il portale dell'escursionismo montanoInvia una mail a SentieriNatura Utente anonimo 197 ospiti - 1 utenti 
  • Traduci questa pagina con Google Traduttore
  • Traduci questa pagina con Google Traduttore
  • Traduci questa pagina con Google Traduttore
  • IMG_5808
    Anello di Forcella Spe da Pian Fontana
    Prealpi Carniche
  • IMG_5761
    Anello di Forcella Spe da Pian Fontana
    Prealpi Carniche
  • IMG_5849
    Anello di Forcella Spe da Pian Fontana
    Prealpi Carniche
  • IMG_5795
    Anello di Forcella Spe da Pian Fontana
    Prealpi Carniche
  • IMG_5733
    Anello di Forcella Spe da Pian Fontana
    Prealpi Carniche
SentieriNaturaAggiungi ai preferiti - Richiede LogIN
I percorsi di SentieriNaturaR04

Anello di Forcella Spe da Pian Fontana

Avvicinamento

Da Cimolais addentrarsi in val Cimoliana risalendola per circa due terzi fino a raggiungere il parcheggio di Pian Fontana presso la confluenza della valle di S.Maria (m 920). La carrozzabile, parzialmente asfaltata, può presentare tratti sconnessi ed è soggetta nei mesi estivi ad un pedaggio che si paga al punto informativo di ponte Compol.

Descrizione

Dal parcheggio si scende sul greto e lo si attraversa mirando ai visibili segnavia CAI sull’altra sponda (dopo periodi piovosi il guado potrebbe essere problematico). Raggiunta la mulattiera, inizialmente molto larga, si inizia a salire con pendenza modesta evitando un tornante della strada oltre il quale si arriva al bivio principale dell'escursione. Qui si abbandona il tracciato principale per imboccare a destra il segnavia CAI n.356 per il bivacco Gervasutti (cartello). In pochi minuti si scende ad intersecare nuovamente il greto principale proseguendo poi sull'altro versante con un'ansa che ci porta a sfiorare il tracciato di una pista. Si continua a mezza costa nel bosco giungendo ben presto alla confluenza della valle di Santa Maria. La gola scavata dalle acque ci fa capire subito che l'ingresso nella valle non sarà agevole ed infatti, dopo avere guadato il rio, il sentiero si inerpica lungo una ripida rampa. A questa fa seguito una cengia erbosa spiovente ed esposta che ci deposita nuovamente sul greto in un punto particolarmente stretto e suggestivo della forra. Sempre mantenendo la destra orografica, si supera una lama rocciosa per poi rimontare una costa boscata resa scivolosa dalla lettiera e dalle radici affioranti. Lentamente il terreno si fa un poco meno acclive ed ha inizio una diagonale a mezza costa lungo ripide pendici boscate talora sospese sul fondovalle. A quota 1362, presso l'intersezione con un impluvio, la valle si allarga e si orienta definitivamente verso nord lasciando finalmente intravedere la sua conclusione presso la forcella Spe. Dopo un breve falsopiano nel bosco, il sentiero aggira tra i mughi un esteso franamento e quindi riprende a salire con qualche svolta tagliando poi in diagonale un ampio ghiaione. Si attraversa una ultima macchia boscata giungendo in vista della parte alta della valle dove il sentiero si mantiene ancora sulla sinistra tra i mughi. Più avanti il segnavia coincide con il greto stesso (ometti) fin dove la valle si restringe sensibilmente: qui si passa sulla sinistra orografica, rimontando dapprima un ghiaione e poi un pendio detritico più consolidato. La traccia si mantiene discreta fin dove i mughi lo consentono poi le segnalazioni ci invitano ad intersecare il greto per rimontare il pendio detritico soprastante. Si sale faticosamente fino ad innestarsi sul segnavia CAI n.389 che proviene a sinistra da casera Laghet de Sora, ma prima di imboccarlo è consigliabile raggiungere la vicina forcella Spe. Si prende quindi a destra tagliando un pendio friabile che ci porta a raggiungere il solco sabbioso che discende direttamente dalla forcella. Tramite questo, o rimanendo un poco alla sua sinistra, si rimonta il fine detrito guadagnando la caratteristica insellatura (m 2049) affacciata sul versante cadorino.
Dopo essere ritornati al bivio precedente, si prosegue lungo il segnavia CAI n.389 che scende moderatamente alla base delle rocce raggiungendo una piccola radura circondata dai larici. Da qui il sentiero piega a destra intersecando il solco della solitaria val Misera per andare poi a risalire in diagonale a sinistra verso una forcelletta racchiusa tra pinnacoli rocciosi. Dall'intaglio si cala nel versante opposto tra i mughi portandosi alla sommità di un canale incassato che si discende senza particolari problemi. Circa alla sua metà lo si abbandona per uscire a destra verso una spalla di mughi oltre la quale si scende ancora per ghiaie aggirando uno spigolo roccioso. La visuale si apre ora sulla bellissima valle dei Lares, racchiusa da una corona di vette dolomitiche culminanti con la Cima Sella e la Cima di Lares. Con qualche modesto saliscendi si taglia a mezza costa tutta la testata della valle attraversando pendii ricoperti da mughi e pascoli fioriti. Più avanti il sentiero interseca le pendici della Cima delle Monache e della Cima dei Frassin, solcate da diversi rivoli ghiaiosi, guadagnando un primo intaglio. Ancora una breve contropendenza e si raggiunge anche la forcella Pedescagno (m 1930), dove il panorama cambia ancora aprendosi sulla Val dei Frassin e sugli alti pascoli della Pala Anziana. La casera Laghet de Sora non sembra lontana ma dobbiamo prima traversare tutto il pendio che si trova da questo lato della valle. Il sentiero quindi piega a destra tenendosi dapprima su verdi e poi tagliando un esteso ghiaione che arriva in basso fino al greto di fondovalle. Su terreno friabile, rasentando la base delle pareti, si compie ancora qualche modesto saliscendi ed infine tra i mughi si cala ad attraversare il solco principale. Ancora pochi metri e si raggiunge anche il ricovero casera Laghet de Sora (m 1871, panca, tavolo, stufa e 8 posti letto). Non rimane ora che scendere la val dei Frassin lungo il segnavia CAI n.390/389 fino a ricongiungersi con il bivio principale.

