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    Anello di Pusea da Cavazzo Carnico
    Prealpi Carniche
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    Anello di Pusea da Cavazzo Carnico
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    Anello di Pusea da Cavazzo Carnico
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I percorsi di SentieriNaturaA13

Anello di Pusea da Cavazzo Carnico

Avvicinamento

Dalla strada statale n. 512, presso Cavazzo Carnico, giunti all'altezza del ponte sul rio Faeit, si imbocca la stretta rotabile che conduce alla trattoria Al Pescatore (cartello). La si percorre per qualche centinaio di metri fino ad incontrare sulla sinistra un comodo spiazzo per il parcheggio (m 298, cartello Forra Cjanevate, Grotta dei Pagans).

Descrizione

Si prosegue a piedi lungo la strada asfaltata che costeggia la valletta del rio Faeit, racchiusa da alcune elevazioni boscose dai fianchi piuttosto impervi. Si raggiunge e si oltrepassa la bella radura punteggiata dalla fioritura del latte di gallina della trattoria Al Pescatore continuando lungo la strada sterrata che si snoda ancora in falsopiano sulla sinistra orografica del torrente. Il bosco di fondovalle è formato qui da carpino nero, orniello, viburno, tiglio, roverella e pino nero mentre nel sottobosco si sviluppa una fitta copertura verde di epimedio. Dopo avere offerto alcuni splendidi scorci sul greto del torrente la strada si esaurisce presso un ponte in legno che ci consente di guadagnare l'altra riva. Tralasciata la traccia che piega a sinistra noi proseguiamo a risalire il corso del torrente percorrendo un tratto a ridosso del greto. Qualche sbiaditissimo segnavia CAI e bolli rossi più recenti ci guidano a traversare agevolmente le pendici friabili che caratterizzano questo tratto della valle. Ben presto il sentiero si discosta dalle rive per risalire sulla sinistra dapprima attraversando un piccolo rio tributario e poi lungo un rampa boscata. Con pendenza più decisa si raggiunge il limitare di un ripiano inclinato immerso nel bosco di faggio e acero di monte. Facendo attenzione ai bolli si tralasciano alcune diramazioni per proseguire invece lungo un comodo sentiero che, dopo un impluvio, si trasforma in pista forestale. La si percorre con qualche saliscendi attraversando dapprima un rio secondario, presso l'inizio del segnavia CAI n.827, e poi di nuovo il greto del rio Faeit. Riguadagnata definitivamente la sinistra orografica, la strada sterrata sale con qualche svolta raggiungendo le case di Pusea (m 504), precedute da un bel ripiano fiorito. Tra le tante specie che fioriscono tra maggio e giugno possiamo riconoscere il latte di gallina dalla corolla stellata di colore bianco candido e la elleborina bianca, una orchidea dalla spiga fiorifera piuttosto rada. La presenza di una strada asfaltata che giunge da Verzegnis, ha reso possibile la ristrutturazione di alcune case riportando così il borgo a nuova vita.
Dal centro del paese si piega a destra seguendo la strada che sale moderatamente trasformandosi dopo poco in pista sterrata. In corrispondenza di una marcata ansa vi è la possibilità di imboccare a destra la pista inerbita che riporta direttamente alla radura presso la locanda Al Pescatore (piccolo impluvio da attraversare su sentiero). Volendo invece divagare ancora un poco, si asseconda la curva raggiungendo una insellatura (m 583) dove si lascia a sinistra la pista sconnessa che sale allo stavolo Gadoria del Perar. Noi proseguiamo lungo la strada che che prende a traversare a mezza costa le pendici del monte Alz. Il percorso è abbastanza panoramico e lascia intravedere alcuni stavoli più in basso ma soprattutto le boscose pendici settentrionali che caratterizzano la dorsale del monte Piciat. Tra le bellissime fioriture primaverili spiccano l'anemone, la pervinca ed il citiso rosso mentre sulle prime rocce a ridosso della strada spuntano le globularie piccole e l'emero. Dopo essere passati accanto ad una serie di banconate rocciose la pista rientra nel bosco trasformandosi nuovamente in sentiero inerbito. A questo punto fare attenzione ad un marcato bivio sulla destra (bolli rossi) che ci consente di imboccare un comodo sentiero che divalla a tornanti. Prima di scendere può essere interessante proseguire ancora pochi minuti fin sulla boscosa vetta del monte Alz. Sulla sua ampia sommità si trovano due corridoi che portano agli ingressi di un'opera del Vallo Alpino. Ritornati al bivio, con percorso gradevole si perde quota nel bosco innestandosi definitivamente sulla pista forestale di cui si è già detto. Con alcune svolte la pista esce sul ripiano erboso a poca distanza dalla locanda. Da qui, percorrendo a ritroso il tratto in comune, si chiude l'anello.

