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    Monte Ferrara da Pian Meluzzo
    Prealpi Carniche
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I percorsi di SentieriNatura

Monte Ferrara da Pian Meluzzo

Avvicinamento

Da Cimolais ci si addentra nella Val Cimoliana, una delle valli comprese entro i confini del Parco delle Dolomiti Friulane. La carrozzabile è soggetta nei mesi estivi ad un pedaggio che si paga al punto informativo di ponte Compol. Si tratta di una pista asfaltata solo parzialmente che può presentare tratti sconnessi specialmente ad inizio e fine stagione. Per iniziare l’escursione dobbiamo percorrere la strada interamente raggiungendo il fondo valle in località Pian Meluzzo (m 1163) dove possiamo parcheggiare comodamente in uno dei numerosi spazi presenti.

Descrizione

Dal parcheggio le segnalazioni CAI n.370 ci indicano di imboccare sulla destra il sentiero che si inoltra nella boscaglia di mugo verso quello che sulle carte è segnato come lago di Meluzzo, in realtà una raccolta d'acqua temporanea e visibile solo dopo intense precipitazioni. In breve la pista compie un’ansa uscendo dalla vegetazione arborea per affacciarsi sulla grande fiumana ghiaiosa che scende dalla val Sciol de Mont. Alle nostre spalle il vallone sembra incorniciare il marcato solco della val Montanaia che si innalza sul versante opposto fino al catino che ospita il famoso Campanile, ora nascosto alla vista. Il costante apporto di detriti rende difficile la permanenza di segnavia così come la presenza della vita vegetale. Questa è infatti limitata alle poche specie capaci di adattarsi a questo terreno ostile quali l'aquilegia minore e la campanula dei ghiaioni. Seguendo gli ometti ci si tiene inizialmente sulla sinistra (destra orografica), poi, dove la valle si restringe, conviene salire lungo il costone centrale, più consolidato, dove si ritrova anche qualche segnalazione. Più in alto ci si riporta ancora a sinistra, risalendo i dossi detritici su svolte un poco più stabili. Si traversa quindi il greto principale proseguendo, ora tra i mughi, su una buona traccia. Infine, dove il pendio di destra si fa praticabile, il sentiero vi si accosta invertendo bruscamente la direzione (m 1537).
Abbandonato definitivamente il mondo di ghiaia della val Sciol de Mont il sentiero attraversa un primo tratto con rada vegetazione poi prende a salire con maggiore pendenza entrando in un bel bosco di conifere. A quota 1730 una biforcazione segnalata (cartello) consente di percorrere un piccolo anello. Si imbocca così il ramo di destra per casera Roncada riservando l’altra direzione per il rientro. Si sale ancora qualche metro nel bosco per raggiungere il limite inferiore della grande radura al culmine della quale è posto il ricovero casera Roncada (m 1781). Completamente ristrutturato, il piccolo edificio in legno è uno dei tanti efficienti ricoveri presenti nell’area del parco delle Dolomiti Friulane. Dispone di cucina e sorgente nei pressi ed è in grado di offrire ospitalità per circa una decina di persone. Bellissima la visuale che si apre da qui verso la forcella Sciol de Mont che separa le Torri Postegae dal monte Ferrara.
