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    Monte Cimone dai piani del Montasio
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I percorsi di SentieriNaturaR26

Monte Cimone dai piani del Montasio

Avvicinamento

Dal polo turistico di Sella Nevea, raggiungibile da Chiusaforte attraverso la Val Raccolana oppure da Tarvisio attraverso la Val Rio del Lago, risalire la stretta e ripida strada asfaltata che porta agli alpeggi del Montasio proseguendo fino al divieto di transito (m 1502, ampio parcheggio).

Descrizione

L’escursione ha inizio lungo la strada asfaltata che conduce alle casere Pecol, situate al margine occidentale del grande altopiano. Oltrepassata la stalla, poco prima di raggiungere l’edificio principale, si segue la pista che si abbassa a sinistra nel bosco di abeti fino alla curva presso il greto del rio Montasio (segnavia CAI n.621, Via Alta). Questa mulattiera, risalente alla prima guerra mondiale, percorre tutta la destra orografica della Val Raccolana offrendo visioni di grande suggestione sul fondovalle. Dapprima in un bosco a prevalenza di abete rosso, sorbo degli uccellatori e larice poi su terreno più aperto, la Via Alta traversa in falsopiano le pendici meridionali del monte Zabus. In leggera salita la mulattiera, ormai ridotta a sentiero, asseconda alcune rientranze che hanno reso necessarie piccole opere di rinforzo e quindi raggiunge l'ampio vallone che scende dalla forca di Vandul (m 1570, bivio segnalato su un sasso). Prendere ora a destra il segnavia CAI n.640 che risale a tornanti il pendio soprastante. La ricchissima fioritura di giugno comprende qui ginestra stellata, talittro a foglie di aquilegia, botton d'oro, giglio martagone, vulneraria e veratro. Arrivati alla base di un caratteristico sperone roccioso che limita una specie di antro lo si aggira sulla sinistra proseguendo poi nuovamente su terreno erboso, ravvivato ora dalle vistose fioriture gialle della genziana maggiore. Ancora in salita per una serie di piccole svolte e si raggiunge la forca di Vandul (m 1986). E’ questa una delle più spettacolari forcelle delle Alpi Giulie in quanto incastonata tra due alte quinte rocciose ed affacciata a nord su un profondo precipizio. Dalla forcella ci si porta ai piedi della parete di sinistra, alta circa 80 metri, che occorre superare per raggiungere la dorsale soprastante. Il passaggio, pur essendo abbondantemente appigliato e fornito di ottime attrezzature fisse (cavo continuo, gradini e pioli), richiede attenzione per la sua verticalità e rende consigliabile l'uso del set di autoassicurazione. Esaurita la paretina si ritrova il sentiero che, per zolle erbose miste a roccette, guadagna la cresta della Viene, ornata da tappetini di silene acaule e camedrio alpino frammisti a genziana di Clusius, dafne striata e globularia piccola. Si segue il crinale con con percorso altamente spettacolare poi, con una modesta perdita di quota, si raggiunge la panoramica verde forca de la Viene (m 2121), affacciata sui dirupi settentrionali. A poca distanza dalla sella è stato ricollocato il bivacco Del Torso, una costruzione in legno con sei posti letto che originariamente si trovava sulla vetta del monte Cimone. Il piccolo ricovero costituisce un importante punto di appoggio per coloro che salgono dalla val Dogna attraverso la impegnativa ferrata Norina la cui uscita si trova a poca distanza (cartello). Seguendo le segnalazioni si sale ora ripidamente dapprima sul filo della cresta e poi affrontando quella caratteristica fascia di gradoni erbosi alternati a rocce bianche. La salita non è difficile in quanto la traccia sfrutta abilmente i passaggi migliori ma è necessario affrontare alcuni brevi salti resi scivolosi dal terriccio (attenzione alle vipere). Più in