Variante alla forra del rio Cjanevate

Se la portata d'acqua del rio Faeit lo consente, l'escursione può essere arricchita dalla visita alla vicina forra scavata dal rio Cjanevate, un esempio di erosione tra i più singolari e meno conosciuti della regione. Cercando quindi i passaggi migliori sulle pietre affioranti, dalle rive presso il parcheggio si raggiunge la sponda opposta dove un marcato sentiero porta in pochi minuti ad una grande parete attrezzata a palestra di roccia. L'ingresso nella forra si trova poco più avanti a sinistra, protetto da alcuni massi di conglomerato che ne ostruiscono l'accesso. Li si supera con facilità facendo solo attenzione al fatto che sono umidi e scivolosi. Oltre questi il fondo del greto riprende comodo e ghiaioso e consente di visitare in tutta facilità il primo tratto della forra. Il luogo è altamente spettacolare per la presenza di alte pareti che creano una discreta oscurità, ravvivata solo dai pochi punti dai quali la luce filtra. Purtroppo la percorrenza è piuttosto breve poiché, dopo qualche decina di metri, un ripido salto roccioso impedisce ogni possibilità di proseguire e non rimane che prendere la via del ritorno. Poco a sinistra rispetto all'ingresso nella forra si apre anche la grande volta della Buse dai Pagans, anch'essa meritevole di una breve deviazione.

