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    Anello del Monte Amarianutte da Pissebus
    Alpi Carniche
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    Anello del Monte Amarianutte da Pissebus
    Alpi Carniche
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    Anello del Monte Amarianutte da Pissebus
    Alpi Carniche
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    Anello del Monte Amarianutte da Pissebus
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNatura

Anello del Monte Amarianutte da Pissebus

Avvicinamento

Percorrendo la statale n.52 in direzione Tolmezzo, superato Amaro imboccare a destra la strada per Pissebus. Oltrepassata la galleria di Sasso Tagliato e l’incrocio con la vecchia ferrovia, si faccia attenzione - dopo un nucleo di case - ad una pista bianca che si stacca bruscamente a destra in prossimità di un ponte (m 303, bollo rosso sul paracarro, parcheggio lungo la strada).

Descrizione

Seguendo la pista e i bolli rossi, ad un primo bivio ci teniamo a destra entrando in una macchia di pino nero. Con pendenza minima si risale sul bordo del largo conoide inclinato che discende dai fianchi dell’Amariana, ravvivato ad inizio stagione dalle prime eriche. Sfiorato un largo solco si entra all’interno di una vecchia recinzione arrugginita dove troviamo il bivio principale del nostro anello: a destra si stacca il Troi di Martin, che useremo per salire, mentre poco più avanti una scritta su un masso segnala la direzione per il Troi di Cjadin. Qui inizia la salita vera e propria con il sentiero che in diagonale interseca un piccolo impluvio sassoso. Con una serie di svolte si rimonta ora una rampa inclinata incontrando presto un punto panoramico con panca, affacciato sul ventaglio di ghiaie e sul reticolo delle piste. La salita prosegue decisa nel rado bosco che ora lascia intravedere maggiormente i segni dell’incendio di qualche anno fa. Finalmente un cartello segnala sulla destra la breve deviazione per visitare il belvedere naturale a quota 768, una specie di prato sospeso sopra la valle del Tagliamento: un pulpito eccezionale che invita a una prolungata sosta. Tornati sui propri passi si riprende a salire attraversando una zona caratterizzata dalla quasi totalità di tronchi scheletriti. Dopo qualche svolta il pendio si impenna e con esso la nostra traccia che ora affronta la parte più ripida e impegnativa della salita. In questo modo si rimonta su due ripiani successivi dove si può rifiatare poi, giunti presso la zona sommitale, il sentiero si sposta a sinistra traversando sul fianco. Riguadagnata definitivamente la cresta, ci si ritrova a camminare su una specie di corridoio naturale, delimitato a sinistra da faggi e a destra da alcuni maestosi pini neri. Avvicinandosi alla impressionante mole dell’Amariana, la dorsale si restringe sempre più (attenzione ad un breve passaggio). Ancora pochi metri e siamo sul punto più elevato del monte Amarianutte (m 1083, ometto, libro di vetta) dove la cresta si interrompe bruscamente sopra un precipizio. La posizione di questo minuscolo sperone offre una vista impareggiabile sulle pendici dell’Amariana che da qui rivelano mille dettagli.
Volendo completare l’anello, altri bolli rossi ci guidano a scendere per il Troi di Cjadin. Questo perde subito quota nella rada pineta, passando accanto ad un vecchio ripetitore. La discesa continua presso l'orlo del precipizio sul quale si abbarbicano grandi esemplari di pino nero che si stagliano suggestivi sopra i candori del canalone della Citate. Con la dovuta attenzione, a causa della pendenza, si cala ad un intaglio da dove si può dare una ultima occhiata ai precipizi sottostanti. Il sentiero, infatti, piega a sinistra proseguendo la sua impegnativa discesa in un paesaggio desolato dove non si ravvisano chiome verdi. Laddove i pini fanno la loro ricomparsa, il sentiero si fa più marcato e, su terreno più agevole, scende a intersecare un greto asciutto. Oltrepassata una forcellina, il sentiero traversa il fianco di un avancorpo arrivando all’ultimo belvedere, affacciato sul conoide e su Tolmezzo. Le difficoltà sembrerebbero terminate, ma ci troviamo ancora alti e dovremo guadagnarci il piano poiché il sentiero piega a destra riportandosi sopra erte balze. Ancora qualche traverso leggermente esposto ed un breve gradino roccioso ed infine si raggiunge un facile pendio boscato che termina sulle ghiaie dei Rivoli Bianchi. Da qui, seguendo la traccia che si stacca a sinistra, in pochi minuti si ritorna al bivio principale.

