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    Monte Avanza dalle Sorgenti del Piave
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I percorsi di SentieriNaturaR18

Monte Avanza dalle Sorgenti del Piave

Avvicinamento

Giunti a Forni Avoltri tramite la statale n.355, si prosegue ancora verso Cima Sappada dove si piega a destra seguendo le indicazioni per le sorgenti del Piave. La stretta rotabile risale lungamente fino al parcheggio alle Sorgenti, dove inizia la pista di servizio al rifugio Calvi che verrà utilizzata per la discesa (m 1815).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Luglio
Carta Tabacco
01
Dislivello
900
Lunghezza Km
9,8
Altitudine min
1760
Altitudine max
2489
Tempi
Dati aggiornati al
2016
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  • 18/10/2016 Michele mi telefona personificando il buon Muttley. Solo che, al posto di “medaglia”, ripete: ferrata, ferrata, ferrata! Lo accontento. Il Chiadenis lo avevo visto solo dal Pic, con quei due caschetti colorati che si muovevano sulla cresta sommitale come minuscoli pac-man. In realtà è anche una scusa per ritornare sull’Avanza che m’aveva accolto con una fumate densissima e su cui ero salito, involontariamente per il canalone degli sci-alpinisti. Oggi mi fa strano esser circondato da una luce così forte, da colori così accesi dopo gli ultimi bivacchi in Dolomiti. Così mi perdo subito a cercare i Lastroni, ad osservare il Chiadin pensando alla relazione alpinistica di Matthew. Mi faccio soggiogare da quelle pareti argentate, cercando forme, seguendole piano con gli occhi fin quando s’esauriscono negli azzurri. Ed è così, perso nella contemplazione, che vedo la navata restringersi, pian piano. Doh! Come il buon Homer perso tra ciambelle e lattine di Duff, sono ritornato, per l’ennesima volta, nello stesso canalone. Recidivo e “potte”. Ma non mi dispiace affatto. Da qui la vista può continuare ancora a spaziare durante la salita. Pian piano fan capolino il Siera ed il Creton, nel mezzo, più sfocate, le inconfondibili sagome del Clapsavon e del Bivera. Continuiamo la ginnastica mattutina, avanzar due passi, traslare il busto, guardarci indietro e ripartire, fino a che la gola non si restringe del tutto, “otturata” da quei grandi massi. Superata l’unica difficoltà, siamo ormai sulla balconata sommitale dell’Avanza. La minuscola conca ricolma di filo spinato, non vede ancora fioriti i Senecioni, i cui petali sfioran indenni, anno dopo anno, quei denti modellati per sbranare e straziare. Come se la natura avesse voluto condensare tanti slogan in un’immagine dalla forza e dalla semplicità dirompente, quanto ovvia. Antimilitarismo organico! Pacifismo cromatico! Il panorama dalla cima è vastissimo e l’aria pulita. Brillano le ultime chiazze di neve dell’Antelao, poco più in là, la Marmolada. A levante invece tante ombre. La foschia e la posizione del sole amalgamano i contorni delle picche. Ma da quando sono salito in cima io osservo solo quella cresta. La traversata dal Fleons al campanile Letter è stato un piccolo sogno a cui ho dato da mangiare a lungo, l’ho curato e cullato, per poi viverlo in solitaria. E la dedizione nel vederlo prender forza nutre ancora la mia anima, ogni qualvolta fisso quel rincorrersi sinusoidale di picche, come fosse il mio elettrocardiogramma. Quando ripartiamo penso ancora a come appariranno dal Chiadenis. Mentre scendiamo alla forcella mi soffermo sulle pareti graffiate sulla sinistra. Che razza di felino può essersi tanto accanito ad affilar lì i suoi artigli, lasciando quelle cicatrici? Poi alzo lo sguardo e noto due rocciatori in cordata che scendono dal Campanile delle Genziane. Le pareti informi della Creta dei Cacciatori son degne della follia Irving H. Millgate il cui soggetto ispirò il film cult Blob. Poco dopo eccoci all’attacco della ferrata del Chiadenis. (07.08.2016)
  • 03/09/2016 Percorso 03/09/2016 l'anello del monte Avanza dalle sorgenti del Piave.Tutto come da relazione. Ore 11.00, nebbia in forcella Genziane e in cima, che si dissolve (per metà) dopo un poco. Alle due coppie che arrivano in cima si aggiunge, più sotto, una comitiva del CAI di monfalcone che la coincidenza ha voluto aver incontrato al caffè a Villa Santina (!). Visitate le gallerie di guerra, le due più alte hanno finestre e feritoie sulla val Fleons.Al passo Sesis scendono ininterrottamente comitive di persone italiane e slovene dal Peralba. Oggi, al passo, poche marmotte. Torna il sole e scendiamo al Calvi per un saluto alla signora Renata e poi giù all'auto.
