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    Anello del monte Ciaurlec da Meduno
    Prealpi Carniche
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    Anello del monte Ciaurlec da Meduno
    Prealpi Carniche
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    Anello del monte Ciaurlec da Meduno
    Prealpi Carniche
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    Anello del monte Ciaurlec da Meduno
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I percorsi di SentieriNaturaB08

Anello del monte Ciaurlec da Meduno

Avvicinamento

Percorrendo la strada statale n.464, nel tratto compreso tra Spilimbergo e Maniago, giunti all'altezza di Sequals si imbocca la statale n.552 che in breve raggiunge l'abitato di Meduno. Dalla strada principale si piega a destra verso il borgo di Sottomonte e, lasciandosi guidare dal particolare campanile, ci si porta nel piccolo parcheggio adiacente dove si lascia l'auto (m 292, segnavia CAI sul muretto presso l'inizio del sentiero).

Descrizione

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Bosco
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Marzo
Carta Tabacco
028
Dislivello
1000
Lunghezza Km
17,4
Altitudine min
260
Altitudine max
1148
Tempi
Dati aggiornati al
2007
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  • 01/04/2015 La meta propostami è il Ciaurlec. Mi garba. Per la sua aria schiva, l’assenza di vanità, una bellezza nascosta e apprezzata spesso solo per doveri stagionali. Oggi come mai il lato umano è al centro dell’escursione. Ma l’apparenza inganna! E il saio del monaco si trasformerà in un vestito da sera luccicante, profumato, con tutte le sfumature da Viarte. Mi presentano il tracciato Gianguido Maso. Un’altra chicca che dei volontari han donato alla collettività. La salita si riveste d’edera e parole, mentre i sorrisi si specchiano in tappeti di arcobaleni. Il sottobosco ha rubato la tavolozza al gran pittore e l’amalgama dei colori ha spesso il sopravvento. L’allegria della vita è accentuata solo dall’infinita eleganza di una fioritura di Scille impressionante che non ci abbandona per un attimo. Fortunatamente le parole frenano l’entusiasmo impulsivo. Non sarei mai arrivato in cima. La sfilata di azzurri rapisce. Mazzetti di stelle. In posa. Difficilmente avrei camminato eretto. Gatton gattoni, prostrato da tale finezza che si succede senza poter ignorare profilo alcuno. Ogni spicchio di cielo veste la terra di una grazia inconsueta. La salita man mano si fa multisensoriale. Il mio approccio al tutto non può prescindere da un coinvolgimento totale dei sensi. Così le primule e le foglie di polmonarie diventan vittime e si tramutan in pasto, i sassi muschiati richiedon carezze, le melodie di invisibili e minuscoli jazzisti alati si sovrastano, poi dei Mezereum, e la punta della pedula destra che sgarfa il terriccio alla prima inebruiante inspirata che fa vacillare il capo e tremar le palpebre. Poi è la volta dei metalli preziosi: gli steli d’oro che diventano un tappeto intarsiato per argentee betulle. Tante! Grandi! Un inno alla luce! La mia bipolarità s’intensifica, da un lato parole preziose, che valgon più di mille libri, dall’altro le dita che tastano e sfiorano tutto. Fino al tracollo. Dopo aver percorso trincee costruite dall’incruento conflitto tra gli elementi, giungiamo al Fornat. Molto più che una fonte. Un sussurrio scrosciante posato nel bel mezzo di un’altura che inghiotte ogni cosa. E l’eccezione si fa fiaba. Calcaree sembianze che compongono mille figure, un arco di pietra, una caverna. Il seno del Ciaurlec. Sgorga. Il suo ventre pulsa e richiama in un cunicolo con curve sorprendenti. Poi un altro viaggio. Nella memoria delle Cjamaratis. Rifugio per resistenti in tempi recenti, sfogo di scultori privi di mani nel passato. Fessure, macigni bivalve a cui sono state rubate le perle, monoliti, curve perfette e trame di pietra si susseguono articolate. Due culle a cielo aperto son da esplorare con lo stupore che meritano. Una grandezza che rimpicciolisce gli animi. Le pareti son tele accennate, verdi, grigiofumi, pelli di serpente, bocche difformi. La luce si ravviva, entusiasta di poter partecipare a tale giuoco di meraviglie. Tutto chiama all’addiaccio. Al pernottamento abusivo. Al vandalico sostare, quieto, in attesa che parlino con l’avanzar del giorno, quelle pareti! Ma il velenoso rincorrersi delle lancette non lascia scampo. Almeno per oggi. Verso Toppo l’ultimo ancoraggio è al porto di casera Sinich ove il mare ha lasciato i suoi ricordi che nessuna spiegazione razionale di qualsivoglia geologo può riuscire a intrufolarsi intun cjaf di frut, cal navighe cun la fantasie e i soi siums. La testa riprende il sopravvento all’incrociar uman pattuglia, in una giornata che stipar non si puote. Tante, troppe cose.. Il metabolismo abdica la digestione delle memorie. Solo sorrisi a dar le grazie per i mille sdrondenamenti, per le scoperte, per la sapienza carpita o meglio ancora, condivisa.(29.03.2015)
  • 02/04/2014 Bellissimo itinerario, corrispondente a quello descritto. Segnavia frequenti e tabelle ok.Unica cosa da segnalare. Tante zecche nella discesa dal Col Tarond fino a Toppo, e siamo solo il 2 aprile! Dubito che con la bella stagione il sentiero venga falciato , pertanto attenzione!
