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    Ricovero Igor Crasso da Stolvizza
    Prealpi Giulie
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I percorsi di SentieriNatura

Ricovero Igor Crasso da Stolvizza

Avvicinamento

Da Resiutta risalire la val Resia tralasciando le diramazioni per Borgo Povici e più avanti per San Giorgio, Sella Carnizza e Oseacco fino all’abitato di Stolvizza poi imboccare la deviazione che porta alla frazione di Ladina. Individuata via Rastie la si segue in salita ma prima di arrivare al suo termine si prende a sinistra (indicazioni CAI) oltrepassando le ultime case e innestandosi su una ripida e stretta rotabile che si può percorrere ancora per un paio di svolte parcheggiando l'auto dove l'asfalto finisce (m 630).

Descrizione

La pista prosegue con qualche svolta nel bosco di pino nero e pino silvestre lasciando intravedere il tratto intermedio della Val Resia, caratterizzato da terrazzamenti boschivi profondamente scavati. Ben presto la pista si trasforma in una comoda mulattiera che sale a svolte regolari con pendenza gradevole. L'incontro con un piccolo tabernacolo precede di pochi metri l'arrivo alla base della grande radura prativa che ospita gli stavoli Tuurse (m 860). Qui la primavera si veste con i colori della genziana primaticcia e della primula odorosa mentre gli alberi da frutto attorno alle case si ricoprono di candide fioriture. Dagli stavoli bassi si raggiunge un ripiano superiore dove ha inizio uno dei tratti più belli dell'escursione. Il sentiero infatti prende a traversare in moderata salita tagliando le ripide pendici del monte Tanarado. La larga e comoda mulattiera si snoda tra grandi piante di pino nero e tappeti di erica, offrendo ampie visuali sul monte Sart e sui piccoli nuclei di case che si intravedono sulle coste di fronte. Si giunge così ad una insellatura con crocifisso alla quale si raccorda da sinistra un altro sentiero che sale da Stolvizza. Il nostro percorso si sposta ora sull'altro lato della costa, in vista della valletta del rio Lommig. Si sale ancora tra le eriche tralasciando a sinistra una prima traccia per mantenersi sul segnavia principale. In breve il sentiero esce alla base della grande radura con gli stavoli diroccati di Lommig (m 1163, grande tronco scheletrito).
Diversi sentieri, alcuni dei quali ancora rintracciabili, conducevano da questi luoghi verso l'altopiano del Pusti Gost. Uno di questi ha origine dietro al rudere sulla sinistra: lo imbocchiamo scendendo per qualche metro su traccia poco marcata. Cercando la giusta direzione tra le ginestre, si inizia poi a traversare nella faggeta per innestarsi dopo poco su un sentiero più evidente che proviene da Lom. Ancora pochi minuti in falsopiano e si esce al limitare di una grande radura con stavoli (Osrizza e Carnizza). Da qui si può tenere la destra e salire direttamente agli stavoli Strilla e quindi al segnavia CAI più in alto. In alternativa si può allargare il giro cogliendo l'occasione per visitare in modo più completo il Pusti Gost. In questo secondo caso ci si innesta a sinistra sulla pista di servizio e tramite questa si riprende quota sfiorando gli stavoli Bilapenc ed una bella sorgente. Poco prima di uno stavolo ristrutturato si tralascia definitivamente la pista per imboccare a destra il segnavia CAI n.632. Si giunge così ad una zona di prati inclinati, disseminata di pini isolati e qualche faggio, che il sentiero traversa in leggera contropendenza. Si passa accanto ad uno stavolo diroccato alzandosi poi successivamente verso le pendici del monte Calzano dove la visuale sul Pusti Gost e sul monte Sart è alquanto favorevole. Oltrepassato l'innesto del sentiero che proviene da Strilla (piccolo cartello), si compie una marcata ansa sfiorando il profondo canalone del Rio del Vento. Successivamente si riprende a salire tagliando in diagonale pendici brulle caratterizzate da una stentata boscaglia di ginestre, eriche e qualche pino rinsecchito. Con visuali sempre più ampie si rimonta fino a passare sotto una grande parete da cui scende una cascatella. Il sentiero affronta poi una rampa e inverte la direzione con un passaggio a ridosso di pareti rocciose, portandosi sopra la cascatella stessa. Ancora qualche svolta tra i monconi dei tronchi anneriti da un incendio e infine si arriva a reimmettersi sul CAI n.643 che avevamo lasciato a Lommig. Da qui la bandiera e il camino del rifugio Crasso ci fanno sembrare più vicina la nostra meta. Lasciata a sinistra la originaria mulattiera, si sale in diagonale mirando ad un grande antro naturale presso il quale il sentiero compie un tornante risalendo poi a piccole svolte il ripido pendio soprastante. Giunti nei pressi del ricovero ci si ricongiunge con la mulattiera di guerra e tramite questa si guadagna il panoramico ripiano che ospita il rifugio Igor Crasso (m 1665, ampio panorama sul belvedere soprastante).
Per il ritorno è possibile compiere una piccola variante che utilizza l'originario tracciato militare. Poco sotto il rifugio anziché seguire il sentiero utilizzato per salire, ci si può tenere a destra lungo la comoda mulattiera che corre proprio sul filo del crinale affacciato sulla val Raccolana (attenzione ad un punto franato, evitabile salendo il cocuzzolo soprastante). Questo tracciato si dilunga per un tratto in cresta fino ad un marcato tornante dal quale si può raggiungere agevolmente la quota 1585 del Picco Peloso (vertiginoso panorama sulla val Resia e sul selvaggio versante settentrionale di sella Buia). Si scende poi in diagonale fino ad una insellatura e quindi ci si raccorda con il CAI 643. Tramite questo si perde quota velocemente toccando gli stavoli Lom (m 1211) e i ruderi dai quali ha preso avvio l'anello. Per il resto si utilizzerà il percorso già fatto in precedenza.