Variante al bivacco Gervasutti

Volendo raggiungere e visitare anche il bivacco Gervasutti, dalla forcella la prosecuzione dell'itinerario è sulla destra (per chi arriva dalla valle di Santa Maria) dove uno stretto sentierino taglia il friabile ghiaione a mezza costa. Il pendio diviene subito ripido e va attraversato con qualche attenzione doppiando alcune coste detritiche. Oltre l'ultima ricompaiono i mughi e ci si ritrova poco sopra il ripiano che ospita il bivacco Gervasutti che ora si vede nella sua bella conca erbosa. Si scende lungo una costa detritica fino ad un intaglio dal quale si cala a sinistra su terreno erboso, giungendo in pochi minuti al bivacco Gervasutti (m 1940).

Variante in salita da Domegge di Cadore

Da Domegge si risale lungamente la rotabile, solo in parte asfaltata, che porta al rifugio Padova (m 1287), fino al parcheggio posto a pochi minuti di distanza. Dall'edificio con le caratteristiche sculture in legno, si seguono sulla sinistra le indicazioni per il sentiero CAI n.352 per forcella Spe e bivacco Gervasutti, percorso che nella parte iniziale è in comune con il sentiero per il rifugio Tita Barba. Entrati subito nel bosco, si sale con pendenza decisa rimontando tra le radici affioranti fino ad una bella radura con fienile. Da qui inizia la piacevole discesa che ci porterà alla base del Fosso degli Elmi, perdendo quasi tutto il dislivello finora accumulato. Raggiunto il solco torrentizio se ne segue brevemente il bordo per poi attraversarlo su una comoda passerella. Dalla parte opposta lasciamo quasi subito a destra il sentiero per il rifugio Tita Barba proseguendo invece lungo il CAI 352 per forcella Spe. Oltrepassata una zona acquitrinosa ci accostiamo nuovamente al greto principale che possiamo osservare da vicino scostandoci qualche metro sulla sinistra. Cascatelle, marmitte e colate di muschio ricompensano della fatica necessaria a compiere la breve digressione. Rientrati nel bosco, la pendenza si fa più decisa con il sentiero che ora risale un ripido solco. Nel più tortuoso tratto che segue, il sentiero si destreggia in un luminoso bosco di conifere uscendo progressivamente sul fianco di una zona più aperta. Poco dopo ci si innesta sul solco di una valletta ghiaiosa che si risale sul suo lato sinistro, superando qualche tratto malagevole. Infine si arriva ad un ripiano disseminato di larici e posto alla base dei grandi ghiaioni che discendono dalla forcella Spe. Qui ci raggiunge anche il segnavia CAI n.350 che proviene dal rifugio Tita Barba e che può essere usato come alternativa a quanto descritto. In diagonale su terreno via via più sabbioso e friabile si guadagna la forcella Spe (m 2049).

