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    Il Sentiero della Fede da Casanova a Zuglio
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaU18

Il Sentiero della Fede da Casanova a Zuglio

Avvicinamento

Dalla periferia nordovest di Tolmezzo si seguono le indicazioni per Caneva imboccando il vecchio ponte sul torrente But. Sull’altro lato si piega subito a destra in direzione di Casanova. Senza raggiungere l’abitato si parcheggia l’auto poco prima della galleria stradale (m 331, piccolo spiazzo sulla destra).

Descrizione

Il percorso inizia sulla sinistra, lungo una scalinata in pietra scandita dalle stazioni della via Crucis (segnavia CAI n.162). Con qualche svolta si rimonta sopra il colle che ospita la pieve di Santa Maria Oltrebut, affacciato sulle ghiaie del But e sulla piana di Tolmezzo. Senza entrare nel cimitero ci si tiene a lato proseguendo ora in discesa su asfalto. Dopo essersi innestati ancora in discesa sulla rotabile principale, fare attenzione alle segnalazioni che ci portano ad imboccare a sinistra Via della Pieve e quindi Via della Chiesa. Presso le ultime abitazioni di Casanova il segnavia ci guida verso una pista sterrata che si innalza fino ad una cappelletta, dove il percorso si tramuta in mulattiera sassosa. Sempre guidati dal segnavia, che ci orienta ad una serie di diramazioni, si procede ora in traverso su terreno un poco più aperto. Qui il sentiero è intersecato dallo scivolo roccioso di un piccolo rio che forma qualche cascatella. Si rientra successivamente nel bosco incontrando ancora un paio di impluvi oltre i quali si esce sui prati in vista di Cazzaso. Raggiunta la piccola frazione (m 675) si imbocca Via Nazario Sauro per arrivare ad una piazzetta dove si ritrova la prosecuzione del segnavia CAI n.162 su un breve tratto di mulattiera. Recuperata la strada asfaltata la si segue abbreviando un tornante nei pressi di una ancona. La rotabile attraversa ora il borgo di Cazzaso Nuovo e prosegue in direzione nord assecondando il profondo impluvio che scende da sella Duron. Lasciata a destra una diramazione che conduce agli stavoli del monte Spin, si rimonta fino alla ampia insellatura erbosa di quota 776. E’ questo il punto migliore per intraprendere la breve deviazione che conduce sulla vetta del monte Spin, piccola e singolare elevazione posta sulla destra orografica del But. Lasciata quindi la strada principale ci si incammina lungo la sterrata che si stacca sulla destra. Oltrepassato un recinto si passa accanto ad una baita risistemata uscendo poi su un grande pendio prativo adibito al pascolo dei bovini. Cercando di mantenere la direzione della pista si arriva nei pressi di un grande abete rosso da dove si prosegue senza percorso obbligato lungo una costa boscata. In pochi minuti si esce sulle praterie sommitali delimitate da macchie di pino in un ambiente piuttosto inusuale per la quota a cui ci si trova. La cresta infatti si assottiglia, erosa prima da un lato e poi dall’altro, da due versanti friabili. Quello di destra in particolare precipita bruscamente verso il fondovalle isolando sul ciglio del precipizio alcuni esemplari di pino nero e qualche faggio contorto. La traccia prosegue ancora verso est ma la nostra deviazione si può concludere presso il cippo che segnala la vetta del monte Spin (m 915, punto ideale per la sosta). La visuale è un poco limitata dagli alberi, ma cercando i punti migliori si possono facilmente riconoscere alcune delle principali vette delle Carniche Orientali come il Cucco , il Tersadia, il Sernio e l'Amariana. Dall’altra parte invece la vista si apre sulla dorsale erbosa che dal monte Diverdalce si allunga a nord verso Duron, Cuar e Dauda. Ritornati al bivio presso la sella si riprende la rotabile asfaltata che inizia ora a scendere nel versante opposto. Percorsi circa 500 metri, poco dopo un impluvio, fare attenzione ad abbandonare