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    Traversata della Creta di Mezzodì da Lovea a Dioor
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaS26

Traversata della Creta di Mezzodì da Lovea a Dioor

Avvicinamento

Percorrendo la strada statale che da Tolmezzo sale al passo di Monte Croce Carnico, poco dopo Cadunea, si gira a destra in direzione di Paularo. Si percorrono circa 6 km lungo la valle poi si devia a destra per Lovea. Subito prima della piccola frazione ci si tiene a sinistra lungo la stretta rotabile che sale agli stavoli Chiampees dove si parcheggia (m 801, cartello CAI).

Descrizione

Lasciata l'auto si imbocca la stradina, inizialmente cementata, che sale in pochi minuti allo stavolo Pignuleet (m 840) dove inizia sulla destra il segnavia CAI n. 416. Il sentiero sale agevolmente a comodi tornanti nell'ombra creata dalla di pineta nel cui sottobosco spiccano a luglio le profumate fioriture dei dei ciclamini. Durante il mese di agosto, nelle schiarite, volano diverse specie di farfalle: tra queste la pieride del navone, la cavolaia, e la pafia. Il sentiero prosegue a mezza costa fino ad incontrare il letto di un torrente quasi asciutto all'interno di un magnifico bosco di faggio che con la quota è diventata la specie dominante. Subito dopo si è al bivio dove si lascia a destra il sentiero CAI n.455 che scende verso sud. Alcuni tornantini poco più ripidi ed un successivo traverso conducono ad un pianoro ricoperto da rado lariceto ove sorge il rifugio Monte Sernio (m 1419, fontana). L'edificio dispone al piano terra di un accogliente vano con panche, tavoli, stufa e grande camino mentre al piano superiore ci sono alcune brande utili al pernottamento di quattro persone.
Appena fuori dal rifugio, si lascia a destra la traccia che porta alla vetta del monte Sernio e si continua per il sentiero segnalato che rimonta la costa boscosa verso nord est. A poco a poco la mugheta prende il sopravvento, interrotta soltanto in alcuni punti da brevi zone detritiche. Si sale a svolte regolari che il sentiero disegna tra mughi e ginestre, superando un tratto franato. La vegetazione ormai bassa ci lascia ammirare la maestosità del vicino monte Sernio di cui possiamo apprezzare lo spigolo nord-ovest. Più in alto si sfiora uno stretto intaglio (m 1736) che si apre su Paularo e sulla valle del Chiarsò. Ormai in vista della meta, si prosegue per un tratto con pendenza assai moderata verso la linea di un crinale tra i mughi. Poco prima della cresta, prestare attenzione ad una traccia sulla sinistra (ometto, qualche bollo rosso) che ci segnala l'imbocco del sentierino, dapprima poco visibile poi più agevole, che conduce in vetta alla Creta di Mezzodì (m 1806, ampio panorama sulla valle del Chiarsò).
Una volta ritornati alla selletta ci si reimmette sul sentiero CAI n. 416 proseguendo lungo una una panoramica e articolata cresta rocciosa affacciata sul monte Sernio e sulle Crete di Palasecca. Con qualche svolta si raggiunge un cimotto caratterizzato da sottili stratificazioni rocciose oltre il quale il crinale si fa impercorribile. Se non si è predisposta una seconda vettura a Dior, è questo il momento migliore per invertire la marcia e rientrare al punto di partenza. Volendo invece completare la traversata, si inizia a scendere sulla sinistra (est) a comode svolte, dapprima tra i mughi e poi di nuovo nella boscaglia di abete rosso, faggio e larice. Il ricovero Del Mestri sembra vicino ma è necessaria ancora una lunga serie di svolte per giungere al ripiano che ospita la piccola costruzione (m 1512). Questa è stata completamente rifatta trasformandosi in un accogliente ricovero organizzato su due piani: al piano terra vi sono panca, tavolo e stufa mentre il sottotetto dispone di sette brande (acqua nelle vicinanze). Il sentiero prosegue scendendo moderatamente in diagonale fino ad uscire nei pressi di una fiumana ghiaiosa. In corrispondenza di un grande macigno ci si immette a sinistra sul segnavia CAI n.437, lasciando a destra la direzione per il monte Sernio. La discesa riprende lungo le ghiaie e poi a fianco di un torrentello oltre il quale il sentiero con un'ansa attraversa due colate detritiche. Raggiunta la destra orografica del vallone si prosegue a scendere in diagonale intersecando un paio di impluvi detritici che hanno parzialmente rovinato il tracciato. Si rientra nuovamente nel bosco dove il sentiero compie una larga ansa per scendere di nuovo verso il greto principale (m 1137). Lo si riattraversa riprendendo subito quota nell'altro versante caratterizzato da ripide pendici sulle quali si sviluppa la boscaglia di faggio. Il sentiero interseca altri impluvi dei quali uno terroso richiede maggiore attenzione data la natura friabile del terreno e la traccia poco marcata. La risalita prosegue fin quasi ai 1200 metri di quota poi il sentiero, nuovamente nel bosco, riprende a scendere a mezza costa verso le pendici del Cuel Brusat. Su terreno via via più agevole si attraversano alcune radure per uscire infine sul bellissimo ripiano inclinato degli stavoli Fuarmi (m 985), uno dei quali trasformato in accogliente ricovero. Completa la cornice di questo appartato angolo di Carnia una visuale particolarmente bella sulla conca di Paularo e sui monti che la racchiudono. Superata la radura si rientra nel bosco sul tracciato di una comoda mulattiera che scende a svolte esaurendosi nei pressi delle case di Dioor (m 674) dove avremo predisposto il secondo automezzo.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