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri della Rupe
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Agosto
Carta Tabacco
021
Dislivello
1300
Lunghezza Km
15,2
Altitudine min
920
Altitudine max
2049
Tempi
Dati aggiornati al
2010
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 07/07/2015 Cima Spè: A passo di ungulato giunge un’altra solitaria. Mastica il ghiaino come fosse un marciapiede. E’ nel suo ambiente ideale. Per un trentennio i suoi genitori han gestito il rifugio Chiggiato sotto le Marmarole: proprio quel puntino che brilla laggiù, mi dice! Punta al Pordenone per il sentiero Marini (da cui poi ritornerà sconsolata, no way! frane!) ma anche lei decide di salire a Cima Spè. Il tempo di cambiarmi e lei è già sparita tra le dune grigiastre. Merita cavalcarle almeno un po’, non presentano difficoltà alcuna e regalano un’impressionante veduta sul Cadin degli Elmi. Poi le cose, nonostante il breve dislivello, inizian a farsi più serie. Non è una questione tecnica ma tattile. Qui tutto è marcio. Qualsiasi pietra a cui vien voglia di aggrapparsi, sia un piccolo spuntone o una massa da decine di chili, è inevitabilmente votata a precipitare. Pare aspettare solo la scusa buona per darla vinta al buon Newton! La prima mano l’appoggio piano e m’accorgo del secondo aspetto. Son lame d’ossidiana! Il dito mi si apre come burro! Solo per averle sfiorate! In quest’ambiente così severo, impietose appaiono le Androsaci, a screziare di gioia di vita la sterilità delle ghiaie. Il percorso è garantito da diversi ometti. Una volta aggirati dei gendarmi di pietra sul versante della valle appena risalita, le cose cambiano. Almeno un paio di passaggi risultano infidi: una breve cengia piuttosto esposta ed un passaggio eroso ed inclinato. Questione di gusti. Parafrasando il poeta Brunello Robertetti interpretato dal colossale Corrado Guzzanti direi che “Rispetto i esposti e i friabili…purchè i due finomeni non si presentino, contemporaneamenti”. Dipende da ciascuno/a. Io ne avrei fatto volentieri a meno, in questi casi l’attesa del ritorno intacca l’esondazione emotiva sulla cima. Ma questa s’aveva da salire! S’è a cavallo di una nuvola! Da una parte l’emisfero friulano ove le creste paion cartoline messe una dietro l’altra, tanto risicata è la loro distanza. Dall’altra, un levarsi di titani. Le Dolomiti venete, consce della loro immortale bellezza, son civettuose. L’orizzonte pare dare ad ognuna il proprio spazio, per farsi ammirare. Le regine allungano il collo, mostran le ultime parure candide della stagione, sgomitano per esserci tutte su quella passerella. Da qui sembra che all’appello non ne manchi nessuna. La Croda de Toni che vuol spinger il suo aculeo più in alto delle Tre Cime, poi l’Antelao, che non può mai stare in pace con quel cornetto della Marmolada che spunta da dietro a dire: ci sono anch’io! Il Pelmo e il Civetta a chiuder i conti. Ripresomi da tante prime donne, individuo la vicina Cima Laste, meta del giorno dopo. L’elfa cadorina è partita poco dopo il mio arrivo, così scendo da solo rugnando ai detriti. Altro che cesoie! La scopa dovevo portarmi su per quella cengetta!(24.06.2015)