Dalla casera si prosegue sulla sinistra rispetto alla direzione d’arrivo, traversando piacevolmente in moderata salita le pendici orientali del Col Roncada. Un luminoso bosco di larici accompagna questo tratto che in breve si raccorda con il sentiero lasciato in precedenza. Dopo una piccola insellatura, quasi in falsopiano, si raggiunge la poco marcata forcella della Lama (m 1935), piccolo intaglio situato sul crinale che scende dal monte Ferrara. La forcella deve il suo nome alla presenza di un piccolo prato acquitrinoso che arricchisce ulteriormente la straordinaria varietà di questi giardini calcarei. Qui lasciamo definitivamente la prosecuzione per forcella Savalons e casera Bregolina , per raggiungere una delle poche cime della zona dotate di sentiero: il monte Ferrara. Un grosso ometto di pietra, sulla sinistra rispetto alla forcella, segnala il punto dove si stacca la traccia per la vetta. La si imbocca per verdi e quasi subito ci si va ad innestare nel solco di un rio pietroso e incassato. Il sentiero si tiene all'inizio sul fianco poi lungo il greto stesso, fino ad un boschetto di larici e mughi dove poi si prosegue a piccole svolte (qualche bollo rosso). La rada boscaglia si interrompe in corrispondenza della cresta nord ovest del monte Ferrara, dove il sentiero prende a salire lungo la dorsale, ora su terreno detritico. Il paesaggio di giugno vede su queste pendici ricche fioriture di camedrio, primula di Wulfen, rododendro nano e genziana di Clusius. Mentre la nostra escursione procede quasi pianeggiante, verso quella che si rivelerà una antecima, dalla panoramica linea di cresta la vista si apre anche sul pianoro di casera Bregolina grande. Dopo aver aggirato uno sperone, si supera con l'aiuto dei mughi un piccolo gradino di roccia, guadagnando l'antecima, contrassegnata da un ometto. Davanti a noi compare finalmente la cima principale alla quale siamo collegati da una panoramica cresta. Si scende lungo il filo fino alla insellatura che separa le due cime, poi il sentiero rimonta qualche metro su ghiaie e traversa sulla destra per andare a risalire l'evidente pendio erboso sommitale. In ultimo, spostandosi a sinistra, si perviene alla panoramicissima vetta del monte Ferrara (m 2258). La cuspide isolata del monte offre una straordinaria visuale su questo settore del Parco ed in particolare sulla dentellata sequenza di vette che chiude a nord-ovest la val Cimoliana.
Per il ritorno si utilizzerà il medesimo itinerario ma, avendo del tempo a disposizione, non mancate di fare una visita alla strana forcella Savalons.
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Giugno
Carta Tabacco
021
Dislivello
1100
Lunghezza Km
10,3
Altitudine min
1163
Altitudine max
2258
Tempi
Dati aggiornati al
2016
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  • 04/07/2016 Nuvolaglia ci accoglie a Pian Meluzzo, ma le previsioni dicono che si aprirà verso le 11, in tempo per il panorama dalla cima; salita tranquilla lungo la Sciol de Mont, la sabbia è umida e lo scarpone tiene; poco dopo ci sorpassano tre incaricati dall'Ente Parco, stannoandando in Bregolina per terminare la manutenzione, in serata vi pernotterà una comitiva di 17 danesi. Al piccolo guado la nebbia continua a danzare, ondeggiando pesantemente sulle nostre teste, ma entrando nel bosco abbiamo occhi solo per le fioriture multicolor, presenti tutti i colori della tavolozza con predominanza del giallo di rigogliosi botton d'oro e scende veloce un giovanotto, ci saluta in inglese, qualche scambio di battute ancora in inglese e poi appare chiaro ad entrambi che quella non è la nostra lingua madre, ma perchè non parliamo in italiano? Ha pernottato in Bregolina, tentato il Ferrara fra fumi avvolgenti e saggiamente rinunciato; bon, vediamo fin dove arriviamo noi, senza ansia da cima ad ogni costo tanto abbiamo già messo in programma una visitina anche alla Bregolina ed al ritorno a casera Roncada. A forcella della Lama della pozza lacustre resta solo un po' di fango, l'ometto per salire a sinistra è ben rimpolpato, sentiero come sempre, tranquillamente percorribile anche lungo il canalino, ora asciutto. Antecima raggiunta con ancora nebbiolina ed anche umida, non si riesce nemmeno a scorgere la cima, ma oramai che siamo lì....dai , discesa in forcella e qualche squarcio nel bianco lascia intravedere una croce, e anche grande, fra fiori e profumi siamo sulla piccola cima, un arruginito barattolo di caffè contiene i fogli per le firme, li infilo in un sacchetto e lascio una penna. Discesa con tempo in miglioramento, un venticello sta spazzando le brume e finalmente qualche sprazzo di panorama, incrociamo la variegata comitiva di danesi e su verso Savalons camminando fra tranquille marmotte per nulla intimorite, nemmeno fischiano, non conoscono il significato della parola “pericolo in arrivo” ed ancora giù, adesso verso casera Bregolina e ancora marmotte, un po' dentro la tana ed un po' fuori, sembrano comari di paese che osservano i passanti. Alla casera i tre di stamattina stanno lavorando, la fontana è aperta e intanto arriva il sole e le marmotte controllano immobili e silenziose. Rientro facendo una capatina anche a casera Roncada immersa fra fiori ed erba e poi a chiudere l'anello ritrovando in breve il sentiero della mattina e finalmente un po' di cielo azzurro.
