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    Anello del monte Salinchiet dal passo del Cason di Lanza
    Alpi Carniche
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    Anello del monte Salinchiet dal passo del Cason di Lanza
    Alpi Carniche
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    Anello del monte Salinchiet dal passo del Cason di Lanza
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaM16

Anello del monte Salinchiet dal passo del Cason di Lanza

Avvicinamento

Da Pontebba, raggiungibile percorrendo verso nord la statale 13 Pontebbana oppure utilizzando l'autostrada A23 fino all’uscita omonima, si seguono le indicazioni per Studena Bassa. Dalla piccola frazione la strada segue il corso del torrente Pontebbana poi se ne discosta per risalire lungamente la parte alta della valle. Il punto di partenza è situato nei pressi del ponticello a quota 1465, circa 800 m dopo casera Caserute (piccolo spiazzo presso il ponte, cartello segnavia CAI n.435).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
018
Dislivello
800
Lunghezza Km
17,1
Altitudine min
1428
Altitudine max
1857
Tempi
Dati aggiornati al
2008
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  • 19/06/2016 18/06/2016 Un piacevole percorso segnato,(pure alla partenza)animato da numerosi saliscendi,penalizzato solo da erba alta e privo di segnavia in prossimità di un paio di impluvi,anche se il proseguo è intuitivo,(meriterebbe un pò di manutenzione).Dopo il Ricovero Pezzeit (aperto)diversi schianti "datati",parzialmente risolti non ostacolano il semplice sent.435...panoramica e prudente la salita alle pendici del monte, con le prime timide fioriture di rododendri.Dalla selletta inizia il suggestivo percorso di cresta tra resti di fortificazioni e gallerie,dove genziane e coloratissimi fiori fanno bella mostra sulle candide roccette,l'ultimo tratto con traccia poco evidente e un pò franato, è guidato con sicurezza da evidenti segnavia G/B per la piccola cimetta dalla visuale mozzafiato a 360°.Ci raggiungono "su" due esc.Stefano e Giordana Santin e assieme condividiamo allegramente escursioni e quotodianità....poi il tranquillo rientro per lo stesso percorso...Bello...dopo tanta acqua ci voleva !!! Mandi
  • 31/08/2014 Il 29/08/2014 ho raggiunto la cima orientale del Salinchiet (l’altra che sta a cento metri di distanza in linea d’aria sembra irraggiungibile, anche se qualcuno vi ha posto una croce) utilizzando il sentiero CAI 438. Percorrendo la strada della Val Pontebbana che porta a Cason di Lanza, Il sentiero ha inizio dove si trova il cartello "Loc. Carbonaris" (quota m 930 circa; piccolo parcheggio). Si scende lungo una strada forestale fino al torrente Pontebbana. Per guadarlo conviene togliere gli scarponi e bagnarsi i piedi. Seguire sulla riva opposta la traccia nell'erba traversando a sx fin dove il sentiero diventa finalmente evidente e sale deciso nel bosco. I segnavia sono piuttosto radi e molto sbiaditi. Arrivati ad un piccolo crocifisso, il sentiero continua meno ripido, fino ad interrompersi in prossimità di un piccolo rio che si supera con un po’ di perizia. Si prosegue nel bosco fino al rio Pradulina. Anche qui l’attraversamento non è molto agevole e si deve risalire un po’ il tormentato alveo tra massi e ghiaioni fino ad intravvedere sulla riva opposta il proseguo del sentiero (qualche ometto). C’è ancora qualche tratto malevole da superare, ma ben presto la traccia si fa comoda fino a sfociare nella parte bassa dei prati di Malga Pradulina (alcune mucche al pascolo). Da qui per risalire alla forcella del Cuel Mat (sentiero CAI 435) non c'è inizialmente né segnavia né traccia evidente. Dalla stalla superiore guardare in direzione del Cuel Mat e andare via in leggera diagonale su una flebile traccia di calpestio. Arrivati ai margini dell'abetaia si trova un sentiero ben marcato (bisogna superare alcuni schianti), che conduce alla selletta del Cuel Mat. Da qui, lungo l’Alta Via Val d’Incarojo, il tracciato passa in mezzo ai pini mughi. In prossimità di una breve galleria seguire a dx i segnavia gialli. Solo l’ultimo tratto, per salire in cima, è parzialmente dirupato e franato. Per il rientro non ho trovato la traccia (né segnavia gialli) che doveva chiudere l’anello e portare a Forca Pradulina, sono quindi ripassato per la forcella del Cuel Mat per ridiscendere a Casera Pradulina e da qui alla Loc Carbonaris rifacendo i due guadi sul Rio Pradulina e sul T. Pontebbana. Buone camminate a tutti. Bepi, Cividale.