Variante per il monte Zouf

Da Pusea proseguire seguendo le indicazioni per Dueibis oltrepassando il piccolo gruppo di case per poi imboccare una stradina cementata che sale a monte delle ultime abitazioni. Dopo pochi metri, raggiunta la dorsale del monte Zouf, abbandonare la stradina che scende verso il lago di Verzegnis (possibile altra divagazione) e puntare verso destra, seguendo una traccia che sale in direzione est, dapprima esile, poi ben larga e marcata. L'ambiente ombreggiato ed una certa percentuale di umidità possono consentire di intravedere lungo il percorso la salamandra pezzata e l'orbettino. Il sentiero, abbastanza ripido nella prima parte, poi più agevole, si snoda in una boscaglia rada composta da faggio, pino silvestre, acero di monte, sorbo montano, carpino nero, orniello, sorbo degli uccellatori e qualche betulla. Nell'ultimo tratto si passa sul versante nord raggiungendo la cima del monte Zouf (m 827), immersa in una bellissima e densa faggeta.
Sulla cima il sentiero praticamente scompare ed occorre allora scendere lungo la opposta dorsale senza percorso obbligato, tenendosi preferibilmente sulla destra, finché non si incontra nuovamente una buona traccia che cala a piccoli tornanti immettendosi su una pista forestale a pochi metri dallo stavolo Gadoria del Perar (m 656, possibilità di ricovero). Proseguire a destra, scendendo in pochi minuti alla forcelletta tra il monte Zouf e il monte Alz (m 583). Abbandonare la carrareccia che scende verso gli stavoli Taulis e proseguire diritti lungo la mulattiera che traversa il fianco meridionale del monte Alz offrendo alcuni panoramici scorci sul monte Piciat. Dopo essere rientrati nel bosco si giunge ad un'evidente deviazione sulla destra. Si abbandona quindi la mulattiera che nel frattempo si è trasformata in sentiero e si cala a comodi tornanti lungo una marcata traccia fino a raccordarsi, a quota 462, con il percorso dell'andata. Da qui fino al punto di partenza si utilizzerà il medesimo itinerario.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Acqua
Escursione
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
013
Dislivello
500
Lunghezza Km
10,8
Altitudine min
298
Altitudine max
663
Tempi
Dati aggiornati al
2016
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 07/05/2017 Tempo buono e discreto soleggiamento nell'anello di Pusea da Cavazzo, effettuato ieri come da relazione con le varianti: ricerca postazioni Vallo Littorio sulla sommità dell'Alz e forra del Rio Cjanevate a fine gita. Trovato i sentieri in buono stato, grazie sicuramente all'opera di Alessandro Cella e amici, bolli freschi non si può sbagliare, tratti inghiaiati a coprire buchi, vegetazione presente ma non invadente, scarso inerbimento (almeno per ora). Per raggiungere le fortificazioni, invece di scendere sulla destra al marcato bivio (freccia rossa), seguire la vecchia strada militare con alcune svolte fino al suo esaurirsi in prossimità di due profondi solchi scavati, l'imbocco è quello di destra. Per visitare la forra bisogna raggiungere la palestra di roccia scendendo brevemente da un evidente sentierino al torrente Faeit, dallo spiazzo erboso antistante il parcheggio. Cercare la via migliore tra i massi affioranti per raggiungere la passerella dalla parvenza instabile , che va superata con la massima attenzione a passo felpato. Dalla sponda opposta tramite un sentiero si raggiunge la palestra di roccia e l'adiacente forra, la cui visita all'interno per me è solo rimandata.
  • 15/08/2016 Percorso effettuato oggi, Ferragosto. Avevo scaricato la traccia che si è rivelata diversa dalla descrizione dell'itinerario. Ho perciò deciso di seguire il libro e sono passato sulla sponda destra. Il percorso si è rivelato piacevole fino alla pista forestale dopo Pusea. Superato lo stavolo Taulis la strada ha iniziato ad inerbirsi come descritto, fino a divenire inselvatichita, segno evidente di scarsi se non nulli passaggi (zecche). Il sentiero (ben segnalato) che devia dalla strada per la discesa è stato oggetto di passaggi con (presumo dalle ruote) moto da trial che lo hanno reso sconnesso. Il sentiero si innesta poi sulla pista che proviene dalla curva prima dello stavolo Taulis e che prosegue per la trattoria Al Pescatore. In definitiva consiglio di seguire la guida fino alla deviazione prima di Staulis e tagliare da lì fino alla trattoria, anche perchè i panorami che si possono ammirare dalla pista superiore sono compromessi dalla fitta vegetazione. Possibilità di acqua all'inizio su sorgente e a Pusea da fontana. Comunque una rilassante passeggiata.P.S. Nella forra Cjavenate (molto suggestiva) c'è un ponte che congiunge le due montagne e che permetteva il passaggio dalla caverna dei Pagans (torretta) alla palestra di roccia (feritoie) ai militari rinchiusi nelle rocce (Vallo del Littorio o I guerra?).
  • 01/05/2016 Ciao, ieri io e alcuni amici abbiamo ripercorso questo anello dopo i lavori di ripristino fatti all'inizio del 2015, già che eravamo in zona ci siamo fatti una passeggiata con le cesoie e abbiamo tagliato gli arbusti che stavano ricrescendo.Il percorso è in ottime condizione, tranne alcuni tratti dove è rovinato dalle moto, e i bolli rossi vi guideranno in tutti i principali bivi.Se avete l'occasione non perdetevi questo percorso!
