il portale dell'escursionismo montanoInvia una mail a SentieriNatura Utente anonimo 172 ospiti - 1 utenti 
  • Traduci questa pagina con Google Traduttore
  • Traduci questa pagina con Google Traduttore
  • Traduci questa pagina con Google Traduttore
  • P1020125
    Anello del monte Cuarnan da Pers
    Prealpi Carniche
  • P1020126
    Anello del monte Cuarnan da Pers
    Prealpi Carniche
  • P1020128
    Anello del monte Cuarnan da Pers
    Prealpi Carniche
  • P1020132
    Anello del monte Cuarnan da Pers
    Prealpi Carniche
  • P1020138
    Anello del monte Cuarnan da Pers
    Prealpi Carniche
SentieriNaturaAggiungi ai preferiti - Richiede LogIN
I percorsi di SentieriNatura

Anello del monte Cuarnan da Pers

Avvicinamento

Da Pradielis (frazione di Lusevera) in alta val Torre, si imbocca la strada che sale a sinistra verso Cesariis. Dopo avere superato le case dell’abitato si prosegue ancora lungo la tortuosa e stretta rotabile fino alla sua conclusione in corrispondenza della frazione disabitata di Pers dove un cartello CAI ci indica l’inizio del segnavia n.730 (m 598, piccolo spiazzo per il parcheggio presso l’ultima abitazione).

Descrizione

Questo si presenta all’inizio come una pista forestale che ben presto si innesta su un’ampia mulattiera delimitata da muretti a secco. Il rudere di una vecchia abitazione sulla sinistra anticipa di poco una ampia zona erosa e dirupata. La si attraversa comodamente, anche nell'ultimo tratto friabile che ora è stato completamente risistemato e dotato di cavo passamano. Dopo un tratto in falsopiano all’interno della pineta a pino nero il sentiero si affaccia su un secondo ampio circo detritico. Qui tratti erbosi più assestati si alternano a lingue detritiche dove il camminamento si fa più esile. Senza particolari problemi si risale fino ad uno spuntone roccioso dove il sentiero ritorna agevole e ben marcato. Seguono poi alcuni saliscendi ed un tratto quasi orizzontale dove il sentiero si sdoppia. Seguendo le segnalazioni ci si abbassa a sinistra nella faggeta avvicinandosi rapidamente al canalone del rio della Presa. Oltrepassato l'alveo, il sentiero riprende sul pendio opposto raggiungendo ed aggirando uno sperone boscato. Con breve ed aereo traverso e poi nuovamente in salita ci si porta su terreno consolidato tra eriche, genziane di Clusius e arbusti di pero corvino. Attraversato anche il greto principale del torrente Vedronza, se ne risale il bordo opposto per poi riprendere quota a svolte nella boscaglia. Più in alto la pendenza si appiana, ed è quasi in falsopiano, tra piccoli boschetti e radure sempre più ampie che si raggiunge la bella insellatura di forcella Foredor (m 1089). Al crocevia di cartelli ci si tiene a sinistra risalendo in pochi minuti alla sommità del pascolo di malga Cuarnan. Attenzione ora a immettersi nel sentiero che entra nel bosco soprastante mirando alla vetta del monte Cuarnan. Un solco roccioso precede l'uscita su una radura invasa dagli arbusti dove si piega a destra guadagnando la panoramica cresta sommitale del monte Cuarnan. Alla nostra sinistra appare anche la chiesetta del Redentore con il tradizionale punto d'arrivo (m 1372). La discesa inizia sullo spigolo dietro la cappella, lungo la sottile costa orientale del monte (CAI 714). Il sentiero è sempre ben tracciato ma è necessario fare attenzione vista la ripidezza dei due versanti. Oltrepassato anche il tratto più esile ed aereo, si arriva ad una prima spalla (m 1212) e successivamente alla quota 1062 dove abbandoniamo il segnavia CAI per piegare decisamente a sinistra. Su sentiero erboso si assecondano alcune anse e si oltrepassa un calanco continuando poi a traversare le ripide pale erbose che caratterizzano i fianchi orientali del Cuarnan. Sfiorata la grande frana, si scende lungo una costa fino alla insellatura che separa la nostra cima dalla dorsale del monte Duon, punteggiata di narcisi e asfodeli. Qui una buona traccia percorre fedelmente tutte le quote del monte calando poi al punto