  • 10/06/2014 Nel pradulinico pomeriggio mi faccio prendere dalla tentazione di godermi il tramonto dal Salinchiet, salendo dalla direttissima dell’alta via e scendendo per il Cuel Mat, lungo il crinale orientale, rientrando alla casera con il 435. Per evitare sorprese notturne tento di individuare la discesa ma non trovo segnali, solo una traccia che seguo nei prati, quasi subito ostacolati dagli schianti. Scarto l'ipotesi per evitare un nascondino con la lampada frontale tra tronchi orizzontali e verticali. Tra una farfalla e un libro giunge l'ora. Dalla forca, l'inizio dell'alta via Val d'Incarojo è precario nei segnali, ma basta tener la linea della sella senza spostarsi troppo sulla destra. Poco dopo compaiono tranquillizzanti segnavia che rendono sicuro l'incedere fino a quota 1650. Da qui il troi scompare, proprio nella massima verticalità dell’ascesa, con un terreno instabile, insicuro e scomodo. Fino alla cima. Pare che il Salinchiet si sia voluto togliere del peso superfluo di dosso, come se una mastodontica zappa ne avesse dissodato le pendici. La salita è dura, senza respiro o troppe possibilità di zigzagare comodamente. Però, ostinato come un mulo, senza pensare ad un ritorno in penombra su di un terreno del genere, continuo deciso. La cima si sgretola al solo guardarla. Sono solo quando la luce trasfigura in ombre i monti a occidente, rendendo i fianchi linee omogenee avvolte nella nebbia. Dall'altra parte il Montâs, finalmente a favor di luce, che mostra orgoglioso la sua enorme venatura rosastra. Lunga e sorridente l'attesa in quella cima così stretta, intima da far spavento, impreziosita da delicate fioriture rupestri. Poi, di colpo, il sole inizia a correre, si conta alla rovescia, esplode l'incendio, poi la quiete. Scendo alle nove mentre i camosci riempiono la valle col loro vociare. Ogni passo è ponderato, pur esausto mi concentro fino a ritrovare il troi. Tra gli alberi, al riflesso della luna, decine di sarte e sarti cuciono indaffarati trappole d'argento per il giorno dopo. Un pipistrello svolazza attorno a Pradulina, rimango fuori con lui, a leggere sul piccolo tavolo di legno aspettando una ad una, quelle schegge di luce che oggi rimarranno in gran parte nascoste. Tirando le somme: il lato meridionale del monte è privo di neve, permangono lavine nel versante nord all'altezza degli ultimi ghiaioni da attraversare giungendo da Pezzeit. Sconsigliata la percorrenza dell'alta via da forca Pradulina (a meno di passo sicuro) e da tenere in considerazione le possibili difficoltà nella salita del 435 da Carbonarie.(07.06.2014)
  • 29/09/2013 Il sole e la sua ubicazione ben nascondono la freccia che indica un sentiero con una buona traccia ma poco segnalato. Si capisce subito che è un outsider rispetto alle autostrade che percorrono Lanza in lungo e in largo. Non certo per la sua bellezza. Il dolce saliscendere nel bosco ammalia i primi passi condizionandone la frequenza. Al ricovero Pezzeit è d'obbligo una curiosata.. La scala esterna conduce al sottotetto dove reti e materassi sono accatastati. apro la doppia porta.. Mangime ovunque. In terra una busta di ratticida vuota ha sterminato indistintamente roditori e ghiri, i cui cadaveri sono un pugno allo stomaco che toglie il fiato. Scendo con gli occhi sbarrati tentando di far finta di niente, per fortuna lo zio settantenne m'incalza con i suoi discorsi. Oggi, evitando la deviazione a Casera Bregolina, vorrei fare anche il Pizzul (usando il 641 per un anello). L'avvicinamento al Salinchiet sembra più lungo del previsto, gli ambienti sono vari e cambiano repentinamente fino ad arrivare ai sottili tornanti che portan alla sella. Il Cullar fa bella mostra di sé e si fa ammirare spavaldo, da dietro timidamente spuntano il Sernio