Avvertenze

Chi desidera salire direttamente al rifugio Crasso può evitare la larga ansa del Pusti Gost e proguire lungo il CAI n.643 fino alla meta.
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Aprile
Carta Tabacco
027
Dislivello
1000
Lunghezza Km
13,3
Altitudine min
630
Altitudine max
1655
Tempi
Dati aggiornati al
2016
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 19/06/2016 Escursione di ieri partendo da Ladina per ammirare questo ricovero e godere di un ottimo panorama. Niente da segnalare rispetto ai commenti precedenti.
  • 08/06/2016 Questa escursione che ho scelto per ieri 07/06, è, per me, uno dei must a cui difficilmente rinuncio. Vista la giornata meteo finalmente benevola salgo a godermi tutto quanto questo sito ci offre. La natura è ben sveglia sia per la flora che la fauna e il passaggio alle varie quote e ambienti mi offre una varietà di osservazioni incredibile. A ciò si aggiunga che il percorso è praticamente perfetto. Volendo essere pignoli, ho notato solo lo schianto di un bell'abete, che peraltro non crea alcun problema di superamento, su una traversa verso i 1.300mt. Per il resto un tripudio di varietà da pascere occhi e spirito. Ho proseguito per un buon tratto passando per Sella Buia ove, il sentiero che scende a Pezzeit credo che, oltre che dismesso, sia ormai un ricordo. Il tratto successivo in direzione del Sart è sempre godibile e privo di neve. Una lingua scende in un canalino ma ha vita breve. Non proseguo oltre, sulle pendici del Sart, perchè la nuvolaglia che è comparsa sul Canin comincia ad appesantirsi. Per cui dietrofront senza fretta eccessiva. Sentirò il primo tuono ormai già in auto lungo la vallata. Buone montagne.
  • 16/04/2016 Fatta oggi la salita da Stolvizza fino al ric. Crasso. Poco da aggiungere rispetto all'ultimo commento se non che nel giro di tre giorni la neve si è ulteriormente ridotta e che oggi un freddo vento sconsigliava di proseguire oltre sella buia. Mauro.
  • 13/04/2016 10/04/2016 E' stato piacevole ritornarci dopo due anni,al Ric. Igor;prezioso punto di passaggio e d'appoggio per belle escursioni pure impegnative in una splendida vallata.Ormai la neve, poca e a chiazze ha lasciato il posto alle timide fioriture primaverili e rendendo facile la salita sul sicuro sentiero…il sole latitante è coperto ora da grossi, ma innocui nuvoloni rendendo freddina la permanenza al Ric.e la visuale meravigliosa a 360°.D'obbligo la discesa a Sella Buia, e con l'invitante sentiero il proseguimento fino al limite di percorribilità per neve,prima di scendere....una "visita"alle cimette vicine,ritardando il rientro e rubando gli ultimi attimi di una fantastica escursione; ne è proprio valsa la pena...Mandi
  • 12/11/2015 11/11/15-Ancora una volta al Ric. Crasso dopo quella primaverile di quest'anno e le precedenti. Lascio l'auto in Ladina nel solito piccolo spiazzo e su sui brevi quanto erti tornanti asfaltati. Il fiato è subito rotto! Dopo il tratto bianco su carrereccia, il sentiero fin da subito si presenta in condizioni ottime e così sarà fino alla mèta. I fiori sono un ricordo, ma il piacevole incedere in una giornata così bella e calda, ripaga di questa assenza. Al trivio con il vecchio faggio, giungono i primi di sette bikers sloveni con i quali si procede. Al Crasso il panorama si presenta ottimo: Civetta, Pelmo, Antelao ecc. Una puntata alla selletta a est del ricovero e ai rispettivi cocuzzoli a nord e sud, amplia la vista. Un saltino a Sella Buia e il forte impulso a procedere verso la Forchia di Terrarossa a rispolverare ricordi. Ne percorro un tratto per dar retta alle gambe, ma il buon senso e la brava guardiana che bada a che non esageri, visto un certo inghippo patito, mi inducono al dietro front e giù verso il picco Peloso non fosse che per ampliare la vista su tutta la catena del Montasio fino al Modeon. Le luci sempre più calde del sole che si abbassa, sono un'ottima compagnia al ritorno e danno una sensazione di intimità. Difficile che questa valle deluda! Buone montagne a tutti.