  • 13/03/2016 13/03/2015-Oggi è ardua: alla ricerca di una escursione senza vento, dopo il giro di mezzo Friuli eccoci all'anello di Pusea, bolli rossi accompagnano l'itinerario (vedi commento); bellissimi gli scorci sull'acqua e sulle pozze della prima parte. Pusea oggi è deserta; un vero e proprio rudere è messo in vendita. Sulla cima boscosa dell'Alz ci spingiamo alla ricerca dell'opera del Vallo e laboriosamente liberiamo l'ingresso-già reso piccolo dagli smottamenti-da un grande pino schiantato proprio davanti. All'interno un labirinto buio e ben mantenuto; con la torcia procedo un poco nel dedalo mentre Ivo attende fuori (raccomando di lasciare sempre fuori una persona!); parti allagate separano dalle feritoie. Una variante storica in una passeggiata nella natura.
  • 16/04/2015 Prendo alla lettera il commento di Giuseppe per introdurre alle passeggiata una bimba un po’ cresciuta. Fioriture di anemoni gialli fan il paio col sole che oggi non splende, arde! Acqua e pietre se la dicono di santa ragione e appena intravedo il rio abbandoniam la carrareccia. Le pendici del Cuel Brocul si trancian le zampe lasciando ammirare la nervatura rocciosa. Un ambiente che ha fatto scendere fin qui il Rododendro nano che inizia ad aprirsi al richiamo della primavera. Poi tutto si fa bosco. Un albero giace in orizzontale. La corteccia gli pende come carta anzi come pachidermica epidermide stesa ad asciugare. Tutto s’allieta coi Latiri e le Colombine mentre una Dentaria da il cambio alla sorella, con due sole foglie in meno nell’onomastica botanica. Tra le infiorescenze la parte del leone è tutta dell’Erba milza. Strategicamente disposta nei piccoli assembramenti adatti a trasformar una dimessa verzura in un accecante inno alla luce. Pusea è laboriosa. Si sbraita, si sega, si raccoglie. La passeggiata spira nella carrareccia. Troppo poco. Troppo presto. Quando il troi diparte a destra continuiamo in salita, dopo un paio di curve, al di là d’un dirupo, noto una balconata rocciosa. Ci intrufoliam nel bosco. Sei pini neri son cresciuti come Urtissons, avviluppandosi l’uno all’altro. Sgomitando tra i pini, con un occhio di riguardo ai salti verticali, raggiungiamo un pulpito che regala una splendida visuale dal San Simeone all’oasi di Curiedi, con Il massiccio del Cucco reso argenteo dalla giornata solatia. Prima di scendere risalgo la strada che s’incava nella cima boscosa dell’Alz. Odora di militi. Così è. L’accesso murato è stato abbattuto e non ci penso due volte a sgattaiolare dentro con la frontale. Ne avevo già visitati diversi, ma questo toglie il fiato. La bambina cresciuta m’aspetta fuori e lo perlustro di corsa. Corridoi di trenta metri s’infilano nelle viscere, ramificandosi in un freddo dedalo che al principio mi inquieta. Non ho srotolato nessun filo e già son pronto ad eventuali presenze taurine. Mi muovo lesto mosso dalla curiosità con l’eco dei passi che rimbomba sordo nei cunicoli. Più scendo più mi sorprendo, nicchie, antri piastrellati, stanzette, e latrine, poi tutto s’allaga. Prendo un altro corridoio che taglia verso nord e porta ad una scalinata che muore nel buio. La salgo ed uno spiraglio di luce rivela un’altra uscita suggerendomi un vile agguato alle spalle dell’incauta compagna in attesa, aggirando il bosco. Nella discesa non faccio che continuare a meravigliarmi per quelle budella di cemento, così insensate e vaste, progettate per delle guerre immaginarie. Oltrepassando il rio Cjanevate le domande cambian verso. Com’è possibile che quei sassi siano in realtà un amalgama di ciotoli, pietruzze, cristalli, sabbia e altri sassi ancora? Uno in particolare, rottosi ad una estremità, pare dimora d’un enorme Tricottero. L’interno liscio e ocra, l’esterno una miscellanea di forme e colori, smangiata come spugna e compatta come una roccia. Uno zibaldone minerale stupefacente! Poi la forra. Con pareti che paion di grafite oppure d’erba, rosate o lacrimevoli. Una potenza che fu ha creato ancone, scavato pertugi, modellando alla sua eterna e paziente furia il meato concessogli dalla rupe, lasciando delle artigliate vendicative ove il passo le sia stato impedito. Solo un particolare spezza la magnificenza. Quel dettaglio di cemento in alto, probabilmente un altro tassello degli intestini bellici ormai a riposo, come suggerisce un ulteriore spicchio di muro abbattuto nella grotta dei Pagans. Abdico l’esplorazione. Il tempo stringe e si punta a Venzone, per coccolare gli occhi con le immagini provenienti da Sarmede. Una mostra piccina piccina che però ogni anno ritorna a tagliar le ancore di chi è avvezzo a far volare l’immaginazione nelle infinite tinte della fantasia. Un itinerario che non mi ha inondato della stessa poesia che fuoriesce dal commento di Loredana ma che con gli optional del secondo tratto ha riempito una giornata di stupore e sorprese.(12.04.2015)
  • 03/04/2015 Giro molto bello e suggestivo! Il percorso è ben segnalato ( grazie ai volenterosi bollinatori!!)
  • 02/03/2015 Ciao a tutti! Io e alcune persone negli ultimi due mesi abbiamo dato una bella ripulita a questo percorso, ora è anche tutto segnalato con dei bolli rossi. Se non avete nulla da fare venite qua a fare una bella camminata!!