09
Dislivello
1100
Lunghezza Km
12,4
Altitudine min
674
Altitudine max
1806
Tempi
Dati aggiornati al
2016
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  • 26/03/2017 Salito ieri 25 marzo, con il mio amico di gite Fabio, fino alla cima della Creta di Mezzodì. Giornata bellissima, sole, caldo e panorami che riempiono il cuore di tranquillità e voglia di rimanere lì in contemplazione. Abbiamo provato a dare una occhiata oltre la forcella ma la neve ancora alta e pesante ci ha fatto desistere, si sprofondava fin oltre le ginocchia. Nelle pross. settimane salvo nevicate primaverili dovrebbe sparire del tutto. Il rif. Sernio è sempre perfetto e accogliente e invita a una sosta ristoratrice... Buone gite. Alberto.
  • 30/10/2016 La meta pensata per oggi, anze le mete, era Tersadia e il vicino Cucco da Rivalpo, ma mi piaceva l'idea di far annusare da vicino il Sernio alla nuova compagna di escursioni, e così, tanto per invogliarla, si va di Creta di Mezzodì. Al rifugio Monte Sernio un bambino ci apre la porta, la stufa è accesa, fanno colazione, le bevande in fresco alla fontana fuori, contenti del posto accogliente, nottata tranquilla. Ciacola dopo ciacola è già cima, non c'è nemmeno vento su quel cocuzzolo panoramico, cielo quasi perfettamente limpido, occhi su lontani orizzonti, su quello che è stato ma sopratutto su quello che sarà
  • 23/08/2016 salito oggi per la prima volta e con destinazione creta di mezzodì. Il cartello di divieto di transito posto all'inizio della stretta rotabile, direi che si può ignorare senza paura. Abbinato al cartello, non vi è alcun riferimento a Legge Regionale, o Decreti di Autorità. Inoltre il cartello, sul retro, non riporta nessun riferimento a normative EU e quindi o è molto vecchio o è stato posto per iniziativa locale. Detto questo, tutto il percorso è molto ben segnato oltre che molto evidente. Non ho riscontrato alcun problema o difficoltà. La sua pendenza è nella norma e i 1000 mt di dislivello si coprono tranquillamente in 2,30 / 3 ore.A livello panoramico, fino ai 1700 mt circa non è appagante in quanto prevalentemente si cammina all'interno del bosco. Dopo e specialmente in cima, è uno spettacolo. Particolare è anche quella bella e grande bandiera Italiana che sventola, impreziosita da un cielo terso e azzurro come non mai e dal verde degli innumerevoli mughi che dominano la parte finale della salita. Insomma un bel monte e un bel sentiero.Buona vita a tutti
  • 09/08/2016 Saliti domenica sulla Creta di Mezzodì dagli stavoli Chiampees. Tempo indicativo 2ore30minuti, escluse soste. La salita si svolge quasi interamente all'interno del bosco, tranne negli ultimi 20 minuti. Segnalo che all'inzio della rotabile che si stacca a sinistra prima di Lovea è presente un divieto di transito "escluso frontisti" Subito prima della piccola frazione ci si tiene a sinistra lungo la stretta rotabile che sale agli stavoli Chiampees dove si parcheggia
  • 23/07/2016 Oggi, da Dioor risaliti alla Creta di Mezzodì. Dopo i ruderi di casera Vintulinsvengono attraversati alcuni impluvi un po' erosi dall'acqua; la lunghezza del percorso, unitamente anche alla perdita di quota sul rio Vintulins ci ha fatto impiegare circa tre ore per la casera Del Mestri. Fioriture di ciclamini profumati nel bosco. Da casera Del Mestri si risale a svolte comode fino alla cresta; segue una contropendenza e poi in breve si risale alla vetta della Creta di Mezzodì (un'altra ora scarsa). Un paio di alpinisti sulla vetta del vicinissimo Sernio. Segnalo che il barattolo di vetro con i fogli firme sotto le pietre dell'ometto della vetta è in frantumi. La bandiera tricolore è ormai del tutto consumata.Per il ritorno, una volta scesi al bivio preso i ruderi casera Tesseit(m 1233), abbiamo imboccato il sentiero CAI 437b a destra. Si scende nel bosco, si attraversano un paio di impluvi e più in basso il greto più grande dove si imbocca la pista che porta alla strada per Dierico. Nell'ultimo tratto di discesa nel bosco sono in atto lavori di taglio abeti. Su strada asfaltata si risale a Dioor. Tutto il giorno, anche nel pomeriggio col cielo coperto, caldo afoso senza brezza.