  • 07/07/2015 Parcheggio nel mezzo di una mobilitazione. Una marea di scout fanno avanti indrè come formichine. Mi scorre un brivido freddo. Mica punteranno a Casera Laghet di Sora? Per mia fortuna stanno smontando il campo che ha accolto una sessantina di loro a fondo valle. Penso a come reagirebbe un guardiaparco trovandomi da solo, con la mia tenda, nello stesso luogo! L’ingresso nella valle di Santa Maria ha due protagonisti, il continuo baruffar delle acque e una marea di Nidus Avis. Due in particolare, dopo l’ultimo guado e la risalita nel bosco, mi annichiliscono. Stan lì, abbracciate una all’altra, nella penombra. Non è come veder salire mano nella mano delle piante di Luppolo. Queste orchidacee, dalla germinazione all’apertura del primo fiore, attendono nove, lunghissimi anni! Decine di stagioni in cui son preda di ogni elemento, vittime inerti d’ogni calpestio. Un raggio, a celebrar il loro amore, si fa largo tra le fronde, illuminandole a mò di occhio di bue. Come se quel letto di foglie fosse un palco. Come se anche il sole si potesse commuovere di fronte al fato che le ha unite per la fioritura che attendevano da una vita. Riprendo sorridente la via, fermandomi solo alla comparsa della forcella lunare che m’attende. Le recenti piogge han creato delle cascatelle sulle terrazze rocciose a occidente, mentre le balconate della Costa de la Piura brillano come pepite, con quei granelli di quarzo liquido incastonato tra le rocce. Poi tutto si fa sabbia. Gli stessi rivoli che scendon spauriti, paion intrusi in quel deserto di ghiaie. Nei pressi della forcella mi fermo. Lo sguardo si tuffa nella valle e viene incanalato sul lontano Vacalizza mentre a destra si blocca davanti alla bastionata che culmina con Cima dei Preti. Il versante cadorino è un susseguirsi di guglie. (parentesi Cima Spè) Ridisceso in forcella non resisto e vado a presentarmi al Gervasutti, tanto ci si vedrà più avanti. Sul troi un formicaio dolomitico. Biancastro, è solo sporcato dai pochissimi aghi marroncini, qui il proletariato montano se l’è dovuto costruire trasportando granelli di pietra. Atri che body-building, mò! Il bivacco a semibotte allargata è simile al Marussich anche se meno curato all’interno. Il sentiero Marini, interessato da frane, ormai ha un tratto di lastra morenica che non può esser affrontata a meno trasformasi in spiderman. Io proseguo di valle in valle verso la casera che m’aspetta. Il cielo s’ingrigisce e le nuvole, appesantite dal divorar l’aere, s’abbassano e chiudono il sipario sulle vette. Restano però in bella mostra i ricami del troi che mi attendono. Il timore di un acquazzone mi fa allungare il passo, forzandolo proprio su quei saliscendi che dovrebbero esser culle emozionali da godersi con lentezza. E’ incredibile quanti micromondi possano celarsi tra le pieghe delle cime! Fino a quel catino incantato, rallegrato dalle Nigritelle! Il ricovero è stato recuperato in maniera splendida. L’esterno, discreto, è stato edificato con le pietre originali, l’interno è molto più che accogliente, i rivestimenti in legno, la stufa e quei materassoni uno accanto all’altro che chiamano sporofondii! L’acqua a poca distanza è la chicca che ci mancava.(24.06.2015)