alto, sul pendio terminale, la pendenza si fa meno marcata ed il sentiero prosegue a salire sul ciglio della cresta raggiungendo in breve la vetta del monte Cimone (m 2379, panorama esteso). Nel mese di giugno la cima è un autentico giardino roccioso potendo vantare la fioritura di numerose specie legate alle rupi calcaree quali silene acaule, camedrio alpino, linaiola alpina e grazia delle rupi. Le pendici del monte Cimone, inoltre, sono abitate da una numerosa colonia di qualche stambecchi che passeggiano tranquillamente sui precipizi settentrionali. Ridiscesi alla forca de la Viene è possibile variare il percorso di rientro scendendo nella conca sottostante per poi riguadagnare la Via Alta. In tal caso ci si abbassa lungo il segnavia CAI n.641 (bolli sbiaditi) tra pascoli e roccette affioranti, tenendosi sulla destra per evitare le banconate calcaree che si trovano al centro. Diverse specie di farfalle frequentano questi ambienti all'inzio dell'estate: tra queste la aurinia, la pieride del navone, la petropolitana e numerose vanesse. Se le condizioni atmosferiche sono buone, è possibile anche l'incontro con il marasso. Si giunge così sul bordo inferiore della conca sospesa de la Viene dove ha inizio la parte più impegnativa della discesa. Il terreno, infatti, si fa decisamente più ripido ed anche il tracciato del sentiero risulta rovinato in alcuni punti. Si perde velocemente quota mirando al punto dove il vallone si restringe sensibilmente: qui dobbiamo aggirare un masso con un passaggio un poco esposto che rappresenta l’ultima difficoltà. Ancora su terreno ripidissimo, tra le fioriture delle ginestre, si cala infine sul più comodo tracciato della Via Alta. Non resta ora che traversare a sinistra (est) aggirando il Pizzo Viene tra radi larici e panoramiche schiarite punteggiate dal giglio martagone e dal giglio carniolico. Si raggiunge così il bivio utilizzato in precedenza dal quale si utilizzerà poi il medesimo itinerario dell’andata.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
AA - Percorso attrezzato
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
027
Dislivello
1000
Lunghezza Km
14,1
Altitudine min
1480
Altitudine max
2379
Tempi
Dati aggiornati al
2009
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  • 09/08/2016 Il tentativo di raggiungere la vetta del Cimone dai Piani del Montasio il 7/8 è miseramente fallito per me, dato che, interpretando per eccesso i miglioramenti ottenuti al ginocchio infortunato, ho voluto provare a cimentarmi con la breve ferrata sopra la Forca di Vandul. In uscita sulla cresta Viene, l'articolazione è bella che andata, perchè ho sforzato, nonostante mi sia aiutata con il cavo, cosa che solitamente evito di fare. Da qui la rinuncia a raggiungere la vetta del Cimone, mentre decidiamo di percorrere almeno l'aerea ed erbosa cresta del Pizzo Viene fino alla sua propaggine meridionale, mt. 2037, che si rivela un insolito punto panoramico su dettagli della Val Raccolana con la devastazione dell'incendio del 2013. Mentre rimurgino, frustrata, sui miei malanni, presso il piccolo ma accogliente Bivacco del Torso, giovani stambecchi si avvicinavano incuriositi dalla mia silenziosa presenza... la delusione è enorme, proprio ora che la stagione invita alle grandi vette, proprio ora che leggendo nel sito di grandi conquiste mi viene una voglia matta. Vado incontro a Claudio mentre scende felice dalla vetta del Cimone e rientriamo insieme per il malagevole sentiero del versante ovest, del quale, appena sotto la conca de La Viene, si rischia di perdere la traccia per l'inerbimento e gli sbiaditi segnavia. Secondo me ci starebbe bene un paletto indicativo, visto che parliamo di via normale, ho visto diversi escursionisti utilizzare la ferrata anche per la discesa.