  • 26/06/2016 Percorso oggi 26.06.16. Tutto spettacolare ma niente cima, il pendio detritico prima dell'antecima mi ha messo in notevole ansia e sono tornato alla forcella della lama per andare poi in Bregolina.
  • 24/06/2016 Martedì 21 giugno saliti alla vetta del monte Ferrara. Niente da segnalare rispetto alla descrizione della relazione. La vista dalla cima è amplissima sulle Dolomiti friulane e ripaga ampiamente della salita a una delle poche cime raggiungibili in maniera escursionistica nel Parco.
  • 20/06/2016 Salito sabato 18 giugno con giornata "capricciosa" . Fino alla Forcella percorso ottimo anche per famiglie , il percorso fino alla cima non è mai pericoloso ma richiede un pochina di attenzione.Dalla vetta panorama indescrivibile a 360° nonostante le cime più "quotate" fossero imbavagliate dalle nubi.Un senso di pace indescrivibile.Da rifare senza dubbio con giornata più tersa, secondo me paradiso per i fotografi!
  • 02/11/2015 Percorso il 01/11/15. Come non consigliare la salita a questa cima? Percorso come da relazione SN, tracce evidenti. Mandi!
  • 03/10/2015 Percorso effettuato il 1°ottobre. La speranza era che Eolo spazzasse le nubi che già in forcella della Lama ci avevano avvolto, annullando il panorama. Niente da fare! Raggiunta comunque la cima dove, da luglio, è stata portata una croce e un nuovo libro di vetta, ma manca un contenitore per la custodia. Qualcuno dei prossimi visitatori può provvedere?
  • 11/10/2014 Salito il Monte Ferrara martedì 23/09/14 come da relazione S.N.con deviazioneanche alla Forcella Savalons e Casera Bregolina Grande. Sentieri in ottimo stato, percorso di grande soddisfazione per l'ambiente ed i panorami, trovato non impegnativo e per nulla difficile.
  • 15/09/2014 Inizio a nuotare nel mare di ghiaie quando ancora la val Cimoliana appartiene ad un mondo in bianco e nero. La luce fioca si mangia i colori delle pareti che lascio dietro di me e che si ravviveranno pian piano durante la salita. Le torri Postegae, da sotto, appaiono minacciose e tetre, sembran pronte ad ingoiare ogni minuscola presenza che s’avventura nel loro sfogatoio detritico. Lontano, individuo il ghiaione che m’ingolosisce dal commento di Mattew. Chiaro ed invitante, cela, per ora, la sua ripidezza. La risalita è una sorpresa. Tante le fioriture che resistono e diverse Manine si lascian odorare. A casera Roncada osservo il sole arrampicarsi oltre le torri, inondando i prati di luce. Dopo forcella della Lama tutto s’anima. Intere colonie di spettinatissimi Camedri riempiono i prati di neve setosa. Li immagino candidi, durante la fioritura…una meraviglia! Forcella Savalons onora il suo toponimo e cerco nello zaino paletta e secchiello. Quelle sabbie sembran adagiate lì senza motivo, mentre la croce, priva di radici, s’è arresa alla gravità. Casera Bregolina m’accoglie con le sue marmotte e un panorama che esige un ritorno stanziale a lenta immersione. Il ricovero è di lusso ma riparto puntando al Ferrara. Il costone mi trascina in una schizofrenia emotiva e visiva. Da un lato lo sguardo è incatenato verso il basso da diversi Garofani di Sternberg e dalle Genziane di Zenari ancora vivaci. Solo qualcuna s’è trasfigurata in una scaglia di vetro opaco, tenue fiammella di cristallo, ultima leggiadra forma di questo endemismo pieno di grazia. Dall’altro lato, il cuore è sopraffatto dalla grandiosità che si svela attorno. Tutto sembra piccolo di fronte a tale potenza. Il Lodina una montagnola erbosa, il Campanile stesso una scheggia di pietra. La parte del leone la fan quelle guglie titaniche. Canne d’organo che