  • 23/08/2014 Escursione odierna.Ai due precisi e utili commenti precedenti aggiungo che si tratta di un'escursione oggettivamente faticosa. Al semplice dato numerico del dislivello si somma il fatto che il sentiero di salita presenta punti davvero molto ripidi, specie negli ultimi 150-200 metri di dislivello prima di arrivare alla forcella. Il rientro é più clemente per quanto riguarda la ripidezza, ma chilometricamente sembra non finire mai, anche perché la quota sembra non calare mai, visti i numerosi saliscendi.Se il tempo non è perfettamente stabile, consiglierei di raggiungere il "punto di sicurezza" di casera laghet de sora il prima possibile perché ci sono un paio di tratti (uno molto breve dopo la forcella spe e uno più lungo dopo forcella pedescagno) in cui il sentiero è molto franoso e friabile, oltre che abbastanza eroso, che non sarebbe proprio il caso di trovarsi a percorrere con la pioggia.Il guado del torrente alla partenza non è stato proprio immediato (se ha piovuto nei giorni da poco, considerate seriamente di portarvi gli stivali di gomma: si imboscano un po' e si recuperano al ritorno).Segnavia non abbondanti (il che non è necessariamente un male), ma molto ben posizionati, nessun problema di orientamento.
  • 21/09/2012 Ho percorso l'anello il 16/09/12, raggiungendo anche il bivacco Gervasutti. Per chi lo volesse raggiungere consiglio di passare per forcella Spe. La traccia più bassa è più scabrosa e presenta un punto franato di recente (4 anni fa non ho ricordi che ci fosse) che richiede particolare attenzione: si tratta di un attraversamento di paio di metri su ghiaie dure, privo di appigli per le mani. Con la variante al Gervasutti il dislivello arriva sui 1.600 m. Il tempo di percorrenza, senza pause, è sulle 7 ore e mezza: esattamente quanto indicato sulla guida di Visentini.
  • 12/09/2012 Inauguro i commenti a questo anello: un tratto intorno a q. 1150 nella val di Santa Maria è stato ritracciato con giro più largo a sinistra, evitando così l'unica insidia della cengetta bagnata: il sentiero si riaccosta alla forra perdendo circa 60 m di dislivello, ma ora è più comodo e sicuro anche in caso di maltempo. Questo rende l'anello ugualmente consigliabile in senso inverso, se si vuole evitare la risalita di un buon tratto di faticose ghiaie alla testata della valle di Santa Maria, e se si preferisce un ritorno poco frequentato. Nel complesso è un percorso con grandi pregi ambientali-paesaggistici, splendido il tratto lungo il sent. 389 che attraversa luoghi sereni e appartati: la val Misera e la val dei Laris sono piccoli gioielli che invogliano a tornare per ulteriori divagazioni...
  • Invia un commento
Le vostre fotoVisualizza tutte le fotoi
  • panorama da f.lla Spe. . . pier.clxi@alice.it
    17/10/2010 panorama da f.lla Spe. . . pier.clxi@alice.it
  • Cima Monache. Questa foto è stata fatta in notturna questo i ...
    07/05/2007 Cima Monache. Questa foto è stata fatta in notturna questo i ...
  • Forcella Spe. . . eflorean@gmail.com
    24/04/2007 Forcella Spe. . . eflorean@gmail.com
  • 360° da Cima delle Monache. . . daniele983@alice.it
    14/01/2007 360° da Cima delle Monache. . . daniele983@alice.it
  • Cresta di Cima delle Monache. Mattino sulla cresta di Cima d ...
    14/01/2007 Cresta di Cima delle Monache. Mattino sulla cresta di Cima d ...
  • Invia una foto
I vostri tracciatiVai al forum GPS
Le vostre escursioniVai alla mappa localizzazioni
Mappa Scarica il tracciato kml Scarica il tracciato gpx Visualizza mappa dettagliata - Apertura su nuova finestra
Profilo altimetrico
Altre escursioni in zona
Webcam più vicine
  • Webcam Cimolais
  • Webcam Rifugio Pordenone
  • Webcam Pian Pinedo
© Redazione di SentieriNatura - Udine, - Ivo Pecile & Sandra Tubaro - Sito ottimizzato per una risoluzione di 1024x768 - Privacy & Cookies - Powered by EasyDoc - Webdesign by Creactiva