dove si abbandona la dorsale per deviare bruscamente a destra. All'interno della boscaglia il sentiero prosegue sempre ben marcato fino ad uscire sulla strada asfaltata a pochi metri di distanza dal campanile di Frattins (m 670, panca). Le case di Pers sull'altro lato della valle sembrano vicine ma ora dobbiamo scendere ad intersecare nuovamente il greto del Vedronza. La prosecuzione è di fianco al cimitero, sul suo lato sinistro, dove ha inizio una larga mulattiera che scende nel bosco (percorso C). All'incontro con una pista forestale ci si tiene a sinistra iniziando finalmente ad orientarsi nella giusta direzione. Su quella che è diventata una mulattiera sassosa, si interseca un impluvio aggirando poi una costa oltre la quale si iniziano a sentire le acque del Vedronza. Il sentiero perde ancora quota dilungandosi a sinistra in traverso sopra il greto principale che ora si intravede. Il passaggio sull'altro versante avviene tramite un antico ponte in pietra, il cosiddetto Ponte Romano, che da anche il nome al sentiero che stiamo percorrendo. Il successivo ponte è crollato ma lo si aggira facilmente per proseguire a salire con pendenza marcata in un bosco che a primavera si ricopre di aglio orsino. Dopo aver incontrato i terrazzamenti dei vecchi orti di Pers, si piega a destra uscendo esattamente al punto di partenza.
Sentieri CAI
Escursione
Attrezzature
A - Passamani
Mese consigliato
Aprile
Carta Tabacco
026
Dislivello
1000
Lunghezza Km
12,3
Altitudine min
429
Altitudine max
1372
Tempi
Dati aggiornati al
2017
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 24/04/2017 22/04/2017-Ripercorso l'anello del Cuarnan da Pers. E' interessante la varietà di ambienti che si attraversano; in questo periodo poi le fioriture! anche queste cambiano col salire di quota fino ad alcuni crochi alla sella Foredor; narcisi, asfodeli ancora in bocciolo sul Duon, e l'immersione nei fiori di aglio lungo la risalita finale a Pers. In cima biciclette, moto, escursionisti; mentre parapendii e deltaplani spiccano il volo dal ripiano poco sotto. Lungo tutto l'itinerario invece la solitudine.
  • 07/03/2017 Non immaginavo di entrare in un mondo di briciole, col tratto del passamano che rimanda alla val Dogna. Le ripidissime pale erbose dopo quei tuffi verticali, alla loro base, si sgretolano. E tu ci passi proprio sopra a quelle ferite, come fossero le dita d’un montanaro, spaccate dal freddo e dalle stagioni della fatica. Poi quel corridoio meno spoglio. Sorrido al sole ed ai ricordi altrui. Molti anni fa, da bimbo, mio padre solea salir al rocul dal Armellini, accomodato sul versante di levante di sella Foredôr. Faccio fatica ad immaginare come qui fosse tutto un giardino, rasato a filo, con quella piccola oasi curata nei dettagli per ingannare ed imprigionare, unica eletta ad ospitare della vegetazione che superasse la manciata di centimetri. Al roccolo si restava almeno una settimana. Per far comprendere la magnitudo della razzia basta pensare a come sette donne passavano giornate intere a spennare quelle minuscole carezze alate. Migliaia di cinguettii spezzati per riempire le macellerie di quelle inezie inermi. Il pari ancora si colpevolizza per quel praticantato da uccellatore che non portò a null’altro che a qualche fuga nella natura. Ma non v’era crudeltà in quella pratica, non meno di quella che affolla i frighi pieni ed asettici dei supermercati dove una vita si trasforma in oggetto. La differenza è che a muovere quelle anime fu la fame e la miseria, non l’ingordigia o la faciloneria d’una mano che riempie un carrello. Alla sella compare la neve. Il troi, ben battuto, è scivoloso e mi porta a tagliare per un bosco timido e disordinato. Poi, di colpo, come in nessun altro versante, tutto si manifesta. Di botto! L’infinito della piana che scema in trasparenze, si sposa con quello popolato da centinaia e centinaia di picche imbiancate. Sono solo. Mi fa strano. Ma mi godo quella solitudine, scendendo a curiosare lo stato del bivacco