Avvertenze

Il Troj di Cjadin, qui descritto in discesa, è più ripido e meno marcato del Troi di Martin e va affrontato solo con terreno asciutto. In alternativa si può valutare la percorrenza in senso contrario. In ultimo, un sentito ringraziamento a tutti quelli che hanno contribuito alla riapertura dei due sentieri per l’Amarianutte, liberando il percorso dagli schianti. Sta ora a noi rendere omaggio e mantenere il lavoro fatto percorrendo questo interessante anello.
Escursione
Mese consigliato
Marzo
Carta Tabacco
013
Dislivello
700
Lunghezza Km
6,3
Altitudine min
303
Altitudine max
1083
Tempi
Dati aggiornati al
2016
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 01/05/2016 Percorso ieri l'anello in senso orario: i lavori di Alessandro procedono ininterrottamente...consiglio a tutti gli amanti della montagna una capatina da queste parti.
  • 20/04/2016 Escursione di oggi 20/04/16 effettuata in senso orario come da suggerimento di Bepi da Cividale, che ringrazio, e ciò anche per agevolare la progressione in discesa di mia moglie e delle sue articolazioni. Saliamo quindi per il Cjadin che non si smentisce per pendenza ma che, preso col giusto ritmo, si lascia percorrere magari con un po' di fatica ma senza problemi. La relazione di SN è valida al 100%. Lungo la via si possono osservare praticamente tutte le varietà di fiori del periodo, magari non in grande abbondanza ma molto varie: Cneoro, pero corvino, genziane, citiso, pinguicola, rododendro nano etc. Giunti a buon punto della salita, incontriamo una escursionista che sta scendendo e con la quale scambiamo qualche impressione sul senso preferibile dell'anello. Una volta in cima, mentre binocolo con attenzione siti a me ben noti della complessa morfologia dell'Amariana, sento un: Era Lei! pronunciato da mia moglie mentre leggeva il libro di vetta. Si riferiva alla mitica Loredana.Bergagna. Il piacere di averla casualmente incrociata si è fuso col dispiacere per aver perso l'occasione di manifestarle tutto il nostro apprezzamento per la sua incredibile costante attività montanara. Dopo la meritevole sosta, siamo ridiscesi per il troi di Martin che, pur presentando nella zona alta una buona pendenza, poi si lascia percorrere in modo tranquillo. Lungo la via un altro incontro con un giovane che da lì saliva. In conclusione: un bell'anello e un grazie sentito a Alessandro Cella e compagni per l'ottimo lavoro svolto. Buone camminate a tutti.
  • 20/04/2016 Gliel'avevo promesso che sarei tornata, mi era piaciuta troppo per lasciar passare tanto tempo senza ripercorrere sior Martin e sior Cjadin, giornata dal clima primaverile ed una gran luce. Lungo la pista iniziale mi sorpassa un escursionista veloce e gamba lunga, un buongiorno risicato...e intanto mi faccio distrarre dal profumo del cneoro, dagli sparuti cespugli della poligala rossa, e le genziane dal calice ancora chiuso, il sole arriverà lì fra poco. La salita sale bene, a piccole svolte, il terreno è ancora imbevuto della pioggia di qualche giorno fa, deviazione al belvedere e poi ancora su fra boscaglia e scheletri cinerei, pochi cinguettii oggi, al poligono si fa festa, sugli alberi rosse faccine sorridenti accompagnano fino alla cima, quasi un dosso, la scatola dei biscotti nascosta ed al riparo, l'Amariana è lì, silenziosa guardiana. Il Cjadin si percorre con calma, sta salendo una coppia, è in “età”, ad occhio come me, scambiamo volentieri qualche parola, un' informazione, io sopra e loro sotto e con un sorridente mandi ognuno prosegue per il proprio sentiero. Sulla pista il sole ha aperto le corolle delle genziane di Clusius e le sottili biscutelle ondeggiano al vento
  • 16/04/2016 Escursione effettuata oggi 16/04/2016. La scomparsa di qualsiasi traccia di neve ha permesso di fare in tutta sicurezza l’anello che qualche settimana fa non avevo concluso. Credo sia da preferire la salita dal Cjadin (che risulta essere più ripido ed instabile) e discesa dal Martin. Percorso ideale per la primavera e l’autunno; quindi approfittatene finché non fa troppo caldo. Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
  • 03/04/2016 02/04/2016-Risaliti in Amarianutte; sentiero migliorato rispetto allo scorso anno(pulizia cespugli, bolli). Il Troi di Cjadin è comunque meno marcato del Troi di Martin ma si vede che è stato calpestato in questi mesi. Non più neve. Presenza di escursionisti e anche di chi allena i propri mostruosi globuli rossi per corsa in montagna. Curiosità: c'è il libro firme oltre che in cima anche al belvedere. Inoltre si sta ripristinando la bretella col sentiero che sale all'Amariana. Grazie Alessandro Cella per il lavoro!
