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    Monte Piova da Malga Varmost
    Alpi Carniche
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I percorsi di SentieriNaturaS23

Monte Piova da Malga Varmost

Avvicinamento

Da Tolmezzo si risale la valle del Tagliamento lungo la statale 52, toccando alcuni dei principali centri abitati della Carnia quali Villa Santina, Ampezzo e Forni di Sotto. Giunti a Forni di Sopra si oltrepassa il centro abitato fino a portarsi alla stazione di arrivo della seggiovia del Varmost (comodo parcheggio). L'impianto, aperto solitamente da metà giugno a metà settembre, consente di iniziare l'escursione dai 1758 metri di malga Varmost.

Descrizione

Dalla stazione superiore della seggiovia del Varmost si scende a sinistra lungo la strada sterrata che interseca l'impianto del monte Crusicalas. Mirando ad un cartello CAI sul bordo della pista, si imbocca il segnavia n.207 per casera Lavazeit. Il sentiero prende a salire con pendenza molto modesta nel rado bosco di conifere che si sviluppa sulle pendici del monte Simon. Oltrepassato un costone si giunge ad un piccolo belvedere con cartello che segnala il punto migliore per osservare le Tre Cime di Lavaredo, lontane ma ben riconoscibili subito a sinistra della Croda dei Toni. Da qui in lievissima discesa si giunge in vista del bel ripiano che ospita casera Lavazeit (m 1813), preceduta da una sorgente con vasca. La casera dispone all'interno di tavolo con panca, stufa e caminetto d'angolo mentre in un secondo vano sono presenti due letti a castello. Data la vicinanza con l'impianto di risalita e la semplicità dell'accesso la casera può costituire già la meta ideale per una tranquilla passeggiata familiare. Il nostro itinerario prosegue invece dietro la casera in leggera discesa fino ad incontrare dopo pochi minuti un bivio segnalato da cartelli. Qui si tralascia il segnavia CAI n.207 per il passo della Mauria e si imbocca a destra il sentiero segnalato per casera Tartoi. Dopo circa un centinaio di metri lineari il sentiero si sdoppia ancora presso un bivio meno evidente. Seguendo le indicazioni per casera Doana ci si tiene ora a sinistra lasciando a destra il segnavia CAI che sale verso forcella Tartoi. Questo sentiero traversa le pendici del crestone occidentale del monte Piova lungo una traccia abbastanza evidente anche se priva di segnalazioni recenti (qualche bollo sbiadito). In moderata salita, nel rado bosco di larici, si interseca un impluvio e senza particolari problemi si giunge alla base della valletta che scende da La Forca, in corrispondenza della quota 1835. Qui si abbandona il vecchio sentiero per casera Doana e si inizia a risalire il pendio erboso tenendosi sulla sinistra per aggirare in alto una macchia di conifere. Tracce marcate non ve ne sono ma si sale senza difficoltà tra le erbe fino a portarsi sul limitare del bosco dove la prosecuzione verso la selletta è più evidente. Con pendenza via via decrescente, sempre tenendosi tra il prato e il bosco, si giunge all'intaglio de La Sella (m 2013), piccola incisione compresa tra le pendici del Colrosolo e quelle del monte Piova che ora risaliremo. La prosecuzione si trova sulla destra dove una traccia un poco più evidente sale con una svolta ad un panoramico ripiano (cerchio rosso su un sasso). Il nostro compito è ora quello di portarci alla base del crestone erboso del monte Piova che si intravede poco lontano. Lo facciamo risalendo senza percorso obbligato questa dorsale articolata che obbliga ad alcuni modesti saliscendi tra erbe e roccette (qualche traccia di passaggio). Giunti in prossimità delle pendici si scende per pochi metri ad una valletta che termina in alto con un ghiaione grossolano addossato ad una parete rocciosa. E' questo il punto migliore per raggiungere la cresta soprastante: da qui, infatti, rasentando le rocce si compie una marcata ansa a destra per andare ad imboccare una rampa erbosa, ripida ma non difficile, che ci conduce senza particolari problemi in cresta. Una volta guadagnato il largo costone erboso, la prosecuzione è del tutto evidente ed è sufficiente seguire il filo della ampia costa. Con percorso sempre più panoramico si rimonta, con uno strappo un poco più ripido, ad una piccola antecima dalla quale, per sottile cresta, ci si porta alla base del catino erboso sommitale. Percorrendo il margine di una evidente frattura ci si accosta alla vetta del monte Piova alla quale si giunge senza difficoltà rimontando i prati sommitali (m 2316, ometto). Dalla cima il panorama è amplissimo: dalle Dolomiti cadorine fino a gran parte delle Alpi e Prealpi Carniche. Particolarmente interessante è la vista che si apre sul monte Tiarfin , circondato da ghiaioni e posto al centro di arco montuoso che va dal Tudaio al Crodon dei Puntioi. Facendo attenzione al precipite versante orientale, si può scendere alla piccola antecima sud da dove la vista si allarga alla valle di Forni e a casera Tartoi. Per la discesa si utilizzerà il medesimo itinerario.