  • 09/03/2014 E’ dolce tornar in questi luoghi che cullan la mente ed i passi. Già alla partenza da Toppo due cani ci accolgon festosi, quello nero poi si farà coccolare anche al ritorno, la giornata è di quelle che staresti col viso al cielo a farti finalmente scaldare dal sole, è iniziato il tempo dell’abbronzatura a strisce. Già all’inizio della stradina siamo salutati dal picchio e da una fantasmagoria di colori,un dente di cane sta nascendo, io sono sempre incantata dalla viole bianche, mi ricordano la lontanissima infanzia; lungo il sentiero affioramenti, massi e conglomerati quasi sospesi, corridoi…Dick, escursionista a quattro zampe, è troppo veloce, sta quasi trascinando il suo bipede che continua a dirgli: piano, piano e poi il monte Davanti, lo stupore della vista nonostante la leggera foschia. Si trotterella verso il Ciaurlec, paesaggio rilassante, prima neve nella piccola valle sotto la cima e poi fino a poco oltre casera Tamer Alta, ma nessun problema di percorrenza, un paio di farfalline gialle ci danzano intorno, ci salutano. La prosecuzione dopo casera Sinich comporta l’aggiramento di un grosso schianto, ne incontreremo altri di notevoli dimensioni e anche recenti. Un attimo di incertezza al bivio presso il Col Manzon, ma le donne, che è risaputo abbiano (vogliano) sempre ragione, vincono per 2 a 1 e quindi si scende e puntualmente ritroviamo il nostro bel sentiero 850. L’ultimo tratto di mulattiera attraversa un bosco disordinato, è bellissimo tutto quel caos, sembra quasi una rivincita della natura.
  • 09/06/2013 Dai Piani di Gerchia al Monte Ciaurlec, che sarebbe a dire dall'ombroso e muschiato, ai piani assolati che profumano di mare ed erba, dove il riverbero adriatico si spande e avvolge anche la carsica incrostazione sulla vetta del Ciaurlec, scomodo pietroso apice, dove si sta nascosti al mondo, ma non soli, grazie alla croce. La via è ora ben segnalata e di fresco sapiente pennello sin da quel di Gerchia. Il tratto, con due ore di piede lento, in questa stagione sfodera avvolgenti monocromatismi, il verde ricopre tutto, le pietre vestite di muschio, le cortecce, gli anfratti carsici. Il sentiero garantisce solitudine totale dal bosco ai prati, ed anche il policrome ciclista che incontrai scendere, va annoverato tra le specie del tutto occasionali in queste coste nascoste.