  • 20/03/2016 Percorso oggi 20/03/2016 in una giornata di inizio primavera; cielo sereno, con un po’ di foschia e vento nei punti più esposti. Sono salito lungo il Troi di Martin: bello e regolare fino al belvedere, poi mette a dura prova i garretti. Fare attenzione nel traverso che precede la cresta sommitale, c’è ancora uno strato di neve su un pendio alquanto esposto; non presenta invece problemi l’ultimo tratto in cresta. Dopo essermi inchinato al cospetto dell’Amariana che incombe dall’alto, tutta ammantata di neve, ho dato uno sguardo al proseguo dell’anello, ma saggiato il terreno (ancora neve su un pendio ripido) ho preferito fare ritorno per il Troi di Martin (il Troi di cjadin sarà per una prossima volta). Lungo la discesa ho incontrato uno dei ragazzi autori del ripristino del sentiero, che saliva a lavorare per il collegamento tra l’Amarianutte e l’Amariana. Condivido tutti i commenti di chi mi ha preceduto, ma non è un percorso per tutti, specialmente se le condizioni del terreno non sono ottimali. Buone camminate a tutti. Bepi (Cividale).
  • 24/10/2015 Ciao a tutti, io e alcune persone abbiamo pulito i sentieri dell'Amarianutte col decespugliatore e ripassato i bolli con la vernice rossa. Andate a vedere se abbiamo lavorato bene!
  • 07/07/2015 Percorso che mi ha entusiasmata, non so spiegarmi il motivo, forse perché così appartato..ma mi ha catturata. Gran lavorio di bombi, farfalle, i ragni avevano già terminato il turno, poche fioriture ma tanta erba, felci e anche rovi fino a mascherare il sentiero che in salita non è un problema ma in discesa si. Chiaramente ora non è il periodo migliore per questa meta ma pare che la natura se la stia riprendendo.
  • 11/05/2015 Percorso effettuato il 10/05/2015.Abbiamo raccolto l'invito di S.N. per omaggiare chi ha ripristinato questo interessante tracciato.Saliti dal Troi di Martin e scesi per il Cjadin; incontrato solo una coppia di simpatici Udinesi con cui abbiamo condiviso parte dell'anello. Giornata prettamente estiva mitigata, nel pomeriggio, da una brezza ristoratrice.
  • 14/04/2015 Percorso l’anello l’11/04/2015: saliti dal ripido e faticoso troi di Cjadin che conduce alla cima da cui si può ammirare la maestosità dell’Amariana. Scesi dal troi di Martin con sosta obbligata al belvedere per goderci uno splendido panorama. Doveroso l’ennesimo ringraziamento a tutti coloro che hanno reso percorribili i due sentieri.
  • 12/04/2015 Percorso stamattina insieme a DENISA e il suo bassotto mia(percorre più strada lui che noi due messi insieme ).Saliti per il sentiero martin e discesi dopo un consultosulla difficolta insieme ad altri 2 escursionisti trovati in cimaDevo dire che la discesa per il ciadin non presenta difficoltase non per la sua pendenza in caso di terreno umido.forse e meglio fare il giro inverso ma anche il sentiero martin a delle pendenze non di poco conto.Valutando il tutto forse la sorella maggiore ( amarianna) e meno impegnativa come notato sul libro di vetta da qualcuno.Concludendo il sentiero e molto praticato e con dei bei panorami sulla conca di Tolmezzo
  • 02/04/2015 ...bello...bello....bello....A mio parere sono eccessive le tre icone di difficoltà e l'andata per il Martin è la scelta migliore.
