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martedì 1 settembre 2009
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Traversata del Latemar dal Passo Feudo al Passo di Costalunga

Per la giornata di oggi abbiamo progettato una traversata. Siamo in val di Fassa con una coppia di amici e disponiamo della comodità di due auto. Si parte. Un'auto viene collocata al passo di Costalunga, la ritroveremo al pomeriggio. Con l'altra, da Moena scendiamo verso sud, in direzione Predazzo. Prima del paese, sulla sinistra, utilizziamo gli impianti di risalita Latemar 2000 che in due tratte ci depositano sopra il passo Feudo a circa 2200 m.
01-Sulle praterie alpine di Valbona01-Sulle praterie alpine di Valbona
02-Il classico profilo del Latemar dal rifugio Torre di Pisa02-Il classico profilo del Latemar dal rifugio Torre di Pisa
03-Paesaggio dolomitico con la Torre di Pisa03-Paesaggio dolomitico con la Torre di Pisa
Nonostante la giornata bella, lo sbalzo repentino di quota (il fondovalle è a circa 1050 m) ci fa rabbrividire allo sbarco. Risaliamo su ottimo sentiero la cresta sud su un largo pendio verde. Il rifugio Torre di Pisa è lassù, lo si intravede in alto, sembra appoggiato sulle rocce. In effetti una volta arrivati constatiamo che sorge su una piccola piattaforma rocciosa a 2671 m. A pochi metri è stata ricavata anche una piazzola per l'atterraggio dell'elicottero. Poco dopo aver superato il rifugio si passa presso la piccola porta del Latemar. Lì accanto sorge il pinnacolo roccioso che prende il nome, meritato, di Torre di Pisa. Impossibile non distinguerlo.
04-Verso forcella dei Campanili04-Verso forcella dei Campanili
05-Il traverso sotto i campanili del Latemar05-Il traverso sotto i campanili del Latemar
06-Fioriture tardive di sassifraga gialla06-Fioriture tardive di sassifraga gialla
Da qui inizia a mio avviso la parte più bella dell'itinerario. Si comincia la traversata, quasi in quota, dell'interno del grande anfiteatro, se così possiamo chiamarlo, formato dal Latemar. Si cammina alla base del crinale che lo racchiude a ovest. Luogo amplissimo, che dona sensazioni forti. Tanto detrito su cui corre un sentiero ben marcato, dovunque rocce fessurate su cui crescono fiori a cuscinetti. Da un intaglio sulla cresta, la forcella dei Camosci, è possibile scendere a Obereggen; parecchi escursionisti ci si avviano.
07-Verso forcella Grande07-Verso forcella Grande
08-Filone lavico08-Filone lavico
09-La forcella Grande e il bivacco Rigatti09-La forcella Grande e il bivacco Rigatti
Continuamo a camminare fino sotto i Campanili del Latemar. Una via attrezzata ne percorre la cresta poco sopra di noi, sentiamo distintamente alcune voci. Nella "conca" sotto di noi invece si trova il bivacco Latemar. Il nostro itinerario traversa ora l'inclinato pendio che scende dai Campanili, solcato più volte da caratteristici filoni lavici di colore scuro. La successiva meta è data dal bivacco Rigatti posto presso l'intaglio di forcella Grande, vertiginosamente affacciata sui dirupi settentrionali.
10-La vetta allungata del Cornon10-La vetta allungata del Cornon
11-La croce di vetta del Cornon11-La croce di vetta del Cornon
12-Tappeti di Cerastio presso la vetta del Cornon12-Tappeti di Cerastio presso la vetta del Cornon
Con un tratto un po' più impegnativo, su detriti e roccette, ci alziamo alla cima del Cornon che si protrae, piatta e allungata, fin verso la sommità. La croce a m. 2757 è posta su un precipizio senza fine dal quale è bene tenersi discosti. Molto più sotto si vede distintamente la grande frana del Latemar percorsa dal Labirinto.
13-I Campanili del Latemar dalla vetta del  Cornon13-I Campanili del Latemar dalla vetta del Cornon
14-In discesa dal Cornon14-In discesa dal Cornon
15-Il traverso sotto le Gole Negre15-Il traverso sotto le Gole Negre
Ci stiamo rendendo conto che il tempo passa e non ci fermiamo più di quanto basta per rifiatare. Ci aspetta la discesa fino al passo di Costalunga, e non sarà brevissima. Dopo il facile pendio del Cornon il sentiero affronta la parte più impegnativa. Si tratta di un traverso alla base del Col Cornon, dove piccoli gradini rocciosi si alternano a rientranze e canalini, rallentando il ritmo del cammino. Le tante ore già alle spalle ci consigliano prudenza anche perché non vi sono attrezzature e qualche passaggio risulta discretamente esposto.
16-Luci pomeridiane a forcella Piccola16-Luci pomeridiane a forcella Piccola
17-La Roda di Vael nella luce pomeridiana17-La Roda di Vael nella luce pomeridiana
Giunti a forcella Piccola le difficoltà sono terminate e la discesa alla base della cima delle Pope verso malga Vallace è abbastanza veloce. Dalla malga per verdi e macchie di bosco, nella splendida luce che settembre regala al tardo pomeriggio, si chiude la traversata al passo di Costalunga.
Commenti
  • 06/08/2013 Per il terzo giorno vacanziero ci siamo preparati per le forcelle del Latemar, ma disponendo di un unico automezzo programmiamo (sopravvalutandoci) la partenza e l’arrivo a Forno, lungo anello con dislivello di ca. 1600m di cui i primi 1200 non danno un attimo di tregua fino al bivacco Latemar e circa 17 km. Per i primi chilometri nel bosco si cammina sul vecchio canalino sassoso lungo il quale i boscaioli, fino agli anni 80, facevano scendere a valle i tronchi. Si raggiunge poi uno stretto intaglio con immediato cambio di terreno, rocce giallo, ocra, brillanti al sole, un breve tratto attrezzato con cavo e pioli permette di risalire un ripido tratto esposto, ancora fatica su verdi prima di avvistare il bivacco Latemar, meno male che ad un centinaio di metri c’è acqua, rifornimento e mega bevuta; breve sosta ma vediamo subito che siamo in ritardo sulla tabella di marcia, proseguiamo decidendo di valutare/modificare il percorso strada facendo. Non ci facciamo mancare la forcella dei Campanili, un mondo di spuntoni, sembrano le guglie che facevamo al mare con la sabbia bagnata; un’occhiata all’attacco della ferrata e ridiscendiamo al bivio sottostante prendendo il sentiero basso che mantenendosi in quota conduce all’arancione bivacco Rigatti. Lungo il cammino incrociamo solo escursionisti che procedono in senso contrario al nostro (di rientro?), poi due bellissimi sorridenti occhi azzurri ci chiedono quale sia la nostra meta, sicuri? In giornata? Mancano almeno 5 ore su sentiero per niente agevole ci dice quell’angelo custode con gli occhi cerulei; breve consultazione e il cda decide di continuare ancora brevemente fin sotto la forcella Grande. Questa variazione mi rende nervosetta, rallento su qualche passaggio che nulla ha di difficile, presso un colatoio lavico da cui scende neve liquida mi fermo a bere, un sogno fra quelle pietre bollenti…poi di nuovo bivacco Latemar e a ritroso stesso percorso dell’andata, discesa tutt’altro che veloce su quei ripidi ora ghiaiosi ora verdi.
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