  • 26/10/2015 25/10/2015-Saliti al ricovero Crasso lungo l'itinerario descritto, in una bella e mite giornata di inversione termica. Ci accompagnano i caldi colori autunnali del bosco. Persone lavorano presso gli stavoli, diversi escursionisti al ricovero Crasso. Sentieri in ordine, è un vero piacere percorrerli. Panorama super. Alle prossime!
  • 01/10/2015 Meta venuta fuori così, quasi per caso, vicina, dislivello contenuto, perfetta per un giornata iniziata con meteo incerto e vento e poi si è dipanata tranquillamente anche con qualche sprazzo di pallido sole. Sentieri in ordine, trovata anche la traccia che si stacca a sinistra degli stavoli Lommig, la cascatella cui fa cenno la relazione, oggi era ridotta a qualche goccia scivolante lungo la parete. Utilizzata in salita la comoda e ben marcata mulattiera militare (brevissimo tratto esposto) raggiungendo anche il Picco Peloso con buona vista sulla sottostante Val Raccolana; il ricovero è un gioiellino, pulito, magnifica stufa in maiolica. Per il rientro a Ladina utilizzato il sv 643; latitanti i colori dell'autunno, ben presenti qualche mezzo metro di orbettini.
  • 13/09/2015 Dopo 2 anni ho rifatto questo percorso ma in senso contrario a quanto indicato nella relazione di SN- Non aggiungerò altre considerazioni sulla sua bellezza, ma desidero elogiare quanti si prodigano per mantenere questi sentieri in così ottimo stato. Per me, che viaggio prevalentemente in solitaria, sono una garanzia di sicurezza e tranquillità. Un saluto anche a Gianluca, occasionale conoscenza, con il quale ho potuto scambiare se pur poche parole. Io spero sempre di rivedere chi conosco, su altre cime e quindi anche a lui dirò....arrivederci.Buona vita a tutti
  • 13/09/2015 Percorso ieri per la prima volta (12/9), fatta la via diretta, sentiero e rifugio a posto. Ringrazio Ettore, conosciuto in partenza dell'itinerario, per la compagnia in parte del percorso e le spiegazioni che mi ha dato.
  • 09/03/2015 fatto domenica 12 marzo da stolvizza,non abbiamo fatto l'anello ma dritti al rifugio e tornati indietro per la stessa strada. giornata bellissima e già primaverile, infatti nella tratto finale a mezz'ora dal ricovero abbiamo trovato la prima e intorpidita viperella della stagione. pochissima neve e nessun problema per arrivare. il rifugio è veramente bello e completo, complimenti! vista bellissima dalla cimetta sopra al ricovero poi, gustarsi il pranzo davanti al rifugio con il tepore del sole ci ha indotto ad una breve pennichella. dopodichè gambe in spalla e via giù,dal parcheggio in paese al rifugio 2,45 ore ,1,45 al ritorno,senza fretta... da segnalare la moltitudine di nidi di processionarie!
  • 05/06/2014 Percorso il 1 giugno 2014, sentiero ok ma infestato da zecche,quindi pantaloni lunghi chiari avvolti dai calzini e occhio clinico soprattutto per le ninfe,cioè le minuscole neo-zecche
  • 10/05/2014 Rododendro nano in fioritura intorno all'Igor Crasso.Unica novità rispetto ai post precedenti.Oggi io e Luca saliti lungo l'acquedotto,passati per il Pusti Gost e saliti al ricovero con il CAI da Raccolana.Poi giù con il 634.Una giornata meravigliosa.Ciao
  • 09/05/2014 08/05/14 Integro quanto già chiaramente esposto da "marcocar" con qualche nota in quanto al momento dell'incontro con lui e il suo simpaticissimo Franklyn stavo rientrando dal tratto che oltre il Crasso si dirige ad est. Poco prima della forcellina sopra il Ricovero si incontra un tratto di pochi mt. di neve di pressocchè nessun ostacolo. A tale forcella ho fatto un rapido saltino ai due modesti rilevi a nord e sud del sentiero dove il panorama sui due versanti è privo di ostacoli. Balza ora più che mai all'occhio il contrasto che c'è tra i luminosi verdi primaverili della Val Raccolana e il vastissimo bruciato soprastante. Poi la breve discesa a Sella Buia a monte della quale persiste ancora un buon strato di neve sul quale a un tratto vedo correre a grandi