  • 29/03/2015 Gli stilisti d’alta quota Tubaro & Pecile propongono un modello di punta per la nuova collezione primaverile. Trendy, ma casual, burbero ma elegante. Da indossare con brio. Purtroppo io sono vestito di tutto punto per una lunga escursione in val Resia, a Tumieç la cervicale stiletta, cambio in corsa. Mi vengon alla mente le parole di Marco (di Raibl di Udine) “non puoi perdertelo!”. Eccomi qui. In quello che s’è trasformato in un meraviglioso “tormentone” d’inizio stagione. D’altronde, senza facebook, what’s up e lo smart phone, se non salgo la Little Mary rischio di essere really out! O voi su pal Martin. Scelta senza tattica alcuna ma a posteriori gratificante. Privandomi di quella salita decisa difficilmente avrei goduto così a fondo delle timide fioriture di poligale e di quel mare increspato di viola che pare trascinar i raggi ancora nascosti, sfondando la penombra con i suoi flutti cromatici. Onde a cui manca solo la spuma! Mi blocco. Serro lo sguardo pensando ad un errore oculistico, ad un inconsapevole auto-entusiasmo delle retine ormai sognanti. Mi stendo. Dei mazzetti di eriche albine! Non quel rosa accennato che poi s’infiamma, ma proprio candide! Coi serrati petali terminali che han scelto l’arancio piuttosto del nero per una mise spaccacuore! Salendo, il paesaggio è talmente nitido che si fa scenografia pura. Sagome fotografiche che si stagliano tra i mille azzurri. Ancje il puar Strabut a semee biel! Figuriamoci il resto! Anche gli scheletri lignei fan la loro parte. Ormai han tolto di dosso le funeree cicatrici donandosi alla poesia. Cactus. Antenne. Spighe. Nascondono l’ennesimo regalo. Il primo Mezereum. Le narici si tuffano nella sterpaglia. L’odore è sfumato. Un anticipo dell’ebbrezza che attendo da un anno. Lo sguardo poi si tuffa nel Bût fino alle muraglie scure ricoperte di panna montata, un orizzonte limpido ma che non può competere con la potenza che si staglia di fronte. Una corona di gemme zigrinata dai giochi di luce, spolverata d’argento. La Mariane fa il suo ingresso ipnotizzando l’animo che tentenna. Me la godo a lungo quella striminzita vetta. Sono solo. Per poco. Poi arrivan le voci. Da ogni dove. Tra gli avventori un trio. Int di mont. Ca respire ches monts. Approfitto per sfamare la mia curiosità sul percorribilità del Dalla Marta sognando una traversata scendendo fino al forcella e poi a Cjampiûl. La mari, prima che il gallo canti, per tre volte mi ammonisce: “No sta là di bessol pas monts!”. Sorrido. Vorrei spiegarle col cuore in mano che quando sì è innamorati si può condividere momenti con altri, condire con la socialità giornate che diventan preziose, ma poi è necessario dedicarsi all’amata. Ai suoi silenzi. Donandogli i sospiri, sciogliendosi in lei. Diventandone parte. Ma sorrido. A è une mari… Scendo da solo a ricercar quei silenzi per un ritorno ripido ma che in men che non si dica rompe l’incanto portandomi a valle. Punti sapienti, una cucitura perfetta con veloci passate di ago e filo di sarti già lodati a dovere. Eccolo in vetrina, dopraitlu! (28.03.2015)
  • 29/03/2015 Percorso oggi 29/03/15, in mattinata. Abbiamo preferito salire per il troi di Cjadin, abbastanza ripido e poco marcato ma comunque senza grosse difficoltà, per poi scendere dal troi di Martin (ripido solo dalla cima al belvedere). Itinerario per me molto remunerativo, primo per l'impegno dei ragazzi che l'hanno realizzato, secondo per le interessanti visuali sull' Amariana e sul selvaggio canalone della Citate. Sta iniziando ad essere un itinerario di "moda" visto che abbiamo trovato almeno 10 persone che salivano dal troi di Martin.