Avvertenze

La valutazione EE, riportata per questo itinerario, si deve soprattutto al fatto che, dal bivio a quota 1835 a La Sella e da questa fino in vetta al monte Piova, ci si muove su terreno libero e privo di segnalazioni.

Questa descrizione e la relativa scheda di approfondimento sono disponibili nel volume I Sentieri del Silenzio
Sentieri CAI
Escursione
Mese consigliato
Luglio
Carta Tabacco
02
Dislivello
600
Lunghezza Km
9,7
Altitudine min
1758
Altitudine max
2316
Tempi
Dati aggiornati al
2009
I vostri commentiVisualizza tutti i commenti
  • 03/07/2017 Saliti al monte Piova il 18/6/17 con partenza dal passo della Mauria. Per salire al monte Piova, giunti al masso a quota 1835m con la scritta "M. Piova" abbiamo seguito i bolli rossi come descritto da "pier.colussi" (ad un certo punto della salita i bolli scompaiono) e siamo saliti alla cresta erbosa dalla parte opposta rispetto a quanto indicato nella relazione di Sentierinatura. Al ritorno, abbiamo ripercorso la cresta erbosa e siamo scesi a destra verso La Sella; nella parte bassa, dopo aver superato il "ghiaione grossolano addossato ad una parete rocciosa" ci si collega alla traccia (presenti dei segni bianco-rossi) che dalla forcella tra il monte Piova e il monte Tudaio di Razzo porta a La Sella. Poco prima di raggiungere La Sella, fare attenzione perché i segni costringono a scendere quasi in verticale per 2-3 metri. Rispetto alla foto 03 inserita da Ivo, si scende più a destra; probabilmente, giunti nel punto in cui inizia il salto, si deve deviare a destra per trovare la traccia indicata da Ivo nella foto 03.
  • 29/12/2016 Gran bella giornata di montagna quella di ieri. Aria, sole, natura e la possibilità di “spiare” qualche animale nel suo ambiente sono i veri obiettivi.Non ce l’ho fatta a prendere la seggiovia, per me a differenza di Loredana e di altri, l’idea di restare appeso nel vuoto non mi lascia tranquillo e quindi partenza anticipata e su verso malga Varmost via mulattiera… segnalazione la mulattiera di servizio che corre parallela alla seggiovia dopo la prima stazione interseca in un paio di punti la pista da sci , fare attenzione…agli sciatori.Fino alla malga è una penitenza di partenze, soste e ripartenze data la pendenza, ma iniziato il sentiero 207 “Cossato” il percorso dà modo di rifiatare e di spalancare gli occhi su panorama spettacolare: Cridola, Antelao, Pelmo e per finire le Tre Cime ieri ben visibili. Giunto alla casera Lavazeit, decido di fermarmi per scaldarmi con un po’ di tè caldo (fin qui il percorso è stato in ombra prevalentemente e soffiava anche un bel vento freddo) e sbeccottare la cioccolata d’ordinanza. Rileggo la stampa della relazione di S&N e seguo le esatte indicazioni circa i prossimi due bivi per arrivare alla quota 1835, grande masso come riferimento: qui ritrovo il ghirigoro fucsia come nella foto di Ivo, ma scorgo una freccia e la scritta Monte Piova che invita a seguire una traccia con bolli rossi che punta ad attraversare il boschetto anziché