  • 15/10/2014 Per sfuggir al grigiore miro a occidente fidandomi di solatie promesse. Con i rifugi chiusi punto d’appoggio è il ricovero delle Sorgenti del Piave, raggiungibile in auto. Otto letti con materassi e coperte, un lusso! Il troi arde di Asclepiadi che con un blu acceso contrastano i primi cambi d’abito dei larici. Le nebbie si stan già nutrendo di roccia e tutto scompare alla vista, tranne quei miliardi di piccoli, insignificanti sassolini. Uno più ammicchevole e colorato dell’altro. Preziosi. Unici. Ogni passo è una rinuncia a un ladrocinio di forme, di intarsi cromatici. I segnali latitano e finisco per seguire lusinghevoli ometti sulla destra che portano al canalone degli scialpinisti. In vetta scoprirò come un bel po’ di firmanti c’è cascato. Ma almeno han visto il cavo a fine gola! Io m’arrampico sulla sinistra. Tutto si fa più umido, detritico e delicato. Non appena penso “non vorrei proprio tornare indietro da qui” il cammino si fa impossibile. Ridiscendo e noto il cavo a destra. Poco dopo sono al cospetto delle casermette. Resto tre ore a perlustrare la cima dell’Avanza. Senza spiragli. Mi consolo con le fioriture dei tanti Senecioni, perennemente allegri. Alcuni crescono abbracciati al filo spinato. Alla sella delle Genziane non mi ritrovo nella descrizione di SN al contrario. Il fumo denso annebbia anche i pensieri. È come se m’avessero preparato per il mio turno di mosca cieca. Sulla sinistra si mostra una parete sconvolta da millenni di lacrime. Delicate ed irremovibili, con la loro eterna e languida tristezza si son scavate la strada per scender a valle ma solo nei punti deboli della facciata che, liscia e possente, rimane composta e compatta. Quando scopro che il troi è quello per cui sarei dovuto salire non me ne capacito. Rinuncio al Chiadenis mentre il bianco s’alza con una risata roca alla Muttley. Di notte sono solo con qualche campanaccio che suona e una manciata di stelle che chiama a perdersi tra gli alberi inghiottiti dalla notte. Il giorno dopo la prendo comoda. Il tempo migliora, l’Arpa veneta è stata categorica. Risento, lontano, il ghigno di Muttley. A colazione una mucca s’affaccia sulla porta per darmi il buongiorno. Esco a prendere le leccate d’ordinanza e riparto puntando alla Sartor. Nel bosco due caprioli si disperdono in direzioni opposte dopo fulmineo consulto. La carrarecciosa salita è monotona se non fosse per quelle pareti così vicine che non fan abbassar lo sguardo e poi il Lastroni che si da un’aria seriosa con dell’esile e lunga nuvolaglia a far da baffo. Il troi delle marmotte non è una semplice scorciatoia, è un regalo. Intuisco che c’è qualcosa di strano quando m’appare la Pulsatilla Imperterritam. Prima a farsi vedere e incredibilmente testarda nel volere avere l’ultima parola tra le fioriture. In pochi metri conto una ventina di specie ancora vispe. Vedovelle, Primule di Haller, Biscutelle…parte una sequela di sorrisi a salutar tutti quegli inaspettati gioielli. Imbocco la ferrata con la fumate. Ormai siam coppia fissa. Verticale e divertente, finisce presto. Il resto è un detritico camminar tra i vapori, fino al Peralba. La discesa è un altro mondo. Le rocce cambian colore e consistenza, le nubi fan da cornice al paesello di St. Lorenzen illuminato da un sole a festa. Nel bosco ritrovo i caprioli. Ora sono quattro e li sorprendo da vicino. Al ricovero mi preparo per batter sul tempo l’evanescenza mattutina. Ma c’è ancora spazio per gioir di quella coperta tessuta di silenzio e scintille di luce, per l’ennesima passeggiata notturna che mi regala qualche rospo e tanti fari bovini che s’aprono e chiudono alternati alimentando le risate. (10 e 11.10.2014)