la strada per imboccare la sterrata che si stacca a sinistra (segnavia poco evidenti). Ci si innesta così su una mulattiera che oltrepassa una radura inclinata sfiorando poi un piccolo edificio recintato. Da qui il percorso, ritornato marcato ed evidente, ci condurrà in piacevole discesa verso le case di Sezza (m 648). Seguendo Via Monte Cuar e Via Stretta ci si porta nei pressi della chiesa per proseguire lungo la strada che esce dal paese, ma la si abbandona quasi subito per prendere il sentiero che cala sulla destra (cartello), lungo le ripide pendici che vanno a formare la forra del Rio di Bueda. Tramite un vecchio e pregevole ponte in pietra si passa sull'altro versante dove ci attende una risalita gradinata, necessaria a riguadagnare la quota perduta. Il sentiero raggiunge di nuovo l'asfalto presso un'ancona, ma la prosecuzione si trova dall'altra parte della strada ancora su sentiero. Al successivo bivio si potrebbe proseguire diritti in discesa verso Zuglio, ma sarebbe un peccato non visitare anche la pieve di San Pietro. Imboccando la deviazione a sinistra, infatti, si raggiunge dapprima la chiesa di Santa Maria in Monte e quindi San Pietro (m 749, splendido belvedere sulla valle del But). Dopo essere ritornati sui propri passi, si seguono le indicazioni del Troi di Zui con il quale si perde rapidamente quota a svolte, intersecando la strada asfaltata, fino a ritrovarsi alla periferia di Zuglio dove avremo predisposto la seconda vettura.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri dell'Uomo
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Dicembre
Carta Tabacco
013
Dislivello
900
Lunghezza Km
14,2
Altitudine min
331
Altitudine max
915
Tempi
Dati aggiornati al
2007
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  • 04/05/2016 Passato qualche anno dall'ultima volta, tanto che non ricordavo tutti quei gradini salendo a Santa Maria Oltrebut, tanti, e poi l'incertezza se seguire quella bella freccia rossa che dice: sali!!! oppure scendere verso la sottostante strada, poi tutto fila nel verso giusto in una giornata davvero primaverile, tutti all'opera come formichine, ronzio di tagliaerba, lame che sibilano sul legno, cani scatenati. Anche a Cazzaso si lavora, ma la falce è silenziosa; qualcuno, gerla sulla schiena, sale verso la latteria, a Cazzaso Nuova do un'occhiata all'orario delle corriere, non si sa mai, mi dico; la grande casa turchina è in vendita, acqua sulla strada, l'auto nuova è appena stata lavata. Si cammina in un bel corridoio alberato e così l'asfalto non pesa molto e poi ad una curva le mucche, in mezzo, mi guardano sospettose, c'è qualche vitellino, mi allontano velocemente verso Sella Marcelie, lì invece una mucca mi muggisce contro e mi tallona, non mi molla; m'infilo oltre il cancelletto, sudato per sfuggire al bovino! Per la cima ho seguito lo sterrato fino al suo termine quando diventa sentierino ben marcato al cui culmine trovo un bel cartello: Formeaso a sinistra, Terzo a destra. E' una novità tant'è che seguendo il sentiero per Formeaso arrivo in un attimo al cippo del monte Spin e lì finisce la mia gita. Ridiscesa a Cazzaso Nuova giusto in tempo per la corriera raccogliendo al volo il suggerimento di Luca postato in altro commento qualche giorno or sono.
  • 30/01/2015 Dopo tanto, un gruppo. Biele Int. Amici di SN conosciuti all’iniziativa resistente di Casera Ditta lo scorso settembre. L’itinerario prescelto salta per nuvolaglia che borbotta ad oriente ma in realtà è solo complice d’una beffa. Di mattina l’arzigogolo dei pensieri non si dipana e la voglia di traversata cade nel paradosso. Così, senza pensarci, il piccolo manipolo di atei, agnostici o diversamente credenti si ferma sulla pagina che mai avrei pensato di spiegazzare. Beffardo, il troi se la ride tutta quando ci vede salire quella splendida gradinata verde sommersa dal fogliame. Bucanevi