  • 21/06/2016 Tornato oggi sul Cimone del Montasio con salita per la forca di Vandul e discesa lungo la conca della Viene. Ferratina in ottime condizioni (non ho usato assicurazione). Unica traccia di neve proprio sotto la cima. Visti una quarantina di stambecchi, distribuiti lungo il percorso, fra cui anche una carcassa (vedi foto) nel tratto fra il bivio del 621 con il 641 e del 621 con il 640. Per tutta la salita avevo notato dei grifoni che volteggiavano nel cielo, al ritorno ho capito perché ... proprio sotto il bivio del 641 con il 640 (la deviazione per la forca di Vandul) una quindicina di grifoni hanno spiccato il volo, probabilmente disturbati dalla mia presenza. Purtroppo non sono riuscito a prendere una foto decente ma è probabile che ci sia un'altra carcassa anche il quel punto. Durante tutta l'escursione non ho incontrato umani, solo animali selvatici. Panorama dalla cima solo a tratti ma escursione comunque sempre appagante. Mauro.
  • 13/09/2015 Percorso sabato 12 settembre 2015, in una giornata splendida al mattino (anche se con un po’ di foschia), ma che si è andata coprendo dopo mezzogiorno, impedendoci di godere pienamente il panorama dalla cima. Lunga marcia di avvicinamento in piano prima di iniziare la risalita del Livinal di Vandûl, ripida ma non troppo faticosa grazie al sentiero a tornanti. Alla forca (intaglio netto nella cresta, molto suggestiva!) si indossano imbrago e caschetto e si attacca la ferratina, abbastanza verticale, ma ricca di appigli (sia naturali che artificiali) e comunque molto breve e con attrezzature in ordine. Spettacolare l’uscita sul panoramico Pizzo Viene e sulla successiva Forca, nei pressi della quale sono situati il bivacco e l’uscita della Via Norina. La successiva risalita del cupolone sommitale, specialmente il primo pezzo dopo la Forca della Viene, è – a mio avviso – il tratto più faticoso del percorso, sia per la pendenza, sia per la necessità di superare qualche passaggio di 1° grado tra roccia e prati su terreno piuttosto umido (da affrontare con attenzione specialmente in discesa!). Sulla cima troviamo 2 gruppetti di escursionisti, tutti rigorosamente di lingua tedesca, e mamma stambecco con stambecchino che giocano sui precipizi settentrionali. Niente libro di vetta, solo due madonnine, una accanto all’ometto di vetta, in una teca di vetro ormai malandata, e l’altra, di legno, poco più sotto, in una nicchia nella roccia. Affrontiamo la discesa per il canalone della Viene, con il sentiero che, man mano che ci si abbassa di quota, diventa sempre più ripido e franoso e si apre sull’angosciante visione del versante della vallata completamente carbonizzato dall’incendio di due estati fa. Notiamo però con piacere che, tra i tanti scheletri anneriti, spicca qualche raro albero ancora verde, sopravvissuto al disastro. Raggiungiamo finalmente il bivio con l’Alta Via e il percorso si appiana. L’incendio, oltre al bosco, ha rovinato a tratti anche il sentiero, qualche punto è un po’ franato e sconnesso. Dopo una mezz’oretta di marcia raggiungiamo il bivio di Vandûl e da lì ripercorriamo in leggera discesa la strada dell’andata che ci riporta all’Altopiano del Montasio. Giro molto bello, ma che risulta piuttosto lungo ed impegnativo, senz’altro più di quanto esprima il dislivello complessivo (solo 1000 metri), da non sottovalutare.
  • 01/09/2015 Percorso il 29/08, confermo le impressioni di Mauro.Tutta la parte più bassa del percorso è decisamente selvaggia e la tratta forse avrebbe bisogno di una ripulita, così come il sentiero che scende dalla Forca de la Viene fino alla Via Alta.Giornata perfetta, la vista spaziava dal poker d'assi (Civetta, Pelmo, Marmolada, Antelao) a tutte le maggiori vette austriache.La Forca di Vandul è decisamente scenografica e fotogenica, così come la cresta erbosa del Pizzo Viene verso l'omonima forca. Gita consigliabilissima ma più faticosa di quanto non dica il dislivello positivo da percorrere.