agitano il cielo in un sontuoso silenzio che avvolge ogni cosa. Anche i pensieri si agitano sottovoce e vanno verso un’amica estense…inevitabile. Sale una coppia, la piacevole sorpresa è il loro tono di voce, sussurrato. Poi via, a cercar ghiaie. La traccia, inizialmente sulla cresta friabile, scende poi su prati ben inclinati. La riperdo davanti all’impenetrabile muraglia mughesca che scandaglio dall’alto fino a trovarne l’ingresso. Comoda, si restringe nel finale, quando i mughi diventan davvero insistenti. Sciol de Mont pare l’imbocco di un trampolino. Bisogna solo scegliere in che piega iniziare a sprofondare. Una sensazione che non provo neanche a descrivere. Tagliando sulla sinistra, verso la fine del gravâr, è possibile scivolare ancor più in basso. Oltre 200 metri di sorrisi. Ritorno stracolmo di emozioni con il debito verso Mattew incrementa ancora.(14.09.2014)
  • 07/09/2014 Fatta oggi. Nonostante le cattive previsioni, il tempo ha retto bene e la giornata era spettacolare (anche se le nubi limitavano la visuale verso la Val Settimana). In discesa ho proseguito lungo la cresta, scendendo in Forcella Sciol de Mont e da qui giù per la vallata verso il parcheggio in Pian Meluzzo. I mughi sono feroci, prestare MOLTA attenzione a non perdere la traccia e seguire scrupolosamente i tagli alla vegetazione. Dalla forcella in giù è veloce e divertente, si scivola a manetta sulle ghiaie! Basta avere molta confidenza con questo tipo di terreno per non fare un bel volo giù per il pendio. Ho trovato questa parte di discesa molto più comoda e veloce rispetto al macereto spaccagambe poco più a destra, che si usa in discesa provenendo dalle Postegae e che poi confluisce sulla medesima via, più in basso (dove ora persiste un nevaio poco invitante ma evitabile). Bellissimo giro nel complesso!
  • 16/07/2014 “Ma dai che lo danno per 2 ore e 45’.. così ha esordito Andre, mah, pensato io, sarà…me lo ricordavo più lungo…Alla fine poco meno di tre ore ed eravamo in vetta pur con una sosta a forcella della Lama e spazio per foto e chiacchierate. Oggi il clima era ideale, caldino ma non troppo, qualche nuvola di passaggio, grndi fioriture di botton d’oro, ruscelletti e rivoli, assenza di neve lungo il sentiero, un piccolo tratto franato (una decina di metri in tutto) ben superabile poco oltre il guado quando il sentiero entra a destra nel bosco. Poi attenzione a forcella della Lama all’ometto a sinistra e alla traccia che si inoltra nell’erba: quella è la via giusta per salire alla cima. Nessuna difficoltà, solo la giusta attenzione sulla ghiaia e a qualche zolla instabile oltre la forcella dopo l’antecima. Oggi gran panorama grazie al vento e nonostante qualche nuvola oltre i bastioni degli Spalti di Toro.
  • 15/06/2014 Fatto oggi, senza fare il mini anello per casera Roncada. A pian Meluzzo alle 7.00 piovigginava e la giornata non si presentava certamente come ideale, ma alla fine il tempo ha retto e ho potuto salire e scendere la cima del Ferrara senza prendere la pioggia. Lungo il percorso si incontrano degli schianti e dei franamenti del sentiero, ma niente che non si possa facilmente superare. Dopo forcella della Lama i nevai rimasti, prima solo sporadici, si fanno più frequenti e per non correre rischi ho messo i ramponi per attraversare quello più ripido che si trova un po' sotto l'antecima. Niente panorama oggi dalla cima, le nuvole basse coprivano le cime dei monti circostanti, e faceva anche piuttosto freddo in cima, resta comunque la soddisfazione per un'escursione non banale in un ambiente selvaggio e molto suggestivo. Mauro.