  • 17/07/2014 Fatto ieri,con Luca,l'anello come da relazione.Niente da segnalare riguardo alla percorribilità.I pochi nevai residui si superano tranquillamente.La neve tiene e si va tranquilli anche senza ramponi.L'avevo già affrontato anni fa,ma ieri non ho potuto fare a meno di considerare che il tratto che segue la cengetta attrezzata è il punto più delicato dell'itinerario.L'esposizione è forte,i detriti coprono il camminamento e l'inclinazione accentua il senso di precarietà.In un punto la roccia si protende leggermente verso l'esterno e ci si deve un po' abbassare.I vecchi fittoni dimostrano che lì,una volta,passava un cavo.Secondo me la cengia attrezzata è meno ardua.E' un punto da affrontare concentrati.La zona sommitale è un luogo che fa venir voglia di fermarsi per una notte,magari con la luna piena a illuminare tutte quelle chiare rocce.Molta gente,come me la prima volta,dà l'impressione di non accorgersi del bivio posto alla base della parete scavata che ci porta nel catino sotto al Passo dei Cacciatori.Prosegue lungo il ripido canalone fino al punto in cui il cavo penzolante aiuta a superare la strettoia,per sbucare poi sul plateau terminale.Ieri,in tre sono passati di lì,riferendo che i ramponi sono necessari.Siamo poi scesi al rifugio Calvi per riempirci un po' lo stomaco e notare che,finalmente,si vede girare qualcuno anche nei giorni infrasettimanali.Gestori,come sempre,molto cordiali.Buone cose a tutti
  • 02/06/2014 1/6/2014 Percorso l'anello da Sorgenti del Piave (strada aperta) per sentiero 173, canale sud dell'Avanza, poi dalla cima per cengia fino alla Forcella delle Genziane, Passo Cacciatori, Passo Sesis e ritorno per rif . Calvi. Eccezionali condizioni di innevamento per il periodo, neve portante e molto abbondante da circa quota 2000 (ancora scialplinisti in azione). Necessari ramponi e picozza soprattutto per attraversamento parte alta cengia verso forcella Genziane, mentre parte attrezzata è sgombra da neve. Molta neve anche a nord del Chiadenis e nella parte alta della val Fleons. Mandi
  • 15/09/2013 domenica 8 settembre 2013 Per la cima del Monte Avanza dovremo attendere ancora. Raggiunta forcella delle Genziane nella nebbia, abbiamo tentato di salire in cima. Superati i tornantini della vecchia mulattiera e la breve cengia attrezzata non si vedeva ad un metro e cominciabo a sentire le prime gocce. Dietro front e rientro al Calvi per il Passo Cacciatori ormai a memoria ( è la terza volta che tento la cima e sempre per un motivo o per l'altro ho dovuto fermarmi) sotto la pioggia. Mi consola il fatto che la decisione è stata giusta, probabilmente me la sarei presa tutta in discesa dalla cima. Per quest'anno non ci torno ma resta in lista. Due belle marmotte sul ghiaione sotto il Passo Cacciatori salendo a forcella delle Genziane.