  • 13/05/2015 Ritornato oggi sul Monte Cimone. La ferratina sopra la forca di Vandul è in buone condizioni. Panorama dalla cima non eccezionale ma decente. S'incontrano ormai solo pochi piccoli nevai ai margini del sentiero, assolutamente non necessari i ramponi. Stranamente incontrato un solo stambecco solitario. I segni dell'incendio di due anni fa sono purtroppo ancora molto visibili, lungo il sentiero che scende dalla forca della Viene, e sono un pugno al cuore. Mauro.
  • 12/08/2014 Salito 11/08/2014. Andata e ritorno dalla Forca di Vandul, per accelerare i tempi visto il mal tempo in arrivo. Consiglio sicuramente l'utilizzo del set di assicurazione sul tratto attrezzato che sale la parete sopra la forca, specialmente se lo si percorre anche in discesa...e casco in testa, non si sa mai con gli stambecchi che ti guardano dall'alto. Relativamente al tratto finale lungo i gradoni di calcare il sentiero tira su dritto ed in particolare in un punto c'è un passaggio in arrampicata,che in discesa richiede cautela visto il terreno molto scivoloso.
  • 15/09/2013 Monte Cimone un anno dopo. Questa volta sono salito passando per la ferratina (attrezzature in ottime condizioni) della forca di Vandul. Davvero spettacolare la vista sulla "porta dell'inferno"! e poi per la discesa ho seguito la via normale. Dopo circa mezz'ora di cammino lungo il sentiero 621 si vedono i primi segni del terribile incendio di agosto, ma l'immane disastro diventa particolarmente evidente se osservato dal sentiero 641 che scende dalla conca della Viene, ci vorranno anni prima che il bosco si rigeneri ... Purtroppo la giornata oggi non era ideale, una fitta foschia impediva, fin dal mattino, la vista delle cime al di sopra dei 2200 metri, e anche dalla vetta del Cimone oggi zero panorama. Unica consolazione, i numerosi stambecchi, di entrambi i sessi, visti lungo il sentiero 640 che porta alla forca di Vandul. Al bivio fra i sentieri 641 e 620 ho quasi calpestato una vipera, a cui però, come al solito, non sono riuscito a fare una foto decente perché è stata troppo lesta a sparire nell'erba. Mauro.
  • 22/08/2013 Compiuto l'escursione in data 21/8/2013 in piacevole compagnia di un amico. Delicato il passaggio sul tratto verticale dopo la forca di Vandul (attrezzature). La forca La Viene ci si spalanca in faccia lasciandoci allibiti da tanta vastità. Abbiamo camminato insieme alle decine di stambecchi presenti proprio in prossimità del bivacco. Da segnalare il macabro spettacolo lasciato dal vasto incendio da poco domato. Abbiamo visto una decina di camosci che cercavano zone risparmiate dalle fiamme. Ettari di prati alpini e di boschi il cui ripristino durerà decenni. Speriamo che gli animali della zona sopravvivano all'inverno... La Forestale saprà intervenire. Saluti. gigabeltra
  • 16/06/2013 Bellissimo percorso, effettuato in data 16/06/2013. Ancora chiazze di neve in prossimita` della cima, facimlmente aggirabili. Il tratto attrezzato e` in perfette condizioni ma e` stato necessario aggirare un piccolo nevaio residuo. Bella giornata e grande soddisfazione!