  • 17/04/2013 Giungo sotto il particolare (eufemismo per non offendere gli autoctoni?) campanile salutando tre giovani della terza età pronti a partire per il Valinis. Il troi all’inizio disorienta per sovrapposizione di segnali di marce varie, poi rapisce per una fioritura di polmonaria come non ho mai visto.. Nella sua colorata malinconia appare anche la Consolida femmina. La risalita è parca in quantità di fioriture ma molto diversificata. Mi contendo con qualche bombo il polline delle Dafne Mezereum. Alla Casera trovo 40 (!!!) tedeschi che si lanciano con i parapendii… Da capricorno tiro dritto e ingordo salgo anche il Valinis. Paesaggio assolutamente da non perdere… magari d’inverno con le ciaspe. Il tratto nel noccioleto dopo la casera è indescrivibile.. un tripudio di colori e vita, da SENTIRE… sono abbondanti addirittura le fioriture della Latrea… Dentaria e Bucaneve si guardano con sospetto… (che ci fa lui/lei qui..ADESSO?) Dal Dosso Paladin i segnavia si diradano e bisogna fare attenzione, la neve resiste a tratti ma le ghette sono soggettive (io non le ho messe). Il commento di Fausto dice tutto il resto.. Il ritorno è ben segnalato, unico problema qualche albero caduto che, ormai negli ultimi tratti, porterebbe a facili deviazioni su sentieri che non sono quelli segnati. Un albero grande, in particolare, è da attraversare non da aggirare con il sentiero che appare evidente sulla sin. Al rientro noto l’auto dei tre “giovani”… e se scendessero a Toppo? Contrariamente a dove dovrei andare (metti che…), giro l’auto e… li trovo per caso appena usciti da quel sentiero, non si sa se più contenti loro di aver trovato un passaggio o io di poterglielo dare. Le coincidenze sono magie della vita e di sigur an cjatat un amii di mont…
  • 25/10/2012 Pensavo fosse la cima del Ciaurlec, invece, a casa, scopro che non era lui. Ma facciamo finta fosse il Ciaurlec. Esso offre ogni comfort: erba morbida e spessa, senza sassi; veduta principesca sulla pianura; brezza carezzevole; sole di mezzo ottobre caldo al punto giusto; silenzio persistente; assenza di mosche; aromi d’erba assai piacevoli. Non ha croce, come il vero Ciaurlec, ma in vece sua un alberello secco. Ci sono arrivato partendo dalla loc. Piani (verso Campone), lungo l’819, passando per le due casere Selvaz e Tamer. Dieci anni fa l’erba arrivava ad altezza uomo. Oggi tutto è stato ben sistemato. Il sentiero nel bosco è di una bellezza perfino eccessiva, i colori rapiscono gli occhi, fanno sbagliare strada, luci d’oro distraggono e portano lontano dalla retta via. Ma senza pericolo, se non quello di perdersi tanto vasto è il bosco, disseminato di rocce affioranti come scaglie, costole di pietra, bianchi molari che sfondano la terra coperta d’un ruggine splendente e compatto. Occhio ai segnavia, si navighi lentamente tra le correnti luminose. Corridoi tra i faggi, navate cui non è possibile resistere, sospingeranno il passo fuori rotta fin dove prudenza consiglia di fermarsi. Psichedelico.
  • 10/04/2012 Pasquetta, bel tempo, necessità di smaltire quel pacco di micidiali schoko bons e come sempre tanta voglia di fatica. Lungo la stradal'aria è già tersa, le cime imbiancate di neve nuova, il Piancavallo è rosato sotto la luce del primo sole, a Sequals -3°, brina a terra e frutteti in fiore, uno scoiattolo ai bordi della strada esita e poi ci ripensa. Meduno: e si, il campanile di Sottomonte è davvero inconfondibile, ci arrivo facilmente. Il sentiero sale subito, intorno rumore di acqua, tanta acqua, segnavia su qualche sasso a terra, ai bordi del sentiero il rosa dell'ortica falsa, già il bianco dei fiori delle fragoline di bosco, più oltre abbondanza di dentaria. Il terreno è melmoso, gli scarponi si fanno pesanti, sale l'abbaiare di alcuni cani, alle 8 l'aria si riempie di un lungo scampanio. Continuo a salire, spesso mi volto ad ammirare il Raut illuminato, la scacchiera dei terreni coltivati, oltrepasso un grosso masso di conglomerato, è scavato, a terra l'azzurro del muscari, della pervinca e globularia, il giallo di qualche piccola ginestra, sul terreno ghiacciato impronte di quadrupedi. Il Reynaud si fa vivo, mulino le braccia, c'è poi il dolore della circolazione che si riattiva e intanto una leggera foschia vela il sole. La spianata di casera Valinis è punteggiata di elleboro verde e di