aggirarlo. Il terreno indurito dal gelo notturno e le alte erbe , ora secche ed ingiallite mi convincono che risalire quel bellissimo pendio sarebbe risultato decisamente scivoloso e faticoso, e così decido di seguire i bolli: peraltro la traccia sembra recente e il fatto di vederli ravvicinati mi rassicurano sulla decisione presa: proseguo così per un centinaio di metri poi la traccia devia a dx ed inizia a salire ripidamente verso la parete; la seguo ancora per poco per poi perderla del tutto: valuto di avvicinarmi il più possibile alla parte per poi iniziare un traverso verso sx (mal che vada come direzione e quota, potrò ricongiungermi al percorso subito sopra il lariceto proposto da S&N). Alla fine di questo primo traverso a sx arrivo in una ampia valletta (sopra il lariceto) nella quale scorgo un ometto di pietre (sempre rassicurante) che però è solitario e quindi se pur rassicurante altrettanto inutile per indicare la via; da lì però osservo alla dx un bel ghiaione che “scende” dalla parete che avevo appena intraversato alla base e dall’altro lato un costone inerbito che indovino porta (non riesco a capire se direttamente o con ulteriori passaggi) in cima ad una vetta spoglia : è il Monte Piova ?Considerata l’assoluta incertezza e valutando tempi e fatica per la salita da quel punto verso quella cima (più in lato si intravvede anche qualche lingua di neve), decido che l’obiettivo è ora riprendere la strada indicata dalla guida di S&N: così percorro la valletta rimanendo in quota e con una svolta ancora a sx raggiungo la parte più alta del boschetto di larici e quindi il bellissimo pendio che conduce alla Sella 2013 m. Da qui ammiro estasiato da sx a dx le alte vette dei Brentoni , delle Pesarine e a chiudere la visuale Il Tudaio di Razzo (quindi quella vetta precedentemente ignorata, è il Monte Piova) . Da qui risalgo il passaggio (ben fotografato da Ivo, ma dalla foto non si vede il “volo” che c’è alle spalle: attenzione) che mi permette una salita ad un pianoro da dove poi dover continuare verso la vetta: ma la stanchezza che aumenta, l’inesistenza di alcuna traccia e anche un qualche spruzzo di nevischio residuo sul percorso mi convincono che per oggi è tanto e così ridiscendo con molta attenzione al pendio dove mi lascio andare a lunghi tratti in scivolata da seduto, come i bambini divertendomi un mondo.Il tempo ancora di una foto per fissare il percorso “alternativo” compiuto e per verificare più avanti se anche da lì si può risalire il Piova, e poi raggiunta la casera Lavazeit riprendo la via di casa da dove sono arrivato. Un ringraziamento al gestore degli impianti c/o la malga Varmost, per avermi indicato il modo di evitare l’intersezione della pista da sci lungo la discesa a Forni.
  • 20/07/2016 Nel confermare la validità della descrizione qui presente, allego alcune foto esplicative dell'itinerario. Il monte Piova è una vetta interessante ma priva di sentiero. Si tratta quindi di sapersi muovere in autonomia e con senso dell'orientamento.
