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    Monti Sibillini - Priora
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giovedì 21 giugno 2012

Pizzo Tre Vescovi, Pizzo Berro e cresta della Priora

Da Ussita si risale, dapprima per asfalto poi per una lunga sterrata, fino alla forcella del Fargno (m 1811), il cui nome deriva dalla farnia, una specie di quercia.
Si parcheggia l’auto presso il rifugio del Fargno poi, calzati gli scarponi, si oltrepassa il rifugio che sembra più un bunker della guerra fredda. Sulla costruzione di cemento, chiusa e dalle imposte in metallo, una targa dice che è sede dell’osservatorio geofisico per osservazioni sismiche.
01-Profondi solchi sulle pendici della Priora01-Profondi solchi sulle pendici della Priora
02-Sulle pendici del Pizzo Tre Vescovi02-Sulle pendici del Pizzo Tre Vescovi
03-Il vento del Pizzo Tre Vescovi03-Il vento del Pizzo Tre Vescovi
Si imbocca il sentiero che con una lunga diagonale taglia verso sinistra le pendici del Pizzo Tre Vescovi, dapprima su terreno più sgretolato e roccioso, poi per prati, fino a raggiungere una piccola insellatura. Da qui si inverte la direzione e si arriva in vista della croce di vetta, posta poco sopra di noi. Per evitare di salire direttamente alla croce, si può seguire il segnavia CAI guadagnando la vetta per cresta. Siamo sul Pizzo Tre Vescovi a 2092 metri, la prima delle tre cime che toccheremo oggi.
Anticamente questa cima è stata il punto di confine delle diocesi di Camerino, Norcia e Fermo: ecco il perchè di questo nome.
04-Il crinale che sale al Pizzo Berro04-Il crinale che sale al Pizzo Berro
Rpreso il segnavia CAI, si scende sul filo del crinale in un ambiente molto fiorito dove i frequenti affioramenti rocciosi formano nicchie adatte per la flora di alta quota. Il primo tratto di discesa è uniforme, la seconda parte invece è più articolata e attraversa corridoi rocciosi alternati a vallette fiorite, dove abbondano potentilla, lino e trifoglio rosso.
05-Nell'insellatura tra Pizzo Berro e Pizzo Tre Vescovi05-Nell'insellatura tra Pizzo Berro e Pizzo Tre Vescovi
In breve si scende alla larghissima insellatura di Angagnola che separa il Pizzo Tre Vescovi dal Pizzo Berro. Qui arriva anche il segnavia CAI che sale direttamente dal rifugio del Fargno. Può essere utilizzato per evitare questa cima: noi lo percorreremo al rientro.
Dopo aver percorso il filo di questa insellatura, ha inizio la risalita del costone del Pizzo Berro. Ben presto la cresta si fa impegnativa costringendo il sentiero a spostarsi sulla destra. Si taglia un ripido versante erboso che scende verso la val di Panico. Si continua così per un buon tratto con pendenza marcata finchè il sentiero compie un’ansa e riguadagna il filo del crinale. Da qui in poi si procede sul filo di cresta o poco a sinistra in ambiente più marcatamente alpestre, con affioramenti rocciosi sempre più consistenti sui quali fioriscono genziane, i cuscinetti di silene acaule, la globularia e il lino. Ben presto si arriva al punto dove il sentiero si biforca: a sinistra un traverso consente di evitare la vetta. Noi invece proseguiamo diritti raggiungendo una zona rocciosa ed infine il cupolotto sommitale del Pizzo Berro (m 2259), erboso e contrassegnato da un ometto.
06-Affioramenti rosati sulla cresta della Priora06-Affioramenti rosati sulla cresta della Priora
07-Tappeti di silene acaule sulla vetta alla Priora07-Tappeti di silene acaule sulla vetta alla Priora
08-Sull'ampia forcella tra Priora e Pizzo berro08-Sull'ampia forcella tra Priora e Pizzo berro
Dalla piccola vetta ci si affaccia ora sul crinale che unisce il pizzo Berro alla Priora: è su questo che dovremo scendere per raggiungere l'insellatura che separa le due cime. Il crinale inizialmente è piuttosto ripido ed esposto soprattutto sul versante di destra e bisogna fare attenzione ai primi risalti. Man mano che si perde quota la pendenza diminuisce e il percorso si fa più semplice. Infine dopo essersi ricongiunti col sentiero che taglia in quota, si scende ancora lungo la cresta ora quasi in falsopiano fino a toccarne il punto più basso in corrispondenza di affioramenti rosati.
09-Colate ghiaiose in alta val di Panico09-Colate ghiaiose in alta val di Panico
Ci attende ora la risalita finale lungo l'evidente crinale ovest della Priora. Un piccolo assaggio del forte vento dei Sibillini ci accoglie poco dopo la sella, ma per fortuna le raffiche durano poco. Il tratto iniziale della cresta è quello più acclive: si tratta infatti di oltrepassare i primi dossi che sono i più inclinati. Si prosegue su sfasciumi alternati a roccette lungo una traccia che segue il filo, poi la pendenza diminuisce ed il sentiero evita alcuni cimotti traversando sulla sinistra.
Con pendenza costante e moderata si raggiunge così la sommità della Priora (m 2332, croce di vetta e libro firma). La Priora si chiama così in quanto in passato i suoi pascoli facevano parte della proprietà di un eremo retto da un Priore. E’ una grande cima a forma di piramide triangolare. Dalla sua vetta si staccano altri due crinali percorsi da altrettanti sentieri che costituiscono ulteriori vie d’accesso. Una quantità mai vista di coccinelle ronzano, svolazzano e sbattono contro i miei occhiali da sole e gli abiti, atterrando per poi camminare sul suolo.
10-Licheni colorati sulla cresta del Pizzo Berro10-Licheni colorati sulla cresta del Pizzo Berro
Per il ritorno, come si può vedere dal tracciato, abbreviamo un po' il percorso evitando le cime del Berro, sulla destra, e del Pizzo Tre Vescovi, sulla sinistra.
11-In discesa dal Pizzo Berro11-In discesa dal Pizzo Berro
Risaliti in auto, un sinistro odore di gomma bruciata ci fa fermare dopo poco, ma è ormai troppo tardi. La sterrata ha i sassi che non perdonano. Un pneumatico è ormai macinato, i sobbalzi della discesa non ci hanno permesso di accorgerci in tempo della foratura. Per fortuna (si fa per dire...) è giorno feriale e siamo ancora in orario di lavoro, il telefonino in quel tratto di strada stranamente ha campo. Il meccanico chiamato arriva in soccorso e risolve il problema (e ringrazia la casa che produce le auto col kit autogonfiante che sostituisce la cara vecchia gomma di scorta).
12-Architettura di montagna: il rifugio del Fargno12-Architettura di montagna: il rifugio del Fargno


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