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    Traversata del monte Cullar dalla val Aupa
    Alpi Carniche
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    Traversata del monte Cullar dalla val Aupa
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    Traversata del monte Cullar dalla val Aupa
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I percorsi di SentieriNaturaM22

Traversata del monte Cullar dalla val Aupa

Avvicinamento

Dalla statale n.13, Pontebbana, deviare verso Moggio proseguendo poi lungo la rotabile della val Aupa per circa 9 km fino alla deviazione per Saps che si lascia sulla sinistra. Circa 700 m più avanti si individua, ancora a sinistra, l'inizio del segnavia CAI n 435a (m 704, cartello, possibilità limitata di parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Imboccato il segnavia si sale a svolte nel fitto bosco di faggio e abete rosso con discreta pendenza lungo una mulattiera a tratti lastricata. La ripidezza del versante si attenua in corrispondenza di un costone boscato che si segue fin dove esso si fa quasi pianeggiante. Una piccola ancona anticipa di pochi metri lo sbocco del sentiero nella radura di Cuel Grant (m 963) dove sorgeva un piccolo nucleo abitativo con tanto di numeri civici ancora visibili agli stipiti delle porte. La gran parte degli edifici è in rovina mentre quello più a destra conserva ancora il tetto e sembra in condizioni migliori. Sul retro delle case si rinviene una vasca con fontana ed anche la prosecuzione del segnavia che ora riprende il filo della dorsale tra grandi esemplari di faggio. Si sale piacevolmente con gradevole pendenza fin dove la costa sfuma nel corpo della montagna. Qui ci si innesta a sinistra sulla pista forestale che ha origine dalla strada della Val Aupa, qualche centinaio di metri più a monte del punto dove abbiamo parcheggiato. Si percorre la pista per poco più di 800 m poi la si abbandona presso una curva per proseguire nuovamente su sentiero (attenzione al segnavia CAI n.435a presente su un albero). Nel bosco prevalgono ora le conifere ed infatti il sentiero attraversa una fitta abetaia prima di uscire sul limitare del pascolo di casera Lius (m 1277), di cui non resta che qualche muro. Un cartello ci guida a monte dei ruderi dove in breve incontriamo una recente pista forestale che ha sostituito il segnavia CAI n.434 verso casera Laduset. Seguendo le indicazioni per casera Palis di Lius e casera Turriee, noi invece ci teniamo a sinistra proseguendo nel bosco oltre la strada sterrata. Ha inizio ora una lunga mezza costa che va a tagliare un ripido pendio boscato percorso da banconate rocciose sulle quali fiorisce l'orecchia d'orso. Dopo un punto poco più aperto il segnavia inverte la direzione e guadagna la bella radura che ospita la casera Palis di Lius (m 1482, presa d'acqua all'esterno), punto dal quale ci è consentito dare un primo colpo d’occhio alle montagne circostanti. Il ricovero, particolarmente ben dotato, dispone di cucina economica, caminetto in muratura, panche, tavolo, sedie e armadietti mentre al piano superiore vi sono tre letti con materassi.
Dalla casera si rientra nel bosco per uscirne più in alto sul bordo di una conca invasa dai mughi. La cupola rocciosa del monte Cullar appare ormai molto vicina ma sarà necessario aggirare la vetta poiché la via di accesso sale dal versante opposto. Tralasciata la mulattiera che si allontana a destra verso il Palon di Lius (vedi variante) si perviene ad una insellatura, a quota 1641, dove la visuale si dischiude anche verso i monti di Pontebba e Paularo. Il sentiero perde ora un centinaio di metri per raggiungere la ampia insellatura erbosa di forca Turriee e la omonima casera (m 1555, fontana). Un vano della lunga costruzione è stato adibito a ricovero con caminetto, panche e tavolo mentre nel sottotetto sono stati collocati tre materassini di gomma. Dal ripiano, cercando di evitare il segnavia CAI n.438 che scende verso il ricovero Chianeipade e Paularo, si seguono le indicazioni per forca Griffon e casera Forchiutta (vecchio cartello in legno, segnavia CAI n.435). Pochi metri dopo una presa d'acqua, fare attenzione a non mancare a sinistra il bivio poco marcato per la vetta del monte Cullar (ometto, segnavia bianco-gialli dell'Alta Via Val d'Incarojo). Il sentiero è evidentemente poco frequentato e le segnalazioni sono sbiadite ma seguendole con attenzione si raggiunge una spalla dalla quale si inizia a traversare a sinistra mantenendosi a poca distanza dal filo di una dorsale con mughi. Giunti alla base di una lingua di ghiaia, il traverso si interrompe e occorre salire faticosamente fino a riguadagnare la linea di cresta (curioso cartello di pericolo vipere!). Qui ha inizio la parte più interessante del