  • 22/07/2013 Continuando con la tradizione di seguire le orme di Loredana, oggi sono salito anch'io sulla cima del monte Avanza. La cosa buffa è che, rileggendo la relazione e i commenti precedenti, mi sono accorto che ho sbagliato il percorso di salita ... in altre parole, credo di aver fatto il canalone che Loredana ha chiamato il percorso di scialpinismo, che mi ha portato direttamente al ripiano sospeso che ospitava il villaggio di guerra. Per chi volesse fare questa alternativa va detto che il suddetto canalone si restringe nella parte alta, dove persiste attualmente una lingua di neve dura di una trentina di metri (sarebbero utili qui i ramponi!), che fa anche da rampa di accesso al tratto ostruito da alcune rocce, che vanno scalate anche con l'aiuto di una fune metallica. Superato il punto più ostico, si arriva in pochi minuti al ripiano superiore e da lì si prosegue per il pendio sommitale che porta alla cima del monte Avanza. Mauro.
  • 21/07/2013 Monte Avanza il giorno dopo.Ripercorso l’anello a distanza di due anni, oggi la compagnia è di quelle che poco dorme, tanto cammina e senza tante lagne.. Appena abbandonata la strada per seguire il sentiero i nostri occhi si perdono nel tenue azzurro della campanule barbate, meglio faremmo a guardare dopo posare gli scarponi, qui siamo in territorio bovino…subito dopo la presa dell’acquedotto il sentiero dei fortini entra nel bosco, silenzio, e guardando questo e guardando quello ad un bivio giriamo a dx risalendo uno stretto canalone con tracce ed ometti, solo dopo un po’ di dislivello ed una scarica di sassi (pronta fuga sotto uno sperone) realizziamo che si tratta del percorso di scialpinismo che scende dall’Avanza per cui dietro front e via sul giusto sentiero. Sulla pietraia un cartello Cai ha preso il posto di quello vecchio e illeggibile, di vecchio è rimasto solo il palo che lo sorregge. Oramai arrivare alla forcella delle genziane è un gioco, il ghiaione non ci pare nemmeno faticoso, splendidi cuscinetti di erba storna e arnica dal caldo giallo distolgono il pensiero dalla fatica, altre persone in salita. E poi i segni della guerra, e dopo mille anni e dopo cento anni siamo ancora qua a discutere per un lembo di terra…. la salita sulle placche finali e resa piacevole dalle fioriture, buona cima e buona cima anche a quei due scoiattoli (due gemelle di 7-8 anni) arrivate su correndo, sorridendo e senza fiatone, chissà a chi sarà appartenuta quella pallottola che una delle due tiene in mano…subito dopo arriva il padre e poi si materializza anche la madre con una scoiattolina, avrà 5 anni, bella famiglia….Discesa veloce, vietatissimo brontolare dopo aver visto le tre ragazzine, veramente qualche sbuffata ci scappa salendo a passo dei Cacciatori e poi ancora la salitella a Sesis ma alla fine ci aspetta la grande discesa verso l’ottimo caffè e succo di mirtillo gustati al rifugio Calvi mentre il gallo si ostina a cantare e una gallina ha fatto l’uovo, si agitano anche i bianchi tacchini (forse a colpa del mio zaino rosso). Da fuori uno sguardo al Peralba, ricordo una bella giornata, ci tornerò e magari, chissà, per la Sartor
  • 08/10/2012 Sabato scorso c'era l'intenzione di salirvi facendo il giro contrario a quello proposto dall'itinerario, ma alcune nubi rendevano la visibilità alquanto precaria dal falso passo Cacciatori in poi! Abbiamo così dovuto optare per il M.Oregone, ovviamente dopo una sosta al rifugio Calvi, dove come al solito abbiamo ricevuto una splendida accoglienza!! Da rifareb il prossimo anno, magari tornando pure a salire la vicina Cima Batterie di poco più bassa!