  • 29/03/2015 Percorso il 28/3/2015 in una splendida e calda giornata primaverile. Saliti per il Troi di Martin, inizialmente pensavamo di percorrere tutto l'anello, ma in cima siamo stati sconsigliati da altri escursionisti di scendere per il troi di Chiadin per l'estrema e continua ripidezza dello stesso.Il Troi di Martin è sempre evidente e ottimamente segnalato con bolli rossi sugli alberi e qualche ometto,nella parte bassa si svolge tra ricche fioriture di erica, epatica, qualche primula e violette. Più in sù, passa tra i tronchi scheletriti dei pini, in uno scenario ricco di suggestione. Il percorso, già con una pendenza sostenuta fino al belvedere, dopo questo punto si fa ancora più ripido e, nonostante il dislivello e la lunghezza contenuti, risulta nel complesso abbastanza faticoso. Il panorama verso le vallate della Carnia e soprattutto la splendida visuale delle placche inclinate del versante ovest dell'Amariana ripagano ampiamente lo sforzo. Ieri, dietro il San Simeone e il Brancot, si intravvedeva il mare. Mi aggiungo ai complimenti e ai ringraziamenti per chi ha ripristinato così bene questo sentiero così suggestivo.
  • 25/03/2015 percorso ieri 24/13/2015 ottimo sentiero veramente complimenti a coloro che ne curano la manutenzione. Ripido e in alcuni tratti scivoloso in caso di pioggia ma sempre in sicurezza. colpiscono gli scheletri dei numerosi pini bruciati dall'incendio. Mi ha infastidito un po' il rumore delle auto sulla statale e sull'autostrada durante la salita e poi , in discesa, il crepitio delle armi dal poligono . lo consiglio sia in autunno che in primavera . Tempo di percorrenza dalla Pissebus e ritorno ore 3.30
  • 13/03/2015 Percorso il 21 dicembre 2014. Riporto in questa sezione il commento postato a suo tempo nel forum Escursioni FVG ".Con il ripristino dei sentieri "Troi di Martin" e "Troi di Cjadin", devastati dall'incendio del 2003, è ora possibile effettuare la salita alla cima dell'Amarianute realizzando un bel percorso ad anello dai rivoli bianchi dell'Amariana. Il lavoro, a suon di piccone e motosega, di alcuni Tolmezzini è stato sicuramente lungo e faticoso, anche per la tipologia del terreno decisamente ripido e sono da fare davvero tanti complimenti a queste persone. L'escursione si può iniziare nei pressi di un ponticello circa 500 mt dopo la ex polveriera di Pizzebus sulla strada per Tolmezzo, dei bollini rossi invitano a risalire una stradina sterrata che attraverso la macchia di bassi pini che caratterizza questa zona dei rivoli bianchi dell'Amariana, in circa 15/20 minuti porta al vecchio poligono dove sulla destra si trova il cartello in legno del Troi di Martin. In circa un'ora di ridipo sentiero nel bosco che ancora porta i segni dell'incendio si raggiunge un bel pulpito panoramico ( panchina e libro di via) con una splendida vista su Tolmezzo, il Tagliamento e i monti circostanti. Il Troi di Martin finirebbe qui, ma è possibile raggiungere la cima dell'Amarianute grazie al collegamento ex novo realizzato. Il sentiero sempre ben segnato si impenna verso la cima per poi uscire su una bella cresta alberata, sull'antecima e infine sulla cima, con l'Amariana di fronte separata da una profonda forcella su un dirupo( piccola panchina e libro di vetta). La salita faticosa è ripagata dal panorama garantito dalla felice posizione della cima. Grazie al grande lavoro di pulizia si può scendere nel bosco di faggi e abeti scheletrici ( i segni dell'incendio son qui ancora più evidenti) attraverso il Troi di Cjadin che in ripida discesa riporta ai rivoli Bianchi realizzando un interessantissimo anello. L'escursione di poco meno di 800 mt per 4,5/5 ore è faticosa ma mai difficile anche se a tratti può essere scivolosa, ma la fatica è decisamente ripagata. Sembra sia in previsione anche un collegamento tra il "Troi di Cjadin" e il sentiero "Dalla Marta" per l'Amariana. Ancora complimenti per il grande lavoro di ripristino. Interessante !" Consigliato !
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