percorso: a sinistra, infatti, si nota l'ingresso di una trincea coperta che si è mantenuta in buone condizioni mentre poco distante ha inizio una linea fortificata nella quale spiccano ancora le nicchie per le munizioni. Il sentiero prosegue ancora lungo la cresta poi aggira uno sperone con mughi ed entra in una breve galleria all'uscita della quale troviamo il bivio che utilizzeremo per la discesa. Ora proseguiamo diritti seguendo una traccia aperta tra gli arbusti che ci porta al colletto terminale. Rasentando le rocce si arriva ad un canalino friabile che si risale con l'aiuto dei mughi uscendo sulla piccola e solitaria cima del monte Cullar (m 1764). Sul libro di vetta si firmano in pochi, probabilmente a causa dell'accesso poco evidente, ma la fatica della salita è ben ricompensata dalle interessanti vestigia militari e dall'insolito panorama che si apre da questo isolato pulpito roccioso.
Ritornati al bivio si inizia a perdere quota cercando le rade segnalazioni ed i passaggi migliori tra la vegetazione. La prima parte della discesa è poco evidente ma poi l'originaria mulattiera riemerge dal pendio e ci conduce senza ulteriori problemi a riprendere il segnavia CAI n.435, abbandonato in precedenza. Lo si imbocca a sinistra, percorrendo con qualche modesto saliscendi le pendici occidentali del monte Cullar. Si giunge così all'ultimo punto di appoggio di questo lungo anello: la casera Forchiutta (m 1408), un complesso di tre edifici il primo dei quali è stato attrezzato a ricovero. La dotazione è simile a quella delle strutture già incontrate e comprende caminetto, tavolo e panche nonché la disponibilità di uno spartano giaciglio su tre materassini al piano superiore. Dal ripiano della casera si prosegue in discesa verso la sella di quota 1246 dove incontriamo la pista forestale che si è sovrapposta al tracciato dell'originario sentiero CAI n.434. Riguadagnato il versante rivolto alla Val Aupa si inizia a scendere a sinistra lungo la pista. Una scorciatoia consente di abbreviare la prima curva ma successivamente il segnavia coincide con il tracciato della pista forestale. Attenzione, dopo un paio di tornanti, ad evitare un bivio che scende a destra verso una piccola baita dal tetto verde. La direzione giusta è quella che sale moderatamente a sinistra superando un costone roccioso e quindi un impluvio. La pista prosegue ancora lungamente con altri saliscendi fino all'ultimo bivio presso la quota 1236 dove ci si tiene a destra in discesa. Ancora qualche curva e ci si ritrova al punto dove si stacca il sentiero per casera Lius. Ora non rimane che rientrare al punto di partenza seguendo il medesimo percorso dell'andata.

Variante alla cima del Palon di Lius

Dal bivio per il Palon di Lius descritto sopra, poco prima di arrivare all'insellatura soprastante, ci si tiene a destra risalendo con lieve pendenza le pendici meridionali del verde Palon di Lius. Con qualche diagonale tra i mughi ci si alza in un ambiente in cui si possono ancora riconoscere le nicchie dei baraccamenti di guerra. Ci si tiene su questo versante seguendo una traccia che si fa via via più inerbita fin tanto che si riesce a guadagnare il filo della cresta. Da qui si può seguire la dorsale erbosa raggiungendo il punto più elevato del Palon di Lius (m 1707) dove si apre una bella visuale su tutta la Val Aupa e sui monti di Cason di Lanza. E' possibile proseguire ancora per visitare i resti delle postazioni che si intravedono poco più avanti. Arrivati al punto dove ci si affaccia sul versante orientale (caratterizzato da un profondo dirupo), si aggira un piccolo sperone roccioso sbrecciato (resti di fortificazioni) e con una brevissima discesa si può arrivare a visitare una piccola galleria affacciata sulla Creta dal Cronz e la sella Cereschiatis. Per il ritorno si utilizzerà il medesimo itinerario.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Memoria
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Maggio
Carta Tabacco
018
Dislivello
1200
Lunghezza Km
17,2
Altitudine min
704
Altitudine max
1764
Tempi
Dati aggiornati al
2008
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 29/06/2015 The path walked 24. 6. 2015; CAI 435a to the saddle between Cullar and Palon di Lius - Palon di Lius is a very beautiful ridge, an unmarked path goes to it, then you can continue along to the other side of the ridge, very beautiful and amazing panorama! In my opinion even more beautiful than from Monte Cullar. From Palon di Lius I continued to Cullar; the path is all the way in solid condition, easy to follow (yellow-white signs), the upper part needs some attention, but not difficult, could be climbed in a completely safe way. I slept in Casera Turriee and continued to Monte Flop the next day. Amazing sunset!