  • 16/09/2012 Dopo due salite sulle Carniche oggi sono tornato sulle Giulie e ho scelto come meta il Cimone del Montasio. Memore di un precedente tentativo miseramente fallito, per la mia mancanza di allenamento, di salire per il sentiero 641, stavolta sono stato tentato di salire per la ferratina della Forca di Vandul, ma non avevo con me il kit da ferrata, neanche il casco, e così vi ho rinunciato e ho ritentato la salita per il 641. Me la ricordavo come una salita da "espiazione dei peccati" ma evidentemente un anno in più di allenamento a salire sui monti fa la differenza e stavolta sono salito senza grandi problemi, fermo restando il fatto che la salita è molto ripida e il sentiero in certi punti eroso, senza presentare mai comunque grosse difficoltà di orientamento. Raggiunta la conca, la salita è proseguita piacevolmente fino in vetta, con solo qualche saltino roccioso da superare aiutandosi con le mani. Il panorama dalla vetta oggi era superbo, si riconoscevano facilmente Coglians, Peralba, Antelao, Grossglokner e la vista sul Montasio era da cartolina. Circa 200 metri sotto la cima, sul versante meridionale, c'era un branco di almeno una ventina di stambecchi che pascolava placidamente, mai visti tanti stambecchi riuniti nello stesso posto, neanche lungo il sentiero che porta alla Cima di Terrarossa! Mauro.
  • 25/09/2011 percorso in data 24\09\2011nessun problema tempo ottimo , nella ascesa la ferratina e facile e non usurata dal bivacco del torso c'e ancora circa per chi non e allenato 30 minuti fino alla cima la discesa e piuttosto ripida e richiede un pò di attenzione fino all attacco con il sentiero cai 621..
  • 20/07/2010 percorso in data 17 luglio 2010 fino in cima. Nessun problema. Il tratto attrezzato è stato sistemato.Luca
  • 20/07/2009 Sentiero CAI: 621. da Piani del Montasio alla forca de la Viene. la prima parte delle attrezzature presenti per superare la paretina è rovinata, infatti i primi due chiodi sono divelti, il terzo si sta staccando e il cavo è parecchio sfilacciato. il panorama a 360 gradi compensa tutti i disagi. Oltre a tutti gli altri fiori, pieno di stelle alpine. Sembrava il Paradiso!. aquilazzurra@email.it
  • 18/06/2009 Al bivio dove si inizia a salire verso la forca del Vandul si deve camminare su una grossa valanga che ha trasportato un po' di materiale ma non ci sono problemi.Il tratto attrezzato sopra la forca del Vandul non è in ottime condizioni, poco dopo l'inizio un paio di ancoraggi sono divelti e il cavo è un po' sfilacciato (?). Più in alto le condizioni delle attrezzature migliorano e problemi non ce ne sono.In cima al Cimone non c'è più il bivacco Del Torso che è stato spostato nei pressi della conca de la Viene. Spostato non è il termine adatto perchè il bivacco adesso è nuovo ed in perfette condizioni.Nessun problema di neve a parte la valanga di cui ho già parlato.
  • 11/09/2008 Percorso fatto il 30 agosto 2008. Lavori terminati e nessuna difficoltà di orientamento. Il tratto attrezzato non è in ottime condizioni: un ancoraggio è divelto e altri danno rumori non molto rassicuranti. Comunque fattibile.
  • 10/06/2008 Sentiero CAI: Bivacco del Torso. Un cartello sul sentiero che sale al bivacco Cividale dalla Val Dogna avvisa che il bivacco del Torso è inagibile e che ne verrà installato uno nuovo alla forca della Viene.. Spostamento bivacco.. talucacaneva@yahoo.it
  • 19/10/2007 l'attacco , al primo tornante della carrozzabile, peraltro segnalato dal cartello CAI, è ora , in seguito a lavori di incanalamento acque, difficilmente rintracciabile...anche addentrandosi nel letto di ghiaia posata con i suddetti lavori non si riresce ad individuare l'inizio del 621; è stato spsotato l'attcco o è auspicabile il miglioramento della segnaletica almeno per l'inizio dle sentiero?salutijvan moda15-10-07
  • 22/09/2003 Sentiero CAI: 640. Via ferrata Norina al Cimone. Sabato 20 settembre, salendo al Cimone per la via normale dai Piani dei Montasio, al bivio con il sentiero 640 un cartello avvertiva che la via ferrata Norina era inagibile.. lspadotto@yahoo.com
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