  • 13/12/2014 Fino allo splendido rifugio tiro dritto pizzicato dal freddo. Salendo mi colpiscono le millefoglie rocciose che accompagnan la fuga dell’acqua a valle, come quel salto. Solo il pensiero di scivolare su quel trampolino di pietra piallato dal tempo mette i brividi. La neve è poca, le tracce, scivolose orme di ghiaccio. Quasi in cresta incrocio tre dame ridenti. L’ultima mi pare di riconoscerla. Da quegli occhi che brillano, che parlan da soli e riflettono la meraviglia che l’è entrata dentro poco più in alto. Che sia Loredana? L’insicurezza e le sferzate della brezzolina sulla schiena mi fan limitare a un sorriso e qualche parola. Al prossimo incontro non avrò dubbi e la fugacità verrà meno. In vetta capisco lo smarrimento incredulo di quello sguardo, la gioia strabordante ben stipata nello zaino. Giornate così rendon la vita ancor più preziosa. Tutto è talmente vasto da rendere inquieti davanti a così tanto! Per fortuna la mole del Sernio è lì. Con la sua frastornante imponenza strega il cuore e rallenta i battiti. Il Mangart fa capolino dietro alla muraglia della val Alba che oggi ammiro da occidente. Pelmo e Antelao si alzano in punta di piedi più in fondo, al Peralba mancan solo i canditi sotto una pioggia di zucchero a velo. E poi tutto il resto, troppo per due occhi soli. Non mi escon suoni, le parole si mozzano in bocca. Si può solo allargar le braccia e sorridere. Scendo veloce per non pentirmene optando per un anello prendendo il 455. La deviazione è consigliata, anche sia per pochi metri, per ammirare il percorso scavato da quelle acque cristalline esaltato dalle erosioni, da rocce lise e rattrappite, dalle incredibili stratificazioni di diverso spessore che anticipano la cascata sottostante. La raggiungo calandomi con attenzione per pochi ma ripidissimi metri L’acqua si tuffa spumeggiante in una pozza circondata da sculture di ghiaccio. Rocce interamente ricoperte da strati spessi e bianchi, altre da muschio glaciale, attorno miriadi di stalattiti in attesa di tuffarsi con l’avanzar del sole, un ramo esce dall’acqua completamente incastonato in un’enorme gemma di ghiaccio. Più avanti il troi interseca una vastissima fiumana di sassi che sembra il lacrimatoio d’un Sernio che da qui sovrasta fino ad intimorire. Il bosco che segue è completamente diverso da quelli mattutini, tratti ove i faiârs son predominanti s’alternano a zone in cui gli abeti han preso il sopravvento. Luoghi bui, in cui sorprende trovare un ricovero forestale del 1945, ormai abbandonato e cadente, che pare uscito dalla tenebrosa fantasia dei fratelli Grimm. Poi ancora rivoli ove acqua e ghiaccio si compenetrano in giochi di riflessi. Nel frattempo un dolore al petto si fa sempre più forte. Sospetto una nevralgia. Mi duole respirare e taglio alla prima forestale senza raggiungere quella che si dipana da Pra di Lunge. Tornantuosa, si può tagliare solo in parte a causa di un bosco burbero e ripido, disseminato d’arbusti, rovi e pietraglia varia. Al guado del Ambruseit le scelte sono due, o bagnarsi i piedi o superar con dovuto equilibrio l’esile ponticello privo di protezioni. Un ritorno appagante attraverso luoghi solitari ove l’unico suono è il rado vociar dell’acqua.(12.12.2014)
  • 12/12/2014 Ingolosita dal commento precedente torno su questa cima, la giornata è splendida, frizzante l'arietta ma non troppo, cielo limpido e sole, sole che illumina un bel bosco silente il cui unico suono è lo scricchiolio delle foglie calpestate e le acque del sottostante torrente. Prima neve a quota 1600 ca. , poca sul sentiero, battuta e ben dura ma lascia spazio anche a qualche roccetta affiorante, i ramponi tranquillizzano. Sulla cima sventola una bandiera piccola piccola, solo verde oramai, panorama ampio. Ritorno per la stessa via incontrando un unico sorridente camminatore.