  • 19/07/2016 Ricevo da Cristina che era con me, condivido e pubblico:Il percorso è il più deludente che abbia mai fatto (da anni utilizzo i vostri libri come spunto per le mie escursioni). La descrizione è fuorviante e ritengo che la gita in sé non meriti di essere proposta sul vostro testo. A parte la risalita sul pendio erboso (dopo aver abbandonato il sentiero per casera doana) che è un tratto assolutamente disagevole (erba alta, terreno sconnesso e scivoloso, ortiche, nessuna traccia di sentiero etc...), arrivati alla base della sella posta a m 2013 (vostro punto 4 dell'escursione) è di fatto impossibile identificare la via per la cima. Noi eravamo in sei e ci siamo divisi in tre gruppi, ognuno ha tentato varie ipotesi di accesso, tutte fallite. Tra l'altro la parte in cui invitate a dirigersi verso la base del costone erboso del monte piova è fuorviante, perché il Monte Piova ha più costoni erbosi, alcuni dei quali, se percorsi, conducono a passaggi molto tecnici, esposti e pericolosi. Tornando indietro con le pive nel sacco abbiamo incontrato un'altra coppia di escursionisti (muniti di una copia dello stesso libro sentieri del silenzio) che, come noi, stava incontrando gli stessi problemi di orientamento. La valutazione EE che il libro precisa esser dovuta solo alla mancanza di tracce è riduttiva: in realtà il rischio di perdersi e di incontrare enormi pericoli, pensando di trovarsi nella strada indicata dalla vostra descrizione, è altissima. Secondo me non è un percorso che merita di essere segnalato dal libro.
  • 15/08/2013 Non è una salita come un’altra. Oggi per me la gioia e la paura si fondono in un abbraccio intenso. Dopo il Nabois il tempo si ferma. Blocco meniscale. La terza operazione sembra voler arrivare tre mesi prima del previsto. Le fitte non lascian tregua da fermo. Giorni con il viso solcato come il Robon da tante lacrime per veder sgretolati i sogni di un anno accarezzati dopo una tesi infinita e mille altre spine. Poi tutto si ridimensiona, cose più grandi come la tragedia del colpevole rogo dello Jovet, mi riporta alla piccolezza dei miei tormenti. Accetto la realtà e il ginocchio mi sorride. Si sblocca. In silenzio e di nascosto. Le briciole dei sogni restano in terra ma provo qualche salita. Fuggendo dalla folla, via, sul Piova. Il silenzio accompagna tutta la camminata. In una decina di giorni i colori si sono stemperati. E’ ora di Eufrasia e Parnassia. Candide e lunghe poesie che segnano il lento spegnimento dei fuochi floreali tra le cime. L’erba alta per la Sella bagna più della neve poi lì, tra signorine ruminanti, il dubbio. I commenti del sito non riescon ad aiutarmi. L’unica traccia a dx sembra quella bollinata. La seguiamo per una decina di minuti fino ad un masso con una freccia verso sin. Quello è il punto ove tiriam dritti e ci appare la valletta con mini ghiaione d’ordinanza. Lo raggiungiamo salendo poi a destra, in diagonale e dopo poco ricompare una traccia. Sospiri. La risalita è impreziosita da pecorosa compagnia e la cima appare. Amore a prima vista: un Tiarfin che divoro con gli occhi aspetterà ginocchia migliori (grazie a chi ne ha scritto). Fa freddo, tutto è nuvola e vento. Sono felice. Non essendo solo, trattengo un pianto liberatorio ma il cuore batte e si calma solo dopo mille sguardi intorno. Il panorama è meraviglioso. Il sorriso d’ordinanza è di nuovo con me. I sogni aspetteranno il prossimo anno ma per qualche settimana ancora farò provviste emozionali che accompagnino la lontananza da quel infinito sospiro chiamato montagna. (15.08.2013)
