prosegue ulteriormente lungo il crinale principale verso il Pizzo di Sevo. Noi invece imbocchiamo la via del ritorno tagliando in quota i prati fino a raccordarsi con il percorso dell’andata. Al ritorno è possibile visitare, con brevissima deviazione, il piccolo borgo di Spelonga. Si dice che un folto gruppo di boscaioli di Spelonga, andati a recapitare alcuni tronchi destinati a diventare alberi maestri, furono arruolati come combattenti prendendo poi parte alla famosa battaglia di Lepanto del 1571. In quella occasione venne strappato ad una nave turca un vessillo con stemmi musulmani che ancora si conserva nella chiesa di Sant’Agata, al centro del paese. L'episodio viene rievocato nell'ambito della Festa Bella, che si tiene ogni tre anni in agosto.
13-I faggi del monte Comunitore13-I faggi del monte Comunitore
14-Ginestre sulla pista del monte Comunitore14-Ginestre sulla pista del monte Comunitore
15-Stazzo in rovina lungo la pista di accesso15-Stazzo in rovina lungo la pista di accesso
Tornati sulla via Salaria è possibile arricchire la giornata salendo anche al borgo di Arquata del Tronto, l’unico comune italiano compreso all’interno di due parchi. Lasciata l’auto si raggiunge in breve il centro storico, abitato ormai da poche persone. Un comodo sentiero porta infine alla Rocca che abbiamo trovato aperta, usufruendo di una interessante visita guidata all'interno. Posta in posizione strategica sulla via Salaria, dispone di due Torri. La Torre femmina più piccola, accessibile dal cortile della Rocca, aveva aperture per eventuali vie di fuga. Al Mastio, alto ben 24 metri, si accede invece tramite una scala ricostruita durante i restauri.
16-Arquata del Tronto16-Arquata del Tronto
17-La rocca di Arquata del Tronto17-La rocca di Arquata del Tronto
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