per poi ritornare alle navate che s’involano verso levante e che incitano l’anima a tendere con esse, come fosse possibile, seguendone le silhouette, slanciare lo sguardo come proiettile d’una fionda. Mi distendo, chiudo gli occhi e lasciando dilatare nella memoria gli orizzonti appena inspirati, facendogli posto in un’affollata galleria di scatti mentali. Poi quel suono. Acuto e poi basso. Continuo. Segnala ogni virata e cambio di rotta ascensionale del parapendio. Prima senti il vento, poi quel suono da videogioco anni ottanta. Poi ancora quel vento che arriva bisbigliando, ma senza alcun rumore alieno che non sia il suo sospiro. Apro gli occhi ed ecco l’elegante parata di una decina di avvoltoi. Scendo con loro, mirando al campanile lontano. Fino a quel bosco che m’accoglie con un contrasto splendido. Lo scippo della luce, nonostante le fronde spoglie, viene esaltato dalle guardiane della foresta, le sciamane vegetali dei bagliori invernali: le betulle! Sacerdotesse del dio Ra! Poi tutto si fa quiete. Al piccolo cimitero una signora è intenta a curar le tombe. Mi avvicino per chieder informazioni sulla presenza d’una fonte ed ovviamente, pas monts, mi esce una domanda in marilenghe. Lei mi risponde a tono. Ma lo senti che non è il suo. Come se uno sloveno mi parlasse in italiano. La prima frase è meticcia, del tipo “tu cjatis une fontane ta la plaçute dal paîs, vizino i scovazzoni”. Alla seconda domanda il grammelot s’infittisce saltellando continuamente dal furlan al talian, fino al triestino penzo: zo dei, proprio quel de borgata! Dentro di me mi ribalto sorridendo come farebbe un cinghiale nella sua pozzanghera, ma allo stesso tempo rimango affascinato da questo interloquire che pare quello descritto nel Nome della Rosa, tra Guglielmo di Baskerville e Salvatore, il frate con un passato da eretico dolciniano che miscela, come fossero ingredienti di una pietanza: latino, spagnolo, francese e volgare. Allora mi godo ogni frase, le chiedo dei ruderi della chiesa e ci tiene ad accompagnarmi. Due passi e si appende alla mia spalla distrutta. Non oso confidarle che in caso di scivolata le resterebbe in mano e continuo ad ascoltare ogni metamorfosi linguistica che da un ordinato passaggio a scomparti, passa ad una schizofrenica mistione teatrale, di vocabolo in vocabolo, degna di Dario Fo. Poi cedo alla curiosità e scopro come da Flaipano fu costretta ad una migrazione nell’angolo più orientale della nostra regione. Per poi ritornare a casa senza alcuna nostalgia delle “rive”. In seguito raggiungo la fonte del paese ancora chiusa. Un segno del destino. Come il mio babbo, mi abbevererò dalle acque del Vedronza, ancora cristalline nonostante la bassa quota. Un sintomo della loro fretta nel ricongiungersi con la schiera di sorelle che si tuffano nel Torre. Poi ecco l’antipatico arrivo segnalato da Loredana. Meno di duecento metri, ma tirano bene, anche se mitigati dalle punteggiature dei bucaneve e da schegge di memoria che s’affacciano dall’oblio sotto forma di muretti a secco e lastricature agonizzanti. Alla fatica rispondo con l'eco dei racconti del pari quindicenne che per una sciata di pochi secondi si trascinava degli sci, o mior dai stafarots, di due metri, tedeschi, in legno massiccio, per provare le emozioni dei più grandi nel monte dietro casa. In auto messer Destino torna a far la voce grossa. Appena ripartito sintonizzato su Radio Tre, odo la voce rauca di Moni Ovadia intento ad interpretare il capolavoro di Umberto Eco. Il tempo di due curve e si trova a dar vita proprio a Salvatore, intento a spiegare una ricetta allo scudiero di Gugliemo. Ma la portata principale credo d’esser proprio io, mangiato in un sol boccone dalla dissennata magia delle coincidenze. Penitenziagite! (16.02.2017)
  • 24/07/2016 Fatto sabato 23. Bel giro, soprattutto la salita da Pers. Il rientro un po' laborioso, visto che la vegetazione in questo periodo sovrasta completamente la traccia. Basta tenersi sul crinale e non ci si sbaglia.