  • 02/10/2011 bellissima e lunghissima escursione fatta ieri 01-10-2011 in una giornata dalle condizioni meteo perfette. Per chi volesse scendere dal versante che ospita casera di Casa Vecchia due note: la pendenza si fa sentire fin dopo il bosco e comincia ad attenuarsi solo all'inizio della strada lastricata; il bivio per scendere allo stabilimento delle acque minerali, appare poco prima del 3° ponte incontrato sul percorso in prossimità del quale si trova una cabina in calcestruzzo.Mandi, Pier
  • 21/09/2011 Il meteo ci grazia ancora, posso continuare a macinare chilometri lungo i sentieri. Oggi Monte Avanza dalle sorgenti del Piave, seguo le indicazioni della guida SN n.8. Aria frizzante, 5° ma il sole fa già il suo dovere; attacco il sent.173, attraverso un piccolo rio, incrocio rigagnoli e cascatelle; dopo la prese dell'acquedotto a sinistra seguo il percorso dei fortini del monte Chiadenis. Esco dal bosco e mi sento schiacciata da quelle pareti perpendicolari, mi fanno sentire meno di niente: Splendida la risalta lungo il sentiero scavato nella roccia, lo sguardo spazia verso i Campanili delle Genziane e i sottostanti dirupi. iI ghiaione verso la f.lla delle Genziane è instabile e a tratti innevato, salgo faticosamente; arrivo alla verde forcella, mi giro a guardare: il sentierino si snoda in basso nell'ombra, di fronte contrasto di luce con il sole che illumina il Pic Chiadin e il verde della vallata. Seguo la traccia di sentiero che sale al monte Avanza, un'altra cascata, una piccola salamandra alpina si muove lentamente, arrivo ben presto al canalino, la roccia è rosa, via i bastoncini e vai di mani. La rampa è parecchio erosa, il cavo passamano nuovissimo, ben saldo, supero un altro stretto canalino affacciato su profondi burroni, eccomi all'intaglio con le 3 feritoie e subito dopo a resti del villaggio di guerra. Mi guardo attorno, osservo il filo spinato, arruginito, nessuno, silenzio, neanche il vento osa disturbare quel luogo...Proseguo verso la base delle placche, la neve ora più abbondante mi induce a maggior prudenza; risalgo lungo la roccia liscia, cerco i passaggi migliori per non affondare gli scarponi, seguo i numerosi ometti, tutto sommato è più facile di quanto pensassi, sono alla fine della cupola tondeggiante, ecco la piccola croce. Panorama mozzafiato e variegato, in lontananza le cime sono già abbondantemente imbiancate, sotto sento uno scorrere d'acqua. Qualche nuvola oscura il sole, fa freddo; ridiscendo fino al ghiaione, salgo al passo dei Cacciatori, la Val Fleons è spruzzata di bianco, continui fischi di marmotte allarmate. Arrivo ala sperone roccioso, cavo e staffe luccicanti ed eccomi in breve al passo Sesis, crocevia di sentieri, è tornato il sole. Da lì in breve arrivo al rifugio Calvi nei cui pressi fioriscono abbondanti le genzianelle sfrangiate e gli spilli di dama; qualche coccola al dolcissimo cane dei gestori del rifugio e scendo tramite le scorciatoie.Loredana
  • 24/06/2009 Sentiero CAI: Hochweißsteinhaus>Wolayersee Hütte. Via Alpina R22 da Casera Fleons di sotto a Casera Sissanis di sopra. 2° canale: circa 10 minuti dopo Casera Fleons di sotto.. causa slavina tronchi e materiale impediscono il passaggio, reso altresì altamente pericoloso dalla pendenza del bosco sottostante. a Casera Fleons di sotto è consigliabile proseguire in discesa sul sentiero 140 direzione Pierabech e svoltare a sinistra dopo pochi minuti sul sentiero 142 per passo Giramondo. ggbiadene@katamail.com
  • 01/06/2007 Mi interessa questa escursione
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    12/08/2013 in discesa dal Passo Cacciatori
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    12/08/2013 verso Passo Cacciatori
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    20/07/2013 momnte Peralba dalla cima dell'Avanza
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