mucchietti di terra smossa dalle talpe; la costruzione è stata ingentilita da un micro giardino di viole e tulipani nani. Arriva una gruppo di rumorosi escursionisti, un saluto ed imbocco il sentiero verso est, il sole si fa vivo nuovamente e filtra dai noccioli, bel percorso, sali scendi, affioramenti carsici, anemoni bianchi e ngialli, qualche scilla a due foglie. Si avvicinano le voci della comitiva, nei pressi del dosso Paladin dalla lettiera sbucano strani e bellissimi merletti di ghiaccio, delicatissime creazioni, mi fermo ad osservare e fotogtafare, la comitiva mi sorpassa senza uno sguardo alle doline nè una carezza alle rocce. Di nuovo allo scoperto, via per prati gialli, a destra un piccolo cartello: Ciaurlec, 10' ed ecco la piccola cima, un cumulo di roccia, la croce, il libro di vetta, panorama discreto. Di nuovo giù, direzione Tamer e da lì imbocco a destra il nuovo sv 850 verso casera Sinich, cammino fra le banconate carsiche ricoperte di muschio, il sentiero è veloce, a tratti ampio, a tratti malagevole, ma sempre ben evidente e segnalato. Una piccola deviazione a sinistra per vedere casera Sinich e poi di nuovo via a destra in salita; nuovamente terreno bagnato, nel bosco fioriture di narcisi, ancora sali scendi ed infine all'aperto costeggiando lungamente una recinzione di filo spinato, vecchi cartelli militari arruginiti, muretti a secco e poi oltre la recinzione, a sinistra, i ruderi di casera Fricc. In breve il sentiero diventa una mulattiera dal fondo ghiaioso, sassoso, compie un paio di svolte, un bivio, indicazioni casera Davass. Decido di chiudere l'anello passando da lì, panorama ampio sulla pianura, i nastri argentati del Tagliamento e del Meduna, lungo la salita poligala rossa, polmonaria e foglie di dente di cane, in cielo evoluzioni di un paio di silenziosi deltaplani; in vista di casera Davass vocio, profumo di griglia. Una breve sosta, mi avvicino alle bandiere sventolanti per vedere come sarà la discesa: beh, il sentiero verso Toppo è una ripidissima traccia zigzagante tra l'erba; alla fine la pendenza si appiana, il sentiero diventa comodo, mi innesto nuovamente sul sv 850 che percorro lungamente in un bel bosco wild e silenzioso. Il tracciato si conclude su una larga carrareccia che seguo verso destra per qualche centinaio di metri (supero una sbarra) e così ho modo di visitare il castello di Toppo in fase di ristrutturazione. Torno sui miei passi fino al termine/inizio del sv 850 e proseguo ora lungo la pista asfaltata che conduce a Toppo. Da lì ancora qualche chilometro fino al campanile traforato, al parcheggio ritrovo la vociante compagnia di escursionisti di casera Valinis. Una bella camminata di un'altrettanto bella giornata.Loredana
  • 10/03/2012 Scusate, potreste indicarmi se in una di queste casere (Valinis, Tamer, Selvaz, Sinich e Devass) c'è la possibilità di acqua potabile?inoltre non riesco a capire: nel libro di S.1 in questo anello non segnala la casera Devass, a che altezza si troverebbe?grazie mille
  • 29/01/2012 Da Topo il sentiero Maso è ben tracciato ,sia per c.Valinis,sia c.Davass tanto c.Sinich
  • 28/01/2012 Tutto segnato bene. Comunque una Tabacco non guasta mai anche se sarebbero da aggiornare visto che il cai corre svelto.Panorama stupendo!
  • 28/03/2011 I problemi di orientamento di cui parla SN1 n.8 non ci sono più: il CAI di Spilimbergo ha rifatto la sentieristica fra Meduno e Toppo (segnavia 850 e 850A). Occorre solo un po' di attenzione dopo la casera Valinis, dato che i segnavia sono quelli più vecchi del sent. 819, non proprio visibilissimi. In particolare, oltre il punto in cui, poco dopo la casera, si trova il segnavia a forma di "V" su un albero, fare attenzione alla deviazione a destra, in salita (è segnalata, ma il segnavia è sbiadito).Per il resto tutto liscio, anche se le parti non boscose sono le migliori, dato che il bosco è un po' disastrato, con rami caduti e alberi divelti quasi ovunque.Il nuovo sentiero incontra la bellissima casera Davass, ristrutturata nel 2009: merita una sosta.
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  • la piccola cima del monte Ciaurlec
    09/03/2014 la piccola cima del monte Ciaurlec
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    09/03/2014 uno sguardo dal monte Davanti
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