  • 21/05/2016 Il sole imbroglione maschera la temperatura invernale a Pers, ma comunque 5° sono e tali restano. Il sentiero s'avvia ampio, erba appena tagliata e segnavia ancora gocciolanti, piccoli tivedo qua e là, 'na pacchia percorrere trois subito dopo una gara. La zona erosa mi pare più rosicchiata di sempre, sparito il cavo incontrato altre volte, ma non ci sono difficoltà; nel bosco mi camminano addosso piccoli bruchi verdi, un concentrato di clorofilla, formiche ed altri multizampe, è tutto un pulirsi e poi mi assale la sindrome del prurito, tutto si placa a sella Foredor, due voci salgono verso il Chiampon. Piccola sosta presso il masso, lì una scatoletta di tonno è in bella mostra, attende che qualcuno la apra. I prati sopra malga Cuarnan sono punteggiati del blu delle genziane di Clusius, bello comodo il sentiero che sale e in breve si raccorda con il 715 ed è la cima. La chiesetta è aperta, un'anziana coppia di volontari di Montenars ne cura la pulizia e si carica nello zaino le immondizie “dimenticate” lì intorno: Quattro piacevoli chiacchiere al sole, quest'anno la festa di settembre verrà anticipata al giorno 11, gran grigliata lì sullo spiazzo, ci pensa l'elicottero al trasporto di quanto serve. Calma discesa lungo il versante opposto, gli occhi sfiorano l'Alta Via Cai di Gemona e poi a sinistra verso Frattins, fra il Cuarnanat e il monte Duon il sentiero a tratti si nasconde nell'erba ed altre tracce, diventa ingannevole, gli asfodeli e i narcisi invitano allo smarrimento, ma ecco già il solitario campanile di Frattins e poi il minuscolo cimitero e la discesa lungo il troi dai Rocui, direzione rocul dal Ros. Rizzo le orecchie ad un insistente abbaiare alla mia destra,discretamente vicino, rispondo abbaiando, faccio la voce grossa, silenzio...fortunatamente alla pista forestale ci si tiene a sinistra cala il silenzio....ma fino nei pressi del ponte romano, lì il rio Vedronza si fa ben sentire. Il secondo ponte (crollato) si bypassa su due tronchettini di legno, scomodosamente distante un cavo è messo lì per aiutare e poi si sale; che antipatico un arrivo in salita, gradini rinforzati, muretti a secco, terrazzamenti, testimonianze di vita di Pers, località ora disabitata. Un bell'anello, interessante e vario
  • Invia un commento
Le vostre fotoVisualizza tutte le fotoi
  • il tratto iniziale del sentiero
    21/05/2016 il tratto iniziale del sentiero
  • tratto eroso lungo il sv 730
    21/05/2016 tratto eroso lungo il sv 730
  • sella Foredor e il Chiampon
    21/05/2016 sella Foredor e il Chiampon
  • ci si raccorda con il sentiero 715
    21/05/2016 ci si raccorda con il sentiero 715
  • lungo il sentiero 714
    21/05/2016 lungo il sentiero 714
  • Invia una foto
I vostri tracciatiVai al forum GPS
Le vostre escursioniVai alla mappa localizzazioni
Mappa Scarica il tracciato kml Scarica il tracciato gpx Visualizza mappa dettagliata - Apertura su nuova finestra
Profilo altimetrico
Altre escursioni in zona
Webcam più vicine
  • Webcam Trasaghis
  • Webcam Casera Canin
  • Webcam Forgaria
© Redazione di SentieriNatura - Udine, - Ivo Pecile & Sandra Tubaro - Sito ottimizzato per una risoluzione di 1024x768 - Privacy & Cookies - Powered by EasyDoc - Webdesign by Creactiva