  • 18/06/2013 Le gambe han già dimenticata la salita al monte Nero, pronte a ripartire. La strada da Compol a Pian di Merluzzo è una sinfonia e già da sola meriterebbe tutto l’askatasuniano liricismo. Parcheggio direi libero, solo un’auto straniera e la mia, attacco come promesso prima delle 7.30, il sole ancora qui non è arrivato, la maglietta sta bene, in breve la mente naufraga fra le ghiaie della Sciol de Mont, fra tappeti di camedri, tenaci pulsatile ed eleganti biscutelle, il coro delle acque e del lieve vento rende leggera la salita. Un piccolo guado è il prezzo da pagare per immergersi nel bosco verso casera Roncada, mi incanto davanti alle numerose viole a due fiori (qualcuna ad un solo fiore), la natura si ostina a farci doni nonostante noi ci si dia un gran da fare a maltrattarla….Spesso mi giro, l’occhio voglioso sbircia la Val Montanaia e la Val Monfalcon di Cimoliana, e su fino a casera Roncada, fino a sbucare poco prima di forcella della Lama, sentiero umido impreziosito dalle soldanelle, soldanelle piccole e numerose albine, e poi le primule di Wulfen che mi accompagneranno incredibilmente numerose fino alla cima. Ometto a riposo alla base del sentiero che sale al Ferrara, traccia evidente, qualche bollo rosso nel canale del rio, un po’ di acqua dal sapore della neve, il sentiero si fa detritico all’uscita dal bosco e costeggia un nevaio, poi ometti indicano la via. Mi sposto (erroneamente) troppo verso sinistra trovandomi in difficoltà su sabbia instabile, scivolo ma in qualche modo mi riporto verso destra dove qualche zolla verde rende il terreno più sicuro, il percorso in cresta è suggestivo, a destra la conca verde di casera Bregolina grande, e poi l’antecima. Una breve sosta e il coniglio che si nasconde in me pensa alla discesa su quelle sabbie scivolose e mi fa fermare qui costringendomi solamente a guardare la discesa verso l’insellatura che conduce poi alla cima principale del monte Ferrara. E invece la discesa è estremamente agevole se seguita dalla parte giusta, giunta alla base poi i pento di non aver proseguito e mi concedo forcella Savalons camminando fra silenti sentinelle e fugaci camosci. Al ritorno non seguo il sv per casera Roncada ma scendo a destra fra un tripudio di brugo delicatamente rosa, rododendri nani e botton d’oro, più a valle non mi faccio mancare la pinguigola alpina e la tenera farferugine. Al guado non riesco a trattenermi da un pediluvio ghiacciato, reinfilare poi gli scarponi è un piacere, potrei ricominciare un altro giro. Le sorprese floreali non sono terminate, poco prima del parcheggio fra genziane di Koch qualche clematide striscia e si avvinghia ai mughi.
  • 14/06/2011 Le sette piogge di Ferrara ovvero come prendere acqua senza visitare la città degli Estensi. Questa potrebbe essere la descrizione sommaria della nostra uscita al monte Ferrara, una delle poche cime del Parco raggiungibili da noi semplici escursionisti.Volutamente abbiamo sostato parecchio in cima per eseguire alcuni filmati. Verso le 13 dalle cime sopra il rifugio Pordenone una perturbazione si porta rapidamente sopra di noi. Pioggerellina sottile e grandine sono passate dopo un quarto d'ora seguite da bel tempo. Decidiamo di continuare a sostare sulla cima ("tanto ormai è diventato bello"). Bene. Una ulteriore pioggia ci fa decidere per una rapida fuga... Sosta sotto i larici più sotto. Alla forcella della Lama deviamo verso Savalons a visitare la croce secolare della forcella, dove appena arrivati torna a piovere. In tutto sette piogge dalla cima lungo tutta la discesa, sottili e di breve durata.Un bilancio positivo della giornata? Molto bella l'escursione alla cima del Ferrara; sperimentato la tenuta delle mantelline; pelle idratata come non mai... anche senza creme di qualità!
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