balzi due magnifici camosci. Dalla Sella Buia il sentiero è ancora libero nel tratto che passa sotto il Picco di Mezzodì e la Indrinizza per poi inevitabilmente innevarsi in prossimità delle prime pendici del Sart. Constatato ciò son tornato sui miei passi dove al ricovero ho fatto conoscenza con i due magnifici amici di cui sopra che mi raggiungeranno al bivio 632/643 presso il vecchio faggio con ancòna e da dove riprenderemo assieme, con ottimi scambi di esperienze, la discesa fino all'auto che entrambi avevamo parcheggiato nel buon spiazzo di Via Rastie a q.ta 590. Colgo l'occasione per esprimere al ns. Ivo tutto l'apprezzamento per il suo post in altra sezione del sito in riferimento al tema zecche (noccioli compresi). Oggi non ne ho vista una, non perchè magari non ve ne fossero (Franklyn girovagando un po' nel suo agire da cane, ne ha prese 2/3), ma ritengo perchè il sentiero pulito e l'erba ancora bassa già a Tuurse, abbia favorito ciò. Così come confermo quanto già detto da Marcocar circa l'assenza di bruchi di processionaria sia singoli che in catena lungo la via. Che sia finita quì la migrazione? Comunque sia non dimentichiamoci che giriamo per "Sentieri" nella libera "Natura" e non sulle scale del condominio. A noi le precauzioni. Buone montagne.
  • 08/05/2014 Oggi 8 Maggio confermo i tantissimi nidi di processionaria ma nemmeno una vista sul terreno nonostante la molta attenzione (avevo con me il cane). La diffusione dei nidi cessa comunque poco sopra gli stavoli Lom. Nella parte centrale qualche zecca in corrispondenza del tratto più ombreggiato dove si trovano i noccioli.3 giovani stambecchi ci accoglievano al ricovero, assieme al mitico "cjargnel" con il quale ho poi condiviso la discesa.Sentiero completamente sgombro di neve.
  • 28/04/2014 25/04/2014Sentiero completamente sgombro da neve, ricovero in ottime condizioni. Anello ben segnalato con i cartelli del "Vertical Kilometer". Migliaia di nidi di processionarie sui pini del TanaRa-do compensate dalle numerose fioriture di orecchie d'orso nel tratto finale prima del ricovero. Ancora neve a nord verso il picco peloso.
  • 18/11/2012 Posti bellissimi in cui non mi stanco di tornare, dove si scopre sempre qualcosa di nuovo. Ad esempio la breve deviazione dagli stavoli Lom al cocuzzolo posto a S: sono una cinquantina di metri di pendio ripido, selvatico e ombroso, ma la cimetta offre una sorprendente sensazione di vetta e una insolita visuale su Cresta Indriniza, Sart e Canin. Una variante iniziale molto valida al CAI 643 è il sentiero che segue le prese dell'acqua e il rio Lommig; nei periodi freddi risulta più piacevole al ritorno quando arriva il sole, che fa anche brillare il rio con le sue cascatelle. Da Stolvizza si imbocca per via Indriniza - via Alta salendo al manufatto in cemento dell'acquedotto: qui si stacca il sentiero, sempre evidente, che procede un buon tratto in obliquo; dopo una serie di ripide svolte traversa un impluvio e rimonta un costone fino a un bivio a q. 930 c. accanto a un ponticello: continuando dritti ci si congiunge in breve al sentiero CAI sulla selletta con crocifisso a N del m. Tanarado.Dal bivio prendendo invece a sinistra e passando il ponte sul rio Lommig si perviene con percorso interessante e diretto al Pusti Gost. Il sentiero segue la linea di una dorsale verso NO fino a un panoramico pulpito q. 1065 c. con piccola edicola; sopra un breve pendio con qualche faggio (altra croce) traversa a sinistra, protetto da parapetti, uno scosceso canale. Si continua in salita obliqua passando sotto il cavo della teleferica; poco oltre fare attenzione a dove la traccia piega a destra q. 1130 c. salendo diretta un costone. Superata la stazione della teleferica, per crinale appoggiato si esce sul bordo di un ampio pianoro presso un capitello q. 1178: da qui per pista al vicino stavolo Osrizza, proseguendo con uno dei percorsi descritti nella scheda. Buone camminate!
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