da un lato e dall'altro sorella Grauzaria. Sulla cresta che porta alla cima celebriamo la scelta di libertà di una sessantenne austriaca che gira da sola per monti col suo camper nuovo. E' salita a stima dalla casera, segnalando come il sentiero fosse poco evidenziato. La salutiamo con torta, sorrisi e biscotti e raggiungiam la cima. Traumtag! Passiamo un’ora cibandoci d’orizzonti. Poi la discesa. Sulla cresta ritroviamo l’austriaca. Segnata da una battaglia persa coi mughi e stremata dalla ricerca di tracce. La tranquillizziamo, invitandola a scendere con noi. Giunti all’auto le offriamo un passaggio e un rifocillamento alla malga di Rio Secco. Un lungo e poliglottico ritorno che fa svanire il Pizzul dal programma, per arricchirlo con dell'umana conoscenza. Gli occhi della rinfrancata Helene risarciranno oltre misura il progetto iniziale. (24.09.2013)
  • 25/06/2013 22/06/2013Il percorso è quello descritto. Dò un po' di aggiornamenti e tempistica. La partenza è subito dopo il ponticello a sinistra, non c'è nessun cartello, seguire la traccia. Al Rif. Pezzeit in circa 30 min. Al bivio sulla selletta del Cuel Mat altri 60 min. Il tratto descritto come strappo per l'antecima è invaso dai mughi, bisogna passarci in mezzo. Alla cima in ore 2,20 complessive. Il bivio per la discesa a casera Pradulina è segnato e c'è traccia di sentiero. Consiglio di puntare giù dritti, ci sono segni gialli sbiaditi, poi arrivati alla vegetazione tenersi a destra e seguire l'evidente traccia di sentiero che è ben segnalata in bianco/rosso. Alla casera in 25 min. Casera veramente bella. Da qui per risalire alla forcella del Cuel Mat (25 min.)non c'è il paletto indicatore nel pascolo, descritto nell'itinerario (o io non l'ho visto. Consiglio di portarsi all'altezza della stalla superiore guardare in direzione del Cuel Mat e andare via in leggera diagonale su una flebile traccia di calpestio. Arrivati ai margini dell'abetaia si intravvede il sentiero ben marcato, non segnalato per un lungo tratto. Dalla selletta in 1 ora e mezza di nuovo alla macchina. Naturalmente i tempi sono indicativi. Oggi è la mia prima uscita stagionale (sic) e sono più veloce in salita che in discesa (le ginocchia ormai protestano). Percorso remunerativo.
  • 03/07/2012 Percorso il 30 giugno; sentiero particolarmente nervoso causa erba alta, presenza di mughi e poco segnalato; il saliscendi iniziale compensa il poco dislivello e la lunghezza del percorso rende la gita piuttosto faticosa. Attenzione ad intraprendere in maniera giusta il sentiero che si diparte da casera pradulina e si immette nel bosco verso cuel mat
  • 18/04/2005 Strada o carrareccia: Carrareccia per casera Chianeipade. Da Dierico a C.ra Chianeipade. Alla quota di 1.000 - 1.050 Mt. appena sotto il M.te Chiastilirs una frana con un fronte di 20 - 25 Mt. ha letteralmente asportato il sentiero. Per poter superare la frana la traccia è stata fatta sulla stessa in continuo movimento franoso ed essendo molto ripida il suo superamento richiede la massima cautela. Ritengo comunque che sia molto rischioso attraversarla.. Attraversamento pericolosissimo.. giorgiobraidotti@tin.it
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  • la cresta dalla cima
    19/06/2016 la cresta dalla cima
  • la cima del Mt. Salinchiet
    19/06/2016 la cima del Mt. Salinchiet
  • la mucca di casera pradulina con le corna storte
    03/07/2012 la mucca di casera pradulina con le corna storte
  • Casera Praduline. Ci vuole la pala. . miziomuec@libero.it
    19/03/2009 Casera Praduline. Ci vuole la pala. . miziomuec@libero.it
  • Casera Praduline. Tutto liscio. . miziomuec@libero.it
    19/03/2009 Casera Praduline. Tutto liscio. . miziomuec@libero.it
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