  • 17/05/2015 E' una bella scarpinata, un minimo di attenzione il tratto finale sia in salita che in discesa. Per la discesa abbiamo preferito optare nuovamente per l'A.V.dell'Incarojo e poi raccordarci con il sv 435, dal bivio all'uscita dalla galleria si vedevano numerosi schianti; in realtà abbiamo poi appurato da una coppia di escursionisti che gli schianti potevano essere aggirati senza difficoltà. Pioggia pioggia e pioggia lungo tutto il rientro.
  • 10/06/2014 A Grant Cuel la fragranza dei sambuchi in fiore riempie le narici. Gli stavoli si riscaldano alla luce del mattino, splendida la porta sanguigna e poi lo scuro e gli stipiti blu, a ricordare il cielo sereno e caldo anche di notte, anche d’inverno. Il successivo traverso “espone” diversi alberi divorati e intagliati dal tempo. Gramigne di Parnasso rallegrano la penombra. Poi appare, lontano, il Cjâf dal Omp, col naso all’insù, disteso a prendere il sole. Casera Lius m’accoglie con una selva di Nontiscordardimè. Da qui in avanti occorre prepararsi a perder gli occhi in un’infinita serie fioriture a ritroso, fino ai crochi, bianchi come la neve che intorno a loro si scioglie sulla sella, sommergendo d’acqua gelata gli steli. Casera Palis è tirata a lucido e piena di optional. Il troi è inondato di pinguicole festanti ma sbarro gli occhi davanti a due cespi di campanellini (!) Prima della forca punto alla dorsale erbosa del Palon di Lius. Semplice, dolce, invitante, un balcone che ammutolisce. Mi fermo in cresta, disteso verso Mangart e Montâs, sopportando ogni approccio delle legioni di insetti presenti, fino a che una speleo-furmie decide di entrarmi nell’orecchio, sentirla ravanare sul timpano mi basta. Scendo a casera Turriee, spartano ricovero con due reti modello griglia arrugginita e un solo materasso. L’acqua è chiusa e il rincorrer di tombini e rubinetti non porta a risultati. Proseguo per Pradulina, accolto da un suono familiare ed allegro! Acqua! L’abbeveratoio più a valle funziona, gelata! Poi la casera: sopra sei reti con materassi, apprezzati, collaudati e digeriti dai roditori. Sotto: tavolo, panche, caminetto e spolert. Ecco il nido per una notte a… milioni di stelle! Un cordone ombelicale lungo più di dieci lustri, legato ai ricordi del babbo che da bimbo vi saliva da Gjeri, nella stagione del fieno, quando vacanza era anche sinonimo di lavoro e in un lidric cun argjel a sorpresa si nascondeva una felicità semplice e profonda che dava un senso a tutto. Passo il pomeriggio a leggere e sognar di monti. Uno lo metto in pratica, il tramonto sul Salinchieit. Il giorno dopo nel cammino verso il Cullar i resti di una lavina non impensieriscono e in breve sono sul graticolante ghiaione, oggi particolarmente faticoso. Il cartello attenzione vipere è decisamente surreale. Passo anche la galleria, la neve è assente, solo due pini sul troi. Proprio dove non serve ma, comunque, scomodamente aggirabili. Sono sopra, solo, grondante e bruciato dal sole, ad abbracciare ogni cima, girando e rigirandomi. Non ci penso neanche a scendere ma se all’ombra fan 27 gradi, al sole fa carbonella. Mi sembra di rasentare l’autocombustione. Resisto finché non diventa improponibile. Poi scendo, facendo attenzione al tratto friabile (thanks mugos!). Il sentiero si districa, curva per curva, evitando gli schianti. A mezza via gli alberi iniziano a distendersi sul sentiero che tartaglia, fino a scomparire. Dopo numerosi a/r non ne trovo la prosecuzione. Taglio per il bosco altimetro alla mano. Incontro una vecchia traccia e poi il 435, ove mi sembra di