  • 25/01/2015 25-01 2015questa mattina a fatto l'anello descritto e o trovato il sentiero in partenza ben segnalato di recente con bolli rossi ben evidenti fino a dove termina la strada forestale che porta a PuseaPer quanto riguarda la deviazione del sentiero per la discesa alla locanda il pescatore da tenere d'occhio come da commento precedenteo trovato la segnaletica fatta 2 minuti prima che arrivassi io (forse per evitare che mi perdessi) grazie Alessandro
  • 10/01/2015 Ciao a tutti! Ho percorso oggi questo bellissimo giro ad anello.Bisogna fare attenzione sulla strada sterrata dopo pusea alla deviazione per il sentiero che porta al pescatore. Il bivio non è più molto marcato come si spiega nel libro, in questo punto ci sono molti alberi caduti in mezzo alla strada e c'è un unico bollo rosso su un masso sotto la carreggiata come punto di riferimento. Se avete dubbi seguite le tracce delle moto, portano alla strada sterrata sopra il pescatore.
  • 02/08/2014 We went the trail on August 1 without any difficulties - even though there had been a lot of rain in the last days. However, the rocks for the variant (Visit of the grotto) were so slippery that the river could not be crossed.
  • 16/08/2013 Percorso il giorno di Ferragosto 2013 (con due bambini di 7 e 9 anni). Tutto come da scheda n.13 su S&N3 anche se non posso dire nulla sulla parte riguardante St.lo Taulis e Gadoria del Perar perchè al ritorno abbiamo preferito la strada diretta alla loc. al Pescatore che permette un ritorno più veloce. Unica nota in merito: questa strada che nella guida di S&N è indicata "di recente apertura" adesso si è fortemente inerbita, almeno nella prima parte; poi si esaurisce quando bisogna attraversare un impluvio, superabile peraltro senza difficoltà su sentiero. Poi la strada ridiventa comodissima fino alla locanda. Ottimo itinerario per indroturre all'escursionismo i bambini volenterosi di camminare ;-)
  • 22/05/2013 Acqua indiscussa padrona di questo sentiero dell’acqua, rio Faeit assordante, salti d’acqua e pozze e dopo tante piogge cascate e cascatelle, guadi da torrentismo, eleganti aquilege e giunoniche felci, un ciuffolotto risponde al mio richiamo. ..e il bosco..il sole filtra dai rami, le foglie morbide come seta, qualche elleborina bianca, una sola salamandra pezzata, un cuculo, dagli alberi cadono lacrime, impossibile non fermarsi ad ascoltare tutto questo e chiedersi perché ci ostiniamo a cercare il pelo nell’uovo dannandoci l’esistenza…nessuna risposta…ricarico il mio fardello in spalla e via..
  • 19/01/2012 Sentiero dell'acqua, e anche se forse non è il periodo migliore per percorrerlo, mi sono detta che con le attuali temperature probabilmente avrei potuto godere di uno spettacolo polare. Seguo puntualmente le indicazioni della guida n.3, parcheggio, -6,5° e già lo spettacolo è assicurato: galaverna che tutto ricopre come in una cartolina natalizia. La strada asfaltata è ricoperta di ghiaccio, la cascatella sul torrente Faeit si fa sentire, la spianata dove sorge la locanda è tutta bianca, silenzio, solo un picchio insistente. Il Faeit scorre lento, pozze ghiacciate, acqua verde trasparente; attraverso il ponticello di legno, Daudac scritta nera su un masso, da lì il sentiero si snoda lungo il greto, la via migliore è indicata da qualche sporadico bollo rosso, a volte giallo, altre blu, qualche freccia e un paio di sbiaditi segnavia. La traccia nel bosco è sempre ben evidente, qualche attenzione alle diramazioni e carta alla mano. Giungo al Daudac, a sinistra vedo il sv 827 e subito dopo in discesa scorgo le case di Pusea, nessuno in vista. Continuo a destra in salita, il Piciat a destra, sotto vedo lo stavolo Tualis, ronzio di motosega, oltre una curva due persone intente a ripulire i bordi del sentiero. Poco oltre ecco la freccia rossa su un albero che indica il sentiero, che a tratti malagevole, giunge alla pista che termina presso la locanda immersa nel candore; ancora qualche centinaio di metri e mi ritrovo al parcheggio. Loredana
  • 15/01/2012 Escursione fatta oggi; viste le modeste quote e l'esposizione quasi tutta a sud, è adatta per questa stagione. Appena passato il ponticcello sul rio Boagna parte sulla dx una pista forestale (indicazioni Cammino delle Pievi) di recente costruzione che porta fino a Pusea (con solo una breve interruzione in prossimità di un piccolo impluvio). La parte "avventurosa" inizia dopo Dueibis; la "traccia" che parte sulla dx poco dopo la strada cementata è all'inizio veramente poco evidente, ma seguite alcuni bolli rossi che accompagneranno da qui fino al rientro. La "cima" è quando non si sale più; con un po' di ricerca si trova, calando brevemente sulla dx, una evidente traccia (mulattiera) che più avanti si allarga e porta fino alla forcelletta (m 583). Qui la strada è stata rifatta recentemente per un buon tratto e va seguita in salita fino all'evidente (freccia rossa si un albero) deviazione sulla dx; la traccia, che in parte è una vecchia mulattiera, è ben "tracciata" dalle motocross fino a ricongiungersi con la pista forestale di salita. Buone escursioni a tutti.
  • 01/01/2008 la quattordicesima foto partendo dall'alto indica una zona errata la trattorabile scende verso gli stavoli di Taulis e non Tualis, se volete vi amndo una fotto degli stessi, complimenti per il sito e la trasmissione, Buon anno Maria
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