addobbano il palco ove s’ergono le ancone della via crucis collettiva. Un colorato villaggio d’arnie con tetti alpini trasforma il sacramentar in sorrisi. Le primule si fan novizie. Le foglie son quasi interamente delle coste bianche. I fiori, chiusi, paion spilloni senza traccia alcuna delle anime gialle che coloreranno presto il sottobosco. I crochi presenti invece, si godono il sole. Da qui il Sernio domina ma lo star bassi pone in rilievo San Florean e il bell’itinerario del Giaideit. Il troi che sale verso Cazzaso è un continuo mutar d’ambiente, di luci e di vite arboree. Ammiriamo la latteria e tra una Farferugine e l’altra prendiam la via per lo Spin. Io sospiro verso Curiedi. Il versante eroso conquista l’attenzione e poi gli occhi s’alzano verso il Cucco per adagiarsi infine sulla pieve di San Pieri. Delle capre fuggono irritate alla nostra presenza. La sosta è piacevole, alcuni cercan riparo dal vento, la futura alpinista del gruppo addomestica il baratro, sedendosi sul ciglio e divorando l’orizzonte con gli occhi. Scendendo, ciuffoni d’erba e betulle alimentano ancor più il buonumore. Luciana d’un tratto chiama la mia attenzione sull’effimera scacchiera verticale creata dal sole. La stradina cambia volto di colpo. La staccionata, nello svolgersi, proietta millimetricamente la sua alternanza d’ombre invitando a riporvi le pedine e a reinventar le regole della dama. A Sezza un rudere mette in bella mostra le cornici di mattonelle giallo-arancio che avevamo notato anche in un edificio a Cazzaso. Ci intratteniamo ad ascoltare i racconti di un autoctono, amante delle rupi, che ha vissuto una vita di lavoro ta las Svizeras, da poco rientrato ta mari Cjargne. Ci chiede se conosciamo l’Antelao e il Mangart, al nostro assenso ci svela d’aver salito ogni cima che va dalle Giulie alla divina carega. Ci indica infine la strada verso il mulino. Un angolo da esplorare sottovoce, lasciando parlar le acque. All’ultima pieve risuona “I soi achi!” ma le croci non si baciano. Splendida per fattura e per il panorama che elargisce. Merita osservare con cura tutte le antiche lapidi, una ad una. Una, più “recente,” dà le spalle ai Lander, rami d’edera marmorea addobbano una foto in bianco e nero d’altri tempi, che mi rapisce. Un saluto al Coglians e si ridiscende, purtroppo senza aver incontrato la Federica in questione…(24.01.2015)
  • 16/03/2014 Escursione fatta domenica 9 marzo. Il sentiero in numerosi tratti è invaso da schianti che costringono a deviare per qualche decina di metri, prestare attenzione alle numerose diramazioni che si staccano dal sentiero principale. La cima del M. Spin è il punto ideale per una sosta pranzo……. pane e panorama! Arrivati alla pieve di San Pietro inaspettatamente aperta, siamo stati accolti da antiche melodie sacre. Da buon corista e amante della musica ho chiesto informazioni in merito a un signore che stava sistemando l’altare, “a son duç maurz chei che si sint a çjantâ, ma nô vin fat une ricerche e registrât dut par no smenteâ“ (sono tutti morti quelli che si sentono cantare, ma noi abbiamo fatto una ricerca e registrato tutto per non dimenticare). Anche il Troi di Zui che scende dalla pieve è molto ostacolato da alberi e rami spezzati dal peso delle nevicate invernali ma, con un po’ di pazienza si riesce a passare senza stappare il vestiario. Complessivamente bella escursione però a mio avviso meriterebbe qualche tabella in più nelle biforcazioni del sentiero per non stare ogni volta a consultare la mappa o la relazione.
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  • la gradinata iniziale e la Via Crucis
    04/05/2016 la gradinata iniziale e la Via Crucis
  • La Pieve di Zuglio salendo al monte Spin
    04/05/2016 La Pieve di Zuglio salendo al monte Spin
  • la cima del monte Spin
    04/05/2016 la cima del monte Spin
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