rinascere. Quieto, morbido, con delle conifere sorprendenti. Fresco, rigenerante per gli occhi ed il corpo. Casera Forchiutta è dotata di stoviglie, tanta legna ma nessuna rete o materasso. Dagli abbeveratoi non esce acqua. L’arrivo alla carrareccia confonde l'olfatto con un tappezzamento di aglio ursino in fiore, tanto pungente da metter appetito! Dopo è tutto un dolor di piedi. Infinito il pezzo sulla strada, quasi mai all’ombra. Spinto dall’inerzia ritorno alla fonte di Grant Cuel che ora rappresenta il sacro Graal. Minuti e minuti di immersioni e bevute, fino a recuperar le forze per scendere e tuffare i piedi nell’Aupa. (07-08.06.2014)
  • 11/11/2013 Effettuato oggi, tutto come da relazione. Sentieri sicuramente poco frequentati ma ben segnalati.L'alta via è una esile traccia con parecchi tratti delicati e richiede un minimo di esperienza. I segnavia sono comunque chiari.Decisamente lungo il rientro per la pista forestale.Neve da sopra 1300 mt., da alcune tracce sino a pochi centimetri nella parte alta.
  • 01/06/2011 I segnavia bianco-gialli dell'alta via val d'Incarojo sono stati rifatti, percui l'orientamento non è problematico. A pochissimi metri dall'uscita della galleria prima della vetta, sulla destra, occhio all'ometto che segnala il sentiero di discesa (comunque ben segnalato anche quello). Molto ripidi gli ultimi, rocciosi, 15 metri prima della vetta: i pini mughi aiutano molto.Bellissima gita, comunque, solo un po' noioso il lungo tratto di ritorno su pista forestale.
  • 29/04/2010 Salito sul Cullar partendo da Dierico per cui la relazione del sito la incontro appena a casera Turriee e di nuovo rispetto a quello che c'è scritto qui è che i segnavia bianchi e gialli dell'Alta Via d'Incarojo sono ben evidenti per cui grossi problemi di orientamento per salire il monte non ce ne sono. Ci sono però dei tratti da affrontare con attenzione per arrivare sull'antecima nord per via del terreno poco solido (ghiaie) e anche qualche traverso per arrivare sotto la cuspide sommitale non è proprio elementare. Anche gli ultimi dieci metri di dislivello richiedono attenzione. Il libro vetta c'è e dalle firme si vede che la cima è pochissimo frequentata. Tornato indietro per lo stesso itinerario di salita in quanto c'era un po' di neve e non sapevamo quello che avremmo trovato proseguendo verso casera Forchiutta mentre sapevamo quello che trovavamo tornando indietro per dove eravamo saliti.
  • 28/07/2008 Sentiero CAI: Numero 438-435/alta via val incarojo. Da carbonarie, casera Pradulina, casera Turriee al monte Cullar. Guadi difficoltosi sul torrente Pontebbana.Scarsa segnaletica con rischio di perdersi, in alcuni tratti, nel bosco prima di casera Pradulina, sentiero che sta scomparendo nell'ultimo tratto che dal sent. n. 435 si stacca per raggiungere la cima del Cullar. E' un posto meraviglioso, ma mal tenuto.La segnaletica dell'Alta Via val Incarojo è quasi completamente scomparsa.. danielebertossi@live.it
  • 16/06/2008 Sentiero CAI: CAI 434 . Tra casera Lius e casera Laduset. l'inizio del sentiero dalla val aupa alla fine della strada forestale è stato completamente distrutto dalla costruzione di una nuova pista forestale a dx. pietropaolocastellarin@hotmail.com
  • 19/05/2008 sulla cima del monte cullar manca il libro di vetta
  • 18/07/2005 17/07/05 IL SENTIERO CAI 434 CHE "in seguito si fa più evidente........." NON ESISTE PIU'. E' DIVENTATO UNA STRADA. ATT.!! DOPO POCHI MINUTI DAL "quadrivio segnalato" C'E' UN BIVIO: TENERE LA SINISTRA.
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