  • 24/08/2012 23 agosto, la mia prima volta. Poco dopo le 6 acquazzone, turbinio di foglie e i contenitori dell’umido capovolti a terra, chi mai potrebbe pensare di andare per monti? Continuavo a chiedermelo anch’io uscendo dalla città, lampi e tuoni non erano di certo incoraggianti, non prendo l’autostrada così è più facile il ripensamento, ad Artegna tutto si è quasi placato e verso ovest c’è pure uno squarcio di azzurro.Arrivo a Forni di Sopra, parcheggio e un occhio alla funivia, un colpo: ma è una seggiovia! Mi odio per non aver capito e prestato la dovuta attenzione a che una seggiovia e fatta di sedie volanti e non già di cabine, io sono fatta per stare con i piedi per terra, ma oramai che sono qua e c’è pure un bel sole…Mi raccomando all’omino che mi agganci bene, è la mia prima volta gli confesso, serro gli occhi e mi attanaglio alla sbarra, cambio di sedia per Varmost e poi finalmente scarponi sul duro. A malga Varmost lavori di ristrutturazione, tranquille mucche al pascolo, sentiero Giovanni Caposassi che in 30 ‘ attraversando il bosco, conduce a casera Lavazeit, acqua fresca e bel panorama. Prima di arrivarci mi fermo, come consigliato, presso il punto di osservazione delle Tre Cime, oggi il cielo è terso dopo il temporale e si vede anche il cubetto bianco del rifugio Locatelli. Scendo dietro la casera, sentiero ben segnalato, un bivio, un altro bivio, un impluvio, qualche tronco di traverso e poi campanacci, mucche che mi guardano e che hanno reso il sentiero un’impercorribile poltiglia e riempito l’erba alta di mille tracce. Sbuffando arrivo ai piedi della valletta di q.ta 1835, che individuo anche se il mio altimetro manuale ereditato dai Flinstones segna 1800, salgo in libera e mi porto verso la Sella, mugugno, ho la mente proiettata al rientro su sedia. Grazie alle indicazioni di Michele evito lì di sbagliare, poi seguendo passo passo le istruzioni arrivo in cima, un tratto di cresta è sottile, il panorama vale la fatica, la vista sul Tiarfin è grande. Ritorno subito sui miei passi senza godere molto della bella giornata, mi dispiace per il povero Piova che si sarebbe meritato un altro entusiasmo ; la mia irrazionale paura è riuscita a rendermi cieca, per non parlare della discesa, con ulteriore tachicardia.
  • 13/08/2012 Fatto il percorso in questione ma senza la cima, come ritorno del seguente e più ampio anello: salita per c.ra Tartoi e la Busa del Tiarfin (una meraviglia!) fino a un cimotto verde q. 2313 alla sua testata, al ritorno per meglio ammirare la Busa dall'alto ho seguito una traccia sulla destra orografica, che si stacca a q. 2150 c., prima che i segni scendano in una zona con buchi e grossi massi. La traccia traversa passando appena più alta di un dosso e continua poco sotto le rocce, taglia in leggera salita un ghiaione e per conca verde arriva in quota a forc. Piova q. 2110 c., ampia insellatura posta tra il m. Tudaio di Razzo a destra e il m. Piova, divisa da un dosso centrale (che sull'altro lato si allunga come sperone). Dal valico più a sinistra si scende una valletta per 60 m c., poi sul fianco del Piova si segue una traccia che traversa un ghiaione (iniziano i segni a due bande rosse) e sale un po' per verdi giungendo al costone ONO del monte, presso una fascia rocciosa (freccia). Appena prima di questa, da un paletto-segnavia si stacca una traccia che porta in breve alla valletta e al "ghiaione addossato a una parete rocciosa" citati nella relazione di SentieriNatura, non evidenti dal sentiero: la cima l'ho lasciata per un'altra volta... I segni continuano aiutando a districarsi in una zona con piccoli dossi e buchi fino a La Sella, dove proseguono sulla cresta lineare del Col Rosolo: qui come da relazione si scende la valletta a sinistra, con erbe alte e senza traccia e si torna a malga Varmost. Bella cavalcata di valli e forcelle con una varietà di visuali, ringrazio Michele che con l'accenno al percorso segnato tra le due forcelle mi ha dato l'idea.
  • 19/06/2012 Ho tentato la salita la scorsa settimana e segnalo un possibile elemento di confusione: da La Sella (2013 mt.) una traccia segnalata, arrivando dal Col Rosolo, sale verso il monte Piova. Poiché le vecchie mappe non la riportano si può pensare che sia la traccia che sale sul Piova e viene naturale seguirla, ma dopo un primo tratto di salita la traccia si dirige verso la forcella tra il Piova e il Tudaio, e tentare poi di salire da lì (si trova un ghiaione con successivi ripidi verdi) NON è assolutamente consigliabile in quanto sui 2250 ca. ci si perde su baratri insuperabili. Quindi da La Sella attenti a non farvi fuorviare.
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