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lunedì 14 aprile 2014

Monte Zatta dal Passo del Bocco

L'ultimo giorno sull'Appennino ligure inizia con la sosta per l'acquisto della focaccia pranzo. Raggiunto il passo del Bocco (m 956) procediamo verso sud per asfalto e poi su sterrato fino ai cartelli che indicano l'inizio dell'anello del monte Zatta. Oggi purtroppo il tempo a disposizione è poco e decidiamo di compiere la sola salita alla cima ovest.
01-L'interno del primo edificio abbandonato01-L'interno del primo edificio abbandonato
02-La vecchia cucina 02-La vecchia cucina
03-La faggeta presso la pista sterrata03-La faggeta presso la pista sterrata
Lasciata l'auto risaliamo lungo la pista nella faggeta che sta mettendo le prime foglie. Un vecchio edificio abbandonato sulla destra attira la nostra attenzione: pare un ex albergo. Ci avventuriamo al suo interno per visitare la grande cucina, probabilmente per gruppi e comunità, dotata di elettrodomestici arrugginiti. Il salotto ospita un caminetto e divani in similpelle mentre nei dormitori giacciono quaderni per appunti e libri anche universitari, lasciati in giro. Sotto una tettoia si trova un mezzo d'opera arrugginito. La vera sorpresa però appare poco dopo: l'enorme edificio a sei piani della colonia Fondazione Antonio Devoto, abbandonato anch'esso. Colpisce lo stridente contrasto tra questa costruzione e il bosco che lo circonda, se avanza tempo lo visiteremo al ritorno.
04-Il grande edificio della Colonia Fondazione Devoto04-Il grande edificio della Colonia Fondazione Devoto
05-Il faggio 40 disteso al suolo05-Il faggio 40 disteso al suolo
06-I faggi contorti della cima dai rami fiammati06-I faggi contorti della cima dai rami fiammati
Per ora proseguiamo sulla pista che in breve arriva al punto di sosta attrezzato di poggio Buenos Aires (m 1160). Questa località, ideale per un momento di relax, è circondata da maestosi faggi ed è anche il punto dove la pista si interrompe. Il proseguimento del sentiero si trova sulla sinistra, poco prima delle panche, ed è contrassegnato dal simbolo dell'Alta Via dei Monti Liguri e dal segnavia A10. Inizia così la nostra salita alla cima ovest del monte Zatta, inizialmente su una larga mulattiera che procede comoda nella pineta a pino nero. Più in alto, una piccola deviazione a sinistra ci porta a vedere il grande "Faggio 40", anni 200, altezza 20 metri e mezzo, ora schiantato, la cui storia è narrata in un cartello del Parco. Questo albero monumentale pare debba il suo nome al cospicuo numero di contadini a cui offrì riparo durante un temporale estivo; ma esistono anche altre interpretazioni. Tornati sul sentiero si attraversa una zona con una maggior presenza di abete bianco. I numerosi sassi coperti da muschio rivelano la grande umidità di questo ambiente così ombreggiato. Nel frattempo, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo sulla vetta del monte Zatta di Ponente (m 1355), contrassegnata da una piccola croce con ancona. La lunga dorsale che si protende verso il monte Zatta di Levante, presenta sul versante meridionale balze ripidissime e completamente libere da vegetazione. Nuovole basse impediscono ogni vista verso il mare ma non la straordinaria suggestione dei faggi, contorti come non mai e avvolti da una nebbia veloce che sale dal fondovalle.
07-Nebbia in cima al monte Zatta di Ponente07-Nebbia in cima al monte Zatta di Ponente
08-In vetta al monte Zatta di Ponente08-In vetta al monte Zatta di Ponente
La tentazione di proseguire lungo la cresta è forte, ma dobbiamo rientrare e riprendiamo così la via del ritorno sullo stesso sentiero. Arrivati però all'edificio Devoto, non resistiamo alla curiosità ed entriamo da una delle finestre del piano terra per visitarlo all'interno. Antonio Devoto fu un benefattore del luogo, emigrato in Argentina dove fece fortuna. Ora si giustifica anche il nome di Buenos Aires dato alla località qui appresso. Fece costruire qui un edificio per ospitare bambini bisognosi che restò in funzione fino agli anni 70. Le finestre con vetri rotti danno l'idea dell'abbandono della colonia che però all'interno non è diventata la casa di uccelli né di altri animali. I diversi piani hanno la stessa planimetria: una grande sala, i dormitori, i bagni comuni, le cucine. Materassi e reti per letti a misura di bambino sono ancora accatastati, così come vecchi indumenti e stipetti di ferro smaltato tutti uguali (probabilmente i comodini). Per fare atmosfera da Shining mancherebbe solo un tavolino con macchina da scrivere dalla quale emerge un foglio con le stesse parole ripetute all'infinito. Non avremmo mai immaginato che un'escursione così breve potesse sorprenderci con così tante attrattive naturalistiche e di archeologia alberghiera...
09-L'interno della Colonia Devoto09-L'interno della Colonia Devoto
10-Stipetti e accessori all'interno della colonia Devoto10-Stipetti e accessori all'interno della colonia Devoto
11-Le imposte fatiscenti della Colonia Devoto11-Le imposte fatiscenti della Colonia Devoto
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