  • 09/12/2014 08/12/2014-Saliti al rifugio monte Sernio e poi proseguito per la cima della Creta di Mezzodì. La mulatiera consente un andamento comodo. Una ventina di centimetri di neve in quota; tra i mughi abbelliti dai fiocchi di cotone il tricolore sventola in cima esibendo ormai solo il verde... Grande panorama. Il rifugio è molto luminoso e accogliente (acqua corrente) ed è meta di frequenti visite. Meritate.
  • 07/09/2014 Escursione del 6 settembre 2014 dagli stavoli Chiampees di Lovea. Il sentiero fino al rifugio Sernio è perfettamente segnalato e curato, poi in alcuni tratti la vegetazione alta rende il cammino leggermente più faticoso ma non ci sono particolari problemi a raggiungere la vetta.
  • 20/05/2012 Oggi poco tempo a disposizione ma voglia di panorami e questa cima che ho salito tre anni fa mi sembra perfetta per una giornata tersa. Lungo i tornanti di Lovea spero che nessuno scenda, mi agito a far retromarcia fino ad uno slargo (quando c'è), e invece no, incrocio due auto ed invece incrocio le dita mentre salgo verso Chiampees, lì per me sarebbe dura davvero. Oltre l'ultima casa in ristrutturazione c'è un comodo spiazzo ed un'auto già parcheggiata, di fronte il cartello Cai 416, mentre mi preparo un verdissimo ramarro attraversa la stradina. Oggi è un po' tardi, salgo velocemente lungo il sentiero che diventa lastricato e conduce a Pignuleet, stavolo deserto, ricordavo la presenza di un paio di asini, il sentiero attraversa brevemente un prato e s'infila nel bosco, bosco bellissimo e luminoso, tracciato ampio, fioriture di bianche anemoni, aquilegia, viole, epatiche,, oltrepasso un vecchio cartello in legno con l'indicazione Rif. Palasecca. Il sentiero sale a tornantini, ampio, pulito, il sole filtra dai rami, da qualche slargo posso amirare le impervie Crete di Palasecca, il Sernio; sotto, a destra, sento scorrere il rio Ambruseit e poco oltre ne scorgo anche la forra. Sono al bivio con il 455, 500 m di dislivello in un'ora, mi sento un drago, in realtà è il sentiero che è sempre agevole e privo di difficoltà, è veloce. Una giovane coppia mi cede volentieri il passo e sempre piacevolmente arrivo in vista del rifugio monte Sernio, posto nel verde ed illuminato dal sole. Billi mi corre incontro abbaiando minacciosamente, microscopico cagnetto che qualche carezza calma subito, allungato sulla panca e con le vesciche all'aria c'è il suo compagno d'avventure, m'informo dell'ultimo tratto che ricordo invaso dai mughi, mi dice che ora è tutto ripulito, posso andar tranquilla. Adesso il percorso si fa aperto, a tratti ghiaioso, l'occhio è spesso rivolto al Sernio, ai lati del sentiero eriche, ginestre, genziane primaticce, qualche ranuncolo corposo, poligala rossa, farfalle. L'intaglio di quota 1736 (ricorda un po' forcella Dolina) è incorniciato da grossi mughi, sbircio sotto e continuo a salire fino a trovare a sinistra i bolli rossi della traccia che conduce alla cima. E' vero, il sentiero è tutto libero, in pochissimo mi si presenta il pennone della cima ma non c'è più la bandiera svolazzante, cima ben arieggiata e con tante genziane e meriterebbe di più, una croce, un libro di vetta..Mi guardo intorno, il panorama non lo descrivo così magari a qualcuno può venir la voglia di salire o risalire questa creta solitaria. E lui, il Sernio, è sempre lì ad ingolosirmi. Rientro per lo stesso sentiero e come sempre colgo sfumature diverse, un'arvicola veloce s'infila nella tana, nei pressi del rifugio un tubo arruginito scende a portare acqua alla fontana, qualche albero scheletrito sembra una scultura; la coppia che ho incontrato all'andata è lì al rifugio a godersi il sole pomeridiano.Loredana
  • 02/09/2009 fatto percorso 01/09/2009, bello e imponente il Monte Sernio, complimenti per il rifugio M.te Sernio ed in partciolare per la dama in legno posta su un tavolo. Loredana
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